venerdì 25 gennaio 2013

Inceneritore di Brescia, diossina per tutti


Arpa punta il dito sul camino: inquina

Il Giornale di Brescia
http://www.giornaledibrescia.it/in-citta/l-arpa-sull-inceneritore-diossine-sopra-la-norma-1.1521150

La relazione finale dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente sul Termoutilizzatore cittadino è arrivata. Una relazione le cui conclusioni sono divise sostanzialmente in tre capitoli portanti: criticità, inottemperanze e ulteriori misure da mettere in campo per evitare rischi.



Un centinaio di pagine, datate novembre 2012, che sono state acquisite dalla Procura proprio sulla scia dell'inchiesta avviata dopo il primo richiamo di Arpa ad A2A: «L'azienda risulta inottemperante rispetto a quanto indicato nell'atto autorizzativo» aveva segnalato in prima istanza l'Agenzia, a pochi giorni dal black out dell'8 agosto. Ora, nella relazione dettagliata, il merito di quel richiamo.
Primo capitolo: le criticità. Che riguardano tutte la «violazione» di alcune delle prescrizioni normative - e procedurali - che «governano» la gestione dell'impianto. Dalle mancate comunicazioni del superamento dei limiti delle emissioni alle mancate comunicazioni in casi di anomalie del funzionamento dell'inceneritore. «L'utilizzo dei codici Sme (Sistema per il monitoraggio delle emissioni - ndr) non corrisponde alla normativa e ciò ostacola l'attività di controllo» evidenzia Alessandra Ferrari, responsabile del procedimento. Che, pure, prosegue: «Si rileva che la ditta non ha comunicato i superi semiorari, così come previsto nel D. Lgs 133/05». Lungo l'elenco ai riferimenti legislativi rispetto ai quali, secondo l'Arpa, «i metodi utilizzati non sono conformi». Fino ad arrivare al capitolo radioattività: «La procedura inviata dalla ditta il 23 agosto non risulta né redatta né verificata da un tecnico abilitato».
Secondo capitolo: inottemperanze. Alcune delle prescrizioni contenute nell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) non sarebbero state, di fatto, messe in atto o rispettate. A partire dal superamento dei limiti di emissione in atmosfera «in anomalia di funzionamento e mancata comunicazione degli stessi, come previsto dall'art. 16 del D.Lgs 133/05».
Nella relazione emerge, ad esempio, come «la linea 2 evidenzia un valore di diossine che è superiore di tre ordini di grandezza rispetto all'andamento registrato nelle altre due linee e rispetto all'andamento storico». Se cioè il valore riscontrato sulla linea 1 è pari a 0,0005 e quello sulla linea 3 è pari a 0,0007, il livello di diossine sprigionato dalla linea 2 «si attesta sullo 0,2111». Tanto l'8 agosto quanto il 9, poi, il monossido di carbonio è risultato sopra i limiti consentiti dalla legge. In tutte e tre le linee.
Ecco perché l'Arpa sottolinea «l'inottemperanza» rispetto a quanto stabilito all'interno dell'Autorizzazione integrata ambientale: perché quei parametri «non possono essere superati».
Terzo capitolo: le prescrizioni. Una, in particolare: occorre verificare - dice l'Arpa dopo i controlli effettuati - che i filtri non vengano bypassati in nessun caso. «Si chiede - scrive la Ferrari - un approfondimento del layout dei canali di fumo, in tutte le possibili configurazioni operative. Al fine di poter escludere la presenza di vie preferenziali per l'evacuazione dei gas bypassando i filtri».

Nuri Fatolahzadeh

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 25 gennaio 2013

Bancomat Iren


Assistiamo con sempre meno meraviglia e sempre maggior disincanto agli scandali a ripetizione che ogni giorno emergono lungo lo Stivale.
Storie di ruberie, più o meno raffinate, che hanno un denominatore comune: profittare di soldi altrui, in genere pubblici, per rifornire le proprie tasche di moneta sonante.
Alchimie contabili che ormai sempre più spesso vengono alla luce, purtroppo in ritardo, mostrando il vero volto di questo capitalismo spregiudicato votato al profitto, a tutti i costi.



