martedì 4 settembre 2012

Avevamo ragione noi


La procura ha finalmente tirato le somme e il risultato finale è netto: pollice verso in direzione del forno e prime indiscrezioni sui nomi degli indagati: Ubaldi, Viero, Allodi, Moruzzi, Savi, Alifraco.
La giustizia ha fatto giustizia, anche se la strada è ancora lunga ed impervia, irta di ostacoli.
Una prima battaglia per la verità è vinta, ma l'esito della guerra ancora da determinare.
La procura di Parma ha fatto almeno chiarezza su alcuni punti fondamentali.



E ha dato ragione ad alcuni, torto ad altri.
Avevamo ragione noi.
Avevano ragione i due avvocati parmigiani, Arrigo Allegri e Pietro De Angelis, quando vivisezionando il cartello del cantiere hanno scoperto l'abuso edilizio.
Aveva ragione il sindaco Vignali che ha portato con tenacia allo stop al cantiere, supportato dalla sua squadra, il segretario comunale Pinzuti (lui aveva detto sì anche al referendum sul forno), il consulente Chiti, la dirigente Signifredi, il delegato alla salute Pallini.
Avevano ragione i cittadini che hanno depositato esposti, sfilato per le vie della città, sottoscritto appelli, approfondito i temi sino a diventare cittadini esperti sul tema.

Aveva ragione il Movimento 5 Stelle, che nel 2006 fondò il Gcr, a portare in campagna elettorale la gestione dei rifiuti come uno dei cavalli di battaglia del consenso.
Sul mancante titolo edilizio il 25 luglio 2011 avevamo esposto lo schema della Via dove era resa evidente la necessità del permesso a costruire, demandato al comune di Parma per competenza di ruolo: http://gestionecorrettarifiuti.it/sito/modules/news/article.php?storyid=817  .
Sul caso del progetto dell'inceneritore, scritto da Hera, avevamo scritto il 3 agosto 2011, un anno fa, http://gestionecorrettarifiuti.it/sito/modules/news/article.php?storyid=832  , per raccontare la stranezza di un progetto a 4 mani di dubbia origine e originalità.
Ha ragione la procura, quando decide di fare finalmente luce piena su tutta la vicenda.
Tanti punti oscuri rimangono fonte di perplessità, a cominciare dalle assurde tariffe imposte ai cittadini che non hanno eguali in tutta la penisola, tariffe che dovevano calare drasticamente con l'avvento dell'inceneritore, e che invece sarebbero al contrario cresciute ancora, in un assurda rincorsa al massimo guadagno per la multiutility, saccheggiando le tasche dei parmigiani e dei parmensi.
La ragione, a volte, prevale.
Avanti così.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 4 settembre 2012

Sono passati

11 giorni dalla richiesta di dimissioni di Luigi Giuseppe Villani dalla poltrona di vicepresidente di Iren, il rappresentante che non rappresenta più gli interessi del Comune di Parma in seno alla multiutility.
http://www.facebook.com/QuandoTeNeVai

827 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma
Sono passati
121 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012
Sono passati
106 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno


lunedì 3 settembre 2012

Sel e Idv: contro inceneritore, dalla parte della Procura


Il Pd con il camino in mano?

Ieri Idv e Sel si sono schierati sul sequestro dell'inceneritore di Parma, dichiarando di mettersi totalmente dalla parte della Procura e contro l'inceneritore.
Una scelta che scuote il centrosinistra, disarma la compattezza dei soci del Pd, scuote come un terremoto le basi che sembravano (ma non erano) così solide di una alleanza basta più sulle poltone che su valori condivisi.
Ora serve il salto di qualità: cosa ne pensano gli organi regionali di questi due partiti?
Sono anche loro dalla parte delle legalità e per una gestione corretta dei rifiuti?
Sel e Idv dell'Emilia Romagna, i consiglieri regionali, gli assessori, cosa intendono dire ai loro elettori, ai cittadini della regione?



Oggi è il tempo della concretezza, di dire le cose in modo chiaro ed intellegibile, scegliere da che parte stare. A Parma i due partiti di Di Pietro e Vendola sembrano aver preso finalmente una decisione. Di fronte all'ennesimo clamoroso della magistratura hanno svoltato e scelto una strada diversa, più vicina al sentore delle gente, in difesa dei diritti alla salute e al benessere della popolazione.

Non esistono inceneritori benigni, ma solo forni maligni e pericolosi, che gettano in aria le discariche che una volta erano a terra, peggiorandone la pericolosità.
E' il tempo di ritornare a valori che esulano dai giochi di Borsa e di poltrona.
Scegliere la strada alternativa significa già da oggi progettare il nuovo, già da oggi collaborare per progettare la gestione alternativa, per rivedere il piano provinciale di gestione dei rifiuti, per attrezzare il territorio con gli impianti che servono per chiudere il ciclo dei nostri scarti in modo virtuoso ed ambientalmente sostenibile.
Non c'è più tempo per i giochi delle alleanze, chi vuole scegliere di stare dalla parte dei cittadini lo deve fare ora.
Sosteniamo la magistratura in questo momento decisivo ma guardiamo anche avanti, progettando il futuro di una città all'avanguardia nella raccolta differenziata e nella sostenibilità.
E' un invito accorato a tutti i partiti. State dalla parte dei cittadini.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 3 settembre 2012

