giovedì 14 giugno 2012

Palanzano, la minaccia alla foodvalley sale in montagna


Un non meglio definito “Consorzio val Cedra val d'Enza”, composto da 8 allevatori che vanno da Albazzano a Miscoso, da Neviano Arduini a Palanzano, da Ranzano a Ramiseto, richiede dal 2010
al comune di Palanzano di autorizzare un complesso energetico in località Nacca di Vaestano.



Tale polo energetico dovrebbe essere costituito, stando ai proponenti, da un gassificatore a biomassa della potenza di 999 Kw e da un impianto a biogas da 999 Kw.
Il gassificatore si prevede venga alimentato con 85.000 quintali annui di cippato di legna vergine e con una quantità non ben definita di digestato prodotto dall'impianto a biogas adiacente. Una tale quantità di legna corrisponde grosso modo ad 1 Km² di boschi dei dintorni da tagliare ogni anno.
L'impianto a biogas, adiacente il gassificatore e con la stessa rete idrica di smaltimento delle  acque di prima pioggia, verrebbe alimentato con 153 tonnellate giornaliere di letame e liquami di detti allevatori, nonchè con insilato di mais, glicerolo e siero di  latte.
Le emissioni previste per il gassificatore sono a dir poco incredibili.

Una quantità  di fumi da cogenerazione di 32.000.000 di Nmc/annui, di cui 36mila tonnellate annue di CO2, 9,3 tonnellate di monossido di carbonio, 9,3 tonnellate. di ossidi di azoto, 6,7 tonnellate di COV (composti organici volatili), 1 tonnellata di ossidi di zolfo, mezza tonnellata di polveri sottili e
1,1 kg annui di diossine, furani e idrocarburi policiclici aromatici (PCCD+PCDF+IPA).
Poi ci sono le ceneri e il rilascio di grandi quantità di acqua necessaria per raffreddare il syngas e ridurlo a temperatura utile per essere bruciato nei motori a cogenerazione.
Ovviamente a tali emissioni  nocive si devono poi sommare i fumi causati dalla cogenerazione del biogas e le ulteriori emissioni odorigene dello stesso.
A tutto ciò si sono opposti duramente il comitato Giarola e il comitato Vaestano, che hanno raccolto più di 1.400 firme di cittadini e che si sono unificati da poco in associazione ambientale.
Il sindaco di Palanzano Maggiali,a dispetto dell'opinione dei suoi compaesani, ha già concesso la DIA per entrambi gli impianti.
Va detto, peraltro, che quel lungo elenco di emissioni nocive sono state considerate ammissibili dalle istituzioni preposte, sia da parte della Ausl che da parte di Arpa.
L'associazione si è già rivolta a Provincia e Regione senza ottenere aiuto alcuno.
Nonostante sia chiaro a tutti che i due impianti sono di fatto uno solo, che hanno carattere  solamente speculativo, che recherebbero grave danno al patrimonio boschivo dell'area, che procurerebbero un grave inquinamento delle acque superficiali e delle falde, nonché alla
purezza dell'aria, nessuna istituzione sembra prendere in considerazione la voce dei cittadini.
La zona delle due valli ha una vocazione agronomica importante. E' sede di prosciuttifici artigianali e di caseifici dove si produce il tipico parmigiano-reggiano di montagna.
La Food-Valley ha assoluto bisogno dell'apporto della montagna.
E' il suo serbatoio di aria buona e di acqua pura.
La  montagna costituisce addirittura la possibilità  della sua futura espansione nel  sempre maggior rispetto della produzione biologica.
“L'associazione Giarola-Vaestano per il territorio” chiede il sostegno del comitato ambientale di Felino contro la  centrale a biogas, nonché quello del consorzio del Parmigiano-reggiano e del Consorzio del prosciutto di Langhirano, affinché sia dichiarata la moratoria delle DIA del sindaco Maggiali e sia disposta una valutazione ambientale strategica (VAS) da parte della Provincia per valutare tutte le considerazioni della cittadinanza finora inascoltate.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
13 giugno 2012

www.reteambienteparma.org  -  info@reteambienteparma.org
comitato pro valparma - circolo valbaganza - comitato ecologicamente - comitato rubbiano per la vita -
comitato cave all’amianto no grazie - associazione gestione corretta rifiuti e risorse – no cava le predelle –
associazione per l'informazione ambientale a san secondo parmense


martedì 12 giugno 2012

Il risveglio dei consorzi di tutela


Insieme all'Upi in difesa di territorio e prodotti

Con sorpresa e stupore leggiamo oggi sulla Gazzetta la presa di posizione netta del mondo imprenditoriale contro le centrali a biogas proposte sul nostro territorio.
Non sappiamo cosa abbia spinto l'UPI a scendere finalmente in campo.
Forse è stata la dislocazione sfortunata del nuovo impianto di San Michele Tiorre, che ha suscitato l'ira di alcuni importanti esponenti di quel mondo.



Di fatto salutiamo oggi, alla buon'ora, la discesa in campo degli imprenditori, ai quali si sono aggiunti anche i Consorzi di tutela dei prodotti dell'eccellenza del made in Parma, prosciutto, formaggio, vini.
La parole utilizzate non lasciano spazio a dubbio alcuno.
Anche il sindaco Bovis di Langhirano non si sottrae: “Tutelare le nostra eccellenze alimentari”.
Se avessero intervistato noi non avremmo usato parole migliori.
Finalmente ci si rende conto del pericolo e si corre ai ripari.