Le multiutilities fanno parte di questa galassia moderna, grandi società derivate da azienda municipalizzate poi fusesi insieme, per dare vita a colossi industriali, sempre con la scusa delle economie di gestione, che con grandi numeri dovrebbero (dovevano) creare grandi margini.
Si è poi scoperto che cosa sono queste mega società.
Una sorta di bancomat a disposizione dei gruppi di potere, spesso coincidenti con i partiti.
I servizi ai cittadini, gestiti dalle multiutilities, acqua, gas, energia, rifiuti, diventano così un piccolo grande forziere dal quale trarre ingenti finanze, utilizzate per scopi spesso avulsi dal fine d'impresa.
Soldi che servono alla moltiplicazione delle poltrone e dei loro compensi, che abbiamo visto superare in certe posizioni apicali anche i guadagni del presidente stelle e strisce Obama.
Ma i bancomat servivano anche a finanziare le campagne elettorali, a sostenere il consenso di candidati giusti, a irrorare le strutture stesse dei partiti di riferimento.
Facile farsi venire alla mente il gioioso “abbiamo una banca!” espresso dai notabili di partito quando si combinava l'affare del secolo con i furbetti del quartierino.
Ovviamente tutto è gestito con apposite triangolazioni. Lavori affidati direttamente a società di comodo, per importi immensamente superiori al dovuto, per creare fondi pronti all'uso.
Iren spa o Iren sPd, sPdl... ?
I vertici di Iren sono oggi convincenti, quando affermano di non sapere?
Come anche nel caso di Mps siamo davanti ad un immenso iceberg.
Dov'era la Banca d'Italia?
Sono vent'anni che la gestione del comparto rifiuti e servizi da parte di ampi strati di persone genera mostri: politici, amministratori, sindaci, dirigenti di azienda, con tutto il sottobosco di favori, intrighi, appoggi, scambi (ricordate i 4,5 milioni per progettare l'inceneritore di Iren dati a Hera?).
Ci sarà il coraggio ora di fare chiarezza su tutto questo?
O ci si accontenterà di fingere che poche mele marce riescano nell'impresa in solitudine?
Fosse così facile far uscire milioni dalle casse di Iren dovremmo davvero preoccuparci.
Ma non è così.
Lo sanno i vertici di Iren che non è possibile.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 25 gennaio 2013

martedì 22 gennaio 2013

Il sangue marziano dei bresciani


Analisi choc dell'Asl su 300 lavoratori e 113 cittadini

da Corriere della Sera on line

di Pietro Gorlani

Pcb da record nel sangue dei bresciani, chi lavora in fonderia e ci vive vicino è più contaminato che nel resto d'Italia.
Il sangue dei bresciani non è come quello degli altri italiani. Nelle vene dei bresciani scorrono più diossine e pcb, usciti negli ultimi decenni dai camini delle industrie metallurgiche e finiti sui campi e quindi nei cibi.
Chi lavora nelle acciaierie della città e dell'hinterland, chi vive vicino alle aziende incriminate ha più veleni in corpo di chi ha la fortuna di risiedere sui monti della Val Sabbia e nell'alto Garda, sebbene anche queste persone abbiano dosi elevate di pcb (ma non di diossine).



