lunedì 3 giugno 2013

CLAMOROSO - Il Gse boccia l'inceneritore di Parma

PARMA. INCENERITORE, NEGATA QUALIFICA DI IMPIANTO DA FONTI RINNOVABILI
IREN RICORRE AL TAR DEL LAZIO CONTRO PROVINCIA E GSE; INCENTIVI A RISCHIO?



(DIRE) Parma, 3 giu. - Una nuova tegola cade su Iren per l'inceneritore di Ugozzolo alle porte di Parma. Dopo le indagini pendenti della magistratura sull'iter autorizzativo dell'impianto, e i rilievi di Comune e Provincia alle prove di combustione (sollevati il 5 e il 24 maggio) che hanno portato ad una momentanea sospensione delle attività, ad essere messi in discussione sono ora gli incentivi statali di cui l'azienda ha fatto richiesta per il termovalorizzatore. La vicenda, estremamente intricata sotto il profilo legale, ha un punto fermo nel ricorso presentato il 17 maggio scorso da Iren al Tar del Lazio contro la Provincia di Parma e il Gestore dei Servizi Energetici Gse, spa, società con socio unico nel Ministero dell'Economia e delle Finanze che, tra le altre attività, "valuta e certifica i risparmi conseguiti dai progetti di efficienza energetica nell’ambito del meccanismo dei certificati bianchi, anche noti come “Titoli di Efficienza Energetica” (Tee), e promuove la produzione di energia termica da fonti rinnovabili (Conto Termico)". L'istanza rivolta dalla multiutility ai giudici amministrativi è infatti volta a far annullare una nota del 25 febbraio 2013 con cui Gse ha espresso parere negativo alla qualifica del termovalorizzatore di Parma di "impianto alimentato da fonti rinnovabili (Iafr)" ai sensi del decreto del ministero dello Sviluppo economico del 18 dicembre 2008 che disciplina la materia dei certificati ambientali. Iren, da quanto emerge dal ricorso, avrebbe chiesto di qualificare l'impianto di Ugozzolo come "impianto ibrido termoelettrico con una potenza nominale media annua pari a 17,32 Megawatt". Per il momento i giudici del Tar del Lazio non hanno fissato alcuna udienza. Resta invece da sciogliere il nodo se gli eventuali incentivi siano stati già conteggiati da Iren nel piano economico del termovalorizzatore e come, qualora le risorse derivanti non dovessero arrivare, verranno compensate.
(Agenzia Dire)

L'Ue boccia i cogeneratori a biomassa

Stop agli impianti dove la Direttiva Aria risulta violata

Il tema tocca anche Parma,
dove fioriscono impianti in ogni angolo della provincia

La Commissione europea bacchetta l’Italia e invita le autorità competenti ad imporre tutte le misure di attenuazione nel rispetto della Direttiva Aria 2008/50/CE.
È la risposta del Commissario Ue all’Ambiente, Janez Potočnik, all’eurodeputato Andrea Zanoni. «Ancora una volta, le autorità locali venete, con il sostegno della Regione, hanno approvato opere che guardano al passato invece che al futuro non facendo altro che inquinare ancora di più l’aria che respiriamo tutti i giorni».
«Nell’autorizzare nuovi impianti di combustione, le autorità competenti in Italia dovrebbero prendere nella dovuta considerazione l’impatto sulla qualità dell’aria e imporre tutte le opportune misure di attenuazione, in particolar modo se l’installazione degli impianti è autorizzata in aree che già superano i valori limite fissati per la protezione della salute umana dalla Direttiva 2008/50/CE».



Il Commissario Ue all’Ambiente, Janez Potočnik, risponde così all’interrogazione presentata il 3 aprile scorso da Andrea Zanoni, eurodeputato ALDE (Alleanza dei Liberali e Democratici Europei) e membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo. «Adesso vediamo se le autorità locali faranno finalmente la scelta responsabile di tutelare sia l’ambiente che la salute degli abitanti della zona. L’Ue ha bocciato i cogeneratori a biomassa di Pederobba, Treviso».
Zanoni aveva denunciato in Europa il rischio sanitario derivante dall’autorizzazione della Regione Veneto a due nuovi cogeneratori a biomasse a Pederobba (TV). «Un impianto sarebbe alimentato a oli vegetali da 999 kW di potenza e uno a legno e tralci di vite da 490 kW, nonostante nella zona siano già presenti numerose aziende di stampaggio plastica e un’industria insalubre di classe 1 (cementificio/co-inceneritore) autorizzata a bruciare 60.000 tonnellate di petcoke e 60.000 tonnellate di pneumatici triturati annui, impianti che già immettono in atmosfera ingenti quantità di prodotti della combustione».
L’eurodeputato, nell’interrogazione presentata, aveva ricordato che l’autorizzazione all’installazione dei due nuovi impianti è avvenuta senza considerare l’inquinamento di aria e suolo già presente nel territorio, rilevato da uno studio dell’Agenzia regionale per la Prevenzione e Protezione ambientale del Veneto (ARPAV) tra il 2008 e il 2010: i valori di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) cancerogeni e interferenti endocrini sono risultati i più alti del Veneto.
«Trattandosi di impianti con una potenza inferiore ad 1 MW, la normativa italiana non prevede nessuna Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) e, in questo modo, non si considera l’effetto cumulativo con gli altri impianti esistenti già fonte di inquinamento per l’aria e il suolo della zona. In questo grave contesto di inquinamento ricordo che il 19 dicembre 2012 l’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia europea per violazione della Direttiva Aria, a seguito dei superamenti dei limiti di legge di più inquinanti che continuano a verificarsi in quest’area».
Il Commissario all’Ambiente Ue ha riconosciuto che l’area dei cogeneratori di Pederobba rientra proprio nei casi dove sono già stati superati «i valori limite fissati per la protezione della salute umana dalla Direttiva 2008/50/CE come indicato nella sentenza della Corte di giustizia del 19 dicembre 2012 presentata alla Commissione con riferimento al particolato e al biossido di azoto. I dati dimostrano in modo sempre più evidente che la combustione del legno contribuisce ad aumentare i livelli di particolato (PM) presente in atmosfera».
Infine, Janez Potočnik ha sottolineato che «in seguito alla sentenza della Corte di giustizia la Commissione ha avviato l’adozione di ulteriori misure per far sì che le autorità italiane pongano fine alla persistente violazione degli articoli 13 e 23 della Direttiva Aria 2008/50/CE».
«Purtroppo, ancora una volta, ci vuole l’intervento dell’Europa per spingere le autorità locali italiane ad agire per tutelare la salute dei cittadini. Dopo questa risposta della Commissione europea mi pare evidente che ogni nuovo progetto di cogeneratore e impianto a biomassa possa essere autorizzato senza problemi solo nel momento in cui l’aria che respiriamo rientrerà nei parametri fissati dalla Direttiva sulla qualità dell’aria», ha concluso Zanoni.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR


giovedì 30 maggio 2013

Sfumature di nero

Inceneritore di Parma, a che punto siamo

Il vero giallo della città è nero, come i fumi che ben presto usciranno dal camino di Ugozzolo.
In tanti si e ci domandano a che punto siamo, perché davvero ormai tutti quanti hanno perso la bussola e non sanno se come quando l'impianto sia partito, chiuso, bloccato o che accidente d'altro sia successo.
Tentiamo così la non facile impresa di riassumere le ultime vicende senza la pretesa di essere esaustivi al 100% ma semplicemente per chiarire quale pagina del romanzo sia in lettura in queste settimane.
L'impianto di incenerimento di strada della Lupa è fermo nella parte che riguarda le prove di combustione e l'avvio della fase provvisoria.