Certo non è solo il territorio della Pedemontana il cuore della valle dei sapori e crediamo che il marino si spinga ad abbracciare tutta la nostra fertile e produttiva Provincia, dai rilievi appenninici sino alle rive del Po, passando magari anche per il capoluogo.
Giocoforza per noi puntare l'attenzione su un altro impianto, assai più pericoloso per le fortune della nostra terra, che stra crescendo a vista d'occhio sotto la visuale di milioni di automobilista di passaggio o in uscita dalla autostrada del Sole.
Ovvio che stiamo parlando dell'inceneritore di Ugozzolo, un impianto ben più invadente e impattante di una centrale a biogas.
Stiamo parlando della difesa della food valley anche noi.
Anche noi crediamo, come il sindaco di Langhirano, che sia necessario “far valere gli interessi della collettività sopra a quelli di una singola azienda”.
Cosa ne pensa la famiglia Barilla dell'impianto di Iren?
Non stiamo mettendo a rischio il buon nome delle nostre terre?
Cosa ne pensa la famiglia Chiesi dell'industria insalubre di classe prima che svetta davanti al loro nuovo centro ricerche? E' un vanto o una disgrazia?
Nel documento congiunto, firmato dai consorzi e dall'Unione Industriali, si dice che una centrale a biogas “innalzerebbe l'inquinamento atmosferico e acustico, accompagnato da fumi maleodoranti deleteri anche per i prodotti, non solo per i residenti nella zona” e ancora costituirebbe “un grave vulnus alla salvaguardia dell'integrità dell'ambiente di aree destinate alle produzioni tipiche agroalimentari che sono molto sensibili”.
Inutile ricordare quante volte e da quanto tempo Gcr solleva anche direttamente con i consorzi la necessità di maggiore tutela delle nostre produzioni, quante parole abbiamo speso nella sede del Consorzio del Parmigiano a Reggio Emilia per sottolineare che si stava mettendo a rischio un intero comparto.
Quante volte abbiamo denunciato la leggerezza della Provincia di Parma nell'autorizzare impianti di questo genere e rinnovare autorizzazioni come quella che permette a Rubbiano di alimentare una produzione di mattoni con oli esausti pericolosi con codici Cer di pericolosità inquietanti.
E' la stessa filosofia che ha spinto a considerare i boschi della nostra montagna non una risorsa da salvaguardare ma una ricchezza da monetizzare dentro caldaie e forni, da replicare a decine in tutti i paesi anche più piccoli delle nostre terre alte.
Se il segnale di oggi prefigura una nuova stagione di oculatezza, buon senso e visione, sospinta anche dalla scelta che i cittadini di Parma con il voto di maggio, Gcr è pronto a fare la sua parte per sostenere con le poche forze di cui dispone questo indirizzo, finalmente ricco di futuro.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 12 giugno 2012

Sono passati
743 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
37 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
22 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

lunedì 11 giugno 2012

Il piccone sul camino


Il 9 giugno sarà un'altra data da ricordare nella lunga storia di Gcr.
Il 9 giugno Gabriele Folli è diventato l'assessore all'Ambiente e Mobilità del Comune di Parma.
Un posto chiave per la vicenda dell'inceneritore di Parma.
Quando ancora il progetto del forno non era nemmeno sulla carta, il comitato gestione corretta rifiuti aveva raccolto oltre 10mila firme tra i cittadini di Parma, per opporsi al piano provinciale di gestione dei rifiuti che indicava necessario un impianto di trattamento termico senza nemmeno valutare le alternative.



Fin da allora la risposta degli enti locali era stata o il silenzio o lo sberleffo.
Le firme erano finite in un cassetto polveroso di Provincia e Comune, senza provocare nemmeno un commento.
Poi è seguita l'altalena del troppo presto o troppo tardi.
Troppo presto per lamentare rischi per la salute (il camino ancora non c'è), troppo tardi per dire no (il camino ormai c'è).
L'assurdo teatrino del passaggio del cerino lo abbiamo visto recitato fino a pochi giorni fa.
Interrotto a furor di popolo da un uno-due pugilistico che ha lasciato a terra tutti i contendenti tranne uno, quel Federico Pizzarotti che ha trionfato alle elezioni amministrative nei due turni travolgenti di maggio.
La rivoluzione di Parma è iniziata lì.

Le cose capitano aldilà delle nostre previsioni.
Chi avrebbe mai immaginato i 5 Stelle sullo scranno più alto del Comune e un “no ince” a dirigere l'assessorato Ambiente?
E' stata ed è ancora oggi una battaglia difficile, un classico della serie Davide contro Golia.
Dalla nostra solo la certezza della ragione e tanta tanta buona volontà, condita con un obiettivo sempre a fuoco nel mirino e un lento ma inesorabile avvicinamento di trincea, per strappare centimetri per centimetro il campo avversario.
Il nostro territorio è rimasto fino ad oggi molto indietro nella gestione dei rifiuti. Non tanto per i livelli di raccolta differenziata, spesso con numeri da record, specie nei paesi della cintura cittadini, ma per la scarsa visione, bloccata da un piano provinciale ormai desueto, messo in itinere nel 2002, partorito nel 2005, mai rivisto se non nell'adeguamento delle percentuali minime di Rd da raggiungere, stante la normativa nazionale cambiata.
Ci siamo fatti superare nella programmazione anche dai cugini reggiani che pur avendo in animo di sostituire il vecchio inceneritore con un nuovo impianto hanno visto più avanti di Parma ed hanno cominciato a ragionare guardando da un'altra parte.
Sta a noi ora recuperare il tempo perduto. In città persistono situazioni assurde come il centro storico ancora scoperto nella raccolta dell'organico, con i cassonetti dell'indifferenziato ancora padroni delle nostre strade e disseminati ovunque e lo spettro dell'inceneritore a Ugozzolo.
La nomina dell'assessore all'ambiente ha però dato una scossa al sistema.
E' come quando, durante una scalata ad una vetta impossibile, si indovina il colpo di picozza e ci si assicura con forza agli ultimi metri di parete.
Il camino di Parma ce lo immaginiamo così oggi.
Con un piccone infilato saldamente, che comincia a far emergere una ragnatela di crepe.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 11 giugno 2012

Sono passati
742 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
36 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
21 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

domenica 10 giugno 2012

Gabriele Folli, assessore no ince


A Parma, all'ambiente, c'è un attivista Gcr

E' una grande responsabilità quella di cui si fa carico il neo assessore all'ambiente ed alla
mobilità del comune di Parma Gabriele Folli.
Dal 2009 Gabriele condivide il percorso di Gcr, con l'obiettivo di sensibilizzare, informare, condividere con l'opinione pubblica la corretta gestione dei rifiuti, che ovviamente cozza contro il progetto dell'inceneritore di Ugozzolo.
Sappiamo ovviamente quali e quante sfide attendono il neo amministratore.