A stabilirlo è uno studio del servizio prevenzione dell'Asl di Brescia e dell'Istituto superiore di Sanità (pubblicato recentemente sul Giornale italiano Medicina del lavoro ).
Contiene dati choc.
Basta leggere le conclusioni: «La popolazione di Brescia, anche non residente nelle aree inquinate dall'impresa Caffaro, si caratterizza per concentrazioni nel siero di diossine e Pcb superiori ai valori osservati nelle popolazioni italiane non esposte». Non solo. Anche in chi vive lontano da fonti inquinanti (per l'esattezza a Tignale e Bagolino) «le concentrazioni di diossine, furani e pcb sono apparse più elevate di quelle osservate in alcuni gruppi di popolazione generale italiana», compreso chi vive nella Campania delle discariche tossiche e dell'allarme rifiuti. Nel dettaglio: gli abitanti di alto Garda e dell'alta Val Sabbia hanno concentrazioni di diossine nella norma rispetto alla media italiana, ma non è così per i pcb.
La ricerca condotta dal dottor Pietro Gino Barbieri (Asl Brescia), da Silvio Garattini (Iss) e da altri sei medici-ricercatori (Pizzoni, Festa, Abbale, Marra, Iacovella, Ingelido, Valentini, De Felip) era mirata a valutare l'esposizione cumulativa a policlorodibenzodiossine (Pcdd), policlorodibenzofurani (Pcdf) e policlorobifenili (Pcb) in lavoratori metallurgici e nella popolazione generale della provincia di Brescia.
I ricercatori hanno analizzato il sangue di 300 lavoratori metallurgici e di 20 impiegati negli uffici amministravi. Identica procedura per 46 persone che vivono vicino alle aziende che fondono rottami (ma che lavorano nel terziario) e per altre 47 che vivono a chilometri di distanza (per l'appunto Tignale e Bagolino). I risultati? «Per i lavoratori metallurgici si osservano livelli ematici di pcb più elevati di quelli osservati nella popolazione non professionalmente esposta, sebbene in modo non statisticamente significativo, fatta eccezione per alcuni congeneri - come i pcb 28, 52 e 101 - che risultano significativamente più abbondanti». In sostanza, anche i residenti «vicini» alle aziende hanno «livelli ematici di organoclorurati pressoché sovrapponibili a quelli rilevati nei professionalmente esposti». Al contrario in chi risiede lontano dalle fonti inquinanti «l'intervallo di valori osservati è più basso».
I valori variano anche da azienda ad azienda e da reparto a reparto; chi lavora in una fonderia di ghisa è meno esposto dei colleghi che lavorano nella fonderia di alluminio o in acciaieria. E gli addetti alle aree di fusione e manutenzione risultano «sovraesposti» rispetto a chi lavora nelle aree di colata e parco rottame.
Va precisato che tutti i soggetti analizzati hanno un'età media di 43 anni e nessuno di loro ha consumato cibi contenenti grassi (dove si accumulano diossine e pcb) in quantità significativamente maggiore rispetto agli altri. Ecco allora che risultano più chiare le conclusioni dello studio: «la fusione dei metalli da rottami contaminati con materiali plastici può contribuire al rilascio in ambiente di composti organoclorurati», diversi dei quali sono cancerogeni (è il caso delle tetraclorodibenzodiossine). La stessa Unione Europea, ricordano i medici, ha individuato nell'industria del ferro e dell'acciaio una delle maggiori sorgenti di emissione di diossine e furani in Europa. Brescia per decenni ha recuperato il 40% del rottame metallico circolante in Italia, creando ricchezza, migliaia di posti di lavoro e proporzionalmente una grande dose d'inquinamento, visto che fino a pochi anni fa erano quasi inesistenti leggi e tecnologie per l'abbattimento degli inquinanti.
Oggi non è più così. Basti pensare all'autoregolamentazione che si sono date le 22 principali aziende siderurgiche bresciane (riunite nel consorzio Ramet) che negli ultimi 2 anni hanno speso milioni per diminuire dell'80 per cento le emissioni di diossine (auto-imponendosi il limite di 0,1 nanogrammi per metrocubo) e installando anche un monitoraggio in continuo per facilitare i controlli degli enti. Ma i fumi usciti nei decenni passati hanno lasciato il segno. Lo certifica il sangue dei bresciani.

lunedì 21 gennaio 2013

La nostra vita e il nostro futuro? Non ti impicciare


di Gianni Giuliari

“Non t’impicciare più della tua vita che non sono affari tuoi!”.
(Francesco de Gregori – Stella stellina).
Il “non t’impicciare” è esattamente l’opposto del motto “I care” (“Mi sta a cuore”) che don Milani aveva fatto scrivere sulle pareti della scuola di Barbiana.



