venerdì 30 maggio 2014

Scuole di Parma a rifiuti zero

Rifiuti?Risorse! è il progetto per portare nelle scuole della città la cultura del riciclo e della riduzione dei rifiuti.
Organizzato dall'associazione Gestione Corretta Rifiuti, R?R! ha goduto del patrocinio e della piena e convinta collaborazione del Comune di Parma, attivo in particolare con i servizi ambientali ed educativi.
L'anno scolastico in corso corrisponde con la seconda edizione del progetto, che ha coinvolto 80 scuole per corrispondenti 14 mila alunni.


In questi giorni sul sito dedicato all'iniziativa, http://rifiutirisorse.weebly.com/ , sono stati pubblicati i risultati dei primi tre mesi di “raccolta”, quelli di gennaio, febbraio e marzo.
I “numeri” sono particolarmente importanti e rendono merito a insegnanti e alunni di Parma per l'impegno e le capacità espresse in questo progetto.
I materiali riciclabili “conteggiati” sono stati la carta, la plastica e il barattolame.
In questi 3 mesi sono stati raccolti da Iren, che si è messo a disposizione del progetto, 1 milione e 600 mila “litri” di materiali, 1 milione tra plastica, vetro e barattolame, e 600 mila litri di carta.
Numeri imponenti che devono far riflettere.
Quanti rifiuti non sono tali se correttamente gestiti?
A primeggiare nella classifica dei riciclatori, il nido d'infanzia Pinocchio con 285 litri per alunno, la scuola primaria Rodari, con 246 litri, il nido d'infanzia La Trottola, 140 litri.
Il riciclo dei materiali come carta, plastica, vetro e alluminio permettono un doppio risparmio.
Il primo è quello di non dover ricorrere a materie prime vergini per produrre nuovi manufatti.
Il secondo l'imponente risparmio di energia che si ottiene dalla lavorazione di un materiale già pronto, rispetto alla produzione a partire da elementi naturali prelevati in natura.
I risultati a livello nazionale sono sorprendenti.
Il comparto del riciclo occupa 37 mila addetti, fattura 10 miliardi di euro con 1400 aziende.
Nei 15 anni di operatività del riciclo nazionale sono stati risparmiati 125 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 e 350 miliardi di kWh.
Il progetto Rifiuti?Risorse! sta attirando attenzione non solo a livello locale.
Il gruppo di 500 associazioni che ha presentato la proposta di legge rifiuti zero ha in animo di sviluppare un progetto nazionale sulla scuola che prenda spunto dall'iniziativa parmigiana.
Rifiuti Zero è a un passo, ed è già realtà nelle nostre scuole.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 30 maggio 2014

venerdì 25 aprile 2014

Imballaggi 100% riciclabili, un traguardo a portata di mano

Il caso di Colgate-Palmolive negli Stati Uniti e di Barilla e Gruppo Pedon in Italia

Per le aziende la totale riciclabilità degli imballaggi non è sempre una priorità.
Capita di vedere prodotti che da una confezione monomateriale facilmente riciclabile (vetro, plastica o carta) passano ad una in poliaccoppiato e/o con parti non separabili, oppure rivestita da etichette coprenti, oppure contenente additivi che ne compromettono il riciclaggio.
Per questo motivo e per diffondere tra i cittadini l'informazione necessaria per scelte di consumo consapevoli, è stata lanciata nel 2012 la campagna Meno rifiuti più Benessere in 10 mosse.
Ci però però anche segnali positivi.


Dalla sede americana della multinazionale Colgate- Palmolive arriva l'impegno a rendere completamente riciclabile entro il 2020 il packaging per tre su quattro delle sue categorie di prodotto.
Il progetto interessa i prodotti per la cura della casa, della persona e degli alimenti per animali, mentre per la quarta categoria, l'igiene orale, il primo passo è lo sviluppo di un tubetto di dentifricio riciclabile, al posto di quello attuale in materiale composito non riciclabile, caratteristica comune alla maggior parte dei tubetti per dentifricio in commercio.
Altri obiettivi del piano di Colgate Palmolive, da perseguire entro il 2020, sono la riduzione o eliminazione del PVC e l'incremento del contenuto medio di materiale riciclato, che verrà portato dal 40% al 50, sia per il packaging in carta, sia che per quello realizzato nei vari tipi di plastica, PET, HPE, PET, HDPE e PP.