Sono passati
10 giorni dalla richiesta di dimissioni di Luigi Giuseppe Villani dalla poltrona di vicepresidente di Iren, il rappresentante che non rappresenta più gli interessi del Comune di Parma in seno alla multiutility.
http://www.facebook.com/QuandoTeNeVai
Sono passati
826 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma
Sono passati
120 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012
Sono passati
105 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno


domenica 2 settembre 2012

Clini, gli inceneritori sono il passato


Lo scorso pesce d'aprile, http://gestionecorrettarifiuti.it/sito/modules/news/article.php?storyid=1123
, avevamo fatto affermare al ministro Clini (quello falso): “Devo dire che sui rifiuti negli ultimi anni ci sono stati cambiamenti enormi, proprio sotto il profilo tecnologico. Oggi credo che l'incenerimento sia superato dalla realtà”
Sul futuro degli inceneritori gli avevamo anche suggerito questa riflessione: “Sono abituato a confrontarmi con la realtà senza nascondermi. Quando comprendo che un approccio ad un problema abbia fatto il suo tempo non posso che prenderne atto”



Oggi il ministro Clini (quello vero) afferma (Gazzetta di Reggio): “L'evoluzione della gestione dello smaltimento dei rifiuti a livello europeo se non internazionale dice che i termovalorizzatori hanno fatto il loro tempo, sono diventati sempre più marginali”.
Se non lo avessimo letto sulle pagine della Gazzetta di Reggio avremmo pensato ad un pesce di settembre. Invece è tutto incredibilmente vero.

Il ministro Corrado Clini, rappresentante della Repubblica, legge i fatti come stanno e non può negare in che direzione si sta muovendo l'Europa.
Ora dovrà vedersela con i democratici parmigiani, che che affermano ancora oggi che non esiste un'alternativa all'incenerimento, che gli inceneritori, anzi i più presentabili “termovalorizzatori”, sono la soluzione europea per eccellenza e via discorrendo.
Loro hanno sostenuto le loro tesi con paginate a pagamento sui giornali e libercoli informativi, tutti ovviamente a carico degli inconsapevoli cittadini utenti, che non sapevano di star pagando di tasca propria questa pubblicità regresso.
La dichiarazione del ministro Corrado Clini è un altro spiacevole inciampo per le tesi dei sostenitori del forno, questa volta addirittura proveniente da un fronte inaspettato e non partigiano, una specie di fuoco amico.
Clini, ex direttore generale dell'Ambiente, oggi ministro del governo Monti, ieri ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Montecchio, territorio che ha voltato pagina sui rifiuti dicendo definitivamente no al nuovo impianto di incenerimento e spegnendo l'ormai obsoleto forno di via Cavazzoli, dopo 44 anni di inquinamento, per avviarsi verso una gestione meccanica a freddo che tramite trattamento meccanico biologico e estrusione porti verso lo zero il residuo.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 2 settembre 2012

Sono passati

9 giorni dalla richiesta di dimissioni di Luigi Giuseppe Villani dalla poltrona di vicepresidente di Iren, il rappresentante che non rappresenta più gli interessi del Comune di Parma in seno alla multiutility.
http://www.facebook.com/QuandoTeNeVai

825 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma
Sono passati
119 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012
Sono passati
104 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno



Biogas e sostenibilità, moratoria indispensabile


La stragrande maggioranza delle centrali a biogas già in funzione, e anche quelle in attesa di autorizzazione, ricorrono, quasi esclusivamente, a colture dedicate (mais soprattutto) per la loro alimentazione.
Una situazione non sostenibile, né dal punto di vista energetico, né da quello ambientale.
In Emilia Romagna si prevedono 465 impianti a biogas con una potenzialità di circa 1MWe.
Così per alimentarle occorrerebbero addirittura più dei 100.000 ettari coltivati già oggi a mais, davvero un'assurdità.
Per limitare la prospettiva nel luglio 2011 la Regione ha escluso gli impianti a biogas nelle zone Dop del Parmigiano-reggiano, su pressione del consorzio, e infine di recente la delibera “impianti a biomasse a saldo zero”.
Che significa che nelle aree a rischio ambientale potranno essere installati nuovi impianti solo  in due casi: se sostituiranno impianti preesistenti o se saranno affiancati da interventi che garantiscano la riduzione di inquinamento sul territorio (cogenerazione e trigenerazione, utilizzo del calore, teleriscaldamento, efficienza energetica, piste ciclo-pedonali, ecc.).



Per le aree dell’Emilia-Romagna in cui i parametri di qualità dell’aria sono rispettati la delibera regionale promuove un approccio di tipo cautelativo con valutazione preliminare, tesa a valutare il cumulo degli impatti generati da più impianti. Le nuove regole interessano gli impianti a biomasse per la produzione di energia elettrica di potenza termica superiore a 250 kwt.
Il saldo zero riguarda le emissioni di Pm10 e di diossido di azoto, da applicare in qualsiasi zona, inquinata o meno.