Due modi diversi di essere, stare nel mondo. Ma quello imperante oggi sembra essere il primo, un modello di cittadinanza passiva che ci vuole chiusi in casa nostra senza preoccuparci più di tanto della nostra vita perché c’è, comunque, qualcun altro che ci pensa.
Si spiega forse così anche la vicenda del progetto che la ditta Adige Ambiente vuole realizzare in località Ca’ Vecchia a San Martino Buon Albergo, esplosa in questi giorni sui media locali, che nemmeno gli addetti ai lavori conoscevano in tutta la sua portata.

Se non ci fosse stato “l’impicciarsi” di qualche cittadino che voleva capire cosa bolliva in pentola a Ca’ Vecchia, forse la cosa sarebbe andata avanti sotto silenzio e ci saremmo, poi, trovati davanti all’ennesimo ecomostro in casa “a nostra insaputa”.
Certo è che adesso che sul progetto è stato sollevato il velo, è tutto un affannarsi da parte dei politici a promettere strenua opposizione.
E’ ormai chiaro che il meccanismo della delega in bianco nei confronti degli amministratori, di qualunque colore, non porta a niente di buono.
Abbiamo accettato per troppo tempo un modello di vita in cui la gente doveva limitarsi a lavorare, consumare e divertirsi: a quello che succedeva fuori casa, e che riguardava la sua vita e il suo futuro, non ci doveva pensare.
Altri erano delegati a farlo.
E’ tempo, invece, che cominciamo, seriamente, a riscoprire e ripensare al modello dell’I care.
Un ruolo sicuramente molto più impegnativo, ma anche più stimolante.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 21 gennaio 2013

domenica 20 gennaio 2013

Vita Nuova o vita falsa?


Chi sarà il giornalista che cura gli articoli del settimanale della Diocesi di Parma dedicati all'inceneritore?
Sarebbe interessante saperlo. Possibile che sia così sprovveduto?
Vita Nuova ha dedicato mezza pagina al cancrovalorizzatore accusando GCR di “combattere una guerra con armi improprie, creando bersagli da colpire in modo veemente e irrispettoso, esigendo prese di posizione o interventi a comando”.
Chiedere al Vescovo di prendere posizione contro una industria di morte certificata dagli studi delle Istituzioni è irrispettoso?



L'anonima firma è al corrente che la Federazione degli Ordini dei Medici Emilia Romagna ha chiesto la moratoria contro la costruzione di inceneritori prima degli esiti di Moniter nel settembre 2007, “si richiede alle SS. LL. di non procedere alla concessione di nulla osta alla costruzione di nuovi inceneritori” e dopo gli esiti di Moniter nel dicembre 2011 “la FRER non può che ribadire tale posizione”?
Se non ne è al corrente si informi, se invece ne era informato si vergogni.
Lo stesso pseudo giornalista conosce i risultati di Moniter?
Vita Nuova pubblicò nel dicembre 2011 un altro articolo, in cui affermava che lo studio Moniter era giunto a conclusioni rassicuranti sulle emissioni degli inceneritori e sugli effetti per la salute umana.
Un falso, che a quanto pare la direzione del giornale approvò.
Moniter, in realtà, per le patologie tumorali ha evidenziato un'aumentata mortalità per tumori primitivi del fegato negli uomini, un'aumentata incidenza di tumori primitivi del pancreas negli uomini, un'aumentata mortalità per cancro della vescica negli uomini, un'aumentata mortalità per cancro del colon nelle donne, un aumento del rischio relativo di linfoma non-Hodgkin nella coorte di Modena. Davvero rassicurante.
Per le patologie non tumorali Moniter ha segnalato un aumentato rischio di malattie ischemiche cardiache e di mortalità per malattie cardiocircolatorie nelle femmine, un aumentato rischio di mortalità per malattie respiratorie acute nelle femmine, un'associazione coerente e statisticamente significativa tra livelli di esposizione ad emissioni da inceneritore e parti pre-termine, un aumentato rischio di aborti spontanei, un andamento crescente del rischio di malformazioni nel loro complesso con l'esposizione ambientale.
Questa sarebbe una assoluzione?
L'anonima firma osserva anche che non dobbiamo dimenticare che c’è “un’ecologia anche umana, delle parole e degli atteggiamenti, da coltivare e su cui vigilare”.
La Chiesa in Italia digiuna e lotta contro gli inceneritori, a Parma invece banchetta con Iren.
E' umanamente ecologico inserire i vertici di Iren (uno addirittura arrestato l'altro giorno) nel Centro di etica ambientale?
Noi non abbiamo notizie di azioni di esclusione di Villani dal centro diocesano.
Siamo male informati?
Quale ecologia sottostà alla collaborazione con i vertici di una azienda quotata in borsa che fa profitti con sorella acqua e con industrie insalubri che avvelenano terra, acqua e aria offendendo ambiente e salute?
Sarà stato ecologico vendere terreni agricoli a Enia per costruire il forno?
Come si può salvaguardare Creato e Creature con una fabbrica di morte certificata perfino da Moniter e dai medici?
I reati stanno emergendo per la nostra veemente perseveranza, non certo per l'etica del centro diocesano, né tanto meno per merito di Vita Nuova.
Le Istituzioni parlano di malattie invalidanti.
Prendiamo posizione o attendiamo che mettano dentro qualcun altro?
Vogliamo battere un colpo in vescovado?
O preferiamo ancora tacere?