Ma siamo anche convinti che quando si è animati da puro spirito di servizio e non si è tenuti a rispondere a nessuno, se non ai cittadini, la strada è già in gran parte tracciata.
L'assessore all'Ambiente ha davanti a sé un fertile lasso temporale durante il quale potrà mettere in pratica tutte le azioni concrete che in questi anni erano rimaste purtroppo solo sollecitazioni ed appelli sulla carta di giornali e in affollati auditorium.
E' la filosofia “zero waste” o “riciclo totale”, che in Italia ha una robusta rete nazionale in cui da anni si dibatte, ci si sostiene, si mettono a disposizione quelle competenze di cui ogni territorio ha bisogno per portare avanti le battaglie.

La road map è già stata maturata in questi anni di impegno e studio, durante i quali il movimento no termo ha trascinato una intera città sulla strada dell'approfondimento su un tema ostico come quello dei rifiuti, come detto aiutati dai tanti esperti della rete no inc che si sono spesi a Parma per sostenere le tesi di Gcr e portare la loro cultura.
Il risultato di Parma è frutto maturo di queste fantastiche collaborazioni e sinergie.
Ernesto Burgio, Patrizia Gentilini, Rossano Ercolini, Paul Connet, Ezio Orzes, Enzo Favoino, Massimo Cerani, Michael Braumgart, Frans Beckers, Luigi Campanella, Marco Caldiroli, Gianni Tamino, Giuseppe Miserotti, Giuseppe Masera, Dominque Belpomme, Carla Poli, Jack Macy, Alessio Ciacci, Adriano Rizzoli, Simonetta Gabrielli, Gian Drogo, Gialuigi Salvador, Roberto Pirani, Felice Airoldi, Sergio Apollonio, Silvia Ricci, Federico Valerio, Raphael Rossi e chissà quanti altri ne dimentichiamo all'interno di questa alleanza contro l'incenerimento che ormai abbraccia l'intero pianeta.
La fortuna di Parma è stata quella di avere avuto la possibilità di ospitare ed ascoltare le migliori esperienze a livello mondiale sui temi della sostenibilità, della gestione del ciclo dei materiali post utilizzo, del modello di sviluppo da adottare per preservare le scarse risorse ancora presenti.
Sono loro i riferimenti che crediamo avrà davanti il nuovo responsabile all'ambiente e mobilità, riferimenti nobili che possono dare un peso ed incidere in modo positivo sul futuro della nostra città.
Il Movimento 5 Stelle ha riconosciuto con questa chiamata il lungo e faticoso lavoro svolto dalla nostra associazione in questi anni. Nel 2006 erano stati i ragazzi di Beppe Grillo i primi sostenitori di questo gruppo che partì con una raccolta di firme che si opponeva alla indicazione del piano provinciale di gestione rifiuti di un inceneritore come soluzione ai rifiuti.
Non possiamo dire che Gcr abbia sposato il movimento 5 Stelle, perché l'impostazione dell'associazione è sempre stata quella di sostenere tutte le iniziative che condividevano la nostra visione sul futuro e di non appartenere ad alcuna formazione partitica.
Alle elezioni amministrative avevamo infatti dato il nostro voto massimo a due gruppi che riconoscevamo come migliori interlocutori sul tema che ci sta a cuore: Parma Bene Comune (insieme a Rifondazione Comunista) e Movimento 5 Stelle.
Al ballottaggio non abbiamo avuto tentennamenti nel sostenere l'unico dei due candidati che aveva idee chiare sul destino della gestione dei rifiuti a Parma.
Speriamo davvero di avere contribuito nel nostro piccolo a far pendere l'ago della bilancia verso Federico Pizzarotti, per la sua evidente scelta verde.
Oggi Gabriele Folli ha la grande responsabilità di realizzare lo scopo per cui è nato Gcr: fermare l'inceneritore e modificare la gestione dei rifiuti per abbracciare il trattamento a freddo.
Oggi Gabriele è il primo assessore no ince di una grande città italiana, si assume la grande responsabilità di spegnere il forno prima che lo si accenda e di fare da laboratorio per tutto il movimento italiano.
Oggi possiamo dire che il cantiere di Ugozzolo non è mai stato così in bilico.
Nel 2007 e nel 2011 lo hanno chiesto i medici dell'Emilia Romagna di bloccare tutto.
Oggi lo chiede anche l'assessore all'ambiente del Comune di Parma.
Fermatevi.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 10 giugno 2012

Sono passati
741 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
35 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
20 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

venerdì 8 giugno 2012

L'inceneritore di Parma nei Tg nazionali


Un'industria insalubre di classe I, la più pericolosa, che per legge non si può costruire in zone caratterizzate per qualità e tipicità dei prodotti.
Cosa ci fa nel cuore della food valley, a fianco del più importante pastificio del mondo?
Se lo chiedono i Tg nazionali e i focus di approfondimento.
Ieri è stata la volta di Rai 3, con il servizio di Tindara Caccetta, la giornalista con la quale Gcr ha trascorso un pomeriggio per poter illustrare la grave situazione di Parma.