La decisione la si deve per lo più all'opera di As-You-Sow, una organizzazione non governativa ambientalista americana che dal 2012 invita le aziende all'adozione di politiche incentrate sulla Responsabilità Estesa del Produttore, anche per gli imballaggi post consumo.
As-you-Sow ha quantificato in 11,4 miliardi di dollari il valore economico degli imballaggi che invece di essere riciclati sono stati smaltiti negli USA nel 2010, tra discariche e inceneritori.
Tra le aziende multinazionali con cui l'ONG ha instaurato un dialogo costruttivo figurano anche P&G e Unilever.
Poco feeling invece tra As-you-Sow e il gruppo Kraft Food, “colpevole” di aver immesso in commercio miliardi di confezioni "stand-up pouch" di succo a marca Capri Sun.
Le stand-up pouch sono delle buste non riciclabili in materiale laminato, in genere plastica e alluminio, sempre più utilizzate nel settore di alimenti e bevande per la loro facilità d'uso e il minimo ingombro per trasporto e stoccaggio.
Oggi hanno preso il posto di lattine e bottiglie soprattutto per le mono porzioni.
Per capire l'impatto di queste confezioni basti pensare che ne vengono vendute negli USA 1,6 miliardi di pezzi all'anno (solamente per la linea Capri Sun), mentre la loro produzione globale ammonta a circa 5 miliardi di pezzi.
A questo tipo di assurdo imballaggio è stato dedicato buona parte del video "Designed to be waste”, progettati per diventare rifiuto.

In Italia Barilla ha sostituito nel 2013 l'incarto delle confezioni di biscotti Mulino Bianco e Pavesi con un poliaccoppiato che può essere riciclato con la carta, raggiungendo così -con un anno di anticipo rispetto alla scadenza indicata nell'ultimo bilancio di sostenibilità- l'obiettivo del 98% di riciclabilità per il totale degli imballaggi utilizzati.
Sempre nel nostro Paese un esempio per le piccole medie imprese è rappresentato dal Gruppo Pedron.
Con l'installazione di 58 silos ecosostenibili, le materie prime possono essere ricevute “Pedoncampagnaeticasfuse”, stoccate cioè direttamente nei silos senza che ci sia più bisogno del confezionamento in sacchi di plastica, da 25 o 50 kg, come avveniva precedentemente.
I benefici sono quantificabili in un risparmio annuale di circa 37 tonnellate di plastica e nella mancata emissione di 80 tonnellate di anidride carbonica nell’ambiente.
“I consumatori negli ultimi anni sono sempre più attenti ai contenuti green e reputano l'impatto ambientale del prodotto come uno dei fattori di scelta nel processo di acquisto. Per questo motivo è fondamentale che il pack sia caratterizzato da imballi sempre più eco-compatibili”, questo è quanto ha affermato Luca Zocca -marketing manager del Gruppo Pedon- durante il convegno svoltosi a Vimercate sulle novità legate alla stampa dell'imballaggio alimentare.
“Per quanto riguarda il packaging siamo attenti ai costi, ma dobbiamo necessariamente coniugare esigenze di qualità e sicurezza con la facilità d'uso e quando studiamo un prodotto innovativo non lesiniamo sul pack, perché ne perderebbe di appeal e ne sminuirebbe il contenuto” –prosegue Zocca–. “In tema di eco-sostenibilità, utilizziamo per alcune linee di prodotto carta certificata FSC e imballi totalmente riciclabili. Ricordiamo che l'impatto ambientale, associato ad altri aspetti etici, sono importanti driver di scelta e di acquisto del prodotto a scaffale”.
L'utilizzo della plastica nella produzione di imballaggi è purtroppo destinato a salire, come si legge in un recente articolo di Polimerica.it, che presenta uno studio sul mercato europeo della società di consulenza Ceresana.
In assenza di contromisure aumenterà l'utilizzo di contenitori difficilmente riciclabili, che in genere finiscono nel gruppo delle plastiche miste (imballaggi flessibili, sacchetti, vaschette, polistirolo, etc.), con destinazione finale l'inceneritore.
Infatti gli operatori del settore della selezione e riciclo degli imballaggi di plastica rilevano un'inversione di tendenza nella tipologia delle plastiche raccolte. Se in passato le plastiche rigide, costituite da bottiglie e contenitori in PET e HDPE, rappresentavano la maggioranza degli imballaggi raccolti, con percentuali intorno al 60%, è ora il gruppo delle plastiche miste ad essere presente in misura maggiore.
Questa realtà trova anche riscontro nei dati preliminari su raccolta, recupero e riciclo di imballaggi in plastica nel 2013 resi noti da Corepla, che vedono un aumento modesto della percentuale di riciclo sull’immesso al consumo al 37,2% (+1,1%) e una forte crescita del volume degli imballaggi in plastica avviati a recupero energetico (+9,8%), arrivati a 773 mila tonnellate.
La percentuale di recupero energetico (incenerimento) sull’immesso al consumo di imballaggi di plastica è infatti salita dal 34,3% al 37,8 (+3,5%) superando, seppur di poco, la percentuale degli imballaggi riciclati.

Per poter raggiungere l'obiettivo europeo di riciclo di materia pari al 50% della plastica immessa al consumo entro il 2020, andrebbero intraprese sia sul fronte aziendale che legislativo alcune azioni improcrastinabili che facciano tesoro delle indicazioni che arrivano dai riciclatori europei e dalle migliori esperienze italiane in materia di riciclo delle plastiche miste, come ad esempio Revet Recycling.