Le zone “verdi” (dove l'inquinamento è meno presente) sono in pratica quelle di montagna.
Per saldo zero si intende la sostituzione delle vecchie stufe a legna con centrali termiche a biomassa che dovrebbero addirittura migliorare la qualità dell'aria. In realtà il filtro a multiciclone delle centrali a biomassa non abbatte minimamente i Pm10, ma solo la fuliggine.
Le emissioni dipendono poi dalla tipologia di cippato che viene bruciato, che se è fresco, umidità al 50%, determina emissioni superiori agli stessi standard dell'Arpa, che sono però solo indicativi, mancando ogni tipo di controllo.
Discorso diverso per le le emissioni delle moderne stufe miste pellet-legna, 7-8 volte più basse di quelle delle centrali a biomassa e già in voga in montagna presso i privati.
La compensazione per l'inquinamento superiore deriverebbe dal teleriscaldamento, che consente lo spegnimento delle singole caldaie, ma se l'emissione è comunque maggiore delle stufe a pellet non si capisce dove stia il vantaggio.
Il saldo zero è una chimera in particolare per gli impianti a biogas, visto che non esistono normative specifiche per le emissioni, e valgono quelle generiche per le biomasse, come non esistono normative per le emissioni odorigene, quel diossido di azoto pungente al naso e pericoloso per gli alveoli polmonari.
ll saldo zero è uno specchietto per le allodole nelle zone verdi, quelle a basso inquinamento, come la montagna. Figurarsi in quelle gialle, arancioni o rosse in cui si cercherà di ridurre gli impatti con piste ciclabili. Davvero curioso.
Le norme emanate dalla regione Emilia Romagna, “Criteri tecnici per la mitigazione degli impatti ambientali nella progettazione e gestione degli impianti a biogas”, non risolvono minimamente i problemi derivanti dalla cattiva progettazione e gestione degli impianti.
Da parte dei cittadini e dei comitati c'è una richiesta forte di norme che permettano lo stop a impianti già in attività, ma che stanno causando gravi disagi alla popolazione.
Anche se la combustione di biogas produce teoricamente emissioni inferiori a quelle derivanti  da oli vegetali o da biomasse legnose, va sottolineato utilizzare biogas per produrre energia elettrica e calore è poco efficiente.
Considerando i rendimenti medi dei motori cogenerativi in commercio, si può assumere che meno dell’80% dell’energia termica contenuta nel biogas venga effettivamente valorizzata, circa il 36% come energia elettrica e circa il 40% come calore recuperato dai circuiti di raffreddamento.
Il resto del calore contenuto nel biogas viene disperso nell’ambiente sotto forma di calore residuo nei gas di scarico. Si calcola che un impianto da 1 Mw perda con i gas di scarico 36 tonnellate annue di metano, corrispondenti a circa 1.000 tonnellate annue di CO2.
Ovviamente questi computi non sono minimamente presi in considerazioni e spariscono dai calcoli della efficienza degli impianti, che vengono presentati all'opinione pubblica come il nuovo Eldorado per liberarsi della dipendenza dal petrolio.
Il biogas deve subire una complicata serie di depurazioni, senza le quali si ha malfunzionamento e corrosione dei motori, processi che comportano anch'essi maggiori emissioni nocive.
Il biogas che esce dal biodigestore deve essere desolforato tramite lavaggio, poi deumidificato tramite refrigerazione, quindi filtrato dalle polveri con filtri a sabbia che trattengono il particolato.
A loro volta le emissioni della cogenerazione prima di poter essere rilasciate in aria devono subire un processo di lavaggio, passare attraverso biofiltri e meglio ancora attraverso filtri a carboni attivi, senza i quali non si abbattono le emissioni odorigene.
Ma tutto questo nella realtà non succede.
Un impianto a biogas non è subordinato al rilascio di alcuna autorizzazione alle emissioni in atmosfera (ai sensi dell'art. 269, comma 14,parte V del D.Lgs. 152/2006).
Detti impianti devono solo rispettare solo i valori limite di emissione espressi come concentrazioni massime ammissibili per ciascun inquinante, vale a dire 800 mg/Nm3 di monossido di carbonio (CO), 500 mg/Nm3 di ossidi di azoto (NO2), 150 mg/Nm3 di carbonio organico totale (COT), 100 mg/nM3 di particolato (PM10-PM1), 10mg/Nm3 di composti inorganici di cloro.
E' sufficiente che le ditte produttrici dichiarino emissioni rientranti nei range perché Arpa e Ausl certifichino la loro idoneità,  come accaduto per i progetti di Felino (Pr) e Palanzano (Pr). Nei progetti si parla di un controllo all'anno, massimo due, ovviamente eseguiti e certificati dalla ditta stessa.