"Eccolo qui l'inceneritore della discordia in mezzo ai campi, alle fabbriche di prodotti alimentari, ai caseifici della Pianura Padana. Brucerà 130.000 tonnellate di rifiuti all'anno e i cittadini di Parma non lo vogliono” racconta l'inviata della Rai, che continua “Lo hanno detto chiaramente eleggendo il nuovo sindaco Pizzarotti, che ha basato la campagna elettorale sul no all'inceneritore. Iren ha investito finora milioni di euro e non è disposta a mollare tanto facilmente, ma la città si mobilita e cerca soluzioni alternative”.
Gcr sostiene l'ipotesi riconversione, in base all'offerta della Van Gansewinkel, quinto players europeo nel campo dei rifiuti. I pezzi già stati installati si possono collocare su altri mercati, consentendo a Iren di rientrare dall'investimento e di imboccare la strada virtuosa della gestione dei materiali post-utilizzo rispettosa di ambiente e salute.
Per trattare bene i rifiuti si parte dalla raccolta differenziata.


Purtroppo oggi a Parma mescoliamo ancora materiali come plastica, organico, vetro, metalli, tutti insieme senza alcun grano salis.
Queste sono risorse, proviamo a guardarle in faccia, riconoscendole per quelle che sono.
Nel quartiere Cittadella hanno avviato la raccolta rifiuti porta a porta abolendo i cassonetti stradali e sono arrivati in pochi giorni al 70% di differenziata.
Carla Carpi è una residente della zona, intervistata da Rai 3, e si è subito adeguata.



Alla fine si riesce a differenziare tutto. Con l'acqua in brocca e i prodotti alla spina si ha una riduzione dei rifiuti a monte. I cittadini di Parma ci credono. Meno rifiuti e raccolta differenziata spinta sono la strada da percorrere. A Reggio Emilia hanno spento l'inceneritore pochi giorni fa. Un risultato importante anche per la Federazione regionale dell'ordine dei medici, che nel settembre 2007 chiese la moratoria contro la costruzione di inceneritori. Richiesta rinnovata nel dicembre 2011 dopo la pubblicazione dei preoccupanti risultati dello studio epidemiologico Moniter.
Ora gli ingredienti ci sono tutti per avviare la rivoluzione di Parma. Anche nel campo dei rifiuti.


http://tinyurl.com/tg3-inceneritore

http://tinyurl.com/tg3-inceneritore-total


Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 8 giugno 2012

Sono passati
739 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
33 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
18 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

giovedì 7 giugno 2012

I beni comuni devono rimanere tali


La Procura di Firenze sta indagando per corruzione l'amministratore del fondo F2i, Vito Gamberale. L'attività della Giunta comunale di Milano, intanto, è investita dalle polemiche per la cessione allo stesso fondo di una quota delle azioni di Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate, operazione dietro la quale potrebbe configurarsi un ulteriore illecito.
In questo contesto, non possiamo non ricordare che il nome di Vito Gamberale, e quello del fondo F2i, è circolato nelle settimane scorse come quello di uno dei principali attori della nascita della grande multiutility del Nord, frutto della fusione tra A2a, Iren e forse anche Hera.



Fassino e Tabacci hanno affermato pubblicamente che Gamberale potrebbe essere il socio finanziario dell'operazione.
Già lo scorso anno portammo nei consigli comunali piemontesi, liguri ed emiliani ordini del giorno per chiedere chi fossero i finanziatori di F2i, senza ricevere risposta.
Oggi - con Gamberale indagato - chiediamo nuovamente agli amministratori di Genova e delle altre città di Piemonte, Lombardia, Liguria, ed Emilia coinvolte nell'operazione, se è a questi soggetti che vogliamo affidare la gestione di un servizio pubblico d'interesse generale, come i nostri acquedotti.

Più in generale, l'intera vicenda pone un interrogativo rispetto agli ambiti in cui nasce la proposta di creare la grande multiutility del Nord, e alle esigenza cui risponde.
Secondo il Forum italiano dei movimenti per l'acqua altro non è che una svendita di servizi pubblici essenziali, il cui fine non è il miglioramento del servizio ma l'esigenza di far fronte al livello d'indebitamento di A2a e Iren divenuto insostenibile a causato dalla crisi che ha fatto perdere oltre il 35% del valore alle due società quotate in Borsa.
È pura speculazione, estranea al perseguimento del bene comune delle città interessate.
Per questo abbiamo promosso un appello contro la costituzione della multiutility del Nord, che ha già raccolto quasi tremila firme tra cui quelle di esponenti dell'economia, della cultura e dello spettacolo.
È possibile leggere e sottoscrivere l'appello su http://www.acquabenecomune.org
Ivano Predieri – Reggio Emilia

Da Parma non possiamo che condividere la letture degli avvenimenti delle ultime settimane.
I nostri territori sono stati svenduti alle multiutilities per riuscire a togliere potere agli enti locali ed allontanare dalle amministrazioni le leve del comando.
Su beni pubblici come energia, acqua, suolo, ambiente, non possiamo delegare a nessuno la loro gestione e tanto meno privatizzare valori che sono direttamente legati al benessere delle popolazioni.
Il ruolo delle amministrazioni pubbliche locali deve essere quello di conservare per le future generazioni i loro territori e difenderli da qualunque speculazione o progetto che mira solo ad appesantire i portafogli di grandi gruppi, a spese dei cittadini.
Invitiamo tutte le associazioni, i comitati e la popolazione di Parma ad aderire all'appello di Acquabenecomune.
Non ha alcun senso che sull'inceneritore di Parma possano decidere altrove se non a Parma.


Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 6 giugno 2012

Sono passati
737 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
31 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
16 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

martedì 5 giugno 2012

Credibilità in caduta libera


Lo slalom speciale del Pd centra tutte le bandierine
La necessità della chiarezza.

A Parma un consigliere comunale strepita per sapere il destino dell'inceneritore di Parma. Il consiglio non è stato nemmeno insediato, lui ha avuto 5 anni nella scorsa legislatura per sapere, ma non gliene poteva fregar di meno, allora era silenzio totale.
Oggi sussultiamo per le dichiarazioni dell'assessore Sabrina Freda che esulta per la scelta di Modena di abbandonare l'incremento della capacità dell'inceneritore locale.