Lo scorso aprile il gestore aveva avviato con una procedura mai esercitata in Italia una prova della prova, bruciando rifiuti per una sessantina di ore.
Le performance dell'impianto non sono state lusinghiere, al punto da provocare una diffida da parte della Provincia di Parma e un esposto alla Procura da parte di Arpa, l'organo regionale di controllo sull'inquinamento ambientale.
Ugozzolo rimane ancora un grande cantiere in corso d'opera e l'avvio di aprile era motivato dal tentativo di agguantare i certificati verdi concessi dallo stato italiano per quegli impianti che utilizzano combustibile da fonte rinnovabile, come sono considerate alcune frazioni dei rifiuti indifferenziati.
Dalle notizie in nostro possesso l'inceneritore doveva entro il mese scorso riuscire a produrre energia elettrica attraverso la combustione dei rifiuti per far scattare il meccanismo degli incentivi.
E' così si è cercato di fare, ma le ore (60) di quei giorni di prova hanno avuto un rendimento che definirlo scarso pare essere un eufemismo.
L'inceneritore di Parma infatti pare abbia prodotto in aprile la bellezza di 0,40 kw di energia elettrica, un forza in grado di tenere accesa una lampadina da 40 w per 10 ore, una vita intera.
Non sappiamo se, conoscendo la passione italiana per il teatro dell'assurdo, questo basti a convincere il gestore nazionale dell'energia ad attivare la pratica dei certificati verdi, ma all'orecchio del cittadino questa cifra parla da sé.
Dopo la fase di aprile il gestore ha tentato di ripartire con nuove fasi di prova, ma la Provincia lo ha stoppato con una ordinanza specifica che in pratica afferma una cosa molto semplice: finché Ugozzolo è un cantiere non si può procedere ad altre prove di accensione.
Non sappiamo se verrà opposto ricorso al Tar al nuovo stop, né se anche la Provincia verrà portata in tribunale dal gestore per il ritardo causato, ma di certo la figura rimediata in questa fase non è stata delle migliori e si procede per tappe forzate verso l'avvio del camino senza aver dimostrato particolare capacità organizzative per garantire tempi e modalità puntuali, e senza che si sia evidenziata quella trasparenza che su un progetto così travagliato sarebbe stata la benvenuta.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR


domenica 26 maggio 2013

Legambiente contro gli inceneritori

Italia rifiuti free
E' la svolta verde di una associazione nazionale
finora assente nella lotta contro l'incenerimento

Benvenuti nel club no termo




Ridurre e riciclare prima di tutto
Praticare serie politiche di prevenzione
Moltiplicare gli impianti di riciclaggio
Fermare la costruzione di nuovi inceneritori e chiudere gli impianti più obsoleti
Rottamare lo smaltimento in discarica
Italia rifiuti free
Oggi è possibile fare un altro grande passo avanti nella nostra storica battaglia per liberare l’Italia dai rifiuti. Per farlo dobbiamo partire dalla nuova situazione che si è venuta a creare e dalle opportunità che offre la presenza oggi di tante forze diverse da quelle ambientaliste tradizionali. E costruire una campagna nazionale nuova, capace di muoversi sui territori, tenendo conto delle diversità che si sono venute sedimentando in questi anni.
Mentre il ciclo illegale dei rifiuti continua a far pagare prezzi esorbitanti a tutto il Paese, in questi anni, nel ciclo legale, grazie al successo della raccolta differenziata e all’avvio (per quanto faticoso) di una filiera industriale virtuosa di recupero di diverse materie prime seconde, si sta disegnando un quadro nuovo. Sia a livello di politiche che di tecnologie. E’ finita l’era dei commissariamenti per affrontare le emergenze, le discariche ed i termovalorizzatori non è più credibile che siano descritte come “la soluzione”, è chiaro il sistema complessivo degli impianti necessari. Ne deduciamo, come Legambiente, una contrarietà assoluta a scelte sbagliate che purtroppo continuano ad essere proposte: costi troppo bassi per il conferimento in discarica, che depotenziano la raccolta differenziata, traffico internazionale verso il nord Europa o l’oriente per risolvere le emergenze, ancora nuovi termovalorizzatori.
Oggi è possibile vincere, trasformando tutto ciò in un residuo del passato e fare dell’Italia il primo paese in Europa rifiuti free. E’ possibile perché esistono le tecnologie, sappiamo qual è l’organizzazione migliore per la raccolta dei rifiuti urbani (porta a porta, ecc.), sappiamo quali impianti servono, sappiamo che è possibile trattare la parte residua del rifiuto urbano senza accendere nuovi termovalorizzatori e riducendo l’inquinamento (anche se il CSS non può essere la scusa per tenere in vita cementifici desueti, in eccesso o che hanno fino ad oggi inquinato paesi e città), sappiamo che la raccolta differenziata può alimentare una industria virtuosa, sappiamo che è possibile avere serie politiche di prevenzione e che si può (si deve) indirizzare la fiscalità per premiare quelle famiglie che la raccolta differenziata la fanno seriamente.
Per fare un altro decisivo passo avanti lanciamo una campagna in cinque mosse per vincere e liberare l’Italia dai rifiuti.
E’ in questo nuovo contesto che un forte contributo ad avanzare sul questa strada può essere dato anche dalla proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti zero, di cui condividiamo molti aspetti, mentre su altri riteniamo si tratti di proposte sbagliate ed in alcuni casi controproducenti. Ma la raccolta di firme può essere un’occasione per accendere il dibattito nel paese, chiedere obiettivi concreti alle Regioni e ai Comuni, mobilitare le persone per una fiscalità che difenda le entrate delle famiglie virtuose. Aprire un confronto sul nuovo contesto che si è venuto a creare e capire come si possono fare concreti passi avanti.
Il documento che presentiamo alla discussione dell’associazione, serve a stimolare la riflessione all’interno e all’esterno dell’associazione, serve a mobilitarci per raggiungere obiettivi di livello nazionale e locale, serve per creare una cultura più avanzata sul problema dei rifiuti tra la gente e i decisori politici. Nelle prossime settimane, perciò dovremo organizzare, come regionali e circoli incontri sul tema in cui ragionare insieme, individuare territorio x territorio gli obiettivi e le azioni utili, allargare le alleanze sociali, coinvolgere enti locali e Regioni.

