sabato 11 gennaio 2014

L'inceneritore provvisorio

A Parma il camino non parte mai
Definitiva sta diventando la procrastinazione

Un'altra data stracciata.
Il 19 gennaio l'inceneritore di Iren doveva entrare nella fase di esercizio definitivo.
Giammai.
Il gestore ha chiesto una nuova dilazione e se ne riparlerà tra 2 mesi: altri sessanta giorni per fare non si sa cosa.


Nel frattempo, in fase di esercizio provvisorio, non è dato sapere cosa stia succedendo a Ugozzolo.
Per tutte il periodo natalizio il camino è rimasto fermo in entrambe le linee.
Il camino però ha continuato imperterrito a fumare, lo hanno visto tutti.
Ma i dati riportati dalla stessa Iren dicono che l'impianto era fuori esercizio.
Nel frattempo dove sono andati a finire i rifiuti prodotti sul territorio?
Molteplici segnalazioni raccontano che dalla torre del Pai il fumo esce solamente dal camino di dimensioni ridotte mentre nulla esce dai due principali, cui sono montati gli Sme, le apparecchiature di controllo delle emissioni, collegati con le camere di combustione delle due linee di incenerimento.
Dal 28 agosto, giorno di avvio dell'esercizio provvisorio, l'inceneritore ha funzionato a singhiozzo, a circa il 35% delle sue potenzialità.
Ci sbagliamo a sostenere che sia una evidente manifestazione del sovradimensionamento dell'impianto?
Una linea sempre spenta, l'altra che funziona a tratti, il fumo che esce perenne dal camino, con consumi di gas metano che non osiamo nemmeno conteggiare.
Nulla si conosce nemmeno del destino del teleriscaldamento, che doveva essere connesso al Pai ma i cui tempi di attivazione e numero di caldaie connessi nulla si conosce.
Come nulla si sa del destino delle ceneri di fondo dell'inceneritore.
Sono migliaia di tonnellate di ceneri nelle quali sono depositati metalli pesanti, diossine, furani, tutte molecole di una certa delicatezza, ma il silenzio regola anche questo tema.
La trasparenza del progetto, una delle tante bandiere stracciate, è palesemente rappresentata da monitor spesso spenti, di dubbia leggibilità, dove le polveri sottili sono costantemente riportate a valore zero.
Zero notizie da Ugozzolo, e il balletto andrà avanti ancora 2 mesi.
La nebbia non è solo nell'aria.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 11 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
136

giorni fa

venerdì 10 gennaio 2014

Parma, vince lo smog

E' di nuovo emergenza Pm10: in città 6 giorni su 9 fuori legge
Dieci mosse antismog

Sei su nove, è quasi un cappotto smog.
Ieri a Parma ancora 74 microgrammi di polveri per metro cubo di aria, secondo i dati della centralina Arpa di via Montebello.
Sono ben 24 sopra la soglia consentita, 50, che peraltro non corrispondere ad aria di montagna, ma proprio al massimo sopportabile. Teniamo anche conto che 74 rappresenta la media nelle 24 ore e sarebbe giunto il tempo di realizzare anche a Parma un sistema che rappresenti i dati in continuo, ad intervalli di 2 ore, come già altre Arpa regionali realizzano.
Tutta l'Emilia Romagna soffre di mal d'aria, con 6 province su 9 fuori legge, con una media a 53,2 µg/m3.
Oggi ancora più di ieri sono necessarie misure straordinarie.


Dieci manovre per affrontare l'emergenza.
Le riepiloghiamo.
1. Adozione ad oltranza della circolazione a targhe alterne all'interno delle tangenziali
2. Messa al bando delle caldaie a gasolio
3. Esclusione dal servizio di autobus e corriere a gasolio
4. Divieto di accesso ai Suv nel centro città
5. Diagnosi delle emissioni di industrie e centrali presenti nel comune di Parma
6. Arresto programmato di impianti a forte emissione di Pm10 come gli inceneritori
7. Riduzione della velocità a 30 km/h all'interno delle circonvallazioni
8. Controllo su emissioni parco auto in particolare furgoni e autocarri
9. Attivazione isole pedonali attorno a tutti i poli scolastici cittadini
10. Incremento frequenza bus e biglietto unico giornaliero dai parcheggi scambiatori
Ovviamente il decalogo rappresenta una misura che ha la sua efficacia se la sua adozione diventa condivisa da altri comuni della provincia e della regione e oltre del bacino padano per creare una rete di comunità locali virtuose che creano bolle di aria pulita a favore di salute e ambiente.
Il disastro è dietro l'angolo.
Vogliamo fare qualcosa?