Afferma la Freda: “Grande soddisfazione per il passo indietro compiuto dalla Provincia di Modena sulla nuova linea dell’inceneritore, lo reputo assolutamente opportuno. Hanno riflettuto e ciò è apprezzabile, anche perché la Regione si attiene a linee guida che prevedono una diminuzione della capacità dei nostri impianti di incenerimento”.
Insiste il comitato Modena Salute Ambiente, da anni in trincea per il depotenziamento dell’inceneritore: “L’obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre anche la linea in funzione. Questo stop, dietro il quale ci deve essere qualcosa di grosso e di non ancora detto, non deve essere solo di facciata, deve comportare un reale cambiamento nella politica dei rifiuti di questa provincia”.
L'assessora all'ambiente indica la direttiva europea 98 come master plan della regione.
Allora non si capisce come mai si continui a sostenere che l'inceneritore di Parma sia necessario, che non ci sono alternative all'incenerimento, quando esponenti autorevoli dello stesso partito che siedono sullo scranno più alto in regione affermino l'esatto contrario.
Una slalom maldestro.
Qualcosa ci sta sfuggendo.

D'accordo che questo partito ormai vada in ordine sparso e ogni cespuglio viva in modo autonomo la propria esistenza, ma siamo di fronte ad un argomento dove non si può e non si deve improvvisare.
Stiamo discutendo di un problema spinoso, importante, che condizionerà il futuro della città e la prospettiva di salute del nostro territorio.
Il consiglio che possiamo dare al sindaco Pizzarotti, anche davanti a queste uscite così sgangherate, è quello di procedere ad una revisione puntuale di tutta la procedura autorizzativa che riguarda il forno inceneritore di Ugozzolo. Ci vuole anche per questo progetto una sorta di revisione contabile che dia modo all'amministrazione, e poi ai cittadini, di avere un quadro chiaro e aggiornato sulla situazione, che oggi assolutamente non esiste.
Lasciamo sfogare le impellenti necessità della minoranza: ha avuto anni e si è sempre disinteressata al tema.
Procediamo ad una analisi dettagliata per fare una volta per tutte chiarezza su tutto il percorso: autorizzazioni, responsabilità, costi, studi sanitari, piani economici e finanziari.
Chissà che non escano sorprese.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 5 giugno 2012

Sono passati
736 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
30 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
15 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

lunedì 4 giugno 2012

Sui rifiuti serve chiarezza


Un lettore del quotidiano più letto in città ci ha chiamato in causa sul tema rifiuti. Visto che la replica stenta ad essere pubblicata, approfittiamo dell'occasione per chiarire alcuni aspetti.
Oggi c'è bisogno di trasparenza e chiarezza e non bisogna confondere ancora di più un tema di non facile approccio come quello dei rifiuti.
Una tematica di fondamentale importanza perché incide su molti aspetti della vita del nostro territorio e tocca tanti ambiti correlati tra di loro: da quello sanitario ed ambientale a quello economico.



Il progetto alternativo di gestione dei rifiuti, che prevede un trattamento a freddo senza ricorso all'incenerimento, è stato presentato da Gcr nel giugno 2010 a Comune di Parma e Provincia.
Lo stesso piano, sul quale non abbiamo ricevuto alcun cenno da parte dei due enti destinatari, è stato aggiornato nel mese di aprile secondo i recenti sviluppi tecnologici, aggiornamenti che hanno permesso un ulteriore miglioramento del piano nei suoi “numeri” fondamentali.
L'analisi è stata redatta da una equipe volontaria di ingegneri e chimici di Parma, regolarmente iscritti all'albo e sollecitati dagli stessi ordini a rendersi disponibili, è stata validata nell'ultima stesura da Enzo Favoino, un tecnico dei piani di raccolta differenziata il cui valore è ormai riconosciuto a livello europeo e che, partendo dall'esperienza della Scuola Agraria di Monza, ha ad esempio collaborato alla stesura del piano di gestione di Reggio Emilia.