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 20 gennaio 2013

sabato 19 gennaio 2013

Te ne sei andato


Il Villo abbandona, 148 giorni dopo

Sono passati 148 giorni e dobbiamo ammainare il conteggio che aggiornava sul tempo trascorso dalla richiesta di dimissioni di Luigi Giuseppe Villani, richieste da Gcr il 24 agosto dello scorso anno.
Sull'argomento avevamo anche aperto una pagina fb:
che ora saremo costretti a rinominare, prima di abbondarla al suo destino.
Villani era stato nominato vicepresidente di Iren da Pietro Vignali, allora sindaco di Parma.
Dopo l'avvento dei 5 Stelle in piazza Garibaldi non rappresentava più gli interessi di Parma, ma l'attaccamento alle poltrone, si sa, è un caposaldo dei nostri politici.
E Villani era diventato così Villanil.



L'imbarazzo non lo aveva fermato mai. Si era presentato come se nulla fosse anche in consiglio comunale, a “non rappresentare” il comune di Parma in seno alla multiutility Iren, nella recente seduta-palcoscenico del 9 gennaio, coro monocorde per l'inno al forno.
Villani non rappresentava più gli interessi di Parma, ma sicuramente rappresentava i propri.
C'è voluto un arresto per fargli vergare la lettera di rinuncia alla carica dentro Iren.
Il partito lo sostiene a spada tratta anche se qualche voce discordante non manca.
Sarà presunto innocente sino alla condanna, ma certe intercettazioni mostrano la verità senza bisogno dei giudici, certi estratti conto nella sua scrivania parlano più di tante sentenze.
Anche con Villani avevamo tentato a suo tempo un approccio.
In Municipio lo avevamo incontrato per proporre la gita in Olanda per verificare la proposta dalla Vangansewinkel. All'incontro era presente per il comune Emanuele Moruzzi.
Del progetto lì configurato, una missione di tecnici nel Paesi Bassi, non se ne fece nulla.
Moruzzi fu rapito dai finanzieri dopo pochi giorni. Villani non si fece più trovare.
Oggi il fine partita, protrattasi con fin troppi supplementari.
Un altro pezzo di Iren che cade nella polvere.
Un altro pezzo di inceneritore che si oscura prima che siano i fumi a cambiargli colore.
La verità a volte, sala prepotentemente a galla.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 19 gennaio 2013

Inceneritore, al centro della tempesta Parma


Forno frutto di un accordo, non di una necessità

Iren finanziò la campagna elettorale dell'ex sindaco Vignali, che nel 2011, applaudito anche da noi, fermò il cantiere dell'inceneritore.
Oggi ci dicono che l'azione fu messa in atto per raccogliere consensi, in vista di una sua ridiscesa in campo. Noi lottiamo col cuore, alcuni agiscono per i voti: i commenti sono superflui.
Ma noi siamo ancora qui, e grazie alla nostra perseveranza si sta facendo luce.