Le 10 mosse: qui

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 10 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
135

giorni fa

giovedì 9 gennaio 2014

Vortice nero

Pm10, a Parma 5 giorni del 2014 su 8 sono fuori legge

La nube tossica avviluppa l'intera regione.
Torna con il meteo stabile lo strapotere dell'inquinamento.
Ieri solo Bologna tra le 9 province emiliano romagnole si salva dallo sforamento.
Le altre sono oltre i limiti di legge per le polveri sottili.
E Parma ovviamente svetta su tutti con 74 microgrammi di polveri sottili per metro cubo di aria contro i 50 consentiti.


Aria sporca e cancerogena come indicato dallo Iarc lo scorso ottobre.
E pensare che l'inceneritore di Parma è stato in ferie e solo ieri è stata riaccesa la seconda linea, mentre la prima è ferma.
Chissà cosa succederà quando il 19 gennaio, con l'entrata in esercizio definitivo, verranno accese entrambe le linee e il camino erutterà in atmosfera 144 mila metri abusi di aria inquinata ogni ora.
E' stato un 2013 finito con 26 giorni consecutivi di Pm10 oltre la linea rossa.
Nell'intero anno 80 sforamenti contro i 35 consentiti dalla normativa.
Con il capoluogo ducale che ha mantenuto il primato negativo di città più inquinata della regione per il terzo anno consecutivo.
Non vogliamo passare un intero anno a contare di quante volte siamo andati oltre la legge.
In 8 giorni ci siamo bruciati il 15% dei giorni consentiti in un anno intero, il 15% sul 2% di giorni passati.
E' ormai evidente che il territorio produce un carico eccessivo di emissioni nocive, tale da essere insostenibile e indigeribile per l'ambiente. Produciamo veleni più di quanto la natura sia in grado di assorbire e disperdere. Lo facciamo non solo a Parma, ma in tutta la regione, in tutto il bacino padano.
La locomotiva italiana porta con sé una pesantissima zavorra che limita e mette a rischio gli stessi risultati di sviluppo, resi opachi dalla grande nuvola che proprio questo sviluppo disordinato produce.
E' uno sviluppo che va portato in officina per ripararne i difetti.
Una officina gigantesca i cui costi devono essere condivisi con tutti gli agenti inquinanti.
Fabbriche, caldaie ferrovecchio, inceneritori, traffico a motore termico, centrali generatrici di energia, industrie pesanti.
Un'azione corretta, efficace, equa, deve coinvolgere e modificare tutta una serie di errori commessi negli ultimi 50 anni e che oggi emergono evidenti anche all'occhio che osserva perplesso la coltre nera che ammorba l'aria delle città e di tutti i territori della Grande Piana.
Proprio la mancanza di nitidezza dell'orizzonte testimonia l'opacità del progetto, i particolari oscuri di un progresso che non ha tenuto degli effetti collaterali ed ora paga costi salatissimi ad una mancata analisi coerente e lucida.
Questo non è progresso, è un suicidio convinto.



Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 9 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
134

giorni fa

mercoledì 8 gennaio 2014

Il carbone della Befana

Per Parma il regalo ritarda di un giorno
4 giorni su 7 fuori norma Pm10: è la norma

Su 7 giorni del nuovo anno, 4 sono stati a Parma con un livello di polveri sottili fuori norma.
Ieri le Pm10 sono tornate a bussare alla porta del bacino padano.
Ormai la norma è non essere a norma e il rischio è quello di farci l'abitudine.
In regione 4 province su 7 superano i limiti, Parma, con 58 microgrammi per metro cubo di aria, è terza dopo Rimini (66) e Forlì (59).


La città ducale si conferma come il peggiore capoluogo della regione come qualità dell'aria.
Primi nel 2011 (93 superamenti annuali), ancora primi nel 2012 (record di 115 superamenti, un anno particolarmente nero), primi ancora nel 2013 con 80 superamenti nel corso dell'anno, con il picco di dicembre che ha visto un periodo di 26 giorni tutti segnati da un inquinamento non consentito dalla legge.
Produciamo un inquinamento atmosferico eccessivo e fuori regola.
Questo è un dato di fatto.
Non rispettiamo i limiti imposti dalla legge e dalle normative europee che prevedono invece che i paesi membri adottino tutte le misure necessarie a far calare la pressione ambientale perché ormai è certo che l'inquinamento dell'aria sia correlato direttamente con la malattia.
Lo Iarc nell'ottobre 2013 ha classificato le polveri sottili come sostanze certamente cancerogene.
Da quel momento è stata messa la parola fine a tante dichiarazioni azzardate pronunciate a difesa di progetti che niente avevano a che fare con la difesa dell'ambiente.
L'inceneritore di Parma era presentato come impianto ad impatto zero.
Addirittura c'è stato un assessore all'ambiente che in un incontro pubblico sostenne che l'incenerimento dei rifiuti non comportasse la produzione di diossina.
Un altro, responsabile addirittura di un'Arpa, l'agenzia regionale protezione ambientale, dichiarò che il fumo dei camini era vapore acqueo.
Poi il presidente di una multiutility che consigliava l'acquisto di immobili nei dintorni dell'inceneritore, perché visto che puliva l'aria, attorno all'impianto sarebbe fiorito un nuovo boom immobiliare.
Viene da sorridere ma l'amarezza prevale.
Il 19 gennaio l'inceneritore di Parma entrerà nella sua fase di esercizio.
Noi diciamo finalmente perché da 6 mesi non è dato sapere cosa stia succedendo ad Ugozzolo, con una linea perennemente spenta, l'altra che funziona a singhiozzo e va in ferie a Natale, rifiuti radioattivi bloccati all'entrata dell'impianto, il teleriscaldamento che non è dato sapere se sia stato connesso o meno, il destino ignoto delle ceneri di fondo e di quelle volatili.
La chiarezza e la trasparenza promesse in fase di progetto fanno ancora parte delle letterine a Babbo Natale ancora inevase.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 8 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
133

giorni fa

martedì 7 gennaio 2014

L'inceneritore è in ferie

Da Natale il camino è fermo, così almeno dice Iren

Se andate al link di Iren http://www.irenambiente.it/attivita.php?id=205 avrete la bella sorpresa di scoprire che anche l'inceneritore va in vacanza, e dal giorno di Natale è spento.
Spento, nonostante il pennacchio che tutti quanti osserviamo fuoriuscire dalla ciminiera di Ugozzolo.


Il sito infatti ci racconta una storia di assenza e non di presenza.
Ad esempio per tutto il mese di dicembre solo una linea è rimasta in funzione (tranne che dal 9 al 13).
Un camino affezionato alla tradizioni, per Santa Lucia spegne una linea, per Natale festeggia insieme a noi e tira diritto sino all'Epifania.
La fase vacante, iniziata il 26 dicembre permane tutt'ora.
Ovviamente la domanda sorge, come si usa dire, spontanea.
Dove ha messo i rifiuti Iren mentre il camino era freddo?
I dati riportati nella pagina web corrispondono alla realtà?
La grande emergenza ambientale che poteva trasformare Parma in una piccola Napoli (con le dovute scuse agli amici partenopei) se non si fosse acceso il camino in fretta a furia, dove mai è andata a finire?
Infine quale mai sarà il destino di un impianto che durante l'esercizio provvisorio è acceso un giorno sì e uno no, dove dal 25 dicembre al 6 gennaio i fuochi sono spenti, dove i rifiuti sono sconsolatamente scarsi?
Già oggi l'impianto di Parma è sovradimensionato.
Con la raccolta differenziata porta a porta ampliata a tutta la città i rifiuti non basteranno di certo a garantire le 8000 ore di funzionamento previste dal pianto industriale di Iren.
Cosa succederà allora a Parma.
Arriveranno rifiuti da fuori?
L'Autorizzazione Integrata Ambientale nega questa possibilità e l'assessore Castellani ha sempre sostenuto che questa prescrizione verrà rispettata senza deroghe.
Ci spieghino a quale trucco intendono ricorrere.
E intanto che ci sono ci raccontino un po' come stanno andando le cose con il teleriscaldamento. E' connesso? E a quante famiglie? E quante caldaie sono state spente? Perché noi, sotto la coltre di smog, non ci siamo mica accorti del gran beneficio promesso

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 7 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
132

giorni fa

venerdì 3 gennaio 2014

2014, l'anno della polvere

L'intera regione Emilia Romagna è avvolta in una nube tossica

Due giorni, due sforamenti.
A Parma fa buona compagnia tutta la regione tranne Piacenza, che sfiora anch'essa il limite.
In città ieri 69 microgrammi per metro cubo di aria, il dato peggiore dell'Emilia Romagna, contro i 50 consentiti dalla legge.


Le polveri fini Pm10 tornano quindi subito protagoniste e sfidano l'homo sapiens ricacciandogli in gola l'aria sporca improvvidamente prodotta.
Il nostro uomo tecnologico aveva tentato di giocare una carta falsa, quella di papà vento che tutto porta via, ma il trucco è stato scoperto e la resa dei conti è arrivata.
Sta a noi decidere il nostro futuro.
Il pianeta è gravato ormai da una mole di inquinamento insostenibile.
Abitiamo in un sistema chiuso che necessariamente ricicla dalla notte dei tempi tutto ciò che accade al suo interno.
Usiamo la stessa acqua da millenni, la stessa terra, la stessa aria, le stesse molecole.
Dobbiamo fare una scelta.
Continuare su questa strada significa andare verso l'estinzione, cambiare comporta il mettere al primo posto la salute e la qualità della vita.
Tutto il resto viene dopo.
Lo sviluppo, se vogliamo intendere il termine come una positiva e costante tensione verso il meglio, per noi stessi e per gli altri, non può includere anche inquinamento, polveri cancerogene, baratro ecologico.
Innumerevoli gli esempi dello scempio che abbiamo fatto del nostro Paese, su tutti l'Ilva di taranto e la Terra dei Fuochi.
Incubi.
Non è sviluppo questo ma una corsa sfrenata senza guidatore.
Dobbiamo tornare ad osservare la natura e comprendere che essa non manifesta nei suoi cicli naturali alcun tipo di rifiuto, ma chiude perfettamente i suoi ambiti nutrendosi a vicenda.
Ciò che è scarto per gli uni è alimenti per gli altri.
Occorre una pausa di riflessione.
Occorre spegnere i motori.
Occorre farlo adesso.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 3 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
128

giorni fa

Il puzzle raccolta differenziata

Il disegno dei migliori è bellissimo e perfetto

La raccolta differenziata è un puzzle: le tessere vanno messe tutte al posto giusto.
Se ne dimentichiamo qualcuna, il risultato è mediocre.
Se sbagliamo posizione, la tessera non entra.
Lo schema corretto quindi è univoco, non ci sono posizioni alternative.
Il puzzle può avere un numero più o meno grande di pezzi e variare così la propria difficoltà.
Ma il puzzle semplice, quello con pochi pezzi, è un gioco adatto ai bambini.
Ai cittadini adulti la versione più complessa e completa, quella che dà risultati, e soddisfazioni, migliori.
Dicevamo, il disegno è unico, non ci sono schemi alternativi.
Quindi la via alla raccolta differenziata di qualità è solo quella del porta a porta.
Alla quale va aggiunta, non appena a regime, la tariffazione puntuale, per premiare i cittadini che si impegnano correttamente e inseriscono le tessere al posto giusto.
Del resto basta fermarsi un attimo e riflettere.
Tutti i malumori si concentrano sul momento sbagliato, quando è troppo tardi e le tessere si sono già intricate e incastrate malamente.
Un gioco è fatto anche di rispetto per i tempi corretti.
Per comporre un puzzle dobbiamo studiare bene le tessere, “prime” di deporle all'interno del disegno.
Le tessere sono i nostri materiali, i nostri oggetti, ciò che riteniamo non più utile dentro casa.
Ogni tessera ha una targa, un “tag” di genere, una sorta di sfumatura che le fa assomigliare tra di loro come parte della stessa parte del disegno.
Ho della plastica: bottiglie, contenitori, cellophane, piatti, vasetti.
Ho dell'alluminio e del metallo: lattine, tubetti, tappi, pellicole.
Ho della carta: giornali, cartoni, fogli da disegno, libri, riviste.
Ho dell'organico: avanzi di cibo, foglie, fondi di caffè, bucce, briciole, gusci.
Ho del vetro: bottiglie, vasetti, bicchieri.
Ogni oggetto, ogni frazione, ha la sua categoria di appartenenza e di destinazione.
Il gioco consiste semplicemente nel fargli prendere la strada giusta, in modo da impedire che un oggetto composto di materiale ancora utile sia trasformato in rifiuto rifiutato.
Il puzzle lo componiamo diverso tutti i giorni, ma le tessere fanno sempre parte delle stesse categorie.
Dopo poco sono riconoscibili con estrema facilità ed anche il puzzle più grande diventa semplice.
Il puzzle hai suoi tempi definiti, le tessere vanno collocate in giorni sempre uguali.
Fare la raccolta differenziata è un gioco.
I più bravi si riconoscono subito perché di tessere a casaccio non ne esistono.
Il disegno dei migliori è bellissimo e perfetto.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 3 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
128

giorni fa

giovedì 2 gennaio 2014

Brindisi sporco

Dopo una settimana di pausa torna l'incubo inquinamento
Food valley, uno straccio sporco

Il nuovo anno si apre con il primo sforamento di Pm10 del 2014.
Un inizio col botto.
L'asta dello smog ha toccato i 53 microgrammi di polveri per metro cubo di aria.
Dopo 8 giorni di tregua, 5 province emiliano romagnole su 9 risultano fuori legge, le altre 4 sono sotto i limiti di pochissimo.
Proprio nel giorno di Capodanno, dopo la nottata di fuochi d'artificio che senz'altro ha fatto la sua parte nella crescita dello smog.

Sotto i fuochi la coltre grigia, sono polveri sottili irrespirabili

Ormai bastano poche ore di stasi meteorologica per mettere in ginocchio la qualità dell'aria.
E non di una sola città ma di una intera regione, anzi della Pianura Padana al completo, un bacino a conca che raccoglie e tiene per sé tutto lo smog che produce al suo interno.
Una spietata legge di giustizia che punisce i produttori di aria sporca facendogliela letteralmente ingoiare.
Una sorta di “ben gli sta” che mette però in crisi anche lo stato di salute della popolazione, specialmente quella delle fasce più deboli come bambini e anziani, che si trovano a respirare per settimane in una specie di camera a gas.
Abbiamo ripetuto fino allo sfinimento come sia necessario intervenire con misure drastiche.
Spegnere i camini più inquinanti (gli inceneritori sono sicuramente fra questi).
Cambiare subito le caldaie più inquinanti (quelle a gasolio sono le prime dalla lista, quanto scuole e uffici pubblici si scaldano ancora con quel mefitico carburante?).
Segue poi il blocco della circolazione di auto private nei centri urbani.
Che si tratti di blocco totale o di targhe alterne, occorre utilizzare il sistema più efficace che porti a ridurre in numero le bocche che emettono smog.
Ridurre significa per lo meno dimezzare l'impatto ambientale causato dalle fonti emissive.
Non ci dimentichiamo dell'apporto pesante dell'autostrada del Sole, dove si potrebbe intervenire con riduzioni della velocità per portare al limite corretto per inquinare il minino oppure andare verso chiusure temporanee.
Come anche le industrie presenti sul territorio andrebbero messe sotto osservazione.
Quanto inquinano la food valley?
Quali misure sono possibili per ridurre la loro zavorra sulla qualità dell'aria?
Uno straccio sporco ad un certo punto non serve più a pulire niente, anzi continuare ad utilizzarlo così com'è non fa che peggiorare la situazione.
Quanto insisteremo ad usare il nostro territorio senza mai dargli una pulita?

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 2 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
127

giorni fa

Fumi d'artificio

Oltre gli incidenti, i botti di fine anno causano forte inquinamento ambientale

Abbiamo tutti davanti l'immagine dell'orizzonte urbano attorno la mezzanotte del 31 dicembre.
Un velo spesso di nebbiolina è cosparso un po' ovunque in tutti i quartieri cittadini.
La coltre si mantiene sospesa a lungo, rinnovata dai continui scoppi dei fuochi di artificio di fine anno.
L'Italia intera esplode di “botti” ogni fine d'anno, con la sequela di feriti, mutilati, a volte purtroppo anche morti a causa dei numerosi incidenti che, avendo a che fare con degli ordini esplosivi, pur nella maggior parte di essi “mini”, portano con sé evidenti margini di rischio per scoppi accidentali, errori di manipolazione, collocazione, quantità.


Non si registrano invece notizie sul loro impatto ambientale.
Siamo di fronte a esplosioni di polvere pirica, quindi a vere e proprie mini bombe che deflagrano all'aria aperta, ad altezze variabili, con forti concentrazioni in tempo e luogo.
Le nuvole di cui sopra non sono composte da vapore acqueo ma da polveri sottili della peggior specie.
La prova di tutto ciò l'abbiamo con i rilievi delle centraline pubbliche che registrano l'inquinamento atmosferico dovuto alle Pm10 e o polveri ancora più infinitesime come le Pm2,5.
Arpa Veneto evidenzia i picchi orari concomitanti con le prime ore del nuovo anno in quel di Venezia: http://gestionecorrettarifiuti.it/pdf/Aria-Venezia.pdf
Tutte le altre centraline dislocate in zona rivelano la stessa situazione.
I fuochi di artificio di Capodanno sono caratterizzati per la produzione di dense nubi di polveri sottili che fanno scattare le centraline e portano i valori fuori norma.
Non solo feriti visibili quindi ma anche intossicazione a minaccia all'apparto respiratorio dei cittadini che si trovano a respirare in quelle ore in quella atmosfera.
Ecco un altro importante motivo per giungere finalmente a porre fuori legge i botti.
A cominciare dalla legislazione locale per arrivare a quella nazionale.
Siamo di fronte a un inquinamento da fonte e danno certi, sottovalutato da sempre dall'opinione pubblica che al massimo ne rileva il carattere di rischio dovuto a malfunzionamenti o incidenti.
Mentre invece i fuochi contribuiscono anche a peggiorare, se mai ce ne fosse bisogno, il clima delle nostre città.
Ai botti di Capodanno si aggiungano poi anche i roghi tipici della Befana, quando si accendono, specie in campagna e nelle aree montane, quei cumuli di legname vario per “bruciare” il vecchio e auspicare un futuro migliore.
Che certo è invece aggravato dall'incendio presente, che genera enormi quantità di Co2 e polveri, bruciando a cielo aperto e senza alcun filtro importanti quantità di legname, spesso non di stagionatura adeguata e magari con vernici, o anche solo residui delle irrorazioni delle produzioni agricole chimicate.
Una tradizione che è molto sentita specie nella marca trevigiana (il cosiddetto “panevin”).
I falò così cari alla tradizione contadina diventano micidiali vapori tossici che anche l'Oms ha decretato nell'ottobre scorso come cancerogeni.
Una occasione per festeggiare ed essere felici non può e non deve tramutarsi in un attacco feroce alla salute, anche perché spesso le categorie più deboli a protette, bambini e anziani, sono in prima fila in queste occasioni di festa.
Se abbiamo raggiunto la coscienza dei rischio, non possiamo più fare finta di niente.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 2 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
127

giorni fa

Boom della differenziata, Venezia chiude inceneritore

di
Andrea Monti


In diverse città fanno discutere quelli attivi o che potrebbero nascere.
A Venezia un inceneritore ce l’hanno, ma hanno scelto di chiuderlo. Possibile – dice il Comune – grazie all’aumento della differenziata. Legambiente parla di «intervento senza eguali», di una promessa politica mantenuta ma con effetti da verificare. Se la cosa funziona, può essere la prova che questa strada è percorribile anche altrove.


Cambio di rotta
«L’impianto di Fusina (località del Comune di Venezia, ndr) è entrato in funzione nel 1998 - racconta l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin - . Negli anni è stato potenziato e reso più efficiente». Dal 2010 il sindaco è Giorgio Orsoni, Pd. «Abbiamo deciso subito di chiudere l’inceneritore – continua Bettin – . Siamo stati la prima amministrazione della città a muoversi in questa direzione». Per raggiungere l’obiettivo, dice, è stato necessario ridurre al minimo i rifiuti portati in discarica. «Era l’unico modo per non doverli far bruciare altrove».
Bettin spiega che la raccolta porta a porta è stata raddoppiata, passando da tre a sei passaggi settimanali. Poi sono stati introdotti cassonetti con una chiave personalizzata per ogni cittadino e un’apertura molto stretta, che costringe a separare la spazzatura più accuratamente. Risultati? «Nella prima municipalità in cui li abbiamo piazzati la differenziata ha superato il 78% nel giro di un anno. Nella seconda siamo sopra il 70 per cento. Nella terza oltre il 60. L’ultima in ordine di tempo è la più grande, Mestre centro, per cui finora abbiamo solo dati parziali». La terraferma veneziana, che ha più di 200mila abitanti, sarebbe stabilmente tra il 60 e il 70 per cento. «Un anno fa era poco sopra il 50. Il successo ci ha permesso addirittura di anticipare la chiusura di Fusina».
La previsione è che l’impianto si spenga del tutto entro fine gennaio. Le decine di persone che ci lavorano dovrebbero restare dipendenti dell’azienda pubblica che lo gestiva. Secondo il Comune le emissioni di anidride carbonica scenderanno di circa 60mila tonnellate all’anno. «Questa scelta – riprende l’assessore – ha comportato un investimento, ma contiamo di recuperare, perché in prospettiva la differenziata fa risparmiare. E poi su questo tema il calcolo economico non può essere decisivo». Bettin pensa che una decisione simile potrebbe esser presa ovunque, ma riconosce le difficoltà: «Negli ultimi 20 anni le politiche nazionali sono state fortemente orientate alla costruzione dei ‘termovalorizzatori’, come vengono pudicamente chiamati».
Dubbi e speranze.
Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, ammette che l’amministrazione ha mantenuto una promessa, ma è cauto sui prossimi mesi. «Secondo noi il Comune ha fatto un passo un po’ lungo, anche se rispettabile. La differenziata è aumentata in modo vertiginoso, però siamo ancora in fase sperimentale. Mestre è diversa dai piccoli centri, e per ora non abbiamo dati certi». Di cosa avete paura? «Se resta una quota di rifiuti da bruciare, può finire in altri inceneritori. Serve un livello di differenziata che tenda almeno al 70%: ancora non abbiamo percentuali consolidate di questo tipo».

Lazzaro si augura che l’esempio veneziano sia replicabile. «Se vogliamo che lo sia in tutta Italia dobbiamo pensare a un ciclo virtuoso dei rifiuti, a riciclarli ma anche a ridurli. Bisogna produrne meno e differenziarli meglio. Su questo la politica latita a tutti i livelli: nazionale, regionale, locale». Perché altri Comuni non dicono no agli inceneritori? «Usare la spazzatura per produrre energia rende. Finché Roma manterrà gli incentivi per chi lo fa, sarà difficile che le amministrazioni scelgano strade diverse». E continueremo a raccontare solo casi isolati.