Tenendo conto dei volumi dei prodotti utilizzati per la produzione del biogas, l’unica filiera sostenibile non può che essere quella cortissima, non superiore ad una decina di km. (o comunque molto inferiore ai 70 km. della cosiddetta filiera corta), che ridurrebbe le emissioni di migliaia di mezzi pesanti, direttamente proporzionali ai km. percorsi.
Reflui animali, scarti agricoli e rifiuti organici vengono prodotti incessantemente dagli allevamenti zootecnici, dall’agricoltura, dalle industrie agroalimentari, da tutti noi.
Tutto questo può essere utilizzato per il biogas e sarebbe logico che gli incentivi favorissero solo questo tipo di utilizzo, anziché quello dei prodotti derivanti da colture dedicate. Questo è soprattutto vero per i rifiuti organici, il cui corretto uso aumenterebbe  la percentuale di raccolta differenziata effettivamente riciclata, a vantaggio di tutti.
Per il suo utilizzo ottimale, si sottopone già ora il digestato a separazione solido/liquido, ottenendo due frazioni: una solida ed una liquida, detta anche chiarificata.
La frazione solida, che è la parte meno consistente del digestato, è costituita da sostanza organica, che incorporata nel terreno ne migliora le caratteristiche, funzionando da ammendante.
La sostanza organica, inoltre, è in grado di trattenere grandi quantità di acqua, caratteristica importante considerando i cambiamenti climatici.
Nel caso di agroindustrie o di allevamenti zootecnici industriali, la quantità di digestato liquido è così grande da non essere all'oggi gestibile. Occorre ricorrere a metodi per l’estrazione dell’azoto ammoniacale (stripping dell’ammoniaca o degasazione della stessa) e la sua trasformazione in un fertilizzante più concentrato e quindi più facilmente gestibile (solfato d’ammonio), che andrà a sostituire i fertilizzanti azotati di sintesi.
La prima richiesta agli amministratori (Regione Emilia Romagna in primis) riguarda la sostenibilità sociale degli impianti a biogas già in attività, che sono causa di gravi disagi per le zone prossime alle centrali, soprattutto per l’emissione di cattivi odori per periodi prolungati.
Non è accettabile che alcuni traggano profitto da attività che danneggiano altri.
Norme chiare che consentirebbero a sindaci e enti provinciali di costringere alla sospensione di ogni attività quegli impianti che sono causa di gravi disagi per i cittadini.
Tale moratoria avrebbe come conseguenza anche la sospensione di ogni forma di incentivo fino a che si creino le condizioni per una ripresa dell’attività, che non causi più alcun disagio.
Interventi che riguardano sia impianti in fase di autorizzazione, che già autorizzati.
Si deve pure considerare lo spreco della capacità fertilizzante dei digestati e la mancata sostituzione di concimi chimici di sintesi con gli stessi digestati. Un esempio di tali sprechi è anche la pratica di ricorrere a trattamenti di nitrificazione e successiva denitrificazione (impianti SBR) che, disperdendo l’azoto, hanno come conseguenza l’impossibilità di sfruttare la capacità fertilizzante della frazione liquida dei digestati in sostituzione dei concimi chimici di sintesi.
Una conseguenza, forse inattesa, delle restrizioni all’uso dei digestati nelle zone di produzione del Parmigiano Reggiano, è stata la concentrazione delle richieste di autorizzazione alla costruzione di centrali a biogas nelle zone non interessate dal Parmigiano Reggiano, creando, in aree come la pianura bolognese e ferrarese, il rischio di una concentrazione assolutamente insostenibile di centrali.
Gli stessi comuni che si sono opposti all'installazione di impianti a biogas, come Felino (Pr) e Toano (Re), lo hanno fatto senza entrare nel merito del loro carattere speculativo e della nocività delle emissioni. Hanno usato un artificio amministrativo e legale, la modifica del piano urbanistico, per negare l'area richiesta all'uso delle rinnovabili e mettendone a disposizione un'altra.
Posizione pilatesca e pericolosa: immaginatevi se la ditta richiedente accettasse la diversa destinazione d'area per l'impianto richiesto, il comune non avrebbe più alcun motivo di opporsi alla sua realizzazione.
Per arrivare a questo, è evidente la necessità di una moratoria nella concessione delle autorizzazioni che consenta di porre un freno agli impianti a biogas, evitando così di causare danni e portando il settore verso la sostenibilità.
Moratoria già  richiesta a gran voce dai comitati del Ferrarese e del Bolognese cui si associa anche Rete Ambiente Parma, a nome dei Comitati di Palanzano e Felino.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
2 settembre 2012