Cercando di stringere in poche battute un progetto che avrebbe in realtà di bisogno di molti capitoli per essere compreso appieno, cerchiamo qui di indicare alcuni punti cardine, attorno ai quali si sviluppa l'intera visione proposta da Gcr, fatta propria dalla neonata amministrazione comunale guidata da Federico Pizzarotti.
Il primo punto riguarda l'applicazione di una forte politica di prevenzione dei rifiuti che consiste nello sviluppo di tutte quelle strategie risultate efficaci nelle altre esperienze virtuose e che risponde al primo indicatore che l'Europa pretende dagli stati membri nella strategia di gestione degli scarti.
Il secondo punto prevede una modalità di raccolta differenziata che deve diventare omogenea in tutto il territorio provinciale e strutturarsi come porta a porta spinta e l'applicazione della tariffa puntuale, che significa far pagare ai cittadini quello che smaltiscono e non quello che riciclano, premiando così i comportamenti virtuosi.
Con questi due scalini otteniamo da un 70% ad un 80% di raccolta differenziata ed in contemporanea un calo della produzione pro capite di rifiuti.
Il terzo punto riguarda la gestione della frazione residua, punto critico ma anche di svolta della strategia che guarda al riciclo totale.
Il cosiddetto indifferenziato viene prima privato dei metalli con magneti e correnti indotte e poi indirizzato ad un impianto di trattamento meccanico biologico che in sostanza è una macchina che separa la parte organica, l'umido residuo, da quella secca.
La parte organica viene “asciugata”, trasformando il cumulo in biostabilizzato, utilizzabile in massicciate o coperture di discariche e in una parte di scarto da avviare in discarica.
La parte secca viene sottoposta ad una vagliatura che attraverso sistemi ormai collaudati di selezione ottica e densimetrica recupera sia la parte cellulosica (carta) che quella plastica (plasmix), quest'ultima trasformata in sabbie sintetiche con un estrusore, trasformando il Tmb in una fabbrica di materiali e non come succede oggi in un produttore di Cdr. Anche in questo caso c'è una parte di scarto da avviare in discarica.
Sempre nell'ottica di semplificazione del processo, possiamo affermare che: fatto 100 la produzione di scarti, 80 vengono riciclati e dei 20 residui si riesce a recuperare un altro 11 per cento.
Rimane da porre in discarica il 9% del monte rifiuti iniziale.
Si tratta di 15mila tonnellate di materiale inerte, che non produce percolato ne gas serra, proprio perché è stata eliminata la parte organica.
Anche il lettore meno attento comprende che questi numeri cancellano definitivamente l'ipotesi di un inceneritore perché l'impianto di Ugozzolo produrrebbe ogni anno 39mila tonnellate di ceneri di scarto, un materiale pericoloso e difficile da gestire.
Sui punti di Salvarani brevemente. La diossina, pur ridotta dai “moderni” inceneritori, si continua a produrre ed infatti la si è trovata nel latte materno di mamme che abitano nei pressi degli impianti. La revisione in corso in Europa della direttiva fanghi 278/86 conferma il valore nutritivo (fosfati) di queste sostanze e rimanda al loro “miglioramento” del tenore di metalli per renderli sempre di più puliti.
L'Europa prevede al 2020 l'abbandono dell'incenerimento perché, tra l'altro, non ci possiamo più permettere di sprecare materie prime.
Infine il rendimento degli inceneritori è molto scarso e si attesta sul 15-20%.
Salvarani afferma che i fanghi abbiano al loro interno tassi rilevanti di metalli pesanti. La sua soluzione quindi sarebbe quella di bruciarli e trasferire questi metalli in atmosfera?
E meno male che i medici non li lascerebbero spargere sui campi...

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 4 giugno 2012

Sono passati
735 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
29 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
14 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

domenica 3 giugno 2012

Il sorriso di Parma può diventare contagioso


Tornerà la verde food valley dei ricordi?

Si è riunita nei giorni scorsi la prima assemblea di Gcr del dopo elezioni.
Tra i presenti la convinzione che il tema inceneritore abbia inciso non poco sull'esito delle elezioni amministrative, un duello che ha visto contrapporsi il candidato no ince Federico Pizzarotti con l'altro aspirante sindaco, propenso a sostenere ancora l'incenerimento dei rifiuti.
Gcr è ora in attesa di capire come intenda muoversi l'amministrazione sui temi dell'ambiente.



C'è grande attesa in città e molte speranze che la svolta in Comune sia anche e soprattutto una svolta verde.
La vittoria di un candidato che dice no al forno porta anche alla consapevolezza di dover sostenere il più possibile le scelte corrette di gestione dei rifiuti che la nuova giunta 5 Stelle metterà in campo.
Ma non è solo Gcr che deve sostenere il sindaco nella nuova avventura
Crediamo debba essere anche il territorio a far sentire la bontà della scelta.
Agli industriali dell'agro alimentare non dovrebbe sfuggire che una amministrazione che intende migliorare lo stato di salute della nostra aria non può che giovare alla loro produzione di eccellenza, che proprio sul “buono e sano” fa marketing in giro per il mondo.
Gcr porterà sul sito del cantiere dell'inceneritore la vittoria delle amministrative, la vittoria della prospettiva no forno, i vessilli che hanno guidato la lunga marcia dei no ince.

Sarà l'occasione per il rilancio del manifesto della food valley, oggi ancora più attuale ed urgente per riprogettare il futuro non solo di Parma ma di tutto il nostro territorio.
Un manifesto fatto di buon senso, buone pratiche, visione.
Questi cinque anni rappresentano una occasione irripetibile per fare scelte coerenti e libere.
Questi cinque anni rappresentano il laboratorio della nuova politica.
Per noi sono un banco di prova da cui poter attingere per trascinare l'intero Paese verso una nuova prospettiva fino ad oggi timida come un miraggio, evanescente come un sogno.
Qui si potrà sperimentare ed anche applicare tutto quello che l'Italia dei piccoli comuni ha dimostrato essere la strada giusta per concretizzare quella impronta ecologica leggera che fin qui è rimasta solo sulla carta e nell'album degli intenti.
Il lavoro è enorme, ma anche l'entusiasmo è alla stelle.
Il sorriso di Parma può essere contagioso. Deve diventarlo.
Anche per il consigliere Iotti, anche per la cosiddetta “opposizione”. Anche per Iren e per UPI.
Il messaggio che Gcr ha portato in questi anni, tra teatri, cinema, auditorium, con alcuni dei migliori professionisti del mondo, è positivo.
Dire no all'inceneritore significa dire sì posti di lavoro in più.
Parma può diventare faro in Italia e nel mondo, volano per una nuova economia, polo attrattivo per innovazione, investimenti, cultura, business, università.
Ora che tutti vogliono rifiuti zero, possiamo davvero bruciare i tempi del cambiamento invece che le risorse che sono i rifiuti.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 3 giugno 2012

Sono passati
734 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
28 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
13 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

sabato 2 giugno 2012

Centrali a biomassa, una silente minaccia per l'appennino


I cittadini di Palanzano e Vaestano, organizzati in associazione ambientale, si oppongono fermamente alla costruzione di un gassificatore, a Nacca di Vaestano, che si alimenterebbe con 8.500 tonnellate annue di cippato di legna e con 2.500 tonnellate annue di digestato di letame.
Oltre le emissioni inquinanti e le ceneri, è anche il patrimonio boschivo che è a rischio.