Silvia Ricci

Comuni Virtuosi

Italia Fruit


giovedì 6 febbraio 2014

Al via la seconda edizione di Rifiuti?Risorse!

Sono 75 le scuole presenti sul territorio del Comune che hanno aderito al progetto “Rifiuti? Risorse!”, ideato dall’Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma, con il patrocinio e la co-organizzazione degli assessorati all’ambiente e alla scuola e servizi educativi del Comune di Parma, in collaborazione con Iren Emilia. Il progetto ha preso il via il 22 gennaio ed ha lo scopo di sviluppare la sensibilità ai temi della raccolta differenziata e della corretta gestione dei rifiuti nelle nuove generazioni, sono coinvolti migliaia di alunni.


Nidi comunali, scuole dell’infanzia comunali e statali e quasi tutte le scuole primarie e le secondarie di primo grado statali e paritarie del territorio si impegneranno fino alla conclusione dell’anno scolastico in un percorso volto a attuare le buone pratiche per la riorganizzazione e lo sviluppo della raccolta differenziata spinta attraverso una gestione corretta dei materiali di scarto ed il loro collocamento appropriato nei contenitori dedicati ai diversi materiali riciclabili. Così i giovani alunni avranno modo di imparare sul campo dove mettere la carta, plastica e barattolame, il rifiuto residuo e l’organico, attraverso il riconoscimento delle varie tipologie di rifiuti ed il loro opportuno smaltimento, per fare in modo che i rifiuti, considerati dai più un problema, si trasformino in un vantaggio per tutti. Il progetto ha, quindi, lo scopo di sensibilizzare le giovani generazioni ad un corretto utilizzo dei materiali ed alla loro destinazione a fine utilizzo. In più, attraverso una registrazione degli svuotamenti, il Comune dirotterà direttamente alle scuole i contributi Conai – Consorzio nazionale imballaggi -, derivanti dalla vendita dei materiali al Consorzio stesso.
Gli alunni impareranno a muoversi utilizzando il “Rifiutologo” e facendo riferimento al “Decalogo”: dieci regole per una raccolta differenziata di qualità. Si tratta di uno sforzo organizzativo importante: ogni scuola ha al proprio interno il referente di progetto ed è stata dotata di vari contenitori per la differenziata spinta. Tutti i dettagli del progetto sono presenti nel sito: www.rifiutirisorse.weebly.com.
“Abbiamo aderito a questa iniziativa, proposta dall’Associazione Gcr, – spiega il vicesindaco Nicoletta Paci con delega alla scuola e servizi educativi – in quanto ne condividiamo le finalità educative ed ambientali. Gli alunni imparano a gestire correttamente i materiali post utilizzo e possono proporre la loro esperienza in contesti extrascolastici, con benefici per tutta la comunità”.

Soddisfazione è stata espressa dall’assessore all’ambiente Gabriele Folli che ha sottolineato come “in questa delicata fase di trasformazione che comporta anche il cambiamento nelle abitudini dei cittadini a seguito dell’introduzione del sistema di raccolta differenziata porta a porta, riteniamo di fondamentale importanza l’informazione e la formazione delle giovani generazioni nelle scuole”. Per questo il Comune ha deciso di incentivare questo progetto con una piccola somma corrispondente ai contributi riconosciuti dal Conai, per i quantitativi di carta e plastica raccolti presso i singoli istituti negli appositi contenitori.

giovedì 30 gennaio 2014

Citterio, perché l'inceneritore non si accende?

I cittadini di Felino e la gente del Poggio di S.Ilario Baganza se lo chiedono ormai da un po'. L'inceneritore a grasso animale che Citterio ha voluto costruire nel proprio stabilimento che fine ha fatto?
Se lo è chiesto lo stesso comune di Langhirano, che si era opposto alla richiesta di un impianto simile nel suo territorio.
Non smettiamo di chiedercelo noi di Rete Ambiente Parma, impegnati in tutti i modi contro la sua realizzazione a causa della pericolosità delle emissioni.
L'impianto è pronto dall'inizio dell'estate scorsa, ma non si accende.
Mistero.