A partire dalla miccia che fece esplodere la querelle sul forno, nel 2011, frutto di un esposto in Comune dove si chiedeva di verificare se Iren fosse o meno in possesso del permesso a costruire.
Un documento ancora oggi introvabile, nonostante i pronunciamenti del Tar.
Noi siamo ancora convinti che dentro il faldone inceneritore ci siano ancora tanti spunti su cui lavorare e se è risaputo che al centro delle decisioni ci fosse la Provincia, pare incredibile come, in mezzo a questa tempesta, non emerga ancora nulla su quel fronte.
Per carità, sarà tutto lindo e terso come una mattina di primavera, ma il dubbio che in qualche modo la procedura di autorizzazione sia stata sostenuta con generosità rimane.
Iren dunque finanziava campagne elettorali e promuoveva azioni di consenso.
Quali e quante campagne sono all'attivo?
Senz'altro si è impegnata per Vignali, lo fece anche prima di lui per qualcun altro?
Ormai queste domande se le pongono tutti i parmigiani attenti e desiderosi di conoscere tutta la verità, fino in fondo.
Sappiamo che l'inceneritore inciampò in un abuso fin dalla nascita, quando la progettazione fu affidata senza gara e per una cifra inverosimile, 4,7 milioni di euro, alla concorrente Hera.
Sappiamo, per averli visti, che molti disegni di progetto erano fotocopie di altri impianti, particolari che non depongono a favore di un costo di progettazione di questa entità.
Colpisce che nessun costruttore abbia mosso obiezioni alla condotta di Iren quando regalò a Hera il progetto.
Colpisce che l'appalto da 40 milioni di euro per le opere edili sia stato concorso da una sola azienda.
Un bando europeo per costruire muri con un solo concorrente.
Un bando vinto da una cooperativa, la CCC, nota per la sua vicinanza a un ambito politico ben preciso, come la tradizione delle coop rosse insegna.
Anche in questo caso silenzio, nessun ricorso di concorrenti che in tempi di vacche magre non avrebbero dovuto sputare su un piatto così ricco.
Mentre sfilano i nuovi arrestati, mentre un'altra dura mazzata colpisce la nostra città, rimangono tante domande, tanta voglia di moltiplicare le lampadine fin qui accese, per squarciare il muro del silenzio che accompagna l'inceneritore dalla sua nascita.
Inceneritore che è al centro della storia recente di Parma, più indigesto che mai.
E se il conto lo dovranno pagare i cittadini, crediamo abbiano diritto di conoscere tutte le portate, e magari anche la lista degli ingredienti.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 19 gennaio 2013

venerdì 18 gennaio 2013

Lo avevamo detto 7 anni fa


Quattro arrestati, venti indagati.
E' Public Money, l’ennesima inchiesta che sta rivoltando i vertici amministrativi che negli anni scorsi hanno fatto della nostra città un territorio privato di conquista.
Ora tanti si fanno vanto di “aver fiutato” il losco, di aver denunciato e condannato il malaffare di questi anni. Forse in troppi, altrimenti questo impianto di corruzione e collusione non sarebbe stato sostenibile di fronte a decise, inattaccabili ed integerrime opposizioni.
O vogliamo pensare che una ventina di persone possano da sole congegnare un così vasto illecito, mettere in ginocchio una città, senza avere un ampio silenzio politico interno?
Un silenzio/assenso che oggi coinvolge un colore politico, domani magari il suo opposto, attraverso tacite e reciproche convenienze.