L'Italia tra luci e ombre
Sono trascorsi 16 anni dall’approvazione del decreto Ronchi, la legge che nel 1997 rivoluzionò l’impostazione del ciclo dei rifiuti del nostro Paese, e diverse cose sono cambiate nel panorama nazionale.
Legambiente in questi anni è stata tra i protagonisti della rivoluzione della gestione sostenibile dei rifiuti che ha cambiato gli stili di vita di tanti cittadini (basti pensare alla battaglia vinta contro gli inquinanti sacchetti della spesa usa e getta) e ha raggiunto diversi territori considerati una volta persi (come in molti territori del centro sud dove sono numerose le esperienze dei Comuni ricicloni). Da sempre ci battiamo per combattere lo smaltimento in discarica con la gestione integrata dei rifiuti, fondata sul principio gerarchico delle 4 R (riduzione, riuso, riciclaggio recupero), e oggi sono numerosissime le esperienze industriali nel settore del recupero dei rifiuti che sono uno dei pilastri della green economy italiana.
Ora è necessario aprire una nuova stagione della politica associativa per completare l’opera. Anche il commissario europeo all’ambiente ha deciso di scommettere sul riciclaggio dei rifiuti per sconfiggere l’interramento dei rifiuti e l’innovazione tecnologica permette di riciclare quello che una volta si poteva solo bruciare o sotterrare. La svolta è dietro l’angolo, occorre:
1. combattere con forza le lobby delle discariche e degli inceneritori, ancorate al passato;
2. fare una guerra senza quartiere contro lo smaltimento in discarica pretendendo il rispetto della direttiva europea e utilizzando la leva economica per impedire la concorrenza sleale dell’interramento dei rifiuti;
3. fermare la costruzione di nuovi inceneritori, cominciando a dismettere quelli più obsoleti e inquinanti;
4. moltiplicare gli impianti di riciclaggio, a partire da quelli per la frazione organica dei rifiuti come i digestori anaerobici per concretizzare in tempi brevi
5. praticare serie politiche nazionali sulla prevenzione;
Solo così potremo far diventare l’Italia uno dei paesi capofila di quella società europea del riciclaggio ben delineata nella normativa comunitaria più recente.

La rivoluzione avanza
Nel ciclo dei rifiuti del nostro paese negli ultimi anni sono cambiate tante cose:
le raccolte differenziate porta a porta secco/umido finalizzate al riciclaggio si sono diffuse anche in alcuni territori nel centro sud Italia (soprattutto in Campania);
ormai sono al Sud i capoluoghi di provincia che fanno scuola a proposito di rispetto degli obiettivi di legge sulla raccolta differenziata grazie ai sistemi domiciliari (a partire dall'esperienza di Salerno con il suo 65% di rd per i suoi 140mila abitanti, ma anche Andria in Puglia col suo 70% per i suoi 100mila abitanti);
ci sono regioni come la Sardegna che grazie al sistema di penalità/premialità sullo smaltimento in discarica sono riuscite a diffondere i sistemi di raccolta differenziata secco/umido e a ridurre fortemente i conferimenti in discarica in pochi anni, arrivando ormai a percentuali di raccolta differenziata tipiche delle regioni del centro nord (50% circa);
si stanno diffondendo i nuovi impianti per produrre compost di qualità ma anche energia da fonte rinnovabile (i digestori anaerobici per trattare la frazione organica selezionata, oltre ai reflui zootecnici, i fanghi di depurazione, gli scarti agricoli, etc) che non sono più in perdita economica, come lo erano i tradizionali impianti di compostaggio aerobico, grazie alla produzione di energia da fonte rinnovabile;
si stanno affermando in diversi territori le esperienze locali sulla prevenzione (campagne per l'acqua di rubinetto, compostaggio domestico, tariffazione puntuale, eco sagre, vendita prodotti sfusi o alla spina, etc);
si stanno concretizzando esperienze imprenditoriali che oggi puntano a riciclare alcune frazioni merceologiche o tipologie di rifiuti che fino a qualche tempo fa erano considerate non riciclabili e quindi solo da bruciare o da smaltire in discarica (è il caso del rifiuto urbano residuo dopo una raccolta differenziata spinta in quelle che vengono definite oggi “le fabbriche dei materiali”, delle plastiche miste - plastmix - riciclate ad esempio dalla Revet toscana o degli impianti in fase di sperimentazione per recuperare materia dai pannolini usa e getta).
Tutti questi risultati sono figli anche del nostro lavoro fatto fino ad oggi.

I problemi irrisolti
Ci sono però ancora molte cose che non vanno:
le buone pratiche sulla raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio non si sono ancora diffuse su tutto il territorio nazionale (sono pochissime in regioni meridionali in emergenza come la Sicilia, la Puglia o la Calabria ma lo stesso si può dire anche di alcune regioni del nord come la Liguria o la Valle d'Aosta);
le politiche nazionali sulla prevenzione da parte del Ministro dell'ambiente sono assolutamente assenti, nonostante dovessimo approvare il programma nazionale di prevenzione entro il dicembre 2012 (inspiegabilmente abbiamo voluto anticipare di un anno la scadenza prevista dalla direttiva europea e, come spesso accade, abbiamo disatteso questo termine);
soprattutto nel centro sud c’è ancora una carenza di impianti per trattare l’organico da raccolta differenziata che alimenta lungo tutto lo stivale il trasporto su gomma di rifiuti da trattare;
la tassazione rifiuti a carico delle famiglie continua ad essere iniqua e a ignorare il principio "chi inquina paga", visto che solo una migliaio di Comuni italiani fa pagare le utenze in base a quanti rifiuti vengono prodotti grazie alla tariffazione puntuale;
continuano a farla da padrone in diversi territori i “signori” dello smaltimento rifiuti - proprietari o gestori di mega impianti come discariche o inceneritori - che anestetizzano e ingessano ogni ipotesi di sviluppo di un ciclo virtuoso dei rifiuti fondato su riciclaggio e prevenzione;
dopo il referendum abrogativo sui controlli ambientali del 1993, il nostro Paese si è dotato di un sistema di Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente. Negli anni la rete dei controlli si è andata strutturando in maniera non omogenea sul territorio nazionale, con alcuni casi di eccellenza e altri caratterizzati da una pesante inadeguatezza.

Le prossime sfide
Combattere le lobby ancorate al passato
Ci sono due potenti lobby che lavorano per fermare la rivoluzione dei rifiuti in atto nel paese: ci sono i "signori delle discariche" che continuano a condizionare pesantemente le politiche locali e nazionali per continuare a smaltire in grandi quantità i rifiuti sotto terra, spesso a prezzi stracciati che sbaragliano ogni altra ipotesi di gestione, e i “signori dell'incenerimento” che vorrebbero continuare a costruire nuovi impianti, o ad ampliare e ammodernare i vecchi, in uno scenario nazionale ormai completamente cambiato e saturo sotto questo punto di vista.
Contro il modello praticato da queste due lobby, e dalla politica locale e nazionale che le supporta, che dovremo concentrare la nostra azione associativa, lavorando nel frattempo anche per concretizzare una volta per tutte le politiche nazionali di prevenzione e la massimizzazione del riciclaggio dei rifiuti.
Rottamare le discariche con la leva economica
Tutti si stracciano le vesti perché continuiamo a smaltire in discarica sostanzialmente la metà dei rifiuti urbani prodotti nel nostro Paese (con punte del 90% come in Sicilia). Ma nessuno fa nulla. Anzi si sono approvate addirittura leggi per favorire questa opzione di smaltimento (come le tante proroghe concesse dal Parlamento negli ultimi 15 anni al divieto di smaltire in discarica rifiuti non pretrattati che era previsto addirittura dal decreto Ronchi del 1997).
Per combattere davvero la discarica l'unica opzione da praticare, oltre al rispetto della direttiva europea (ampiamente disattesa dall'Italia in alcune centinaia di impianti che hanno portato il nostro paese al conflitto con l'Europa con una procedura d'infrazione in stato avanzatissimo che ci espone al rischio di sanzioni), è la leva economica: serve imporre un aumento dei costi di conferimento, imponendo il rispetto della direttiva europea sulle discariche, sfruttando appieno l’attuale versione dell’ecotassa regionale per lo smaltimento in discarica (definita dalla legge 549 del 1995), fissando al limite massimo di 25 euro a tonnellata l’entità del tributo regionale così come previsto dalla legge attuale, e lavorare contemporaneamente perché il ministero dell’Ambiente e il Parlamento approvino le modifiche normative necessarie ad aggiornare quello strumento pensato 18 anni fa e ormai assolutamente datato.
Solo in questo modo potremo rottamare il modello fondato sull’attività delle discariche come l’abbiamo visto fino ad oggi.