www.reteambienteparma.org  -  info@reteambienteparma.org
comitato pro valparma - circolo valbaganza - comitato ecologicamente - comitato rubbiano per la vita -
comitato cave all’amianto no grazie - associazione gestione corretta rifiuti e risorse – no cava le predelle –
associazione per l'informazione ambientale a san secondo parmense



sabato 1 settembre 2012

Quando ve ne andate?


Sequestro inceneritore di Parma, la verità sul forno comincia a fare breccia
Gli amministratori continueranno a far finta di niente?

La richiesta della Procura di Parma di porre sotto sequestro il cantiere dell'inceneritore di Parma, le ipotesi di reato sono abuso edilizio e abuso d'ufficio, segna l'inizio di una stagione di verità su un tema, l'affaire forno, che tiene con il fiato sospeso Parma fin dal 2008, anno in cui fu dato il via (con la Via) al progetto di Iren.


Una necessità storica di fare luce sull'inceneritore che coinvolge anche tutta la classe politica, oltre che quella amministrativa, di Comune di Parma e di Provincia di Parma, oltre naturalmente ai vertici della multiutility piemontese-ligure-emiliana.
L'inceneritore è stato il frutto di una strategia comune che ha attraversato gli schieramenti e unito gli intenti di parti politiche di solito agli estremi opposti, una comunione di intenti che ha accompagnato (e coperto di silenzi) la prima fase del progetto, per poi sfilacciarsi nel corso degli anni.
I protagonisti sono noti. Si parte dal presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, sostenitore del progetto fino al punto di andarlo a difendere in tribunale, all'ex sindaco di Parma Elvio Ubaldi, che voleva il forno ancora più grande perché rappresentava un vanto per la città metropolitana. E poi l'assessore provinciale Castellani, il quale sosteneva che bruciare rifiuti non produce diossina, quello comunale Sassi, per lei faceva peggio una grigliata di carne, l'ex presidente di Enia Allodi, tutti zitti solo io so la verità.
Il tutto condito da una gestione delle “carte” per lo meno bizzarra, con trasparenza nulla verso i cittadini e il consesso comunale, e inciampi crescenti che sono giunti anche a scomodare la Commissione Europea, l'Antitrust, l'authority sui contratti pubblici.
Alcune clamorose chicche sono uscite di recente.
Come il fatto che le tariffe, promesse in netto calo dopo il varo del forno, si sono manifestate invece come le più alte d'Italia, senza che nessun organo amministrativo ne chiedesse conto.
Oppure con la beffa di 700 mila euro di pubblicità pro forno fatte pagare in bolletta ai cittadini inconsapevoli, che in pratica si auto convincevano della bontà del forno pagando di tasca propria gli imbonitori.
O infine la scoperta, tra le righe del piano economico finanziario, che il forno brucerà per 20 anni la stessa quantità di rifiuti urbani, ammettendo clamorosamente che Iren non intende incrementare la raccolta differenziata.
E' la stagione dei bilanci, giunta improvvisamente il 31 agosto come un temporale estivo, con la richiesta di sequestro dell'impianto.
Con Iren che fino a qualche ora addietro giurava sull'apertura del forno entro fine anno.
Con Iren che grazie alle lungimiranze dei suoi amministratori subirà un nuovo tracollo in Borsa, per la felicità dei suoi azionisti, tra i quali spiccano i comuni dell'Emilia, nonché, per una quota prioritaria, Genova e Torino, attraverso diverse finanziarie.
Oggi cosa ci aspettiamo?
Che questa stagione della verità inizi da una presa d'atto dei protagonisti di questa vicenda.
Che li porti a scegliere la strada dell'abbandono, come la loro coscienza suggerisce loro.
Bernazzoli, Castellani, Viero, Ubaldi, Villani, tanti nomi legati a doppio filo con il forno che sarebbe meglio levassero le ancore, e lasciassero.
Ci sono tanti modi per andarsene.
Pietro Vignali, sindaco della Parma del tracollo, come ultimo atto bloccò l'inceneritore per diversi mesi, in base ad un abuso edilizio in corso.
Il Tar di Parma, come ultimo atto di alcuni suoi giudici, prima del trasloco, la diede vinta a Iren, nonostante il titolo edilizio fosse clamorosamente assente.
Mario Ciclosi, commissario di Parma, si dimenticò di appellarsi al Consiglio di Stato sulla sentenza del Tar, esponendo il comune, come infatti è successo, ad una richiesta di danni da parte di Iren.
Infine Roberta Licci, il pm che prima di lasciare Parma ha dato in eredità il suo ultimo sigillo, la scrupolosa anamnesi di un caso difficile, scomodo, ma importante per il futuro di Parma.
Oggi è anche il tempo di guardare avanti.
Di organizzare il nostro territorio per gestire in modo corretto i rifiuti, come l'Europa chiede agli Stati membri, e come finora non è stato.
Tante cose da fare, ad iniziare dalla revisione del piano provinciale di gestione dei rifiuti, ormai desueto, per applicare tutte quelle tecnologie che consentono nel 2012 di gestire i nostri scarti senza ricorrere all'incenerimento.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 1 settembre 2012

Sono passati

8 giorni dalla richiesta di dimissioni di Luigi Giuseppe Villani dalla poltrona di vicepresidente di Iren, il rappresentante che non rappresenta più gli interessi del Comune di Parma in seno alla multiutility.
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824 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma
Sono passati 
118 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012
Sono passati
103 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

venerdì 31 agosto 2012

Bingo! La Procura chiede il sequestro dell'inceneritore di Parma


Come un atteso temporale estivo che porti sollievo, è giunta la notizia clamorosa sulla richiesta da parte della Procura di Parma, di sequestro dell'inceneritore di Parma.
La notizia è apparsa per prima sul sito on line della Gazzetta di Parma.