La questione inceneritore è proprio il simbolo di questo sistema che attinge la sua forza nella commistione tra pubblico e privato, tra amministrazioni coinvolte di opposta appartenza (Comune e Provincia), che però convergono nel progetto, e nella distorsione del ruolo di Iren, società privata quotata in borsa che ha come fine il lucro e la sua funzione di azienda che fornisce un servizio pubblico.
Nel maggio 2006 scrivevamo: “Ci facciamo tante domande sull’affidabilità delle nostre amministrazioni e di Enia quando dicono di voler portare avanti una corretta gestione rifiuti. Come possiamo fidarci delle promesse dei nostri amministratori di una seria raccolta differenziata quando non riescono a far funzionare nemmeno un impianto di compostaggio? Come possiamo fidarci se 48.000 tonnellate di rifiuti e ceneri sono da anni stoccate in condizione di pericolo per la collettività? Come possiamo fidarci di amministratori pubblici che danno mandato ad un’azienda che opera nelle 3 province in condizione di monopolio? Come possiamo fidarci di amministrazioni che indicano alla stessa azienda la raccolta differenziata quando la massima convenienza per quest'ultima è incenerire più rifiuti possibile?”.
Ingenuità, lungimiranza?
Da allora continuiamo a sostenere che l’inceneritore non risponda ad interessi funzionali alla collettività, ma ad interessi politici, privati, personalistici ed ovviamente economici.
Gli elementi ed i personaggi ci sono tutti.
L’ex sindaco Vignali, tra i maggiori sostenitori del forno, che si fa finanziare la campagna elettorale 2007 da Enìa – come poteva sfuggire il simbolo di Enìa sui pamphlet pubblicitari del candidato - , per poi cavalcare le tesi GCR bloccando la costruzione dell’impianto per fini elettorali.
Il ras del PDL, uomo di partito ed espressione dei cittadini, messo dal comune sulla poltrona di vicepresidente di Iren, uomo pubblico in commistione con il privato, che fa gli interessi suoi personali.
L’amministrazione provinciale, con la farsa del permesso a costruire che non c’è, che non si trova ma sicuramente c'è, con il sostegno verso un progetto a loro dire perfetto ed integerrimo.
E a proposito di quest’ultima parte politica, sempre per quel discorso di trasparenza prima introdotto, saremmo curiosi di sapere chi ha pagato la campagna elettorale a sindaco di Bernazzoli, lo scorso anno.
Stai a vedere che la storia potrebbe ripetersi?
Queste sono solo alcune rappresentazioni di un sistema, che alla base ha un principio dominante, quello di ottenere interessi privati profittando di ruoli di potere pubblici.
Intorno al progetto del forno in questi anni abbiamo visto e rappresentato di tutto.
E' particolarmente triste dover dire oggi ai cittadini che sette anni fa noi “ve l’avevamo detto”.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 18 gennaio 2013

giovedì 17 gennaio 2013

Ora te ne vai?


La bufera travolge Parma, ancora una volta sotto i riflettori per situazioni che avremmo preferito evitare. Un abisso di corruzioni, uso distorto di denari pubblici, ambizioni senza freni.
La valanga travolge anche Iren, al centro dei raggiri e dei versamenti illeciti, colpita agli apici nella figura del vicepresidente.



Avevamo chiesto a Villani di andarsene da quella poltrona di rappresentante di Parma da tempo,
vedi http://www.facebook.com/QuandoTeNeVai?ref=ts&fref=ts e ora sembra arrivato il tempo del trasloco definitivo anche se ovviamente l'accusato respinge ogni accusa.
Ancora una volta c'è Iren al centro, a quanto pare facile bancomat per mungere ingenti risorse da destinare a proprie necessità e miraggi: Villani, Vignali, Buzzi, Costa e altri 20 indagati.
Cosa ci avrà guadagnato Iren da tutto ciò?
Quali motivazioni fanno scattare la molla della disponibilità finanziaria?
Da anni lottiamo contro il progetto dell'inceneritore, finito sotto inchiesta in più occasioni, e dalla Procura destinatario di una domanda di sequestro poi negata dal Gip.
L'ulteriore coinvolgimento di Iren nello scandalo Parma conferma come ancora tanto lavoro vada fatto per liberare il progetto del forno da ogni oscurità che ancora lo attanaglia.
Crediamo anche sia urgente una riflessione sul ruolo di questa Spa nella gestione dei servizi pubblici del nostro territorio.
Non varrebbe forse la pena di riprendersi il controllo di certi servizi come acqua e rifiuti che toccano direttamente i diritti dei cittadini?
Anche per pararsi da questi fiumi di denaro che sono fuoriusciti dal comune nonostante il periodo drammatico per le casse dell'ente.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 17 gennaio 2013