Il cippato necessario all'impianto corrisponde ad 1 km² di bosco, che scomparirebbe per ogni anno di funzionamento.
Al sindaco di Palanzano, Giorgio Maggiali, che ha concesso la DIA senza tener conto della loro opinione, i cittadini hanno intimato di revocare l'autorizzazione, minacciando di rivolgersi al TAR.
Il sindaco di Monchio, comune finora considerato “virtuoso”, intende ricavare 150.000 euro di incentivi dalla produzione di energia elettrica, tramite la centrale a cippato già in funzione.
Attualmente questo impianto funziona al 20%, bruciando circa 3.000 quintali di cippato, con gravi problemi dovuti alla cattiva combustione. Funzionando in cogenerazione per produrre energia elettrica, arriverebbe a bruciare un volume dieci volte superiore.
Ma se non deve sorprendere che aziende private mirino a speculare sulle energie rinnovabili, pare incomprensibile che enti pubblici svendano risorse della montagna per quattro soldi.
Preoccupa anche il fatto che centrali termiche stiano sorgendo dappertutto nella nostra montagna, creando una situazione di assoluta minaccia per la risorsa bosco.
La convinzione che ci siamo fatta è che siano inquinanti ed antieconomici anche i piccoli inceneritori sorti per produrre energia termica: per intenderci, quelli sotto il Mw di cui Regione e Provincia stanno finanziando l'installazione in tutto l'Appennino.