Stop alla costruzione di nuovi inceneritori, chiudendo subito i più obsoleti
Il successo della raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio di questi anni ha determinato due conseguenze: ha sostenuto sempre di più la filiera industriale del recupero delle materie prime seconde, uno dei pilastri della nostra green economy, e ha notevolmente ridimensionato il bisogno, per la chiusura del ciclo nei vari territori, del recupero energetico dai rifiuti urbani non altrimenti riciclabili.
Alla crescita importante del recupero di materia si sta aggiungendo, finalmente, anche la novità della riduzione della produzione dei rifiuti. Negli ultimi anni c’è stata una riduzione che non auspicavamo, quella causata dalla crisi economica che ha avuto conseguenze anche sui consumi e quindi sulla produzione dei rifiuti. Nel frattempo però si cominciano a vedere i primi effetti delle politiche di prevenzione locale messe in campo da alcuni enti locali (Regioni, Province, Comuni) con un contenimento, in alcuni casi con una riduzione, dei quantitativi di rifiuti prodotti. E tutto questo è avvenuto in attesa che il ministero dell’Ambiente adotti un vero programma nazionale di prevenzione entro la fine del 2013, obbligando in primis le aziende della produzione e della distribuzione, oltre a tutti gli altri soggetti (commercianti, agricoltori, artigiani, oltre agli enti locali e alle società di igiene urbana) a cambiare rotta su questo fronte, come avvenuto con successo in Germania negli ultimi 20 anni. Anche il trend di riduzione dei rifiuti renderà problematica l’alimentazione di impianti “rigidi” come gli inceneritori che notoriamente non possono essere modulati nel flusso di rifiuti alimentati al forno e che quindi sono un evidente problema per l’auspicata massimizzazione del riciclo e dello sviluppo delle politiche di prevenzione.
Il quadro impiantistico sull’incenerimento in Italia è ormai saturo:
ci sono regioni dove la potenzialità impiantistica di combustione dei rifiuti è sovradimensionata e quindi va ridotta, dismettendo, senza sostituirli, gli impianti più vecchi (è il caso della Lombardia o dell’Emilia Romagna);
ci sono regioni, soprattutto al centro sud, dove sono stati costruiti negli ultimi 10-15 anni impianti per bruciare i rifiuti, colmando un deficit impiantistico che per anni è stato raccontato furbescamente come uno dei motivi alla base delle emergenze rifiuti;
ci sono regioni dove i risibili quantitativi di rifiuti in gioco rendono superfluo realizzare un impianto dedicato (è il caso della Valle d’Aosta, dove è servito un recente referendum regionale - che abbiamo sostenuto con forza e vinto - per fermare la realizzazione di un pirogassificatore, che non avendo una produzione regionale di rifiuti tale da giustificarne la costruzione, si basava su una legge regionale che fissava il tetto delle raccolte differenziate al 50% e su un sostanziale rifiuto della Regione di promuovere la raccolta separata dell’organico).
In questo nuovo scenario dobbiamo dire chiaramente che si deve cambiare registro anche su questa forma di gestione rifiuti e che d’ora in poi non si dovranno più costruire nuovi impianti di incenerimento/gassificazione per rifiuti, che gli inceneritori esistenti a fine vita vanno smantellati e sostituiti da impianti per il recupero di materia e da digestori anaerobici per l’organico selezionato, optando solo a determinate condizioni e in modo temporaneo per il recupero energetico negli impianti industriali esistenti (come riportato nel paragrafo che segue), per lasciare spazio solo alle politiche legate alla riduzione, al riuso e al riciclaggio.

La gestione del transitorio verso la società italiana del riciclaggio
La messa a punto di una politica che arrivi a svilupparsi attorno a prevenzione-riuso-riciclo per rendere l’Italia protagonista di quella società europea del riciclaggio descritta dalla direttiva europea sui rifiuti del 2008 richiederà ovviamente alcuni anni e per questo occorrerà gestire il regime transitorio.
Gestire il transitorio significa tre cose:
sulla prevenzione la diffusione delle buone pratiche locali è molto importante, ma da sola non basta. E’ necessario promuovere iniziative strutturali di carattere nazionale, che devono coinvolgere in primis il mondo della produzione e quello della distribuzione, come richiesto anche dalla nuova direttiva europea sui rifiuti. Devono essere anche coinvolti tutti gli altri attori del ciclo dei rifiuti (governo, enti locali, commercianti, agricoltori, artigiani, aziende di igiene urbana, ambientalisti, consumatori, etc) per arrivare alla definizione del Programma sulla prevenzione per premettere di ridurre la produzione dei rifiuti anche in Italia come già fatto in altri Paesi come la Germania. Ovviamente i primi risultati concreti e strutturali sulla riduzione si potranno concretizzare solo dopo alcuni anni dall’entrata in vigore delle nuove regole;
sul fronte del riciclaggio occorre stimolare nei prossimi anni la creazione di imprese per la gestione delle materie prime seconde in particolare di quelle per le quali non esiste un’industria matura. Ci sono settori come il riciclo del vetro che conta molte vetrerie (siamo il Paese europeo con il più alto numero di vetrerie), ma che deve anche importare rottame perché raramente è raccolto per colore; oppure la catena del freddo che ha impianti di riciclo dei frigoriferi per il doppio dell’immesso al consumo, mentre altre filiere sono assolutamente carenti (lampadine, terre rare, plastiche eterogenee, etc) oppure sono mal dislocati sul territorio nazionale;
trattare la parte residua massimizzando il recupero di materia (con selettori ottici, rulli a stella, pretrattamenti di pulizia si possono recuperare vetro, plastica, metalli dalla frazione indifferenziata in buona percentuale) e diminuendo il ricorso allo smaltimento. Su questo punto la rete internazionale Zero Waste teorizza la discarica temporanea sul modello statunitense. In Italia l’attuale impianto normativo al momento non consente lo smaltimento in discarica di frazioni ad alto potere calorifico (si può sempre cambiare la norma, anzi sarebbe opportuno visto che questa distinzione non è prevista dalla direttiva europea e che da quando è stata inserita nel dlgs 152/2006 è stata ogni anno prorogata perché di fatto inapplicabile). Quella proposta internazionale si basa però su un territorio ricco di spazi come quello degli Usa, modello improponibile nel nostro Paese. Massimizzando il riciclaggio e le politiche di prevenzione, e cominciando a dismettere gli inceneritori più obsoleti, nella fase di transizione sarà necessario utilizzare il combustibile da rifiuti (css) in parziale co-combustione negli impianti industriali esistenti (cementifici, centrali a carbone, etc.), per sostituire una parte dei combustibili fossili e inquinanti utilizzati fino ad oggi (petcoke, polverino di carbone, etc). Questa opzione andrà praticata solo laddove strettamente necessario (non ha senso prevederla dove ci sono già impianti di incenerimento a meno che non li si voglia dismettere), per quantitativi limitati a quello che non è altrimenti riciclabile, in un quadro regolamentario di cessione del materiale flessibile, evitando rigidi obblighi di conferimento con contratti a breve termine (per molti cementifici la priorità su cui lavorare è la loro chiusura, visti il surplus nazionale di offerta, l’inquinamento causato e la loro localizzazione ormai sbagliata, evitando la loro delocalizzazione all’estero). Solo in questo modo si può evitare di “ingessare” il ciclo dei rifiuti per troppi anni, come accade con gli impianti di incenerimento, che ovviamente devono funzionare tutto il giorno e tutto l’anno al massimo della potenzialità, ipotecando ogni possibilità di sviluppo del riciclaggio o delle politiche di prevenzione.