mercoledì 16 gennaio 2013

Dati inconfutabili, gli inceneritori aumentano la mortalità


Terni, inceneritore e incidenza sui tumori: i dati in un convegno

di Francesca Mancosu – Umbria 24
http://www.umbria24.it/terni-inceneritore-e-incidenza-sui-tumori-i-dati-in-un-convegno/141531.html

“Dati inconfutabili dimostrano che gli inceneritori aumentano la mortalità”.
A parlare è Giuseppe Giorgio Nenci, professore ordinario di Medicina interna all’Università degli Studi di Perugia, intervenuto sabato al convegno “Inceneritori e salute: nessun rischio?”, organizzato dal Comitato No Inceneritori Terni e dall’associazione LiberaMente.
Inconfutabili, garantisce Nenci, ma in mancanza di dati recenti sugli inceneritori di Terni – il termovalorizzatore Aria-Acea sarà a regime tra un paio di mesi, quello dell’Asm è spento e sotto sequesto dal 2008, mentre il Printer non è più attivo da tempo – sono stati presi in esame alcuni studi condotti in altre regioni italiane e all’estero.
Sotto accusa le nanopolveri.



Secondo Nenci, un inceneritore emette circa “circa 250 tipi di composti volatili, di natura prevalentemente sconosciuta. Solo il 2% ricade sulla superficie circostante; il resto, spinto dal vento, giunge al suolo, contamina le acque, le coltivazioni, gli allevamenti e quindi il nostro cibo. Da qui, o dalle vie aree, le polveri finiscono nel sangue e in tutto l’organismo. Sono sostanze con effetto ossidante, capaci di alterare il Dna delle cellule e di trasformarle in cancerogene”.
I casi di Coriano e Kirklees.
Significativo il caso di Coriano (FC), con due inceneritori che bruciano rifiuti ospedalieri e generici: “dal 1990 al 2004 la mortalità per tumore delle donne residenti – per almeno 5 anni entro 3 chilometri – è passata dal 17 al 54%. A Kirklees, nel nord est dell’Inghilterra, nel 2010 il livello di mortalità infantile nei distretti posti sottovento rispetto all’inceneritore era pari al 9,6 per mille, mentre nei distretti sopravento il tasso era fermo all’1,1”.
Altrettanto emblematico è stato definito “lo Studio Moniter del 2011, commissionato dalla Giunta regionale dell’Emilia Romagna, che ha rilevato un aumento della mortalità del numero di neonati prematuri, aborti spontanei e malformazioni congenite, in proporzione al numero di anni di esposizione alle emissioni”.
Nonostante non ci sia la certezza di un rapporto di causa ed effetto, ha affermato Nenci, “a seguito della pubblicazione di questo studio, nel settembre 2012, l’assessore regionale all’ambiente ha dichiarato che in Emilia Romagna non si costruiranno più inceneritori, e che quelli esistenti verranno progressivamente smantellati”.
Meglio la raccolta differenziata. Ma dov’è la soluzione del problema?
Secondo Valerio Gennaro, dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova, “l’incenerimento non serve. L’unica, valida alternativa, come dimostra il caso del Comune di Capannori (LU), che ha applicato una tassa sui rifiuti a tariffa puntuale (per effettiva quantità prodotta e non per metri quadri di proprietà) e ha una raccolta differenziata all’80%, è il riciclo”. Ogni comune, poi “dovrebbe acquisire i dati sulle quote di inquinamento, sul rilevamenti delle centraline, sull’incidenza delle malattie, sui ricoveri, sul numero di malformazioni e di aborti. Poi dovrebbe correttamente diffonderle e permetterne lo studio”.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 16 gennaio 2013