Una vera e propria corsa all'incenerimento, quando l'Europa sta deliberando di andare esattamente dalla parte opposta, obbligando nel breve periodo a non bruciare ciò che è compostabile e riciclable.
Nel nostro appennino tre centrali a biomassa sono già funzionanti a Monchio, Palanzano e Borgotaro, altre cinque sono già state finanziate
Il funzionario della Provincia Nicola Dall'Olio - candidato alle primarie del Pd, nonché neo consigliere comunale di minoranza a Parma -, ha firmato uno studio che comproverebbe la larga disponibilità di legna da utilizzare in campo energetico.
Nonostante i massicci tagli dovuti alla speculazione sulla legna da ardere, si sostiene che di inceneritori a cippato se ne potrebbero installare una trentina, nei borghi del nostro Appennino.
Gli argomenti addotti per giustificare tale scelta sono ormai mantra da dare in pasto all'opinione pubblica poco e male informata.
Il primo mantra è la certezza che la combustione delle biomasse non contribuisca all'effetto serra, affermando che la CO2 assorbita durante la crescita venga restituita durante la combustione.
Cioè sarebbero impianti a somma zero di emissioni CO2.
Non si considera però il fattore tempo.
In natura le piante hanno una vita di molte decine di anni e ne impiegano altrettante, una volta morte, per seccare, marcire, trasformarsi in humus e rilasciare la CO2 accumulata.
Nella combustione invece l'anidride carbonica viene emessa in un sol colpo e gli ettari di bosco, tagliati per rifornirla, impiegano invece molti anni prima di avere la massa arborea sufficiente a ricatturare la stessa quantità di CO2 sprigionata.
Il secondo mantra recita che questi impianti, fornendo teleriscaldamento in sostituzione delle vecchie caldaie a legna, consentono emissioni meno nocive di quelle domestiche, e che l'aria dei borghi in inverno diventi addirittura più salubre. Fanno anche gli spiritosi.
In realtà le genti di montagna hanno già provveduto a dotarsi di moderne caldaie funzionanti sia a pellet che a legna, con sistemi di abbattimento dei fumi. La caldaia è programmata per accendersi automaticamente a pellet ed è poi rifornita manualmente di legna durante la giornata. Il pellet ha un contenuto idrico dell'8%, la legna utilizzata è secca, stagionata due anni, ha un contenuto di umidità inferiore al 20% e produce basse emissioni, ulteriormente abbattute dal filtro della caldaia. L'acquisto di nuove caldaie è conveniente perché è detraibile al 55% dalla dichiarazione dei redditi.
La centrale a biomassa, al contrario, brucia cippato fresco con umidità del 50-60%.
Produce una cattiva combustione con eccesso di fumi e con residui di ceneri anche del 5%.
Supera ampiamente il range massimo di 100 mg/Nm³ di polveri previsto dalla normativa nazionale. Infine, dalla combustione di sostanze vegetali ed animali (succede anche con il petrolio), si generano idrocarburi policiclici aromatici, che combinandosi col cloro presente nell'aria, emettono diossine.
L'ingegner Saviano della SIRAM, la ditta costruttrice della centrale a cippato dell'ospedale di Borgotaro, ha dovuto inventarsi alchimista. La caldaia a metano esistente è stata utilizzata per dosare la sua quantità di calore con quella della caldaia a cippato, per mantenerla sempre accesa e avere la minor quantità di emissioni e di ceneri possibile per un ospedale. Non solo, ha dovuto approvvigionarsi di cippato di legna stagionata, per abbandonare il cippato fresco, di così difficile combustione e forte inquinamento.
Vale la pena far notare che la Siram è controllata da Veolia, la multinazionale francese che costruisce e gestisce inceneritori in giro per il mondo. Sarà un caso?
Il terzo mantra è la certezza del risparmio, garantita dalle centrali a cippato.
Forse è vero rispetto al gasolio, ma se osserviamo le alternative l'affermazione svanisce.
Il costo di una centrale come quella di Palanzano, con due caldaie da 350 Kw l'una, è di 426.000 euro e il costo di quella di Monchio, da 926 Kw, è di 650.000 euro. Il costo aggiuntivo della rete di teleriscaldamento è di 500 euro al metro lineare. Monchio ha già speso 100.000 euro solo per una parte della rete di teleriscaldamento. Il comune di Palanzano, viste le conseguenze nel bruciare cippato fresco, è passato a bruciare pellet.
Forti di questa esperienza, avrebbero risparmiato molto di più se avessero messo piccole caldaie a pellet in ognuno dei 5 fabbricati del comune, senza bisogno dei costi del teleriscaldamento. Una caldaia automatica a pellet da 60 Kw di potenza, capace di riscaldare una superficie di 800 m², costa 36.000 euro, detraibili al 55% in 10 anni. Il costo reale diventerebbe di 16.000 euro.
Con neanche 100.000 euro avrebbero risolto il problema e avrebbero potuto destinare il resto dei finanziamenti  regionali ad interventi di ristrutturazione per il risparmio energetico, creando così anche lavoro. Bisogna confrontarsi sui numeri e solo su quelli vedere chi ha ragione.
Il quarto mantra è che non si intacca il patrimonio forestale perché il cippato deriverebbe solo dalla pulizia dei boschi. Un falso evidente.
La pulizia dei boschi era in uso quando la legna era poca e la gente tanta.
Ora non la fa più nessuno, tanto meno i boscaioli o le cooperative di taglio, che se dovessero raccogliere le ramaglie fallirebbero a causa dei costi della manodopera.
Il cippato fresco deriva in realtà dal taglio meccanizzato del bosco.
Dall'esbosco a pianta intera il tronco diventa tondame da lavoro e i rami e il cimale, una volta tagliati, vengono subito cippati con foglie e tutto il resto. Per questo taglio meccanizzato è prevista anche l'apertura di nuove strade. Si assisterebbe, quindi, ad un'ulteriore rimaneggiamento del bosco e ad una sua maggiore esposizione al taglio generalizzato in atto per la speculazione sulla legna da ardere, che ha già superato la sostenibilità e che sta intaccando la rinnovabilità.
Una cooperativa di pulizia del bosco, quindi, non pulirebbe un bel niente, taglierebbe soltanto.
Il quinto mantra è che l'investimento strutturale nel teleriscaldamento sia necessario nei piccoli borghi perché gli anziani non sono più in grado di essere autonomi nemmeno a casa loro.
Tutta da ridere. Lo vadano a raccontare a chi, a 80 anni, va ancora in giro a funghi.
Per chi non ce la fa, poi, ci sono già in ogni borgo le case di riposo attrezzate.
Quello che serve alla montagna sono investimenti strutturali per creare lavoro, cosa che le centrali a cippato non fanno minimamente. Investimenti per la ristrutturazione dei borghi finalizzata al risparmio energetico ed alla ricezione agrituristica, di seconda casa, di affitto, capaci di creare lavoro nell'edilizia e nell'indotto e a seguire nel turismo, ormai moribondo.
Ma nella nostra montagna, altrettanto grave dell'abbandono dei borghi e della mancanza di lavoro è il taglio dei boschi causato dalla speculazione sulla legna da ardere. Le tonnellate di cippato che bruceranno nelle decine di future centrali termiche si andranno a sommare alle migliaia di tonnellate di legna che ogni anno vengono portate via su camion, con grave dissesto per i boschi, i versanti dei monti e le strade delle valli.
Su circa 300.000 tonnellate potenzialmente prelevabili dai boschi del nostro appennino, stando ai dati delle comunità montane, nel 2009 ne sono state effettivamente tagliate 190.000, sotto la voce di autoconsumo.
Ma questa parola, in borghi semi abbandonati, è ormai un eufemismo.
Forse era valida quando le case erano tutte abitate, ma non certo ora che lo è una casa su quattro.
Tutta quella legna viene portata via dal nostro territorio e venduta a caro prezzo chissà dove.
Il prezzo di mercato della legna da ardere stagionata 3 mesi è di 11 euro al quintale, arriva anche a 18 euro se stagionata 2 anni.
Di quei soldi in montagna resta ben poco. Gli anziani dei borghi che fanno tagliare i loro boschi di proprietà incamerano solo 1.000 euro all'ettaro.
La gran parte dei soldi del taglio finisce giù in città, a coloro che vi si sono trasferiti da tempo e che hanno conservato la proprietà della casa e di appezzamenti boschivi.
Certo, qualche boscaiolo in ogni borgo mette in tasca un po' di più, 4 o 5.000 euro per ogni ettaro tagliato, ma col sudore della fronte non si arricchisce di sicuro.
Né quel po' di euro in più che girano per i borghi ne cambiano l'assetto economico.
I soldi veri finiscono nelle tasche dei commercianti e dei grossisti della filiera della legna da ardere.  Gente che non tornerà certo in montagna per investire.
I dati degli ettari richiesti al taglio nel 2011 non sono ancora disponibili, ma non lo sono nemmeno quelli del 2010, nonostante siano stati richiesti per un anno intero.
Tutti i boscaioli dicono che si è tagliato molto di più, forse molto più del doppio e che sono nate delle aziende che hanno assunto in nero operai che tagliano a più non posso, pagati un tanto a m³.
A confermare l'enormità dei tagli e il mancato rispetto spesso delle regole minime sono le parole stesse del sindaco di Langhirano Stefano Bovis, durante un'assemblea aperta del Pd sullo stato della montagna: “Se dovessimo punire quest'anno chi ha sgarrato dalle regole dei tagli, dovremmo comminare ammende per alcune decine di migliaia di euro. Ma non so se è il caso di farlo, alcune aziende fallirebbero”.
Ma se i tagli hanno ormai superato la sostenibilità e stanno intaccando la rinnovabilità dei nostri boschi, non si può più accettare che le autorità amministrative impongano il silenzio ai funzionari preposti.
La risorsa verde dei boschi non è “il nuovo petrolio su cui siamo seduti”, come affermato da un funzionario della Provincia, ma una risorsa preziosa che va salvaguardata proprio nell'interesse della montagna, di chi vi abita e del suo futuro possibile.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
2 giugno 2012

www.reteambienteparma.org  -  info@reteambienteparma.org
comitato pro valparma - circolo valbaganza - comitato ecologicamente - comitato rubbiano per la vita -
comitato cave all’amianto no grazie - associazione gestione corretta rifiuti e risorse – no cava le predelle –
associazione per l'informazione ambientale a san secondo parmense