Dieci indagati, la richiesta di sequestro del cantiere, il cuore dell'indagine la mancanza di autorizzazioni per l'impianto ormai in via di ultimazione a Ugozzolo.
Poi anche l'abuso di ufficio, visto che per l'impianto non si è fatta alcuna gara d'appalto
Ora è il Gip a dover decidere sul da farsi.
La richiesta di sequestro è stata inviata dal pm Roberta Licci, in procinto di lasciare Parma (è il suo ultimo atto) al Gip Maria Cristina Sarli, lo scorso 30 luglio.
A giorni la decisione del giudice per le indagini preliminari.
La notizia è stata diramata anche dal tg regionale della Rai.
Massimo riserbo del procuratore capo Gerardo La Guardia sui nomi degli indagati, fra i quali presumibilmente figurano funzionari di Comune, Provincia, Iren.

Veleni nel cemento di case e luoghi di lavoro


Andrea Zanoni (IdV) chiede alla Commissione europea une verifica di cosa viene bruciato nei cementifici e cosa finisce nei prodotti finali. “Nei cementi con i quali si costruiscono i nostri luoghi di vita, casa e lavoro, finisce di tutto. In ballo c'è la salute di tutti noi”



“Nei cementifici si brucia di tutto e perciò nei cementi finisce di tutto, comprese sostanze dannose per la nostra salute”. È la denuncia di Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV e membro della commissione ENVI Ambiente, Salute pubblica e Sicurezza alimentare, che ha presentato un'interrogazione alla Commissione europea “avviare verifiche sulla compatibilità dell’utilizzo di questi cementi nella costruzione di ambienti di vita e lavoro per garantire la massima tutela della salute umana”. “Quello che fa più paura è che queste sostanze tossico-nocive e pericolose, che dovrebbero essere smaltite in discariche speciali, vanno invece a finire nelle abitazioni civili”.

“Il problema centrale è che in Italia i cementifici sono autorizzati a bruciare rifiuti di svariate tipologie e utilizzano diversi tipi di ceneri nell’impasto del prodotto finito”, attacca Zanoni. Tra il materiale incenerito per produrre energia, troviamo rifiuti come quelli urbani, farine e grassi animali, plastiche, gomme, pneumatici usati, fanghi da depurazione e rifiuti pericolosi come oli usati, emulsioni oleose, solventi non clorurati. Una volta inceneriti, finiscono nell’impasto finale del cemento. Inoltre tra i materiali utilizzati direttamente come ingredienti troviamo innumerevoli rifiuti derivanti da impianti di combustione (ceneri), da impianti siderurgici (scorie, terre di fonderia, polveri, fanghi) e dall’industria chimica (gessi, fanghi, ecc.).

“Con questo cemento vengono costruiti i nostri ambienti di vita e di lavoro, come abitazioni, uffici, fabbriche, scuole, ospedali, e così via. Il tutto senza particolari verifiche sull’impatto sulla salute delle persone che ne vengono a contatto e senza alcuna informazione ai consumatori”, aggiunge l'Eurodeputato, che per questo ha chiesto alla Commissione europea verifiche sull'attività dei cementifici e una maggiore informazione ai cittadini sulla composizione chimica e fisica del cemento della costruzione in cui vivono o lavorano.

“Si tratta di un concreto anche se invisibile rischio per la nostra salute sul quale l'Unione europea deve intervenire”, conclude Zanoni, che ricorda a titolo di esempio un recente caso avvenuto a Musestre (frazione del comune di Roncade in provincia di Treviso) dove una cittadina, per un contenzioso legale contro un fornitore e un produttore di cemento, ha fatto eseguire cinque perizie sulla propria abitazione che hanno messo in evidenza che nel cemento utilizzato erano presenti ceneri, diossine e metalli pesanti.

Ufficio Stampa On. Andrea Zanoni

Gcr accoglie con piacere la richiesta di Andrea Zanoni all'Europa, affinché si faccia chiarezza su che cosa gli italiani si ritrovano in casa, nei muri e nei pavimenti delle loro abitazioni, ma anche dei luoghi di lavoro, degli ospedali, delle scuole. La soluzione cementifici per le ceneri degli inceneritori è una pazzia, come far rientrare dalla finestre i rifiuti di cui ci siamo appena liberati, peggiorati di molto in pericolosità.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 31 agosto 2012

Sono passati

7 giorni dalla richiesta di dimissioni di Luigi Giuseppe Villani dalla poltrona di vicepresidente di Iren, il rappresentante che non rappresenta più gli interessi del Comune di Parma in seno alla multiutility.
http://www.facebook.com/QuandoTeNeVai

823 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma
Sono passati
117 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012
Sono passati
102 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno
Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI


giovedì 30 agosto 2012

Festa tossica


Chissà se l'anno prossimo la Festa Democratica sarà ancora a Ravadese, in pieno cono di emissione del loro inceneritore, a cui sono devoti più che al libretto rosso di Mao.
Ma certo che la faranno lì, finalmente felici di inalare tutto quel ben di Dio che uscirà dal camino.
Non è forse l'inceneritore più all'avanguardia del mondo? Quel camino è un aerosol, che porterà ristoro all'aria stantia che circola dalle parti dell'autostrada.
Così in un sol colpo una festa più salubre, una pasta meno inquinata, pomodori più saporiti.
Certo è che anche quest'anno, 2012, la festa democratica brilla per non includere il tema inceneritore in calendario, che invece include interessantissimi scambi di vedute su “L'amore ai tempi del Pd”, o “Il calcio italiano dopo lo scandalo scommesse”, effettivamente argomenti pregnanti, con gli spettatori in trepida attesa.