Innalzare il livello dei controlli ambientali in Italia
Il processo di rafforzamento della rete delle Agenzie (nazionale, regionali e provinciali) per la protezione dell’ambiente passa attraverso una ridefinizione legislativa del loro ruolo (arenatasi nel precedente Parlamento) oltre che attraverso la valorizzazione e la condivisione delle buone pratiche messe in campo finora in diverse parti d’Italia (a tal proposito si deve partire dalle migliori esperienze di monitoraggi ambientali per promuovere la replicazione in altri territori italiani con problematiche simili).

La rivoluzione in cinque mosse
Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, dobbiamo attivarci in tutto il Paese per rilanciare il dibattito pubblico sulle politiche virtuose per i rifiuti, organizzare azioni e iniziative a livello nazionale, regionale, locale per fare passi concreti nella direzione da noi auspicata. Per muoverci in modo coerente e incisivo, Legambiente avvia una campagna politica in cinque mosse:

1. Ridurre la produzione dei rifiuti
Aprire un fronte sull’assenza di politiche nazionali sulla prevenzione
Dovremo mettere in campo una azione politica vertenziale contro la mancata redazione del programma nazionale di prevenzione da parte del ministero dell’Ambiente e per fare di quel lavoro una svolta nelle pratiche e nei numeri conseguenti.
Sul fronte industriale ad esempio ci sono imprese italiane che lavorano sul mercato italiano ed esportano anche in Germania e che imballano lo stesso prodotto in due modi completamente diversi. È ora di finirla con questo paradosso. Bisognerebbe aprire un fronte anche con queste aziende chiedendo loro di uniformare il packaging, ma anche con il mondo industriale degli imballaggi più in generale per recuperare vecchie pratiche virtuose come il cauzionamento e il vuoto a rendere o per facilitare la vita ai cittadini al momento del conferimento dei rifiuti obbligandole ad esplicitare sulle confezioni a quale circuito di raccolta differenziata vanno conferite.
Va rilanciato il lavoro fatto negli ultimi 15 anni sul ritorno del vuoto a rendere e vanno potenziate le campagne sulla riduzione degli imballaggi (la storica “disimballiamoci”, il più recente concorso fotografico NO PACK sui prodotti imballati in modo assurdo, etc).

Il nuovo premio nazionale sulla prevenzione da affiancare al premio per i Comuni ricicloni
Sul modello del bando regionale sulla prevenzione che organizziamo dallo scorso anno nelle Marche (con Regione, Upi, Anci), replicheremo a livello nazionale quel modello con un premio per enti locali, aziende e associazioni, che organizzeremo insieme a Federambiente, l’associazione delle imprese pubbliche di igiene urbana. Il bando verrà reso pubblico in estate e la premiazione avverrà in autunno a Roma.
Sarà inoltre molto utile replicare il bando marchigiano anche in altre regioni italiane, partendo da quelle in cui organizziamo già l’edizione regionale di Comuni ricicloni.

2. Ridurre il costo del riciclaggio e il flusso dei rifiuti indifferenziati
Il disegno di legge sugli incentivi per l’acquisto dei materiali da riciclaggio dei rifiuti
Sottoporremo ai rappresentanti dei partiti nell’attuale Parlamento il ddl sugli incentivi ai materiali realizzati con il riciclaggio dei rifiuti già presentato nella scorsa legislatura. A quel ddl andranno aggiunte le modifiche normative sul compostaggio collettivo, sulla nuova ecotassa sulle discariche (togliere il tetto massimo di 25 euro a tonnellata, destinare i proventi dell’ecotassa solo a progetti di prevenzione e riciclaggio), sull’obbligo di marchiatura degli imballaggi per facilitare il corretto conferimento alla raccolta differenziata e tutte le altre iniziative legislative che abbiamo già promosso nelle scorse legislature.

Una nuova campagna sul riciclaggio da rifiuti e sugli acquisti verdi
Stiamo lavorando alla definizione di un nuovo progetto globale che racchiude le nostre iniziative sui rifiuti. Dopo il flop del decreto 203 del 2003 sugli acquisti verdi e nonostante il contesto normativo inadeguato, il gpp (green public procurement) ha in qualche modo preso piede trovando spazio anche nel settore privato. Dovremo giocare un ruolo in questa partita strategica per attivare nuovi mercati ai materiali riciclati e a basso impatto ambientale.

Iniziative sul territorio per promuovere le nuove filiere del riciclaggio
Nell’ambito della campagna Recall che promuoviamo con AzzeroCO2, oltre alle attività informative sui digestori anaerobici per trattare anche la frazione organica dei rifiuti, attiveremo nuove azioni che mira a sollecitare gli enti locali alla nuova frontiera del riciclaggio di rifiuti considerati fino ad oggi non riciclabili, come ad esempio i tradizionali pannolini usa e getta o le plastiche miste.
Dovremo anche monitorare il rispetto del divieto sui sacchetti non biodegradabili e compostabili anche alla luce dell’entrata in vigore delle sanzioni che partiranno da agosto.

3. Ridurre il peso della nuova tassazione rifiuti sulle famiglie
Vogliamo una Tares equa e puntuale
C’è in corso una grande polemica sulla nuova Tares perché viene descritta come una nuova tassa che aumenterà il peso fiscale sulle famiglie (lo sarà anche perché passando da Tarsu a Tares il costo del servizio dovrà essere interamente coperto dal gettito del tributo e molti comuni non hanno fatto molto fino ad oggi per stanare gli evasori della vecchia tassa rifiuti).
Faremo una campagna in difesa dei cittadini virtuosi per pretendere che la nuova Tares sia solo puntuale nel rispetto del principio “Chi inquina deve pagare”. Attiveremo anche una raccolta firme massiccia sul territorio, utilizzando anche gli strumenti informatici (sito, newsletter, social network, etc), indirizzata al governo e al parlamento per chiedere che il nuovo tributo sia commisurato solo sulla produzione di rifiuti indifferenziati di ciascuna utenza per permettere alle famiglie più virtuose di pagare meno.
Questa petizione sulla Tares equa e puntuale si affiancherà alla raccolta delle firme del disegno di iniziativa popolare Rifiuti zero (descritta nell’ultimo paragrafo), per incrociare in modo efficace i bisogni sociali dei cittadini e per continuare la nostra vertenza storica per passare da tassa a tariffa in tutti i Comuni italiani.

4. Ridurre il recupero energetico dai rifiuti
La black list degli inceneritori vecchi e inquinanti
Dovremo individuare alcuni casi di inceneritori obsoleti e inquinanti che a nostro avviso vanno chiusi, sostituendoli con impianti della filiera del riciclaggio (digestori anaerobici per l’organico, impianti per la valorizzazione spinta dei rifiuti, etc).

5. Ridurre lo smaltimento in discarica
Modificare in Parlamento la normativa sull’ecotassa regionale sulle discariche
Va promosso anche presso l’attuale parlamento il nostro ddl per far cambiare al Parlamento la legge sull'ecotassa approvata nel lontano 1995.