E' pronto l'impianto di rendering per la colatura del grasso dagli scarti dei prosciutti, è pronto il motore endotermico per bruciarlo ed alimentare il cogeneratore per produrre energia elettrica da cui ricavare milioni di euro di incentivi pubblici.
Eppure tutto tace.
Non dice niente nemmeno Citterio.
Per il Comune di Felino il problema è come se non esistesse, per l'Amministrazione Provinciale, che ha dato l'autorizzazione in conferenza dei servizi, vige la legge del silenzio.
Tra i tecnici del settore invece la voce corre.
Termoindustriale, l'azienda che ha fornito l'impianto, pare non sia stata pagata, e per questo è in lite con Citterio.
Citterio non vuole pagare.
Perchè?
Perché l'impianto non può funzionare.
Il grasso, che brucia bene come normale strutto suino, quando ricavato dalle carcasse appena macellate, ha un comportamento diverso se ricavato dagli scarti di prosciutti stagionati.
Il grasso da stagionatura ha un tenore di acidità tale che pregiudica la combustione e rischia di rovinare il motore.
Con una acidità dei grassi del 5%, la combustione accresce di molto la polimerizzazione e la formazione di concrezioni carboniose nel motore endotermico.
In un nostro documento di un anno fa avevamo già indicato il problema: “Il grasso viene mantenuto fluido tramite preriscaldamento. Il preriscaldamento provoca un aumento delle temperature in camera di combustione che, unitamente ad un elevato tenore di ossigeno delle molecole di grasso, determina polimerizzazioni degli acidi grassi e formazione di concrezioni carboniose agli iniettori ed alle valvole e grandi emissioni di NOx” (Reteambiente 15-3-2013 “Analisi puntuale del progetto Citterio”)
Il livello maggiore di acidità dei grassi ricavati da prodotti stagionati ha accresciuto il problema.
Pare che l'azienda stia provando ad aggiungere additivi chimici al grasso da bruciare, con ulteriore pregiudizio per le emissioni nocive.
Così non va.
Gli enti preposti (Provincia, Comune di Felino, Arpa etc), che in conferenza dei servizi hanno autorizzato l'impianto, dovrebbero ora spiegare ai cittadini la situazione, sospendendo l'autorizzazione a bruciare.
Col silenzio si sta creando un grave pregiudizio alla qualità e alla salubrità delle produzioni agroalimentari del nostro territorio.
Vi è assoluta e urgente necessità di chiarezza sull'inceneritore, che si erge all'interno dello stabilimento Citterio.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
30 gennaio 2014


www.reteambienteparma.org - info@reteambienteparma.org
comitato pro valparma - comitato ecologicamente - comitato rubbiano per la vita -
comitato cave allamianto no grazie - associazione gestione corretta rifiuti e risorseno cava le predelle
associazione per l'informazione ambientale a san secondo parmense
comitato associazione giarola e vaestano per il territoriono cogeneratore a langhirano



domenica 19 gennaio 2014

Parma, 60% di differenziata

Il porta a porta vince la sfida con l'inceneritore

Il 2013 ha portato con sé un nuovo importante traguardo, quello del 60% di raccolta differenziata.
La dimostrazione nei numeri che il nuovo sistema di gestione, il porta a porta spinto, funziona e risponde alle aspettative attese dall'assessorato all'ambiente.
Raggiungere il 60% in una città medio grande, quando ancora il sistema non è completamente a regime, è un risultato da primato.


Nel corso del 2014 l'intera città verrà uniformata al nuovo modello di gestione.
Sarà quello il momento dell'ulteriore salto di qualità, cioè l'adozione della tariffazione puntuale, che significa “pago per quello che produco” e consente di restituire ai cittadini parte dei risparmi da loro stessi innescati con una corretta gestione degli scarti.
Differenziare i materiali post utilizzo significa infatti destinare ogni tipologia di materiale al proprio circuito di recupero, in modo da non sprecare materie prime e di conseguenza anche evitare costi altissimi di smaltimento degli stessi materiali.
I conti della serva sono presto fatti: già il 2013 ha visto un calo netto dei rifiuti indifferenziati.
Il calo dello smaltimento ha fatto risparmiare al comune 800 mila euro, che possono essere investiti nello sviluppo del progetto del porta a porta.
Meno materiali smaltiti significa anche un costo ambientale inferiore, un calo degli inquinanti immessi nell'aria, che di certo ringrazia per la minor pressione.
E' evidente che la partita differenziata-inceneritore ha già individuato un vincitore.
Di questo passo non ci sono i numeri per garantire sufficienti quantitativi di rifiuti al nuovo impianto di Ugozzolo, tuttora ancora in fase di esercizio provvisorio, fase che si protrarrà fino alla fine di marzo.
Non è solo Parma infatti a brillare per i risultati della raccolta rifiuti.
In tutta la provincia emergono dati che fanno del nostro territorio una eccellenza non solo a livello regionale ma addirittura a livello di nazione intera.
Nonostante i dati disponibili sull'Osservatorio provinciale rifiuti facciano riferimento ancora al 2011 (peccato che il sito non sia aggiornato) http://www3.provincia.parma.it/osservatoriorifiuti/ ,
basta una rapida occhiata per cogliere numeri inequivocabili: Soragna all'84,37%, Montechiarugolo al 78,45%, Polesine al 76,25%, Mezzani al 74,4%, Felino all'80,42%, Noceto al 76,26%, Roccabianca al 78,97%, Traversetolo al 79,12%, Lesignano al 76,80%, Trecasali al 79,81%, Zibello al 79,35%, Sissa al 76,92%, San Secondo al 76,40%, Collecchio al 74,83%.
Sono dati del 2011, in mezzo il 2012 e il 2013.
Oggi possiamo dire che il territorio di Parma, messo nelle condizioni ottimale di fare una raccolta differenziata seria e efficace, raggiunge percentuali di riciclo che escludono la necessità di un inceneritore per trattare il rifiuto residuo.
Peccato che la Provincia, attuatore del piano provinciale rifiuti, pur consapevole di queste tendenze, abbia messo in atto proprio un impianto di questo genere.
Oggi il silenzio della Provincia è sul limite provinciale dei rifiuti conferibili all'inceneritore di Parma: un silenzio preoccupante che fa mal sperare sul futuro della nostra città, candidata a diventare pattumiera d'Italia.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 19 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
144
giorni fa

mercoledì 15 gennaio 2014

Inceneritore di Torino, altro stop. E fanno dieci

L'impianto del Gerbido fermo per una serie di guasti a due linee: "trip di caldaia" e bruciatori fuori uso. Emissioni di Co e Nh3. Ma per Trm non c'è da preoccuparsi, gli sforamenti sono pari a 50 auto in tangenziale. La pensano diversamente i cittadini



Ennesimo stop all’inceneritore del Gerbido. Con quello registrato ieri, domenica 13 gennaio, salgono a dieci le interruzioni verificatesi dal momento in cui è entrata in attività l’impianto alle porte di Torino. La conferma arriva direttamente da Trm, la società che ha progettato, realizzato e gestisce il “termovalorizzatore”. «Nell’ambito delle attività di test a cui viene sottoposto il termovalorizzatore in questa fase di esercizio provvisorio (maggio 2013 – aprile 2014), si sono verificate alcune anomalie alle Linee 2 e 3 dell’impianto, che hanno determinato il superamento di alcuni limiti emissivi», scrive in una nota. Le anomalie sono numerose: «la Linea 2 ha subito un trip di caldaia, che ha causato un blocco della turbina, con il superamento – nella media giornaliera – del livello di monossido di carbonio (CO), mentre nella Linea 3 – nell’ambito di un altro collaudo – i bruciatori ausiliari non sono entrati in funzione a causa di un problema nel rilevatore di fiamma, causando un superamento dei limiti di monossido di carbonio (CO) e di ammoniaca (NH3)». In entrambi i casi «i superamenti semiorari – che hanno poi generato lo sforamento della media giornaliera – sono stati limitati nel tempo, grazie al tempestivo intervento dei tecnici. Al termine della giornata di ieri i problemi sono stati risolti ed entrambe le linee sono state fatte ripartire e – attualmente – sono in marcia regolare».
Trm assicura che «l’impatto ambientale complessivo del termovalorizzatore è molto limitato ed in linea con altre fonti – come il traffico automobilistico e il riscaldamento domestico – che emettono le stesse sostanze inquinanti. Ad esempio – secondo una stima fatta da Trm – lo sforamento odierno di monossido di carbonio può essere paragonato a quello di circa 50 automobili che percorrono tutta la tangenziale di Torino». Dichiarazioni per nulla rassicuranti per i residenti nei Comuni che gravitano attorno all’impianto che, per bocca della battagliera Daniella Allotta di Collegno, lamentano un peggioramento della qualità dell’aria: «irrespirabile», afferma in una lettera inviata al sindaco Maurizio Piazza e ai parlamentari del territorio. «Non raccontateci che è normale, perché non è così. Non si scherza con la salute delle persone. Anzi, trovo vergognoso il comunicato di Trm, visto che la nostra è una zona particolarmente colpita da diversi fattori di inquinamento e lo si sapeva da sempre».


Inquinamento aria uccide anche sotto limiti

Trasferire le discariche dal sottosuolo al cielo è una finta soluzione


L'inquinamento dell'aria uccide ben al di sotto dei limiti imposti dalle leggi in vigore in Italia e nell'Unione Europea.
Lo sostiene uno studio della rivista internazionale Lancet, che ha esaminato 360mila residenti in grandi città di 13 Paesi.
In Italia lo studio è stato condotto a Torino, dal Centro per l'Epidemiologia e la Prevenzione oncologica in Piemonte della città della Salute e della Scienza, a Roma e a Varese e ha coinvolto circa 31 mila persone.
I risultati mostrano che il particolato fine è l'inquinante più dannoso, anche per concentrazioni sotto i limiti consentiti dall'attuale legislazione.
E «suggeriscono quanto siano necessarie ulteriori politiche per ridurre l'inquinamento e, quindi, la morbosità e la mortalità in Europa. Una priorità urgente dovrebbe essere quella di avviarsi verso i valori indicati dalle linee guida della qualità dell'aria dell'Oms, che sono più restrittive».


Siamo quindi di fronte ad una vera e propria emergenza sanitaria causata dall'inquinamento dell'aria, causato, ormai lo sappiamo, dall'attività umana.
Grandi emissioni di particolato sono provocate dal traffico veicolare, dalle industrie pesanti, dalle centrali elettriche termiche, dagli impianti di incenerimento, dalle caldaie domestiche e industriali.
L'ambiente di ampie zone d'Italia come il bacino padano si rivelano essere delle camere a gas dove si consuma ogni giorno una invisibile demolizione dello stato di salute e di benessere dei cittadini.
Danni che la stessa società è poi chiamata a ripagare con pesanti costi sanitari per curare, spesso nemmeno con risultati positivi, le malattie provocate dalla esposizione del corpo umano a queste miscele tossiche.
L'Oms, tramite lo Iarc di Lione, ha in ottobre classificato le polveri sottili come cancerogeni certi, prendendo atto dei molteplici studi che in questi anni si sono susseguiti sull'argomento e che ormai univocamente puntano il dito sulla gravità della situazione del nostro outdoor.
Una sviluppo malato che deve cambiare decisamente modalità di approccio ai problemi, visto che i problemi se li sta creando da solo.
Il camino di Ugozzolo fa ancora parte purtroppo di una vecchia visione che non teneva conto a 360 gradi delle dinamiche legate alla gestione corretta dei materiali e dava per buona qualunque offerta di pseudo soluzione come quella di trasferire la discarica dal sottosuolo al cielo, come se una bacchetta magica dentro la camera di combustione fosse capace di far sparire in un grande falò migliaia di tonnellate di scarti.
Ora sappiamo che polverizzare i nostri rifiuti e liberarli in ambiente non fa che spostare il problema.
E il ferale dato sulle conseguenze delle polveri sottili ne è la conferma.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 15 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
140

giorni fa

martedì 14 gennaio 2014

Pm10, filotto in regione

Parma da 7 giorni sotto la coltre di smog

Il 13 ha portato male all'Emilia Romagna che registra una giornata di strike-smog, con 9 province su 9 con l'inquinamento fuori limite.
Per Parma il solito record, ieri 68 microgrammi per metro cubo sui 50 consentiti.
Ma il dato che colpisce è la durata: sette giorni consecutivi di aria avvelenata da polveri sottili.
Nell'anno appena iniziato, su 13 giorni, ben 10 hanno registrato dati di inquinamento oltre il limite consentito dalla legge: stiamo parlando del 77% del tempo trascorso con aria pericolosa per la salute.


Ci siamo giocati in 2 settimane 10 dei 35 giorni fuori norma che la legge consente, il 30% della disponibilità nel 4% del tempo: una saetta.
Torniamo oggi a richiamare l'attenzione degli organi competenti sull'emergenza ambientale in atto.
Rilanciamo le 10 mosse proposte il 10 gennaio: http://gestionecorrettarifiuti.it/img/10-mosse.jpg
Le riepiloghiamo.
1. Adozione ad oltranza della circolazione a targhe alterne all'interno delle tangenziali
2. Messa al bando delle caldaie a gasolio
3. Esclusione dal servizio di autobus e corriere a gasolio
4. Divieto di accesso ai Suv nel centro città
5. Diagnosi delle emissioni di industrie e centrali presenti nel comune di Parma
6. Arresto programmato di impianti a forte emissione di Pm10 come gli inceneritori
7. Riduzione della velocità a 30 km/h all'interno delle circonvallazioni
8. Controllo su emissioni parco auto in particolare furgoni e autocarri
9. Attivazione isole pedonali attorno a tutti i poli scolastici cittadini
10. Incremento frequenza bus e biglietto unico giornaliero dai parcheggi scambiatori
E' in gioco la salute delle popolazioni, la salute di un'intera regione che oggi appare insensibile e paralizzata, come scioccata davanti al crescere dell'inquinamento, senza essere in grado di porre in opera azioni forti e efficaci per riportare la qualità dell'aria a livelli accettabili o per lo meno entro i limiti dettati dalle normative.
E' evidente il disastro in atto
Occorre agire subito.
Cominciando a valutare se non sia il caso di dimezzare la potenzialità dell'inceneritore, mantenendo sempre ferma una linea delle 2 disponibili: almeno ridurremmo della metà l'emissione annua di Pm10 e ciò costituirebbe un segnale di inversione di tendenza.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 14 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
139

giorni fa

lunedì 13 gennaio 2014

Stavamo scherzando

Il nuovo piano regionale dei rifiuti si muove all'indietro come i gamberi

Emilia Romagna regione virtuosa, provincia di Parma regina della differenziata.
Da un territorio così “avanti” nelle buone pratiche di gestione dei rifiuti ci si aspetterebbe un corrispondente progetto di piano avanzato e coraggioso, in linea con i risultati eccellenti che le amministrazioni locali hanno saputo raggiungere.
Invece no.


Forse terrorizzata dalla propria stessa virtù, la regione fa marcia indietro e dipinge un quadro abbozzato e impaurito della situazione, rimandando il più possibile la svolta verde.
Il tentativo di salvare le potenti lobbies dell'incenerimento è lampante.
Una regione che ha al suo attivo 8 impianti si trova davanti a una prospettiva che per i gestori dell'incenerimento è a tinte fosche.
I cittadini virtuosi sono un'arma micidiale contro i forni.
Visto che raccolta differenziata e incenerimento vanno a caccia degli stessi materiali, carta e plastica sono oro, e senza si muore.
Come può rimanere acceso un forno senza l'apporto costante di carta e plastica?
L'organico brucia?
Bruciano metallo, vetro, inerti?
Senza le materie prime che la raccolta differenziata intercetta, carta, plastica, legno, potature e verde, le caldaie necessitano, per rimanere accese, di importanti afflussi di gas metano, necessari a garantire in camera di combustione le temperature utili ad abbattere inquinanti pericolosi come diossine e furani.
Con costi proibitivi.
Ovvio quindi come non sia possibile mantenere una doppia prospettiva.
O si sposa la raccolta differenziata o si continua con incenerimento e forni.
La scelta deve essere chiara, tenendo presente che insistere sulla gestione a caldo rischia di trasformarsi in uno schiaffo verso quei cittadini e quelle amministrazioni locali che hanno portato raggiunto risultati encomiabili nello sviluppo delle raccolte differenziate spinte, e stanno completando il progetto con la tariffazione puntuale, che tiene conto dei forti risparmi in smaltimento che proprio la collaborazione convinta delle popolazioni sta garantendo.
Ha ragione il comune di Parma ad accusare la regione di scarsa visione.
Ha ragione l'assessore Folli a cassare il piano come vecchio e superato dalla realtà dei fatti.
Hanno ragione Parma e Forlì ad affermare che vadano premiati i migliori.
Non si parla in continuazione di meritocrazia?
E infine l'assessore all'ambiente del comune di Parma dice il vero quando chiede conto ai fautori del Paip delle promessa di bruciare in città solo rifiuti della Provincia.
Come la mettiamo con la credibilità?

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 13 gennaio 2014

L'inceneritore di Parma è stato acceso
138
giorni fa

domenica 12 gennaio 2014

Veronesi ha torto

I fumi degli inceneritori fanno male alla salute

di Federico Valerio

Coltivare un orto o un'azienda agro-alimentare, nell'area di ricaduta di un inceneritore di rifiuti urbani, aumenta il rischio di malformazioni dell'apparato urinario nei bambini le cui mamme, nei primi mesi di gravidanza, avevano mangiato ortaggi, insalata, uova carne e formaggi prodotti da quegli orti e da quelle aziende.
Questo il risultato di uno studio francese, pubblicato nel 2010.
(S. Cordier et al. Maternal residence near municipal waste incinerators and the risk of urinary tract birh defects. Occup. Environ. Med 2010;67: 493-499).
Il merito di questo studio è di avere fatto le scelte giuste per verificare se incenerire i rifiuti sia pericoloso per la salute pubblica.

Pomodori e camini a Parma

Ovviamente, tutti gli altri studi che hanno fatto scelte sbagliate hanno dato risultati sbagliati.
Probabilmente sono questi studi sbagliati quelli che hanno convinto il prof Veronesi che gli inceneritori sono innocui.
La giusta impostazione di uno studio, finalizzato a valutare gli effetti sanitari dell'inquinamento ambientale provocato dall'incenerimento, si fa conoscendo a fondo la natura dei composti che si formano durante la combustione ed escono da camini e il loro destino a lungo termine, una volta che questi composti sono immessi nell'ambiente.
Queste informazioni si ottengono grazie ad una particolare specializzazione della chimica, la chimica ambientale, quella che con fatica ho praticato, insieme a pochi altri colleghi italiani presso l'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova.
Nei fumi emessi da un inceneritore di rifiuti urbani, anche quelli dei più moderni "termovalorizzatori", è inevitabile che siano presenti composti che si formano durante la combustione e che sono molto pericolosi per una loro particolare caratteristica: sono poco biodegradabili e si concentrano lungo la catena alimentare.
Questa caratteristica è posseduta da composti a base di carbonio e cloro che si formano durante la combustione, noti con il termine generico di "diossine".
La figura, in testa a questo post, sintetizza il modo subdolo con il quale le diossine minacciano la nostra salute: una volta depositate al suolo le diossine passano da terreno alle piante e da qui agli animali e all'uomo.

Il ciclo della diossina: dai camini alle bocche

Pertanto, il 95% delle diossine che si possono trovare nei nostri corpi deriva dalle diossine che abbiamo mangiato con i nostri cibi contaminati; molto meno sono le diossine che provengono dall'aria inquinata che abbiamo respirato.
E tra i nostri simili, quali sono quelli più sensibili all'inquinamento? Certamente tutti i bambini, pochi giorni dopo il loro concepimento, nella delicata fase dello sviluppo embrionale.
Poichè studi precedenti avevano dimostrato che una precoce esposizione a diossine durante lo sviluppo embrionale altera la formazione del sistema urinario, i ricercatori francesi hanno voluto verificare l'ipotesi che il consumo, nei primi mesi di gravidanza, di cibo contaminato da diossine prodotto dai vicini inceneritori possa essere la causa di malformazioni dell'apparato urinario.
La residenza e le abitudini alimentari, in particolare il consumo di cibo prodotto localmente, di 304 mamme di bambini nati, tra il 2001 e il 2003, con queste malformazioni, sono state confrontate con quelle di 226 mamme che hanno partorito nello stesso periodo, scelte come controllo.
La zona francese oggetto di studio è stata quella dell'alto Rodano, che ospitava 21 impianti di incenerimento.
Motivo fondamentale di questa scelta è stata l'esistenza, in questa regione, di un registro delle malformazioni e di accurati dati ambientali e di regolari misure delle emissioni degli impianti industriali che si volevano studiare.
Opportuni modelli matematici, applicati alle emissioni di diossine misurate in questi impianti, hanno permesso di calcolare la concentrazione media di diossine nell'aria e nel terreno, in corrispondenza della residenza di tutte le mamme oggetto di studio.
Corretti i dati per le possibili varianti, quali professione e abitudine al fumo dei genitori e loro livello socio economico, lo studio ha confermato che l'esposizione a diossine prodotta dagli inceneritori, in corrispondenza della residenza della madre, nei primi mesi di gravidanza, era associata con un aumento del rischio di difetti urinari del nascituro.
Lo studio, inoltre, ha suggerito che il consumo di cibo prodotto localmente e consumato dalle mamme gravide, possa essere il principale responsabile dell'aumento del rischio di malformazione dei loro figli.
Tra il 2001 e 2003, un certo numero di inceneritori in funzione nell'area studiata (non precisato nello studio) non rispettava l'attuale limite di 0,1 nanogrammi di diossine per metro cubo di fumi emessi, e gli autori ritengono che siano stati proprio questi impianti, meno efficenti, a provocare il livello di inquinamento del terreno (e quindi del cibo) che potrebbe essere la causa delle malformazioni osservate.
Negli anni successivi allo studio (2001-2003), la Francia ha spento gli inceneritori più inquinanti e migliorati il trattamento fumi di quelli rimasti attivi.
Grazie a questi interventi il contributo degli inceneritori francesi alla produzione totale di diossine è passato dal 52% del 2001 al 9% del 2006.
Un indubbio miglioramento, ma non tale da fare abbassare la guardia ed ignorare il problema, come raccomandano i ricercatori francesi.
Lo studio che ho brevemente riassunto dimostra che la particolare miscela di composti che escono da un inceneritore di rifiuti urbani è pericolosa per la salute dell'embrione, anche a dosi estremamente basse.
Questa miscela, di composizione molto simile, esce anche dagli inceneritori dell'ultima generazione (2010) e la sua concentrazione nei fumi è nettamente inferiore a quella degli inceneritori della penultima generazione (fine anni 90').
In Europa, ogni tonnellata incenerita provocava l'emissione di 10 microgrammi di diossine equivalenti negli inceneritori costruiti intorno all'anno 2000; negli inceneritori costruiti nel 2010, grazie a sistemi di abbattimento più efficaci, il fattore di emissione di diossine si riduceva di 20 volte (0,5 microgrammi per tonnellata).
Ma è anche vero che, per economia di scala, gli inceneritori dell'ultima generazione trattano quantità di rifiuti nettamente superiori rispetto a quelli della penultima generazione: da 70-80.000 tonnellate/ anno a 700-800.000 tonnellate/anno.
Questo significa che la quantità di diossine emesse annualmente da un grande moderno inceneritore, che emette dieci volte più fumi di un vecchio piccolo inceneritore, può non essere così trascurabile come si vuole far credere.
Occorre inoltre considerare che l'incenerimento rifiuti non è una scelta obbligata e certamente, a parità di materiali trattati, un moderno impianto di riciclaggio, compostaggio, trattamento meccanico biologico, emette molto meno diossine di un moderno termovalorizzatore.
Pertanto, se si vogliono fare stare tranquille le mamme ed evitare rischi alle future generazioni, sarebbe molto saggio applicare un sano principio di precauzione: smettere di incenerire i rifiuti e passare decisamente alla strategia Rifiuti Zero.