Meno male che l'ambiente irromperà con “Green Economy, nuova opportunità”, che, a giudicare dalle presenze, sosterrà le centrali a biomassa come nuovo Eldorado per il nostro territorio (consigliamo di sostenere anche la centrale a biomassa della Certosa, in modo da averne vicino vicino i suoi benefici influssi verdi).
Il Pd è cambiato, rinnovato, decapitato dopo le elezioni, ma il cuore, si sa, rimane in piazza della Pace, dove tutto si decide e guai a fiatare.
Ma il nuovo Pd stupisce per coraggio.
Dice la Mantelli sull'inceneritore: “Non è il problema principale di Parma, ce ne sono altri più urgenti: dall'economia che si sta sfaldando al welfare appunto. Sull'inceneritore la nostra posizione è chiara, se il sindaco trovasse un'alternativa vantaggiosa saremmo ben felici di ascoltarlo”.
Certo che pensare vantaggiosa una tariffa a 168 euro a tonnellata, la più alta d'Italia, è un po' dura, una digestione difficile anche per il popolo pidino, le cui tasche non scampano al balzello rifiuti.
Dal 2006 Cgr propone l'alternativa all'inceneritore.
Il forno non era nemmeno in progetto.
Nessuno ci ha ascoltato, se non oggi il Movimento 5 Stelle, che proprio quella alternativa ha sposato.
Ma se la Mantelli non intende ascoltare noi, perché le direttive sono note, provi a tendere l'orecchio oltre Enza, dove i colleghi di partito hanno spento l'inceneritore e adottano una strategia foto copia di quella di Parma. 
Là il Pd la ritiene valida, ma basta un rigagnolo a far evaporare tutto l'entusiasmo.
Spiacenti per il Mantelli pensiero, ma il tema inceneritore è a Parma quello più importante e sentito, anche con il bavaglio imposto dal Pd.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 30 agosto 2012

Sono passati

6 giorni dalla richiesta di dimissioni di Luigi Giuseppe Villani dalla poltrona di vicepresidente di Iren, il rappresentante che non rappresenta più gli interessi del Comune di Parma in seno alla multiutility.
http://www.facebook.com/QuandoTeNeVai

822 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma
Sono passati 
116 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012
Sono passati
101 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno
Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

lunedì 27 agosto 2012

La finta collaborazione della Provincia


Il presidente della Provincia di Parma Bernazzoli ha sempre sbandierato la scarsa collaborazione tra il suo ente e il Comune di Parma, in particolare nell'annosa vicenda dell'inceneritore.
Lo scorso anno, quando piazza Garibaldi stoppò il cantiere per mancanza del titolo edilizio (a proposito, il documento non è mai apparso e nemmeno gli oneri sono stati pagati), Bernazzoli gridò al complotto e accusò il Comune di non aver consultato la Provincia prima di procedere al sigillo.



La tesi della collaborazione tra gli enti locali è stata sempre sostenuta dal presidente provinciale, ma probabilmente intesa come se lui fosse il preside di una scuola, e intendesse conoscere i pensieri dei suoi docenti per eventualmente correggerne il tiro.
Fino a ieri non eravamo a conoscenza invece del tentativo di dialogo che l'allora assessore all'Ambiente Cristina Sassi intraprese proprio per affrontare insieme la problematica relativa al mancato titolo edilizio del cantiere di Ugozzolo.
Come si sa Iren non fece mai richiesta di ottenimento del permesso a costruire, nonostante la stessa, in alcuni documenti, ne sottolineasse l'esigenza, prima di procedere all'apertura del cantiere del Pai.
Il titolo edilizio era dovuto in quanto non si tratta, nel caso dell'inceneritore di Parma, di un'opera pubblica, per la quale sarebbe bastato l'iter della Via, la Valutazione di Impatto Ambientale, ma di un progetto privato, allestito su un terreno privato il cui permesso a costruire non è automatico.
Alla fine della querelle il Tar la diede vinta a Iren, in una dubbia sentenza che sarebbe stato necessario appellare al Consiglio di Stato, decisione che invece non prese il commissario Ciclosi, aprendo la strada alla richiesta milionaria (28 per la precisione) di danni, in questi giorni messa in opera da Iren.
Questa mattina la nostra casella di posta conteneva la copia di una lettera che il presidente Bernazzoli recapitò all'assessore Sassi, mettendo in copia perfino Iren.
Nella breve missiva il “niet” di piazzale della Pace a qualunque tipo di collaborazione, sia tecnica che politica, per fare luce sulla vicenda del titolo edilizio.
La predica della collaborazione viene spazzata via da poche dure frasi.
Il 7 luglio 2011, solo 2 giorni dopo aver ricevuto la richiesta, Vincenzo Bernazzoli esprime un netto diniego a collaborare, né tramite i politici, né tramite i tecnici.
Ma il suo intervento rappresenta proprio un'entrata a gamba tesa nel lavoro dei tecnici, perché ordina ai tecnici lo stop a qualsiasi dialogo tra enti, ponendo la parola fine, da politico, ad un consulto tra tecnici che lo stesso presidente, una riga sopra, definisce luogo deputato a questo tipo di questioni.
Il fatto che la lettera sia indirizzata anche al direttore tecnico di Iren, Roberto Paterlini, la dice lunga sul feeling Provincia-multiutily, che in questo caso in particolare non dovrebbe proprio entrare nella vicenda, visto che era parte in causa.
Un altro evidente esempio di come ancora non conosciamo tutta la verità sul forno.


Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 27 agosto 2012

Sono passati

3 giorni dalla richiesta di dimissioni di Luigi Giuseppe Villani dalla poltrona di vicepresidente di Iren, il rappresentante che non rappresenta più gli interessi del Comune di Parma in seno alla multiutility.
http://www.facebook.com/QuandoTeNeVai

819 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma
Sono passati 
113 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012
Sono passati
98 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

domenica 26 agosto 2012

La scomparsa di Michelangiolo Bolognini, medico per la salute


Ci ha lasciato l'oncologo Michelangelo Bolognini, Medicina Democratica, noto a tutti gli ambientalisti livornesi ma anche italiani per aver contribuito alle lotte contro incenerimento dei rifiuti e rigassificatori.



Gestione Corretta Rifiuti è vicina alla famiglia.


Salute, Michelangiolo!

Ci siamo sentiti poco tempo fa, discreto e presente come sempre; mi avevi scritto:
La salute per Ivan Illic, pensatore critico della medicalizzazione nei "favolosi" anni '70 del secolo scorso, era ... "semplicemente una parola del linguaggio quotidiano che designa l'intensità con cui gli individui riescono a tenere testa ai loro stati interni ed alle condizioni ambientali"... mentre per quanto riguarda "un popolo", la salute dipende ..."dal modo in cui le azioni politiche condizionano l'ambiente e creano quelle circostanze che favoriscono in tutti, e specialmente nei più deboli, la fiducia in se stessi, l'autonomia e la dignità".
Non avevi paura di essere te stesso, anche se ti è costato troppo scegliere di stare dalla parte giusta.
Hai vissuto la tua vita e professione come una “missione”, diventata naturalmente scelta di campo.
Stai vicino ad Adriana, e a noi.

“Salute, ce n’è bisogno”
Adri


Pubblichiamo anche alcuni saluti di ricordo tratti da
http://sosgeotermia.noblogs.org

E’ morto questa notte, all’ospedale di Pisa, un caro compagno, toscano e polemico anche per temperamento, ma sempre lucido e intransigente nel combattere le nocività evitabili, i cancrovalorizzatori, gli avvelenatori e i tanti “sinistri”, che quotidianamente tentano di mistificare i fatti.
Ci ha lasciato il medico igienista Michelangiolo Bolognini, che tanto ha dato alle Associazioni Ambientaliste e ai Comitati toscani e nazionali.
Ciao Michelangelo, ci mancherà la sfida del tuo sguardo irriverente, la provocazione delle tue posizioni, la tenacia del tuo impegno. Terremo cari i tuoi insegnamenti e il tuo esempio nelle lotta che continueremo a portare avanti perché la salute sia in tutto il mondo un diritto primario.

Roberto Barocci


Sembra che la sorte si accanisca contro chi più si batte contro i responsabili della distruzione dell’ambiente naturale. Avevamo perso Giuseppe Diemidio e ora Michelangiolo Bolognini che tanto si era adoperato in favore dell’Amiata. L’avevo incontrato alla riunione redazionale de Il Ponte cui collaborava con articoli pregnanti e infiammati di una passione civile e ambientale dai toni drammatici. Ora si capisce il suo dramma: lasciare troppo presto questo mondo disgraziato. Ci salutammo di fretta, aveva l’ansia di correre altrove, a riunioni dove sentiva che era necessaria la sua presenza. Ora le sue corse affannate, il suo impegno, la sua promessa di ritornare da noi, tutto è finito. Ma non è finito. La battaglia che conduciamo ‘ha un cuore antico’, siamo pochi, pressochè inascoltati ma oggi abbiamo la coscienza più che mai che la nostra lotta più che necessaria è indispensabile. Noi siamo chiamati a corrispondere alle attese degli innocenti, i bambini che nulla sanno di ‘volano di sviluppo’, i bambini, le piante, l’ambiente tutto.
Ciao Michelangiolo, abbiamo raccolto il testimone tuo e continuiamo la staffetta.

Carlo Carlucci

Michelangiolo Bolognini era il coordinatore del Gruppo Operativo Attività Produttive, la struttura interdisciplinare del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Pistoia, che costituisce l’interfaccia fra l’azienda e le Amministrazioni Comunali e i Suap.
Ricoverato qualche tempo fa a Pisa per un delicato e lungo intervento chirurgico, il dottor Bolognini stava iniziando la convalescenza e la ripresa, quando, per cause attribuibili a una imprevista emorragia, è improvvisamente deceduto.