Pressing sulle Regioni per il rispetto dell’obbligo di pretrattamento e per l’aumento dell’ecotassa regionale
Dovremo fare una campagna di pressione sulle Regioni perché venga rispettato da subito l’obbligo di pretrattamento (prevedendo impiantistica flessibile e di veloce realizzazione) e per far rimodulare l'ecotassa in base al raggiungimento degli obiettivi di legge sulla raccolta differenziata o sulla produzione di rifiuto indifferenziato residuo.
Prepareremo un dossier su come le Regioni fanno pagare l’ecotassa per lo smaltimento in discarica, sul modello dei due dossier sui canoni di concessione sulle acque in bottiglia e sulle cave che pubblichiamo ormai da qualche anno.

Il disegno di legge di iniziativa popolare Rifiuti zero
Nella campagna politica “Cinque mosse per vincere sui rifiuti”, con nostri appuntamenti nazionali e locali e le nostre parole d’ordine, è importante partecipare alla raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero, come una delle nostre attività da affiancare alla raccolta firme per una Tares che premi i cittadini virtuosi, in modo da poter aprire il dibattito anche sui punti della legge che riteniamo sbagliati, creando alleanze e schieramenti vasti e popolari, e avanzare le nostre proposte a scala regionale e territoriale per raggiungere gli obiettivi che riteniamo praticabili nella politica dei rifiuti.
La proposta di legge di iniziativa popolare può rappresentare un acceleratore del dibattito locale e nazionale sui rifiuti tra cittadini, enti locali e operatori e va utilizzata al meglio per costruire alleanze e orientare la discussione sui temi più cari alla nostra associazione, senza schiacciarci su opzioni ideologiche e senza senso che equiparano ad esempio l’opzione “rifiuti zero” a quella “impianti zero”.
La strategia Rifiuti zero infatti è molto utile dal punto di vista della ricerca delle soluzioni tecniche ed è molto utile per far crescere il consenso alle ragioni dell'ambientalismo se è vista, raccontata e approfondita come strategia credibile e seria a lungo termine. Ma è invece una pericolosa semplificazione se attraverso questa formula si sostiene la possibilità di raggiungere quell'obiettivo immediatamente e, così facendo, si rischia di legittimare battaglie locali che nascono spesso solo dalla paura di avere un impianto a poca distanza da casa.
Ci sono alcune parti di questa legge che condividiamo profondamente e che vanno valorizzate al massimo nel dibattito dei prossimi mesi (come ad esempio la forte spinta alle politiche di riduzione - meno 20% della produzione rifiuti entro il 2020, meno 50% entro il 2050 rispetto al 2000 - e di massimizzazione del riciclaggio grazie alla raccolta porta a porta; la progressiva dismissione del recupero energetico a vantaggio del riciclaggio e della prevenzione; l’autosufficienza impiantistica di tutte le regioni per tutte le tipologie di rifiuti in rispetto del principio di prossimità; una proposta di rimodulazione dell’ecotassa per lo smaltimento rifiuti differenziata in base alla scala gerarchica del ciclo dei rifiuti o alle performance di riciclaggio dei Comuni; tariffe differenziate per il conferimento agli impianti in base alle performance di riciclaggio da parte dei Comuni; distinzione dei ruoli tra società di raccolta e di smaltimento per ridurre i “conflitti di interesse” nel ciclo; priorità di attenzione alla distribuzione del biometano in rete; l’obbligo di tariffazione puntuale; una rimodulazione degli incentivi che vanno spostati dalle opzioni di smaltimento quando previsti alle opzioni di prevenzione, riuso e riciclaggio; l’incentivo al ritorno del vuoto a rendere; la previsione di un piano di monitoraggio sanitario legato all’inquinamento locale e di un piano nazionale per la riduzione degli sprechi alimentari; lo sviluppo del compostaggio di comunità e dei centri del riuso; un programma serio per garantire la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e di controllo).
Ci sono infine altre parti del disegno di legge che non condividiamo e che a nostro avviso dovranno essere emendate o soppresse nella fase di discussione parlamentare che dovrebbe cominciare dopo il raggiungimento dell’obiettivo del numero minimo di firme (solo per citarne alcune: la domiciliarizzazione della raccolta differenziata va compiuta prima dei due anni previsti dalla proposta di legge; è sbagliato prevedere lo stop agli incentivi per la digestione anaerobica o gli impianti a biomasse a filiera corta o addirittura vietare la combustione del biogas per produrre elettricità da immettere in rete; è sbagliata la sospensione di ogni nuova autorizzazione a discariche per smaltire amianto, vista la grave carenza di questi impianti sul territorio nazionale; prevedere una moratoria tal quale sull’uso del css può essere un errore in alcuni specifici territori come già evidenziato nel presente documento; pensare di revocare gli incentivi per impianti di recupero energetico già autorizzati o attivi porterebbe ad una grande quantità di conteziosi difficili da vincere).

Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale Legambiente
Rossella Muroni, Direttore generale Legambiente

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR


sabato 25 maggio 2013

Fumiculì Fumiculà

Ennesimo stop dell'inceneritore, la firma è sempre quella della Provincia
Il Paip è più difficile da inaugurare della funicolare del Vesuvio

In attesa del comunicato colorato che accusi la Provincia di mettersi in mezzo alle buone intenzioni del gestore, registriamo il secondo gancio sinistro su Iren da parte del servizio ambiente di piazzale della Pace, che per bocca, anzi per penna, di Gabriele Alifraco, il responsabile unico del procedimento del Paip, assesta un altro duro colpo al camino.

Dopo la prova della prova delle scorse settimane, finita con una diffida della Provincia e un paio di esposti in Procura, tra i quali spicca quello di Arpa, una verifica sul cantiere fa emergere quello che era noto a tutti da tempo, che il cantiere cioè è un cantiere, e come tale non è in grado di avviare alcunché.
Stop quindi alle ulteriori prove previste da Iren il 27, poi il 28 e poi il 30, in una totale indecisione e frammentazione che ha innervosito anche l'ente di Bernazzoli, fin qui convinto sostenitore dell'impianto risolvitutto che svetta alle porte della città, nuovo biglietto da visita per la food valley.
Un progetto capace di stupirci per i colpi scena ben prima della sua edificazione e che anche oggi zoppica vistosamente mentre si trascina con fatica verso il traguardo.
Oggi tante domande sorgono spontanee tra i cittadini attoniti.
Ora Iren farà causa alla Provincia per i ritardi causati?
Il Comune di Parma farà causa a Iren per il dilettantismo di questa fase cruciale del progetto?
Chi pagherà i danni causati da questo evidente incedere casuale della multiutility che balbetta proprio nel momento in cui dovrebbe dimostrare tutto il suo apparato muscolare?
Chi ora si rimangerà i festosi annunci sul traguardo raggiunto che tale non era?
Chi ha gestito dentro Iren in modo così disastroso e balbuziente la fase finale del cantiere?
E soprattutto, leggendo i tenore della lettera di fuoco che la Provincia ha inviato a Iren, chi ha detto il falso nelle comunicazioni verso gli enti di controllo?
Perché se un fatto è certo è che nelle parole dell'ingegnere Alifraco, “comunicazioni non veritiere” significa semplicemente questo, aver raccontato balle.
Ora rigore totale, ma la credibilità di molto è andata a farsi benedire.
Chi rimette ora i tappi sulle bottiglie di champagne?
Nel frattempo tutto rimandato e in cima al camino niente fumo.


Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR


Rifiuti Risorse, la scuola protagonista

La rivoluzione del progetto è nei numeri e nelle menti

Alla scuola Ulisse Adorni il sistema funziona, eccome: non solo tutte le classi fanno raccolta differenziata con soddisfazione e piena consapevolezza, come abbiamo appreso dalla viva voce dei protagonisti, ma addirittura c’è una squadra operativa che controlla la corretta collocazione dei contenitori.



E in modo analogo hanno lavorato anche diverse altre scuole, dagli asili alle medie inferiori, nel’ambito del progetto “Rifiuti? Risorse!”, promosso dal Comune, insieme alll’Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma (Gcr), ideatrice del progetto, con la collaborazione del gestore dei rifiuti urbani, Iren Emilia.
I risultati sono stati illustrati in una conferenza stampa presso la scuola “Adorni” dal vicesindaco Nicoletta Paci, delegata ai servizi educativi, e dall’assessore all’ambiente Gabriele Folli, insieme a Paola De Marchi (GCR) e Arturo Bertodi di Iren. Alla conferenza sono intervenuti anche due insegnanti e 4 ragazzi, che hanno espresso in modo più che convincente il loro entusiasmo per l’operazione di recupero e riciclo dei rifiuti.
“In poco più di due mesi di questa prima sperimentazione – ha informato Gabriele Folli – sono stati raccolti nelle scuole 31.200 chilogrammi di carta e 26.625 di plastica e barattolame”. Quasi tutte le scuole hanno aderito, e ciascuna di loro avrà un contributo in misura del lavoro svolto.
“Questi sono insegnamenti per la vita – ha notato Nicoletta Paci – e il coinvolgimento delle famiglie tramite i ragazzi, produce valore aggiunto per l’iniziativa”.
Ringraziando ragazzi e insegnanti per la straordinaria sensibilità dimostrata, Paola De Marchi ha fatto notare che “si possono raggiungere risultati eccellenti senza sforzi particolari”, e Arturo Bertoldi di Iren ha ricordato che “progetti come questo consentono anche di migliorare la qualità nella gestione dei rifiuti e nella raccolta diferenziata”.
La prima fase sperimentale, giunta alla conclusione, relativa all’anno scolastico che sta terminando, è servita per tarare al meglio il progetto nell’ottica dell’applicazione del progetto futuro, che, dal prossimo settembre e per tutto l’anno scolastico 2013/2014, avrà le stesse finalità, ma sarà arricchita da una serie di proposte a carattere educativo e formativo su temi ambientali, legate ad un concorso a premi.
Partendo, infatti, dagli ambiti della regola delle 6 R (Riduci, Ripara, Riusa, Ricicla, Ricerca, Riprogetta) ogni singolo istituto, nei diversi ordini e gradi, potrà dar vita ad una serie di azioni rivolte al territorio, che verranno valutate per originalità, creatività, impatto e partecipazione delle varie componenti coinvolte, come visite guidate ad impianti di riciclo e concorsi fotografici.

Chi ha partecipato al progetto:

Nidi d’infanzia
N° totale bambini: 1580
N° totale bambini nidi d’infanzia aderenti al progetto: 940 corrispondente al 59,49% del totale complessivo dei bambini iscritti

Scuole dell’infanzia Comunali, Parmainfanzia e Parmazerosei
N° totale bambini : 2401
N° totale bambini scuole dell’infanzia aderenti al progetto: 2314 corrispondenti al 96,37% dei bambini iscritti

Scuole primarie
N. totale scuole primarie 33
N. totale scuole primarie aderenti al progetto 19
N° totale bambini scuole primarie: 8174
N° totale bambini scuole primarie aderenti al progetto: 5230 corrispondente al 63,99% del totale complessivo dei bambini delle scuole primarie

Scuole secondarie di primo grado
N. totale scuole secondarie di primo grado 18
N. totale scuole secondarie di primo grado aderenti al progetto RR  8
N°  totale bambini scuole secondarie di primo grado: 4980
N° totale bambini scuole secondarie di primo grado aderenti al progetto: 3153 corrispondente al 63,32% del totale complessivo di bambini delle scuole secondarie di primo grado

Scuole dell’infanzia statali
N totale scuole dell’infanzia statali  10
N. totale scuole dell’infanzia statali aderenti al progetto 6
N° totale bambini scuole dell’infanzia statali: 670
N° totale bambini scuole dell’infanzia statali aderenti al progetto: 391 corrispondente al 58,28% del totale complessivo di bambini delle scuole secondarie di primo grado di Parma.

Qualche dato:

Di seguito si riporta una prima quantificazione di massima riguardo i pesi dei rifiuti recuperabili raccolti presso le scuole aderenti al progetto nei mesi di marzo, aprile e maggio (calcolata secondo formule presuntive, che partono dal numero dei sacchi raccolti e dei contenitori svuotati rapportati ai relativi volumi):

Carta: 31.200 Kg
VPB vetro/plastica/barattolame (raccolti in contenitori rigidi gialli): 26.625
PB plastica/barattolame (raccolta in sacchi gialli): 600 kg.

Sulla base di questi quantitativi, ovviamente diversificati per scuole, e sulla base corrispettivi unitari riconosciuti per materiali ai Comuni dal CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), nei primi dieci giorni di giugno, verranno elaborate le classifiche finali e si calcolerà il piccolo contributo simbolico che le scuole riceveranno per i materiali raccolti in maniera differenziata nei tre mesi di progetto.
I contributi unitari CONAI riconosciuti per la raccolta del PB in sacchi gialli è quasi sei volte superiore a quelli riconosciuti per il multimateriale VPB raccolto in contenitori rigidi, pertanto l’estensione futura a tutta la città del nuovo modello di raccolta dei rifiuti, che prevede la separazione del vetro da plastica e lattine (con utilizzo dei sacchi gialli per il PB e di campane stradali per il vetro), farà sì che i contributi CONAI destinati alla cittadinanza aumentino notevolmente.
Inoltre, come detto, per il prossimo anno il nuovo progetto sarà volto a premiare non soltanto chi ha raccolto più materiale differenziato e di buona qualità, ma anche le scuole che si faranno promotrici e attiveranno azioni mirate a ridurre a monte la produzione dei propri rifiuti.
Tutte le informazioni sul progetto “Rifiuti? Risorse!” al link: http://rifiutirisorse.weebly.com/

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

venerdì 24 maggio 2013

ULTIMA ORA - La Provincia stoppa l'inceneritore di Parma

La Provincia di Parma nega un ulteriore avvio provvisorio dell'inceneritore di Parma.
Da una verifica sullo stato dei lavori sono emersi diversi ritardi e mancati completamenti delle opere in corso che hanno spinto l'ente di piazzale della Pace a stoppare ulteriori stop and go.
Nubi temporalesche s addensano su Ugozzolo.
Iren può ricorrere al Tar ma per 2 mesi il sogno di accendere è infranto.
La firma è quella del responsabile unico del procedimento Gabriele Alifraco.


martedì 21 maggio 2013

Oltre l'inceneritore c'è Rifiuti Zero


Un convegno per il futuro prossimo d'Italia

Lo sguardo ormai è oltre l'inceneritore, la legge di iniziativa popolazione Rifiuti Zero lo cancella come un ferro vecchio ed obsoleto, superato dalle buone pratiche di gestione dei nostri scarti, quei materiali post utilizzo che prima si chiamavano rifiuti.



