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martedì 31 gennaio 2012

Costi quel che costi

Appello al commissario Ciclosi: vogliamo la verità

Gentile Commissario Mario Ciclosi,

da oltre un lustro la nostra associazione è in prima linea per proporre modelli di gestione dei rifiuti alternativi all’incenerimento, da applicare anche alla nostra provincia.
Da maggio 2010 chiede alle amministrazioni locali ed a Iren il piano economico finanziario del costruendo inceneritore di Ugozzolo.
Si tratta di un documento fondamentale per capire quali saranno i costi reali dell'inceneritore e come Iren intende rientrare dal debito e ovviamente serve a capire quali saranno le tariffe applicate ai cittadini su rifiuti e teleriscaldamento.



Nei mesi passati la stessa richiesta è giunta anche dall’ex sindaco Vignali, dagli avvocati Allegri e De Angelis, dal direttore della testata Parmadaily, Andrea Marsiletti.
Invano hanno bussato alla porta di Iren per conoscere informazioni che dovrebbero essere di pubblico dominio, essendo questa un'opera che riguarda l'interesse pubblico.
La piena trasparenza sul progetto del Paip è stata addirittura deliberata in premessa all'accordo tra Comune di Parma e Iren, nel marzo del 2006.
La delibera 45 del consiglio comunale recita: “Enìa Spa si obbliga a riconoscere ai cittadini, alle associazioni ambientaliste e a ogni altro soggetto il diritto di accesso secondo le norme della Legge n. 241 del 7/8/1990 relativamente a tutti gli atti riguardanti il termovalorizzatore”.
E’ evidente che la reticenza nel fornire i dati non può che impensierire quanti sostengono
che le tariffe non diminuiranno, come invece più volte affermato da Iren e dagli amministratori di comune e provincia, e che i costi dell'inceneritore siano fuori controllo.
L’amministratore delegato Andrea Viero ha indicato a suo tempo in 193 milioni di euro il prezzao da pagare per arrivare al varo del forno.
La Commissione Europea, aprendo la procedura di infrazione (4003/2001) riporta addirittura la cifra di 315 milioni di euro.
Oggi, da notizie di stampa, abbiamo saputo che l’inceneritore di Case Passerini (Firenze), con dimensioni e caratteristiche simili a quello di Parma, verrà a costare 134 milioni di euro.
La notizia, rintracciabile sul sito delle pubbliche amministrazioni della Toscana centrale (http://met.provincia.fi.it/news.aspx?n=108960) parla di un “impianto il cui importo di aggiudicazione di 134.480.250,00 €, che si comporrà di 2 linee, avrà una capacità di trattamento di 136.760 tonnellate annue (circa 400 tonnellate al giorno), utilizzando le migliori tecniche disponibili (le cosiddette B.A.T. – Best Available Techniques), con l’obiettivo di ottenere le migliori performance sia dal punto di vista ambientale...”.
In virtù della trasparenza a cui lei spesso si richiama, chiediamo il suo aiuto per ottenere il tanto agognato Piano Economico Finanziario dell’inceneritore di Ugozzolo, ricordandole che in seno al consiglio di amministrazione di Iren, in qualità di vice-presidente e rappresentante nominato dal comune di Parma, siede Luigi Giuseppe Villani.
Crediamo dunque non sia difficile conoscere queste informazioni e renderle pubbliche come è dovuto a tutta la cittadinanza.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 31 gennaio 2012

Sono passati
610 giorni
dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Mancherebbero
96 giorni
all'accensione del forno, se ancora lo si farà

domenica 29 gennaio 2012

Una pece chiamata aria

A viverci dentro, giorno dopo giorno, anno dopo anno, quasi non ti rendi più conto di che cosa ci sia sopra, oltre quella coltre grigia che ammanta l'orizzonte tanti (troppi) mesi all'anno.
Ma non appena sali le prime erte e si apre il cielo, il sole ti abbaglia, la tentazione è di guardare indietro, perché lo stacco è troppo improvviso e netto, per essere naturale.



Così la verità si fa strada attraverso uno specchietto retrovisore, ti accorgi che convivono due mondi, lassù il giorno, laggiù la notte.
Due universi paralleli divisi dall'altitudine.
Uno cristallo, l'altro pece, che ogni giorno inaliamo.
La coltre nera è una coperta lurida, compatta ed immobile, un'enorme panna montata cucinata con la fuliggine, proprio come il fondo di un catino pieno di magma torbido, che lasciato decantare concentra sul fondo i suoi densi liquami.
Un'ovatta che annebbia anche i cuori, e i cervelli. Li raggela e li immobilizza.



Davanti a un tale spettacolo solo insane menti possono rimanere assopite e immobili, senza cenni di reazione.
Così non c'è livello di inquinamento che faccia scattare allarmi e misure drastiche per soccorrere se stessi.
Nessun blocco, fermo, rimedio, misura.
Si finge l'azione, si confida sul clima, si attende non si sa cosa, che mai arriva.
Le immagini sono lì a testimoniare, una linea netta all'orizzonte.
La linea della salute e della malattia.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 29 gennaio 2012

Sono passati
608 giorni
dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Mancherebbero
98 giorni
all'accensione del forno, se ancora lo si farà

Tutino, inceneritore costa 4 volte un Tmb

L'assessore provinciale all'ambiente di Reggio Emilia, Mirko Tutino, se paragonato al nostro Giancarlo Castellani, sembra essere sceso dalla Luna.
Perché a Reggio parlano schietto e non si piegano con referenza ai poteri, anzi.
Così ripondendo ai mal di pancia degli industriali l'assessore non manca di puntualizzare alcuni concetti, che riagurdano anche Parma, molto da vicino.



Scrive Tutino: “In relazione al documento degli Industriali, faccio innanzitutto presente che il termovalorizzatore non avrebbe certamente ridotto le tariffe, come dimostra la situazione della vicina Parma dove si prevede una tariffa di smaltimento superiore a quella che avrà Reggio Emilia con il Trattamento meccanico biologico (Tmb). Un termovalorizzatore moderno, infatti, costa quattro volte un impianto di Tmb avanzato”.
Il comunicato stampa prosegue su questa linea di pensiero: “Vale inoltre la pena sottolineare come un piano che si pone l’obiettivo del 67% di raccolta differenziata e individua le migliori tecnologie disponibili per il recupero ed il riciclaggio della materia, anziché puntare sulla sua combustione, sarà certamente in grado di garantire sicurezza non solo al ciclo rifiuti del nostro territorio, ma anche alle imprese. Per anni si è chiesto alle istituzioni di decidere ed ora le scelte daranno il via agli investimenti”.
Ed ecco l'affondo: “Per quanto riguarda invece il Piano provinciale gestione rifiuti (Ppgr) del 2004, non solo non è scaduto in quanto la sua validità è stata prorogata con una legge dello Stato, ma quel Piano prevedeva la possibilità di valutare anche ogni soluzione alternativa al termovalorizzatore. Ed è del tutto evidente come – con una raccolta differenziata che al termine del 2011 ha superato il 60% e con l’avvio di un nuovo Piano regionale per la gestione rifiuti che supera le barriere provinciali – lo scenario sia cambiato.
In tutto il mondo i rifiuti non sono più visti come un materiale da eliminare, ma come un’opportunità, e questo perché non viviamo in un pianeta dotato di risorse infinite. Credo che su questo terreno, e sulle tecnologie di recupero della materia, sia corretto che anche le imprese del nostro territorio dicano la loro, spiegando alle istituzioni come intendono intervenire concretamente per lo sviluppo di un’economia verde, a partire dal recupero dei rifiuti”.
Per non spaventare i nostri democratici, l'assessore Tutino appartiene al loro stesso partito, è un giovane democratico di 28 anni, ha frequentato l'università a Parma. Come detto, non appartiene ad una specie marziana proveniente dal quarto pianeta del Sistema Solare. Non ci risulta che a seguito di queste affermazioni per noi parmigiani un po' “forti” sia intervenuta l'Assistenza Pubblica con la camicia di forza.
Parma è nel Medioevo, Reggio nello spazio.
Amen.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 29 gennaio 2012

Sono passati
608 giorni
dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Mancherebbero
98 giorni
all'accensione del forno, se ancora lo si farà

sabato 28 gennaio 2012

Immondizia Zero, si può fare

Domenica scorsa Presa Diretta, il programma-inchiesta di Rai Tre condotto da Riccardo Iacona, si occupato di “Immondizia Zero”, un reportage sui disastri ambientali provocati da discariche ed inceneritori, con ampi servizi sui comitati, i cittadini e gli agricoltori che si oppongono a questi progetti, calati dall’alto e a favore dei soliti noti.
Al centro dell'inchiesta Roma e il Lazio, ma la scena potrebbe essere trasferita pari pari in tante altre realtà d'Italia, dove la gente per bene si informa e poi si ribella all'immobilismo dei politici, incapaci di proporre modelli innovativi o, peggio, conniventi con chi non vuole cambiare nulla perché verrebbe a mancare il lucro a loro favore.
Sul monitor dei nostri televisori abbiamo visto la minaccia che incombe su ettari di terreno agricolo dell’agro romano, oggi terreno per il pascolo di vacche e pecore, patrimonio inestimabile di aziende agricole biologiche, domani sede di impianti di incenerimento.
Vi ricorda qualcosa? Vi sembra una storia familiare?



Nelle nostre case sono entrate le immagini di terreni e cave dismesse, che poco prima di essere destinate a discarica da un commissario prefettizio, vengono acquistati da chi in questo business è il monopolista dei rifiuti nella regione da decenni.
Ancora un'altra sensazione di deja vu?
Poi finalmente si è parlato anche di soluzioni, per guardare avanti, oltre il dramma di oggi.
Le telecamere hanno puntato oltreoceano, alla scoperta di come hanno evitato di costruire un inceneritore nella città di San Francisco, 850.000 abitanti e 78% di raccolta differenziata.
La sensazione di già vissuto per il cittadino parmigiano è diventata palpabile, oltre il livello del subconscio.
Perché questo percorso è lo stesso cammino compiuto da un grande sognatore e visionario di casa nostra, quel Francesco Barbieri delle fiaccole e delle visioni, una strada oggi ripercorsa da Iacona, lo stesso tragitto che Francesco aveva fatto 2 anni prima, dal quale era poi scaturito il documentario Zero Waste, girato e montato da Victor Ibanez.
La missione americana aveva portato alla creazione di una rete di conoscenze preziosissime, che aveva permesso di ospitare a Parma Jack Macy, il dirigente della SF Environment della metropoli californiana, che nel corso della trasmissione Presadiretta fa osservare al giornalista Rai come con semplici e concreti passi abbiano educato i cittadini, proibendo l’uso di materiali difficilmente riciclabili, impostando un sistema di raccolta perfettamente funzionante ed efficiente.
E' lo stesso Jack Macy che a Parma ha visitato scuole e incontrato studenti, lo stesso Jack Macy che all’Astra ha dialogato con Ezio Orzes e Raphael Rossi, per mostrare la via che i nostri politici si ostinano a non vedere.
Fa tristezza pensare che Jack Macy è stato snobbato dai politici locali durante la sua visita Parma. Nessuna visita ufficiale, nessun amministratore di comune o provincia che abbia voluto incontrarlo per scambiare informazioni, opinioni forse per paura di essere contaminato da una scomoda verità che avrebbe incrinato le granitiche convinzioni sul verbo inceneritorista.
Parma ha visto passare in questi ultimi 2 anni alcune tra i migliori pensatori a livello mondiale per ciò che attiene alla gestione dei rifiuti, ai suoi rischi ed alle sue opportunità.
Ora anche i media nazionali si sono accorti che si può fare diversamente e meglio di come abbiamo fatto finora.
C’è speranza.

Il link alla trasmissione: http://bit.ly/Axy3AT

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 28 gennaio 2012

Sono passati
607 giorni
dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Mancherebbero
99 giorni
all'accensione del forno, se ancora lo si farà

venerdì 27 gennaio 2012

L'ora di votare

Ci sono momenti nella vita di una città che vale la pena vivere fino in fondo.
Uno di questi, il voto, domenica farà capolino nei 21 seggi predisposti dal centrosinistra per permettere al suo popolo di scegliere, democraticamente, l'aspirante sindaco di Parma.
Conduciamo da 6 anni una battaglia coraggiosa contro un impianto, l'inceneritore targato Iren, che a 4 km dal centro città si appresta a peggiorare ulteriormente la qualità ambientale del nostro territorio.
Una battaglia condotta a mani nude contro tutti e tutto.



In partenza contro la disinformazione e il disinteresse, la coppia d'assi che ha consentito a questo nefasto progetto di giungere beatamente ad un passo dal traguardo.
Crediamo di avere vinto, almeno su questo fronte, la battaglia culturale, portando la città alla consapevolezza.
Ci sono voluti anni.
Fatti di caparbietà e fede cieca di essere nel giusto.
Oggi possiamo dire che si cominciano a vedere frutti maturi portati da questo sforzo, moltiplicato dalle migliaia di persone che in Italia da anni lottano per la salute.
Prova ne sia anche il tenore di una trasmissione come Presadiretta, che in un'ora ha messo a nudo, finalmente, la verità dei fatti, aldilà degli spot e delle convenienze.
Inceneritori e discariche, sconfitte evidenti di una incivile civiltà, abbagliata dall'idea di un consumo infinito e innocuo, che ora improvvisamente arrossisce davanti al disastro.
C'è ancora tanta strada da percorrere.
Prova ne sia che domenica, nella rosa dei candidati, c'è ancora chi brinda al forno come un trofeo guadagnato, quasi bendandosi di fronte alla realtà ben più cruda che vediamo scorrere nei territorio dove questi impianti sono già in funzione.
GCR è una piccola associazione, grande nella generosità di coloro che la compongono e la vivono fino in fondo, senza sconti.
Domenica è una tappa del grande cammino.
Un gran premio della montagna dove si può esprimere con un voto il no al forno, il sì alle alternative, il sì alla vita.
Dei 5 candidati in corsa uno solo fin dall’inizio della corsa ha vestito la maglia del no deciso, altri dopo una partenza in sordina, si sono poi avvicinati un po’ di più verso il gruppo dei contrari.
Uno solo rimane il grande sostenitore del forno, per noi la maglia nera del Giro della Salute e dell’Ambiente se la merita con assoluta certezza Vincenzo Bernazzoli.
Ci siamo chiesti se in questa occasione GCR potesse scendere in campo direttamente, ma proprio il nostro non essere di parte non ci consente passi precipitosi, anche perché le primarie appartengono ad una sola parte politica.
Questo non ci frena però dall'invito forte e deciso verso gli elettori del centrosinistra.
Domenica una forte affluenza significherà cittadini desiderosi di scegliere una strada certa nel futuro della gestione dei rifiuti.
Noi sommessamente crediamo che Parma sappia scegliere la via corretta approfittando di ogni occasione per esporre con forza il proprio pensiero.
Noi amiamo Parma.
E questo semplifica tutto.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 27 gennaio 2012

Sono passati
606 giorni
dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Mancherebbero
100 giorni
all'accensione del forno, se ancora lo si farà

giovedì 26 gennaio 2012

Risorse naturali ed energie rinnovabili

disastro o opportunità?

Il capitalismo finanziario mostra una straordinaria razionalità nell'estrarre valore da ogni cosa, non tenendo mai conto delle conseguenze che il lavoro prodotto dall'uomo ha sulla salute e il reintegro delle risorse naturali.
In questo senso dimostra un'assoluta irrazionalità.
Anzi, il suo comportamento irrazionale nei confronti della natura e degli ecosistemi è addirittura maggiore dell'irrazionalità delle sue politiche del lavoro e della protezione sociale.



C'è una assoluta indisponibilità a fare oggetto di preoccupazione e di studio gli effetti del lavoro dell'uomo sugli ecosistemi.
In tutto il mondo vige un unico criterio di valorizzazione delle risorse naturali.
Abbattimento delle foreste pluviali per trarne legname a scopi industriali; scavi minerari e perforazioni in ecosistemi sensibili; industrializzazione della pesca in mari e oceani, con conseguente distruzione di sistemi tradizionali di pesca (fonte di sostentamento per le popolazioni rivierasche) e messa a rischio della sopravvivenza di molte specie ittiche; ingabbiamento di tutti i sistemi fluviali tramite dighe, modificando in modo grave l'equilibrio naturale.
Senza l'apporto del sistema finanziario internazionale la vertiginosa progressione della valorizzazione (distruzione) delle risorse naturali nei paesi del terzo mondo non sarebbe possibile.
Esiste una correlazione tra la crescita del PIL e del capitale azionario e la contemporanea erosione di massa vivente, attraverso il degrado ambientale e la distruzione di risorse non rinnovabili.
Oltre alla distruzione delle foreste pluviali, il capitalismo finanziario sta conducendo un assalto generalizzato al sistema agro-alimentare del mondo.
Come?
Con la formazione di oligopoli nel mercato delle sementi, nel mercato degli alimenti di base e nel mercato della distribuzione alimentare.
Con l'industrializzazione totale dell'agricoltura, tramite la contrattualizzazione degli agricoltori nominalmente indipendenti e la trasformazione industriale degli alimenti.
Con l'acquisto su vasta scala di terreni agricoli per mano di corporation collegate a quelle che controllano il mercato degli alimenti di base.
La formazione di tali monopoli ed oligopoli alimentari è avvenuta non per espansione di singole società, ma per ondate di fusioni ed acquisizioni sotto il ruolo propulsivo della finanza internazionale.
Il mercato delle sementi è controllato da 10 corporation.
Il commercio mondiale delle granaglie è controllato da 3 società.
Un quarto del mercato mondiale degli alimenti confezionati e delle bevande è controllato da 10 società.
Due terzi del pollame del mondo è lavorato e confezionato da 8 corporation.
Metà dei suini e dei bovini del mondo sono allevati e lavorati da stabilimenti industriali gestiti
da grandi corporation.
In Africa si stima siano stati acquistati 15 milioni di ettari da fondi di investimento cinesi, americani ed arabi.
In Argentina 2,4 milioni di ettari.
In Ucraina 3 milioni di ettari.
Sui terreni acquistati vivevano popolazioni contadine, che sono state espropriate con indennità irrisorie. Solo una loro frazione minima è stata reimpiegata come operai dell'agroindustria.
La gran massa è andata ad ingrossare gli slums delle metropoli del terzo mondo.
L'assalto del capitalismo finanziario al sistema agroalimentare per impiantare enormi monoculture estensive ha distrutto larga parte dell'agricoltura tradizionale, fondata sulla piccola azienda pluricolturale.
Invece di fornire tecnologie adeguate per trattenere sulla terra il maggior numero di contadini, questa demenza civile ha ridotto la biodiversità delle piante alimentari, distruggendo i mercati locali (il burro della Baviera, sussidiato alla UE, può essere venduto in Mongolia ad un prezzo inferiore al luogo di produzione), facendo fare il giro del mondo ai propri alimenti preconfezionati.
Il mondo sviluppato (?) ha sottratto decine di milioni di ettari alla catena alimentare per destinarli alla produzione di biocarburanti.
Gli USA destinano alla produzione di biocarburanti un quarto della produzione annua di mais e grano, sottratta di fatto all'alimentazione di aree del mondo sottonutrite e potenzialmente socialmente esplosive.
A partire dagli accordi di Kyoto, l'interesse del capitale finanziario per le bioenergie non è più limitato allo sviluppo dei biocarburanti, ma si è ampliato alle energie rinnovabili, diventate succulente occasioni di valorizzazione per gli incentivi di cui gli stati firmatari le hanno dotate.
E' forse cambiato forse l'atteggiamento irrazionale nei confronti della natura?
Assolutamente no.
Ha solo attivato la sua razionalità strumentale verso queste nuove possibilità speculative.
Perché lo sviluppo delle energie rinnovabili può essere sia una straordinaria occasione di democrazia economica, sia un'ulteriore occasione di speculazione e di predazione dell'ambiente naturale.
I dati sul solare fotovoltaico installato nel 2011 nel mondo ci dicono che il nostro Paese è primo al mondo con quasi 7.000 Mw, avendo superato la stessa Germania prima detentrice del primato.
Siamo improvvisamente diventati un Paese ambientalmente virtuoso?
Singoli cittadini e piccole amministrazioni riempiono i loro tetti di pannelli fotovoltaici, come accade in Germania?
Niente di tutto questo.
Tranne rare eccezioni, si sono moltiplicati a dismisura "parchi fotovoltaici" a terra, occupando decine di migliaia di ettari di terreno.
Suolo che, una volta dismessi gli impianti, avrà perso la sua fertilità.
Un esempio indicativo lo possiamo vedere nel nostro territorio, con il progetto "Fotovoltaico insieme", sostenuto dalla Provincia.
L'Amministrazione, forte dei suoi legami coi piccoli comuni carichi di debiti, ha sospinto un project financing con cui attirare i capitali delle finanziarie, invogliandole con le tariffe massime concesse dallo stato ai comuni.
Ogni comune, una volta costruito il parco fotovoltaico sul suo territorio e ricevutane la titolarità dal GSE, la cede alla finanziaria che aveva messo i soldi, facendole così ottenere la tariffa massima di incentivazione per vent'anni e raddoppiare, così, il capitale investito.
E l'utile per i comuni?
Niente elettricità gratuita, niente soldi da investire in opere, ma solo qualche decina di migliaia di euro, quale compensazione per il terreno occupato.
In pratica un affitto.
E alla Provincia cosa ne viene in tasca?
Un 5% per ogni impianto, che moltiplicato per 30 o 40 fa una bella sommetta. Poi un ritorno d'immagine: essersi fatta promotrice di tutta quell'energia rinnovabile.
Ma soprattutto aver procacciato commesse alle ditte del settore, tutte affiliate alle coop, parte integrante di un nuovo sistema di potere.
Poca cosa, però, di fronte alle distese di torri eoliche del meridione del paese, magari neanche allacciate alla rete elettrica ancora insufficiente in capacità conduttrice, ma già in carico al GSE e in grado di ingrossare i capitali mafiosi con milioni di euro provenienti dalle nostre tasche.
Ma ancora peggio è la rincorsa alle biomasse.
Bruciare legna e granaglie per produrre energia elettrica è altamente inquinante ed antieconomico. Ma non importa.
L'economicità di quegli inceneritori è data dagli incentivi pubblici.
Industriali del Nord come Marcegaglia e Maccaferri ne hanno impiantati a decine in Puglia e Calabria. Inceneritori da 30 fino a 50 Mw e più. Il combustibile arriva via nave a Taranto e Crotone. Si tratta di scarti legnosi da deforestazione delle foreste pluviali.
Far man bassa di certificati verdi, degli incentivi finanziati con le nostre bollette è un affare così ghiotto da essere diventato una vera e propria tentazione per ogni azienda e finanziaria che si rispetti.
A Trecasali come a Russi, in Romagna, è la Sadam Eridania a volerli, ricattando i sindacati per accordarsi con la Regione, alla faccia dei cittadini, dei lavoratori e della loro salute.
E pur di avere quei certificati sottraggono a colture alimentari migliaia di ettari di buona terra per produrre insilato di mais da cui ricavare gas e così produrre elettricità. Questo nel Cremonese, nel Lodigiano, in Romagna, nel Veneto, in Lombardia.
Sono i cosiddetti biodigestori anaerobici, contro cui si è mobilitata perfino Slow Food, oltre ai cittadini ed alle associazioni degli agricoltori
E tutta la pianura padana ne è ormai costellata, come non bastasse l'inquinamento civile, viario ed industriale che la rendono già la macroregione più inquinata d'Europa, chiusa com'è dalla cerchia delle montagne.
Nel mondo alla pari solo con il Guandong, in Cina.
L'unico contrasto ai veleni che ne promanano sono i boschi delle montagne, risorti rigogliosi dopo l'abbandono dei borghi da parte della gente e capaci di catturare CO2 e fermare il resto.
Ma quei boschi ora sono minacciati.
La speculazione si è buttata sul business della legna da ardere, falcidiando così tanto quel capitale verde da forare i boschi come fossero gruviera. Gli amministratori locali che dovrebbero fermare tale scempio sono proprio quelli che lo caldeggiano: "siamo seduti su un altro petrolio e neanche ce ne accorgiamo", sono le parole di un funzionario all'agricoltura della Provincia.
E a chi chiede i dati di tale scempio per gli anni 2010 e 2011, gli amministratori rispondono che non sono disponibili.
Ci prendono in giro.
A quei tagli si aggiungono ora anche quelli industriali a pianta intera promossi dalla Provincia stessa, coi finanziamenti della Regione, per rifornire di cippato le centrali termiche che intende impiantare in ogni borgo di montagna. E siccome tali inceneritori producono, per ora, solo calore e non elettricità vengono definiti virtuosi, ma sono pur sempre inquinanti ed antieconomici come gli altri e in montagna non c'è assolutamente bisogno del teleriscaldamento.
E' uno sperpero.
Come uno sperpero sarebbe impiantare enormi torri eoliche sui crinali per produrre poca elettricità e al contrario cementificare le vette e taglieggiare ulteriormente i boschi con nuove strade di supporto.
Questa l'intenzione di De Matteis, sindaco di Corniglio, al passo del Cirone e di Bodria, sindaco di Tizzano, sul monte Caio.
Ma le energie rinnovabili, se agite in modo sostenibile, possono essere davvero il futuro.
Un futuro di democrazia economica e di sviluppo della sostenibilità per l'ambiente della nostra presenza invasiva.
Le risorse e i finanziamenti pubblici dovrebbero essere indirizzati per tappezzare i nostri tetti di pannelli fotovoltaici in modo che ogni famiglia possa diventare autonoma energeticamente e invogliata a ristrutturare la propria casa per risparmiare l'energia che produce.
Tutto potrebbe iniziare dai piccoli comuni delle aree più abbandonate e meno fortunate economicamente.
Fondando una ESCO (Energy Service COmpany), previste proprio dal decreto Bersani del 2007 come favorite per l'incentivazione delle energie rinnovabili, e titolandole con le proprietà municipali, come il palazzo stesso del comune, la scuola etc., riuscirebbero a capitalizzarla anche se il comune risulta indebitato e potrebbero così accedere a finanziamenti e mutui per impiantare il fotovoltaico sui tetti, previo accordo coi cittadini.
Una volta intestatisi l'impianto, riscuoterebbero per 20 anni dal GSE la tariffa massima di incentivazione, la quale presso qualsiasi banca varrebbe come un titolo di garanzia con cui ottenere un ulteriore mutuo per ristrutturare il paese dal punto di vista del risparmio energetico e dare lavoro così anche all'edilizia locale.
Tale percorso energeticamente virtuoso ed economicamente vantaggioso potrebbe poi essere applicato anche a singole frazioni, ad aziende agricole, a quartieri cittadini trasformatisi in associazioni energetiche, o cooperative di produzione...
Ogni singolo cittadino, invece di ottenere la sua quota di incentivi proporzionale ai pannelli sui suoi tetti, potrebbe optare per avere l'elettricità gratuita e così pure la singola scuola, l'azienda artigiana.
Se i biodigestori anaerobici, impiantati solo per ricavarne incentivi e alimentati con coltivazioni dedicate che rubano terreni all'alimentazione, sono degli ecomostri cui opporsi, tali non sono quelli che vengono alimentati con le deiezioni animali, a patto che non siano troppo grandi ed invasivi per il territorio.
Ogni allevamento, anzi, dovrebbe averne uno, soprattutto per impedire che i nitrati di tutti quei liquami finiscano in falda, inquinandola. Gli incentivi che l'azienda ricaverebbe dalla produzione di gas e quindi di energia elettrica sarebbero il giusto compenso per aver reso l'allevamento sostenibile per l'ambiente.
Questo vale per l'enorme quantità di allevamenti della val Padana e ancor più per quelli della nostra Food Valley, che inquinano non solo la falda acquifera ma anche gli stessi terreni da cui ricavare tutti quei pregiati coltivi.
Le ESCO, oltre che uno strumento di sviluppo economico, sarebbero anche un'occasione di democrazia partecipata e di trasparenza. Non sarebbe solo l'ente locale a farne parte ma anche le aziende artigiane che monterebbero i pannelli e che farebbero manutenzione e i lavoratori edili che farebbero le necessarie ristrutturazioni dei tetti per l'impianto dei pannelli.
Un modo per i cittadini
di partecipare ai progetti delle amministrazioni e di controllarne direttamente le voci di spesa e l'utilità per il bene pubblico.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma

www.reteambienteparma.org - info@reteambienteparma.org
comitato pro valparma - circolo valbaganza - comitato ecologicamente - comitato rubbiano per la vita -
comitato cave all’amianto no grazie - associazione gestione corretta rifiuti e risorse – no cava le predelle –
associazione per l'informazione ambientale a san secondo parmense

Il tabù del forno e la sordina di Legambiente

L'associazione ambientalista parmigiana ha riunito i candidati alle primarie del centrosinistra.
Domande preparate a tavolino e 5 minuti ad ogni aspirante sindaco per esprimere il proprio pensiero.
Scontato che i quesiti riguardassero ambiti legati all'ecosistema cittadino.



Scontata anche la domanda sui rifiuti, che ha però riservato una imbarazzante regola del silenzio sull'inceneritore.
Ovviamente ogni associazione a casa sua fa ciò che ritiene opportuno.
Ma stupisce che un sodalizio che già nel nome presuppone di occuparsi a 360 gradi di ambiente ponga veti su parole e argomenti di strettissima attinenza nonché di bruciante attualità.
“L'opinione dei candidati sull'inceneritore già la conosciamo” è stata la difesa del presidente Dradi, che ha così contribuito a garantire la noia ad una serata ovattata come lo spesso strato di nebbia che avvolgeva la barchessa.
Inutile la protesta di una esponente di Gcr, che è stata zittita e derisa con un applauso verso chi riportava nell'alveo amico la discussione.
Il dubbio di un adagiamento sulle posizioni del partito più rappresentato quella sera rimane.
Rimane la sensazione di una serata teleguidata con finti combattenti.
Rimane lo sconcerto per i media che hanno sorvolato con benevolenza sulla regola del silenzio, accontentandosi del rilassato chiacchiericcio, confondendo forse anche le posizioni dei singoli per manifesta fricassea.
L'inceneritore rimane, nonostante Legambiente, al centro della scena cittadina.
Il no senza tentennamenti all'impianto di Ugozzolo l'unica scelta per chi preferisce una Parma di domani più sana, meno inquinata, meno guidata dal business, una città a misura di cittadino e non a misura di holding.
E' una scelta di coscienza, che sale da dentro.
Perché dopo che si è approfondito, anche poco, il tema dei rifiuti, la verità balza all'occhio.
Se lo si tiene almeno socchiuso.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 26 gennaio 2012

Sono passati
605 giorni
dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Mancherebbero
101 giorni
all'accensione del forno, se ancora lo si farà

Ma il permesso a costruire non c'è

La sentenza del Tar non estrae dal cappello il sospirato documento

Il Tar di Parma mette la parola fine alla querelle sul permesso a costruire relativo all'inceneritore di Iren, dando ragione alla multiutility e alla Provincia, ma in modo molto maldestro.
Ecco più o meno la teoria espressa dai giudici, un attimo prima di lasciare la nostra città per altre sedi.



