giovedì 8 marzo 2012

Cave ofiolitiche, rischio negato

Le recenti notizie di stampa relative alle dichiarazioni dell’assessore regionale alla sanità Carlo Lusenti ci offrono l’ opportunità di ritornare a riflettere sul significato dei dati forniti, correlati alla questione “Cave ofiolitiche”



Numeri e percentuali
Premesso che l'epidemiologia è una scienza statistica con finalità di prevenzione e non può essere usata a posteriori per mettere in dubbio realtà scientifiche già accertate, lasciamo agli epidemiologi le analisi e le interpretazioni approfondite dei dati e soffermiamoci soltanto su quella che appare l’ anomalia più evidente ovvero il tasso di incidenza del mesotelioma maligno nel sesso femminile che, sulla base dei dati aggiornati al dicembre 2011, risulterebbe in provincia di Parma pari a 1,9 casi ogni 100.000 residenti e quindi quasi il doppio rispetto alla media regionale pari all’ 1%. Questo dato non è una novità infatti l’anomalia risultava già evidente nel terzo rapporto ReNaM. Sulla base di quei dati, nelle osservazioni al PAE protocollo il 12 aprile 2011 ) nel Comune di Bardi, contrarie alla riapertura delle cave ofiolitiche in quanto fonti di disseminazione di nuove fibre di amianto, ISDE Parma affermava: “Dal Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) risulta che a Parma il tasso nel sesso femminile, nell' ambito di una preoccupante tendenza alla crescita dell’ incidenza, sia attualmente il più alto della regione Emilia Romagna.”
E ancora più avanti
- “Sottolineiamo un altro dato: nelle statistiche nazionali i morti per mesotelioma sono più
frequenti nei maschi che nelle donne, con un rapporto di tre a uno circa, significativo per esposizione lavorativa ( per la ragione che fra i lavoratori si contano molti più maschi rispetto alle femmine), mentre per i Comuni con cave ofiolitiche questo rapporto è quasi di uno a uno, dato questo da ritenersi indice di esposizione ambientale.
Dunque se abbiamo ben interpretato il dato, oggi possiamo dire che in provincia di Parma i casi osservati tra le donne sono pari al 90% in più dei casi attesi e quindi interpretiamo questo dato come conferma di una prevista quanto preoccupante tendenza. Una anomalia a cui nessuno ancora oggi ha ritenuto di dover dare una interpretazione seria.
Prescrizioni e deliberazioni
Focalizziamo ora la nostra attenzione sugli eventi locali ricordando ad improvvidi, quanto inadeguati amministratori, che ad ognuno dei soggetti coinvolti nelle determinazioni di rilevanza pubblica compete un ruolo suo proprio e in questa divisione dei compiti non si può chiedere agli organi tecnici di supporto di sostituirsi nel momento decisionale, così come si è maldestramente tentato di fare nel comune di Bardi.
Cerchiamo di spiegarci meglio.
Le attività estrattive su matrice ofiolitica sono normate dall’ allegato 4 del D.M. 14.05.1996.
ARPA e Ausl nel rilascio dei propri pareri si dovranno attenere esclusivamente al dettato normativo ovvero verificare, in fase preventiva, la conformità dei progetti alle norme, e, ad attività avviata, il rispetto delle prescrizioni di legge; dunque sulla carta un “parere favorevole” preventivo è praticamente obbligato.
Vediamo allora nei dettagli cosa dicono i documenti.
Arpa:
- Il PAE recepisce correttamente il PIAE 2008
- Si procederà successivamente alla verifica degli obbiettivi di sostenibilità "prefissati/ipotizzati”,… restano da definirsi/concordarsi puntualmente le misure, modalità di controllo …..monitoraggio …. Dati “condivisi e convalidati”… nonché eventuali puntuali prescrizioni formali ed operative…. (premesso questo) si esprime parere favorevole.
Dunque l’organo tecnico di riferimento dice molto chiaramente: il piano è correttamente inserito in quello provinciale; come fare i controlli e dare prescrizioni lo vedremo successivamente.
Cosa ci si poteva aspettare di più di quanto ARPA aveva già detto nel più volte richiamato. Progetto regionale pietre verdi” del 2005, dove senza giri di parole, inequivocabilmente, così si esprime:
“L’ assenza di risposta alla Regione Emilia-Romagna da parte della Commissione Nazionale Amianto circa l’ applicazione pratica del D.M. 14.05.1996, riferita alla valutazione del rischio attraverso il calcolo dell’Indice di rilascio (I.r.), lascia purtroppo invariati tutti i dubbi sulla concreta applicabilità del Decreto alle realtà dell’Appennino emiliano, sia rispetto alle azioni preventive”, sia rispetto alla valutazione del rischio.” ?
Vediamo ora come si pronuncia l’Ausl.
Il documento si divide sostanzialmente in due parti. La prima parte è una riassunto storico del lavoro svolto con il richiamo alle norme, leggi, controlli effettuati e disposizioni ecc.
La seconda parte è il lungo elenco prescrittivo a cui viene subordinato il parere favorevole;
per i suoi contenuti merita di essere riportato integralmente all’interno del presente testo:
“…… per quanto di competenza dei Servizi PSAL ed Igiene Pubblica si esprime in merito alle cave
di materiale ofiolitico denominate “ID1 Il Groppo” e “AC 26 Il Groppo di Gora” PARERE FAVOREVOLE con le seguenti prescrizioni, formulate anche in accordo con quanto previsto dal DM 14/05/96 e adottato nel PIAE 2008 provinciale, nonché nella circolare regionale predisposta per regolamentare l’ attività estrattiva nelle cave ofiolitiche
1 - In funzione della variabilità dei dati di esposizione ottenuti, dovranno essere eseguiti’
campionamenti personali e ambientali periodici, al fine di verificare l’esposizione dei lavoratori a fibre di amianto e individuare, per ogni mansione nella cava in oggetto’ - le misure di prevenzione e protezione specifiche adatte a limitare il rischio legato alla presenza di fibre di amianto;
- l'esatta periodicità dei campionamenti successivi da eseguire secondo quanto previsto nell‘appendice F della Norma UNI EN 689/97, e cioè:
- 64 settimane se la concentrazione di esposizione professionale non supera 1/4 del valore limite.
- 32 settimane se la concentrazione di esposizione professionale supera 1/4 del valore limite ma non supera 1/2 dello stesso.
- 16 settimane se la concentrazione di esposizione professionale supera 1/2 del valore limite ma non supera il valore limite stesso.
Quanto sopra dovrà essere opportunamente registrato e documentato quale aggiornamento del DSS
/ VDR.
Si prescrive tuttavia che, trattandosi di campionamenti finalizzati a stabilire l'esposizione
professionale ad un agente riconosciuto da tempo come cancerogeno, gli stessi vengano comunque
eseguiti almeno annualmente, anche qualora la concentrazione di esposizione professionale dovesse risultare inferiore ad 1/10 del valore limite. I risultati del monitoraggio dell'esposizione dovranno essere trasmessi al Servizio P.S.A.L..
2 - Contestualmente ai campionamenti di cui al punto 1, dovranno essere eseguiti campionamenti
ambientali nei centri abitati collocati nelle vicinanze delle cave, in posizioni strategiche e
rappresentative, possibilmente concordate con e/o il Servizio di Igiene Pubblica, al fine di valutare il corretto mantenimento dellE misure di prevenzione e protezione messe in atto dal Titolare di cava per l' abbattimento di polveri e fibre.
3 - a prescindere dagli esiti dei campionamenti suddetti, durante le diverse fasi lavorative
(coltivazione della cava, carico e trasporto dei materiale) dovranno essere seguite le indicazioni seguenti:
a). utilizzare acqua per una sistematica bagnatura di piste, piazzali e cumuli di materiale
depositato, anche con impianti fissi per la dispersione; dotare le macchine operatrici e i mezzi di cantiere di cabina a protezione del conducente con impianto di condizionamento e filtrazione
dell'aria.
b). Dotare le macchine operatrici e i mezzi di cantiere di cabina a protezione del conducente con impianto di condizionamento e filtrazione dell’aria
c). Differenziare, quando possibile, la viabilità per i conferimenti della materia prima da quella per la distribuzione dei prodotti finiti e istituire regole per la circolazione dei mezzi all' interno dell'area, attraverso la predisposizione di opportuna segnaletica (percorsi obbligati e i più brevi possibili);
d). utilizzare mezzi di trasporto con cassone chiuso e telonato per evitare la dispersione delle polveri durante il trasporto del materiale;
e). predisporre un'area attrezzata deputata all‘ idoneo lavaggio delle ruote (e all’ occorrenza di altre parti) dei mezzi di trasporto in uscita dall' area di cava e
4 - infine, si ricorda che allo scopo di ridurre gli impatti negativi sui centri abitati limitrofi alla cava, è buona norma valutare una viabilità alternativa che escluda i centri abitati nelle vicinanze della cava nonché la possibilità di limitare il numero di viaggi degli autocarri.
5 - gli interventi precedentemente indicati dovranno essere opportunamente integrati con le
misure organizzative e gestionali contenute nel succitato PIAE provinciale 2008 e nei documento
tecnico regionale in corso di emanazione concordato e condiviso dagli stessi organi di vigilanza
Specificamente per l’ambito estrattivo: denominato "ID 1 - Il Groppo’ il parere favorevole
è subordinato anche al rispetto delle seguenti indicazioni aggiuntive;
Come già riportato dall'Azienda USL su un documento trasmesso a codesta Spettabile
Amministrazione (prot. n.49716 del 11/06/2010), si propone che il rinnovo dell’ autorizzazione sia subordinato alla realizzazione delle misure di prevenzione già indicate dal Servizio PSAL a seguito di specifico intervento ispettivo e riguardanti:
a). la predisposizione nell'area di cantiere di adeguati locali adibiti a spogliatoio/riposo con
particolare attenzione all’ identificazione dei percorso sporco/pulito;
b). la predisposizione di WC con acqua corrente;
c). la predisposizione di cartellonistica adeguata;
d). la predisposizione di provvedimenti atti a impedire/ridurre lo sviluppo e la diffusione di polveri e fibre nell'ambiente, in funzione della loro natura e quantità, con particolare riferimento a:
- “vasca di lavaggio" all' ingresso/uscita della cava per lavaggio ruote degli automezzi. al fine di non inquinare le strade provinciali;
- sistematica e periodica umidificazione del fronte di scavo e delle zone pertinenziali;
- predisposizione di idonea strumentazione (anemometro) atta a rilevare le condizioni
metereologiche per le quali va interrotta l'attività di cava;
- evidenziazione delle vie di circolazione degli automezzi che permettano il loro passaggio con
facilità e in sicurezza
- aggiornamento del Documento di Salute e Sicurezza (DSS) sulla base degli interventi effettuati, consegnandone copia al Servizio P.S.A.L.
- adeguata formazione e informazione dei lavoratori circa i rischi legati all'attività presso tale cava, le misure di prevenzione da utilizzare e i comportamenti da adottare per contenerli;
Oltre a quanto già prescritto in merito alla periodicità dei campionamenti ambientali e personali nel rispetto dell’appendice F della Norma UNI EN 689/97, il controllo dell'esposizione a fibre di amianto relativo alla mansione “escavatorista”, dovrà con essere ripetuto alla ripresa dell'attività, con trasmissione dei dati al Servizio P.S.A.L, in quanto per tale mansione i campionamenti avevano mostrato il raggiungimento di 1/2 del valore limite di esposizione (soglia di attenzione)
Si rende infine opportuno valutare d’intesa con ARPA un intervento finalizzato al ripristino della delimitazione e alla predisposizione di una durevole protezione dalle intemperie del cumulo di materiale posto sotto sequestro.
Anche per l’ambito estrattivo “Il Groppo di Gora” si formulano le seguenti prcscrizioni
aggiuntive relative ad indicazioni già espresse in fase ispettiva
- dovrà essere redatto ed aggiornato in tutte le sue parti il Documento di Salute e Sicurezza di cui all’art. 6 comma 2 e 3 del D. lgs. 624/96 e dovranno essere adottati provvedimenti atti a impedire e ridurre per quanto possibile lo sviluppo e la diffusione di polveri e fibre presenti nell’ ambiente di lavoro, in particolare si deve strutturare per quanto tecnicamente possibile, e mantenere il luogo di lavoro in modo tale che gli addetti siano protetti dagli agenti atmosferici e da agenti esterni pericolosi ( tra cui fibre di amianto). Allo scopo il luogo di lavoro dovrà essere dotato di locali appositamente destinati a spogliatoi, servizi igienici e riposo/riparo facilmente accessibili, arredati, illuminati e dotati di acqua potabile, regolarmente puliti e con temperatura conforme alla destinazione specifica degli stessi.
Dovranno essere mantenuti attivi ed efficaci i necessari provvedimenti adottati in materia di Primo Soccorso tenendo conto delle diverse persone presenti a vario titolo nel luogo di lavoro.”
Ovviamente anche per l’Ausl valgono le considerazioni già espresse per Arpa, ovvero che, trattandosi di attività consentita per legge, il parere favorevole corredato da prescrizioni
era atto dovuto. Alla luce di quanto sopra riportato, ed escludendo che i responsabili Ausl
siano improvvisamente e collettivamente impazziti, mi sento autorizzato a ripetere agli amministratori comunali che hanno confermato i poli estrattivi ofiolitici di Pietranera e
Groppo di Gora quanto già dichiarato a commento dell’adozione del piano “….nessuna prescrizione Arpa, Ausl sarà in grado di eliminare la contaminazione ambientale conseguente alla ripresa delle attività di scavo; dunque oggi, Lei e i consiglieri che hanno votato il piano, minate la salute delle giovani generazioni e a nulla varranno, ai fini delle responsabilità individuali, i pareri di organi tecnici o peggio “politici”, di supporto.
La politica, il grande accusato.
E’ dai primi anni 50 che viene accertata la relazione medico-scientifica tra il mesotelioma
maligno e l’amianto, ma perché la politica italiana ne prendesse atto sono dovuti passare 40 anni. La legge 257 è del 1992; perché diventi pienamente operativa bisogna attendere altri 4 anni. Quattro anni che per le lobby non sono passati infruttuosamente, infatti con un colpo di mano da manuale, nel D.M. 14 maggio 1996, contravvenendo al principio generale della legge, si consente la prosecuzione dell’escavazione di quelle matrici minerali dalle quali veniva estratto l’amianto. Uno sberleffo che, con il concorso attivo di Comuni, Province e Regioni, ha consentito sino ad oggi, nel silenzio generalizzato, di continuare ad avvelenare cittadini e territorio. Oggi al vecchio insulto si aggiunge quello
nuovo del censimento ARPA 30 settembre 2011 che inserisce fra i siti contaminati da amianto naturale le cave ofiolitiche ma ancora una volta i tre livelli decisionali si fanno giuoco del senso comune e della logica, non adottando provvedimenti coerenti con la finalità della legge 257. Ancora in questi giorni, a livello politico assistiamo all’indegno gioco delle “tre carte” che preannuncia nuovi trucchi ovvero nuovi studi, nuove indagini, un congruo numero di anni per accertare quello che è già chiaro da decenni, nuove regole, “controlli ferrei”, nel frattempo è importante che la cave ofiolitiche restino in attività e i cittadini non si allarmino. A Bardi qualcuno sussurra che l’amianto delle cave non è pericoloso e che il solo problema amianto è dato dai tetti in eternit; tragicamente qualcuno ci crede, e poi, diciamola tutta, in fondo 3000 - 4000 morti all’anno non sono dei grandi numeri: è il progresso, Signori!

Fabio Paterniti
Rete Ambiente Parma
8 marzo 2012

Nessun commento:

Posta un commento