La sala Righi gremita e l'attenzione a mille per la serata dedicata al Nobel per l'Ecologia Rossano Ercolini, appena rientrato dagli States dove ha ritirato il premio Goldman Prize e dove ha stretto la mano di Obama.
Un convegno proposto da Gcr con il patrocinio del comune di Parma per lanciare la campagna di raccolta firme per la rivoluzione verde dei rifiuti, da oggi non più oggetti da distruggere o nascondere, ma materiali ancora più preziosi per l'impoverimento delle tasche e delle risorse.
Rossano Ercolini ha salutato i tanti amici di Parma con i quali ha condiviso questi anni di impegno sul campo, da maestro elementare di Capannori al tetto del mondo di Los Angeles.
Ha aperto la serata Gabriele Folli, assessore all'ambiente in linea con la pratiche virtuose proposte dalla legge, che sta portando Parma verso un sistema omogeneo di porta e porta con l'applicazione della tariffazione puntuale a tutta la città.
Manrico Guerra di Isde, l'associazione internazionale medici per l'ambiente che non manca di ricordare le correlazioni ormai scientificamente provate tra qualità del nostro ambiente e malattia. E di certo il camino di Ugozzolo non emetterà aria profumata.
Ercolini ha poi introdotto la proposta di legge rimarcandone gli aspetti più significativi come l'abbandono graduale ma definitivo di discariche e inceneritori, il de profundis per tutti gli impianti dannosi per la salute che ancora oggi ammorbano l'aria delle nostre città.
E la nuova ed efficace gestione dei rifiuti che ha portato l'Italia ad essere capofila nel mondo per la buone pratiche, testimone del meglio possibile su compostaggio, raccolte differenziate, tariffazione puntuale.
Ercolini non si è tirato indietro nel dichiarare ancora aperta la battaglia contro l'inceneritore di Ugozzolo, una momentanea e parziale sconfitta che presto diverrà invece la vittoria di una cittadinanza che si è schierata a favore dell'alternativa.
Una strategia basata sul controllo, le emissioni di diossina ha chiesto che siano verificate in continuo, e poi sull'attacco, proponendo l'autoriduzione delle bollette per la parte che tocca il finanziamento all'impianto di incenerimento, da quantificare in circa il 10/15 %.
Una strategia che Gcr non mancherà di prendere in considerazione nelle prossime settimane.
Enzo Favoino, ricercatore della Scuola Agraria di Monza, nonché collaboratore del Comune per il piano di raccolta differenziata, ha fatto il punto della situazione del comparto a livello mondiale, europeo ed italiano, rimarcando positività e ritardi.
Da Pisa, dove era appena atterrato da Londra, il contributo via skype di Paul Connett, il chimico americano fondatore della strategia Zero Waste. Da lui l'invito a proseguire l'azione su Parma per impedire di trasformare la food valley in una pianura del silenzio e del fumo.
Infine il saluto del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, che in questi giorni ha realizzato un video di sostegno alla legge nazionale RZ: con lui anche Marco Vagnozzi, presidente del consiglio comunale e molti consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle.
In sala moltissimi rappresentanti di associazioni ambientaliste ed anche un delegato di Slow Food, che sta valutando l'appoggio alla legge a livello nazionale.
Una serata riuscita che apre nuovi scenari sul fronte inceneritore.


Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

lunedì 20 maggio 2013

Questa sera, Rifiuti Zero


Questa sera, alle ore 21, presso la sala Tep Righi di via baganza 9, a Parma si svolgerà il convegno “Rifiuti Zero, come rendere inutili inceneritori e discariche” organizzato dall'associazione Gestione Corretta Rifiuti con il patrocinio del comune di Parma
Ospite d'eccezione il Nobel per l'Ecologia Rossano Ercolini
insignito del premio Goldman Prize lo scorso 15 aprile a Los Angeles
La serata ha lo scopo di presentare la legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero, promossa a livello nazionale da oltre 150 associazioni, che intende rivedere la normativa sui rifiuti per puntare a una loro gestione pulita senza inquinamenti di alcun tipo.
Durante l'incontro sarà attivo il banchetto per la raccolta firme
Presente alla serata anche Enzo Favoino, uno dei maggiori esperti di compostaggio a livello europeo, Paul Connett, creatore della strategia Rifiuti Zero, Manrico Guerra, medico di Isde Italia.
Partecipano alla serata il sindaco Federico Pizzarotti, l'assessore all'ambiente Gabriele Folli.


domenica 19 maggio 2013

Legambiente, tanto morbida da sciogliersi


Sui rifiuti l'associazione da sempre tentenna


Guidonia Montecelio, è stato un comunicato stampa secco e deciso quello che ieri ha dato la notizia dello scioglimento del circolo di Legambiente della Città dell’Aria per “una serie di comportamenti scorretti e non più rispondenti allo spirito di Legambiente” da parte del Direttivo nazionale “troppo morbido” sulla questione dell'incenerimento di combustibili derivati da rifiuti.



“L'attuale Dirigenza Nazionale di Legambiente – si legge - sembra aver messo in atto una interpretazione “a maglie larghe” dei criteri fissati nel congresso di Bari del 2011. Il pronunciamento della Direzione Nazionale di Legambiente è migrato verso una posizione a dir poco morbida e largamente possibilista sull'incenerimento di CDR o CSS da parte del settore industriale. Sembra, addirittura, che si sia appiattita sulla posizione dell'asse Clini/AITEC che privilegia i cementifici come primi destinatari del CSS. Non stupisce che la Buzzi-Unicem consideri gli attuali vertici nazionali dell'Associazione come i propri interlocutori privilegiati”.
Una decisione, quella dello scioglimento, “presa dopo attenta riflessione”.
Conflitto di interessi e inadeguatezza rispetto alle istanze dei territori.
“Da un lato ci sono i volontari, i tesserati, gli attivisti locali o regionali impegnati sul tema dei rifiuti, inceneritori, cementifici, inquinamento, malattie, degrado, minacce – spiegano gli ambientalisti - e dall'altro c'è un ufficio di “gestione” che dall'interno del parco di Villa Ada, tra alberi ed uccellini, interpreta la politica ambientale secondo versioni che, a nostro avviso, eludono quanto stabilito nel Congresso e propongono rimodellamenti organizzativi finalizzati ad un accentramento di potere e di controllo, inaccettabili anche nei partiti politici più scarsamente democratici. Alcuni rapporti diretti ambigui e i differenti trattamenti che l'attuale Dirigenza Nazionale di Legambiente riserva ad alcune di queste attività inducono a pensare alla presenza di eventuali conflitti di interesse ed inadeguatezza rispetto alle istanze dei territori”.
Le reazioni.
“Il Faro apprende con dolore la notizia dello scioglimento del Circolo Legambiente di Guidonia Montecelio. E' una grave perdita per tutta la comunità e per il territorio, ma la scelta coraggiosa di avversare delle linee guida non condivise della dirigenza nazionale e di restare coerenti con l'originaria cultura e scopo dell'Associazione è e resterà un esempio per tutti”.

A Parma Legambiente è a favore dell'inceneritore.
Solo lo voleva più piccino.
A Parma certamente non si scioglierà il circolo, l'affinità con le direttive Clini è palese.
Con cattiveria alcuni parmigiani hanno rinominato l'associazione in “Negambiente”.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR