martedì 21 giugno 2011

Selvanizza rinnovabile?

Con la Natura non si scherza

Venerdì scorso a Selvanizza in una affollata assemblea si è affrontato il tema “Montagna e Rinnovabili”. Lo studio Ilariucci ha presentato per conto del Pd un progetto di bacino in località La Mora, in grado di raccogliere sia le acque del Cedra che dell'Enza. La diga in cemento armato, alta 55 metri, con pelo libero dell'acqua fino a 40 metri, creerebbe un invaso di circa 7 milioni di metri cubi, neanche un decimo dei 90 milioni di metri cubi pensati per la diga di Vetto.


Il fiume Enza a Selvanizza

Un piccolo bacino molto meno invasivo del precedente progetto, è stato detto, e tuttavia in grado di alimentare tre centrali idroelettriche a scalare con le condotte forzate fino a Cerezzola, capaci di produrre circa la metà dell'energia elettrica che avrebbe prodotto quella di Vetto.
In più, un sistema di filtraggio a vasca di decantazione a gravità, a valle della diga, sarebbe in grado di rifornire di acqua potabile incontaminata la grande sete della pianura.
La spesa per realizzarla si attesta su 60 milioni di euro, recuperabili in modo rapido, a detta del sindaco Moretti di Monchio, con i proventi annui dell'elettricità e degli incentivi verdi (6 milioni) e con la vendita annua dell'acqua (8 milioni).
A rompere l'incantesimo di tutto questo oro colato gli interventi rabbiosi dei promotori della diga di Vetto, che si sono sentiti abbandonati dopo tante assemblee in montagna in cui quegli stessi amministratori si erano detti entusiasti del loro progetto.

Il bacino troppo piccolo, la fame d'acqua degli agricoltori della bassa impossibile da soddisfare pienamente, perfino il pericolo che quella massa d'acqua, col suo peso, possa far franare i versanti già di di per sé instabili. Insomma una serie di critiche riassumibili così: non va bene niente.
Imbarazzo. Rabbia. Interventi tesi ed obliqui. Discorsi che hanno messo in luce che tra i due schieramenti già da un po'' covava astio con reciproche accuse di scorrettezze.
Era in scena la guerra delle due dighe.
Paradossalmente, a stemperare gli animi e a concentrare di nuovo l'attenzione di tutti, è stato proprio l'intervento di Reteambiente.
Certo, un bacino più piccolo è meno invasivo per l'ambiente e i numeri economici appaiono allettanti. Ma stesso assessore provinciale alle attività produttive, Danni, aveva ammesso che l'assetto intero della valle sarebbe stato alterato dall'intervento e che forse era utile pensare ad altri progetti alternativi, come l'eolico.
Siamo insomma così certi che l'una o l'altra diga non creino più problemi di quanti ne risolvano?
Guardiamo cosa succede fuori provincia.
Il lago artificiale creato anni fa nel piacentino, a Lugagnano, attorno a sé ha il deserto e non un eldorado turistico. Produce sempre meno elettricità perché tende ad interrarsi e il suo colore
non è azzurro cielo ma grigio cemento, a causa della sedimentazione delle argille che l'invaso ha contribuito ad erodere.
La stessa situazione si creerebbe in val d'Enza. Qualsiasi diga farebbe retrocedere l'erosione a monte accrescendola e scavando in alto le argille rosse, la cui sedimentazione non potendo sfogarsi più giù si fermerebbe tutta nel lago, riempiendolo in pochi anni.
Il che vuol dire che ci si ritroverebbe con un lago torbido e di colore rosso: quindi zero attrattiva turistica. Un lago che si riempie in fretta vuol dire sempre meno produzione di energia elettrica. Un lago torbido e un'acqua carica di sedimenti in soluzione significa una spesa imponente per la depurazione. Insomma un addio certo ai soldi facili.
Gli scenari e i numeri economici proposti sono da correggere o addirittura da cancellare.
Da ultimo, il peso della massa d'acqua avrebbe un pesante effetto sulla stabilità dei versanti argilloso-calcarei, provocando frane che coinvolgerebbero i boschi.
Una valle disastrata, ecco cosa ci si può aspettare.
Meglio puntare sul fotovoltaico. Meglio le Esco municipali, capitalizzandole con quello che c'è: scuole, immobili pubblici, terreni e ottenere mutui con cui intestarsi la proprietà degli impianti. Con gli incentivi pubblici investire sull'economia locale creando posti di lavoro. Non altro.
Anche i comuni indebitati, in questo modo, potrebbero seguire l'esempio di Monchio e investire nella ristrutturazione delle case del borgo. Non è il progetto della Provincia, quello del fotovoltaico insieme, che ha seminato solo briciole ai comuni dando la gran parte dei soldi degli incentivi alle aziende e alle finanziarie.
E anche l'assessore Danni appoggia il progetto delle Esco comunali.

Giuliano Serioli

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