Il Tar aveva già deliberato la correttezza della Via (Valutazione di Impatto Ambientale) quando respinse il ricorso di WWF non trovando inciampi procedurali, quindi non ci si poteva aspettare grosse distanze.
Anche allora il Tar non era mai entrato nel merito delle questioni poste dall'associazione ambientalista, chiamandosi fuori da una analisi qualitativa dettagliata del progetto.
Nella Via gli enti erano tutti presenti e coscienti, tutti d'accordo e d'amore, tutti convinti della bontà dell'opera e dell'operazione. Era logico pensare quindi che tutto fosse a posto.
E fino ad un certo punto, addirittura a cantiere aperto, nessun ente che aveva partecipato alla Conferenza dei Servizi, che aveva a suo tempo autorizzato l'opera, ha avuto nulla da eccepire, un segnale di condivisione di tutto l'impianto deliberante.
Il Comune di Parma è arrivato quindi al no al forno in forte ritardo, fuori tempo massimo, e la sua rincorsa non è servita a recuperare la lepre inceneritore, troppo sospinta fino ad un attimo prima dai suoi sostenitori.
Non è stato nemmeno preso in considerazione dai giudici il fatto che Iren scrivesse l'intenzione di richiedere al Comune il permesso a costruire, per poi stranamente dimenticarsene.
Non viene considerato il fatto che nella stessa Via si scriva che il titolo edilizio non è compreso nell'atto ma va poi prodotto a seguito della conformità urbanistica.
Ma la cosa più incredibile è che si sostenga che la Via sostituisca il permesso a costruire. Viene infatti citato l'articolo 7 della legge regionale 9/2009, che riguarda però le opere pubbliche. Ma l'inceneritore è un'opera privata! Costruita da una azienda privata (Iren Spa), su terreni privati (di Iren).
Sembra quasi che il silenzio che era calato su tutta la vicenda fosse da considerarsi come una mano santa che fa le veci di qualunque documento eventualmente mancante.
Un silenzio come una unzione degli infermi che produce il miracolo.
Resta, alla fine della lettura della sentenza, una profonda amarezza.
La salute dei cittadini, ancora una volta, resta sullo sfondo, mantenuta al di fuori delle questioni procedurali, e mai nessuno se ne occupa sinceramente e concretamente
Resta un dato di fatto inoppugnabile. Il permesso a costruire, documento citato più volte nelle migliaia di pagine che compongono il piano del Paip, resta un documento fantasma, che nessuno è riuscito a produrre, eppur viene sostituito dalla teoria degli accordi e delle concordie reciproche, finalizzate ad un'opera che si aveva da fare e si farà.
Il permesso a costruire non trapela dalle pagine della sentenza perché non c'è.
Come dire: la pagella manca e nessuno l'ha mai vista, noi diamo lo stesso un voto di sufficienza.
Il ragazzo se lo merita.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 25 gennaio 2012

Sono passati
604 giorni
dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Mancherebbero
102 giorni
all'accensione del forno, se ancora lo si farà

martedì 24 gennaio 2012

Parma in agonia

comunicato congiunto Isde Gcr

Intere settimane di sforamenti continui delle polveri sottili non smuovono i nostri amministratori, né tanto meno il tavolo di crisi regionale, istituito proprio per affrontare questa emergenza ormai cronica e prendere provvedimenti seri per arginare il problema.
Ieri abbiamo raggiunto i 129 microgrammi di Pm10 su un limite di legge di 50, record assoluto in regione.



Ancora una volta ci si ferma al blocco del traffico nel centro storico, che si è dimostrato, se attuato da solo, assolutamente inefficace.
La città di Parma va chiusa al traffico dalle tangenziali, bisogna introdurre le targhe alterne tutti i giorni, dare incentivi all'uso del mezzo pubblico, porre stretti controlli da parte della Polizia municipale, aggiungere il blocco anche dei motorini che inquinano ben più delle auto, prevedere una tassazione dei SUV e delle auto più inquinanti, infine istituire un passaggio a pagamento nella città per chi proviene da fuori, per incentivare l'uso dei mezzi pubblici di collegamento coi comuni vicini e implementazione di tali collegamenti.
Oppure agli amministratori non interessa la salute degli abitanti, specie dei bambini, di questa città?

ISDE Sez. di Parma
Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
Affiliata all’International Society of Doctors for the Environment Rapporto consultivo con l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l'UNECOSOC (United Nations Economic and Social Council) Via della Fioraia, 17/19 – 52100 Arezzo – Tel. 0575/22256 – Fax. 0575/28676 E-mail: isde@ats.it - http://www.isde.it

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 24 gennaio 2012

Sono passati
603 giorni
dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Mancherebbero
103 giorni
all'accensione del forno, se ancora lo si farà

Isde, si abbandoni l'incenerimento

Facendo seguito al comunicato già emesso il 3 Dicembre 2011, immediatamente dopo la diffusione dello studio Moniter, si producono queste ulteriori considerazioni frutto di una sua approfondita analisi, analisi tutt’ora in corso e condotta in collaborazione con colleghi anche di altre regioni.



Come si ricorderà nel 2007 la Regione Emilia-Romagna ha investito oltre 3 milioni di euro in una serie di indagini sugli effetti sanitari e ambientali degli inceneritori presenti sul suo territorio (Progetto Moniter). Le conclusioni dello studio sono, secondo gli Autori, piuttosto tranquillizzanti, pur dimostrando un possibile eccesso di linfomi Non Hodgkin a Modena e un significativo aumento di rischio di nascite pretermine, nonché (sia pur con minore evidenza statistica) di neonati piccoli per età gestazionale e di aborti spontanei.
Il Comitato Scientifico preposto alla supervisione dello studio, raccomandando di non sottovalutare i risultati emersi circa gli esiti delle gravidanze, giudicati “verosimilmente” connessi alle emissioni degli inceneritori (si noti che in letteratura aborti e parti premature rappresentano un indice significativo di sofferenza materno- fetale), invita alla cautela nell’interpretazione degli altri risultati, facendo presente che, almeno per le cause di morte e per i tumori più rari, “nonostante le dimensioni del database, sarebbe stato difficile identificare un aumento del rischio, se non nel caso di un improbabile rischio molto alto”.
Dal momento che le evidenze che più si sono accumulate circa l’impatto sulla salute degli inceneritori riguardano proprio patologie rare come, per l’appunto, i linfomi non Hodgkin e i sarcomi dei tessuti molli, ci appare incongruente il giudizio “complessivamente rassicurante” circa gli effetti a lungo termine degli inceneritori sulla salute delle popolazioni direttamente esposte (che rappresentano comunque una frazione minima degli esposti alle emissioni tossiche degli impianti).
A un attento esame delle varie parti che compongono lo studio, si possono inoltre rilevare limiti metodologici non trascurabili, alla luce dei quali i risultati emersi potrebbero risultare ancor meno tranquillizzanti. Sottostime significative dei rischi, in particolare, possono derivare da
• aver considerato ambiti territoriali ridotti (4 Km dagli impianti) rispetto a quelli presi in esame da altri importanti studi riportati in letteratura, in cui le indagini sono estese anche oltre i 10 km;
• non essere stati in grado di identificare un “tracciante” (marker) realmente specifico delle emissioni degli inceneritori ed aver utilizzato, per la valutazione dell’esposizione delle popolazioni, un marker generico come il PM10, quando oltretutto è noto (ed emerso con chiarezza dalle stesse analisi del Moniter) che le emissioni di tali impianti sono caratterizzate dalla presenza assolutamente prevalente di particolato fine e ultrafine (per l’87% PM2,5);
• non aver tenuto in debito conto sia precedenti esperienze che gli stessi risultati emersi nelle indagini ambientali di Moniter, che evidenziavano, in prossimità dell’inceneritore, accumuli significativi - in specifiche matrici - di metalli pesanti particolarmente pericolosi per la salute, quali il cadmio e il piombo, e non aver analizzato – sulle medesime matrici – eventuali accumuli di mercurio, i cui effetti tossici sono ben noti in particolare sullo sviluppo neuropsichico dei bambini (al pari del piombo);
• non aver preso in considerazione dati epidemiologici emersi in precedenti studi (es. deficit cognitivi nei bambini) ed effetti su categorie di popolazione particolarmente suscettibili (anziani, bambini, soggetti affetti da patologie croniche);
• dosaggio inadeguato di diossine e PCB, di cui sono state esaminate solo le concentrazioni atmosferiche, senza alcuna indagine sul loro accumulo nelle matrici biologiche in cui maggiormente si concentrano e che costituiscono di gran lunga il maggior veicolo di esposizione umana attraverso l’alimentazione;
• disomogeneità sia nella composizione delle coorti che nell’affidabilità dei dati emissivi utilizzati per la stima dei livelli di esposizione in corrispondenza ai diversi inceneritori indagati;
• difetti metodologici nei rilievi tossicologici.
Nonostante i limiti descritti, i risultati dello studio Moniter, oltre ai rischi già segnalati, evidenziano per singole sottocoorti possibili aumenti di rischio tanto per patologie tumorali (fegato, pancreas, vescica, colon, linfoma non-Hodgkin, polmone, ovaio), che non tumorali (patologie cardiocircolatorie, vascolari e respiratorie, nascite pre-termine, aborti spontanei, malformazioni fetali), per di più coerenti con altre segnalazioni emerse in letteratura: il che rappresenta un preciso segnale di allarme circa l’esistenza di ricadute negative sulla salute delle popolazioni esposte.
Ne sembra pienamente consapevole il Comitato Scientifico di Moniter, che a conclusione delle proprie Osservazioni fa presente che “d’accordo con le conclusioni della conferenza OMS Europa sullo smaltimento dei rifiuti (Roma 2007), ... la segnalazione di effetti avversi nella vicinanza di discariche ed inceneritori dovrebbe ispirare a un approccio di precauzione a proposito della creazione di nuovi impianti” , tenuto conto che “la mancata dimostrazione di effetti a lungo termine non significa dimostrazione di rischio zero” e che “siamo in presenza di altri fattori di pressione ambientale sulla popolazione”, trovandoci all’interno della Pianura Padana, uno dei territori più inquinati del pianeta.
Non possiamo che unirci all’appello del Comitato Scientifico, chiedendo per parte nostra che la rigorosa applicazione del Principio di Precauzione porti al definitivo abbandono dell’incenerimento dei rifiuti, da sostituire, in linea con le più recenti indicazioni dell’Unione Europea, con pratiche vantaggiose sul piano economico e meno impattanti sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni direttamente e indirettamente esposte, quali il riciclo dei materiali e il recupero integrale di materia con tecnologie a freddo.

Sezione ISDE Bologna
Sezione ISDE Ferrara
Sezione ISDE Forlì
Sezione ISDE Parma
Sezione ISDE Piacenza
Sezione ISDE Reggio Emilia
Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia