mercoledì 20 novembre 2013

Cippato, un concime prezioso per la terra

Come coltivare bio risparmiando acqua, petrolio e posti di lavoro

di Gianluigi Salvador

Il sottotitolo del libro “L'orto senz'acqua”, coltivare bio con il cippato per risparmiare acqua, petrolio e lavoro, è un’ottima indicazione per dare una svolta efficace ai metodi di coltivazione senza protesi chimiche, rispettando la sostenibilità dei cicli chiusi e ottenere anche dei risultati economici.


L'autore è Jacky Dupety, l'editore Terranuova.
Era noto l’utilizzo del cippato come ammendante compostato in casa, o nei centri di compostaggio come complemento ai rifiuti organici urbani.
Forse non è noto che soprattutto in Francia, (ma anche in Canada, Belgio, Italia) esiste una rete organizzata di agricoltori che utilizzano il metodo di coltivazione a BRF (Bois de Raméaux Fragmentés) ovvero a cippato di ramaglie fresche, metodo oramai sperimentato di autofertilizzazione del terreno, efficace soprattutto dove c’è poca piovosità.
Un approccio innovativo che prende in considerazione la pedogenesi dei terreni e la vitalità del suolo. Un recupero della desertificazione dei suoli che, nelle nostre pianure, è accentuata dal disboscamento, dalla distruzione di siepi, dall’irresponsabile incentivazione alla costruzione di centrali a biomassa di cippato che, su migliaia di ettari di terreno, utilizzano protesi chimiche e lasciano dopo qualche decina d’anni i terreni completamente desertificati.
Qualche centimetro di cippato BRF sul suolo agricolo o sul terreno orticolo ogni tre-quattro anni, e sotto gli alberi, anche 10-12 centimetri di spessore. Ed i risultati si vedono.
Quanti sono disposti a fare il passo della novità, quanti sarebbero oggi pronti a rinnegare il sacrosanto compost?
Il cippato non mette solo in discussione le tecniche consuete, ma sconvolge la nostra filosofia dell’agricoltura, costringendo a pensare gli attuali rapporti “perversi” che intratteniamo con la madre terra.
Proprio mentre l’agricoltura attraversa una delle sue crisi più gravi, questo nuovo approccio agronomico mette in luce una speranza, fino a poco tempo fa impensabile: l’agricoltura è in grado di produrre più energia di quella che consuma piantando siepi e boschi a supporto e complemento della produzione di cibo.
L’agricoltura del resto è l’unico settore produttivo che è in grado di creare il moto perpetuo attraverso le eccedenze agricole, grazie all’energia solare, è in grado di gestire il suo fabbisogno idrico, di essere rispettosa dell’ambiente, e produrre cibi di qualità e sani se utilizza processi di produzione sani.
L’antropocene, l’epoca delle energie fossili a basso prezzo sta per finire, ma ci ha dato la grande occasione per capire che esistono processi naturali efficaci e sostenibili che noi possiamo utilizzare e sfruttare entro i cicli chiusi.
Uno di questi è l’approccio dell’utilizzo del BRF.
Tutte le civiltà del passato del resto sono state sostenute da tre sole potenti fonti energetiche veramente rinnovabili: papà sole, mamme piante (legno e carbone di legna) e sorella energia muscolare (animale e umana), quest’ultima sempre dimenticata nell’elencazione delle energie rinnovabili. Esse infatti sono tre vere fonti rinnovabili ed in alternativa alle consuete rinnovabili tecnocratiche (eolico, fotovoltaico, geotermico, etc) tutte dipendenti dal petrolio per la costruzione degli impianti.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 20 novembre 2013

L'inceneritore di Parma è stato acceso
84

giorni fa

martedì 19 novembre 2013

La Terra dei fumi

Il governo vuole pattumierizzare l'Emilia Romagna

Liliana Barbati, Idv, lancia l'allarme rifiuti.
L'Emilia Romagna potrebbe diventare la pattumiera d'Italia.
È questo il rischio contenuto nella bozza del disegno di legge collegato alla legge di stabilità, che all'articolo 23 prevede una rete nazionale integrata di impianti di incenerimento.
Il ministro dell'ambiente Andrea Orlando, PD, punta a risolvere il problema rifiuti utilizzando solo gli inceneritori già esistenti, permettendo di esportare rifiuti dai territori sprovvisti di impianti verso le regioni più attrezzate.

Se andasse in porto questa indicazione sarebbe la Caporetto per la food valley.
Dice la Barbati: “Addio alla salute dei cittadini, addio alle eccellenze alimentari dei nostri territori, addio alla sbandierata autosufficienza territoriale. L'Emilia-Romagna si candida al ruolo di polo nazionale per lo smaltimento di rifiuti”.
Si svela finalmente il destino di Ugozzolo, più volte da noi dato per scontato, ma negato sulle teste dei figli dai soliti noti. Che ancora oggi negano l'evidenza e si trincerano dietro autorizzazioni che verranno scavalcate in scioltezza.
Ora vedremo se ci sarà la levata di scudi dei consorzi e del settore alimentare.
Chissà se i loro strali andranno questa volta al dito o alla luna.
A Grillo o al camino, alla Barbato o ai politici che vogliono la nostra distruzione definitiva.
La Barbato giustamente affonda il coltello.
Se questo è il futuro fanno davvero sorridere le misure per ridurre inquinamento e migliorare la differenziata. Se arriveranno migliaia di tonnellate di rifiuti da tutta Italia, a nulla servirà usare di più i mezzi pubblici, chiudere i centri delle città, riciclare il più possibile.
La montagna di rifiuti busserà alla porta dell'Emilia e Parma e Modena, davanti a tutte le altre città della regione, spalancheranno le loro porte, anzi le loro fornaci.
Che senso hanno gli sforzi degli abitanti di questa regione, che oggi è ai massimi livelli di raccolta differenziata in Italia?
Come si può essere così miopi?
A chi si vuole fare qualche favore?
Forse alle multiutilities indicate dall'esponente dell'Italia dei Valori? E' a loro che la politica ha consegnato le armi e ha alzato bandiera bianca?
I cittadini sono all'angolo.
Hanno votato nelle urne amministratori e politici che riempiono i territori di inceneritori, di centrali a biomassa, di biogas sovradimensionati, dando la colpa ai cittadini che producono troppi rifiuti.
Essere diventati virtuosi non è a quanto pare servito a niente.
Era tutta una finta.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 19 novembre 2013

L'inceneritore di Parma è stato acceso
83

giorni fa

domenica 17 novembre 2013

Disobbedienza, ma senza tirare nel mucchio

L'assemblea permanente contro gli inceneritori ha occupato ieri per alcune ore l'inceneritore di Parma.
Un gesto dovuto all'indignazione per dover subire e dover accogliere sul proprio territorio un impianto del genere: inutile, obsoleto e pericoloso.
L'azione sarebbe stata meritevole di grande partecipazione, ma purtroppo, a nostro modesto parere, il modo in cui si è svolta ne ha compromesso il senso.
Non possiamo approvare azioni come quelle che hanno visto protagonisti alcuni militanti che hanno imbrattato i muri del Paip.


Questa non è disobbedienza civile e purtroppo la sacrosanta ragione dei contenuti si trasforma in torto della forma.
Un'intera e lunga battaglia non si può riassumere in qualche scritta, che certo non serve a fermare l'impianto, per non parlare del fatto che non sappiamo chi sarà a pagare le spese per ripulire.
Da 7 anni GCR è in prima linea nella lotta contro l'inceneritore.
Si è reso protagonista di eventi unici nella nostra città, è riuscito ad avere la fiducia della gente e ha fatto tutto quanto era possibile per fermare l'impianto.
Altro ancora faremo per spegnerlo, ma queste modalità non ci appartengono.
Nella giornata di ieri sono state fatte anche affermazioni che respingiamo.
Ci sembra quanto meno irrazionale incolpare chi si è trovato a guidare il Comune a giochi fatti.
La responsabilità di quanto accaduto non è forse di chi ha voluto l'impianto ed ha fatto di tutto per realizzarlo?
L'attacco ripetuto all'attuale amministrazione, il cui assessore all'ambiente è stato per anni militante fra quelli che volevano fermarlo, è davvero fuori luogo.
Semmai noi avevamo sollecitato e incalzato gli amministratori precedenti, dei più diversi colori, proprio quelli che avrebbero avuto tempi e modi per fermare questo impianto, ma che non hanno voluto farlo.
Abbiamo vissuto in prima persona tutto il percorso del forno e possiamo davvero affermare di conoscere per nome e per cognome i responsabili di questa follia.
Siamo i primi a sollecitare l'amministrazione a non arrendersi, a non abbassare mai la guardia, a non smettere di cercare strade per spegnerlo, a insistere con azioni forti e concrete.
In quest'ottica siamo disponibili alla più totale collaborazione.
Ci dissociamo infine dalle minacce nei confronti del sindaco Pizzarotti, la protesta non deve mai essere utilizzata per fini politici.
Noi continuiamo a lottare ma con l'unica bandiera che ci sentiamo di innalzare, quella dei no ince, che condividiamo con tanti gruppi in lotta contro gli stessi mostri, a Torino come a Napoli.
Qualsiasi contributo venga alla nostra battaglia (che poi è la battaglia di tutti) da parte di chiunque è ben accetto, ma riteniamo che la disobbedienza ed il dissenso debbano continuare ad essere manifestati con correttezza e rispetto.
Soprattutto inquadrando con precisione gli obiettivi.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 17 novembre 2013

L'inceneritore di Parma è stato acceso
81

giorni fa

sabato 16 novembre 2013

Blitz contro l'inceneritore di Parma

Da questa mattina l'assemblea permanente contro gli inceneritori occupa l'impianto di Ugozzolo.
Indossate tute bianche gli attivisti hanno portato sul posto striscioni, cartelli, slogan contro il gestore e la politica.
Attacchi al Pd, al Movimento 5 Stelle, la Regione, il Pdl.
L'accesso all'impianto è stato bloccato per alcune ore.


venerdì 15 novembre 2013

Inceneritore di Bolzano chiuso

Nube sulla città, l'impianto è stato appena inaugurato

di Massimiliano Bona
Alto Adige


«Venerdì scorso, da quanto sappiamo, si è bloccato un ventilatore di coda e ciò pare abbia mandato in tilt il sistema di combustione dell’inceneritore e reso necessaria la sua chiusura per alcuni giorni»: Massimo Guariento, vicedirettore dell’ufficio aria e rumore, conferma il guasto al nuovo termovalorizzatore a Bolzano Sud, costato alla Provincia oltre 100 milioni di euro e assicura che è stata chiesta una relazione dettagliata all’Ati che, da contratto, dovrà gestire l’impianto fino a fine febbraio. Il problema, come spiega Guariento, non è stato affatto banale. «Posto che i sei mesi di prova devono servire a fare tutte le verifiche del caso, anche con l’impianto sotto sforzo, è chiaro che a regime queste cose non dovranno accadere. Anche perché dall’inceneritore non è uscita sicuramente aria pulita».

Inceneritore di Bolzano: si fa di tutto per nascondere alla vista cosa fanno questi impianti.


Dall’impianto, vicino all’autostrada, a Bolzano Sud è uscito del fumo denso e grigio e molti degli abitanti di Casanova hanno dichiarato di aver sentito un forte odore di plastica bruciata. «All’associazione temporanea di impresa che gestisce l’inceneritore (l’altroieri è stata fatta una riunione per capire cosa non ha funzionato ndr) abbiamo chiesto anche come si è comportata dopo aver individuato guasto. Ci sono, infatti, delle procedure rigide da rispettare per ridurre al minimo il danno, anche in termini di emissioni ovviamente. Ci sono, per legge, 4 ore di tempo per risolvere i guasti e se non ci si riesce l’impianto deve essere chiuso, come è accaduto in questo caso». Il termovalorizzatore potrebbe essere rimesso in funzione entro la giornata odierna mentre per conoscere i dettagli della relazione all’Ufficio aria e rumore della Provincia bisognerà attendere presumibilmente la fine della settimana. Sulla carta il periodo di collaudo, con la gestione affidata all’Ati, dovrebbe durare fino a febbraio, per poi passare a Eco Center. Ma se dovessero sorgere altri problemi il periodo di prova potrebbe essere prolungato.

Progresso e salute

L'inceneritore è una vecchia cartolina

Gli ambientalisti sono sempre stati accusati di andare contro il progresso, di opporsi all'avanzamento della scienza e della tecnologia.
E questa strategia di messa in mora ha fin qui funzionato.
Gli ambientalisti sono retrogradi, non hanno soluzioni alternative, sono affetti dalla sindrome Nimby, odiano la scienza.


Ma di quale progresso stiamo parlando?
Come si a chiamare progresso un sistema che ci sta avvelenando e conducendo al baratro?
Un progresso suicida che sta segando il ramo sul quale siamo appollaiati?
Questo non è progresso, ma un errore di sviluppo, un passo falso.
Prendiamo l'esempio dell'inceneritore di Parma.
E' stato presentato dai suoi sostenitori come la soluzione definitiva del problema dei rifiuti.
Al confronto con i fatti vediamo che non è vero.
L'inceneritore produce a sua volta rifiuti pericolosi come le ceneri volanti, rifiuti complicati come le ceneri pesanti (in grande quantità), costi altissimi per i cittadini quando invece si sosteneva il contrario, dipendenza da altri territori e non chiusura del ciclo.
L'inceneritore si alimenta degli stessi materiali, plastica e carta, che andrebbero invece riciclati.
Chi aveva ragione e chi torto?
Se il progresso porta inquinamento e malattia non è sbagliato il progresso, è chiamare progresso questa tecnologia che è bugiardo.
Oggi si sostiene che i processi tecnologici vadano valutati nella loro complessità, analizzando il loro Life Cycle Assestment, il ciclo di vita che include tutte le fasi del processo e non solo la parte che per comodità e vantaggio mettiamo in evidenza.
Un oggetto, la sua impronta ambientale, la si valuta secondo lo schema dell'Lca, appunto considerando i passaggi che dall'approvvigionamento della materia prima portano alla sua produzione e commercio, fino a giungere al fine vita ed alla modalità del suo smaltimento.
E' evidente che bruciare un oggetto è una manifestazione di resa.
Viene bruciato per sempre il suo valore intrinseco, quel quantitativo di materia prima che ha un costo ambientale, che viene sperperato, recuperando poca energia e un po' di calore.
Non parliamo dell'effetto ambientale della combustione.
Chi brucerebbe plastica nel suo caminetto respirandone i vapori?

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 15 novembre ottobre 2013

L'inceneritore di Parma è stato acceso
79

giorni fa

giovedì 14 novembre 2013

Emissioni da chiarire

Per la trasparenza serve la chiarezza

Settantotto giorni fa veniva acceso il forno inceneritore di Ugozzolo.
Mesi con Pm 10 ad altissimo livello, l'8 novembre scorso l'asticella è schizzata a 121 milligrammi per metro cubo di aria quando il limite è 50, per una annata da dimenticare in fatto di inquinamento, ozono, particolato fine.



Da un po' di tempo sono disponibili i dati di emissione del camino.
Alcuni monitor sono state posizionati anche in città per la visione al pubblico, in piazzale della Pace all'interno della Provincia (spesso spento), al Duc, tutte in posizioni non certo di comoda lettura.
Oltretutto i dati non sono facilmente leggibili dai cittadini in quanto organizzati in modo da non far trasparire alcun dato comprensibile al parmigiano medio.
Al link http://www.irenambiente.it/attivita.php?id=205 Iren rende disponibili i dati di emissione suddivisi per giorni e per linea di combustione.
Ma a parte i colori semaforici, verde per l'emissione a norma, rossa per quello sopra i limiti, non sono indicati i livelli massimi da non superare, né quelli legati all'Aia specifica dell'inceneritore, né quelli di legge.
Se l'intento del gestore è quello di aprire il libro della fornace alla lettura dei parmigiani, sarebbe il caso di migliorare gli aspetti delle leggibilità, ad esempio indicando in modo evidente i limiti che non devono essere superati.
Dallo specchietto che alleghiamo ci sono altre singolarità che non sarebbe male chiarire.
Il dato delle Pm 10 è posizionato fisso sullo zero.
Le polveri totali sono inchiodate a 0,025 milligrammi per metro cubo di aria in ogni santo giorno della settimana, così come l'ammoniaca (0,025), l'acido fluoridrico (0,040), così come il carbonio organico fisso sullo zero.
Spesso, e volentieri, i dati emissivi delle due linee di incenerimento sono identici.
Vogliamo tranquillizzare i parmigiani?
Cominciamo dalla chiarezza, che un passaggio obbligato verso la trasparenza.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 14 novembre 2013

L'inceneritore di Parma è stato acceso
78

giorni fa

mercoledì 13 novembre 2013

Laterlite, si riunisce l'Osservatorio Ambientale

Il 14 novembre, in seduta pubblica, torna a riunirsi l'Osservatorio ambientale di Laterlite.
L'incontro si svolgerà a Rubbiano, alle 20,30.
Saranno presenti i rappresentanti di AUSL, ARPA e Provincia e i sindaci di Fornovo, Solignano, Medesano e Varano.



Enti e organi di controllo dovrebbero relazionare sui reali miglioramenti contenuti nella nuova Aia, rilasciata nel mese di luglio mentre Walter Ganapini, coordinatore del tavolo tecnico, informerà i cittadini sulle priorità che verranno affrontate nei prossimi mesi.
Si tratta di un elenco di obiettivi finalizzati alla riduzione dell'impatto ambientale di Laterlite e al miglioramento delle condizioni del territorio, con relativo crono programma.
Come noto, la Provincia ha proceduto al rinnovo dell'autorizzazione al co-incenerimento di rifiuti pericolosi, senza imporre all'azienda nessuna nuova misura di tutela ambientale di intensificazione delle analisi né di maggiore trasparenza.
Il Comitato Rubbiano per la Vita ha presentato in Conferenza dei Servizi le proprie proposte e richieste. Purtroppo anche i dieci mesi di ritardo nel rinnovo dell'autorizzazione non sono serviti ad accogliere nemmeno una di quelle proposte.
Giovedì sera i tecnici della Provincia illustreranno le migliorie contenute nella nuova autorizzazione. Siamo davvero impazienti.
Abbiamo più volte appreso dalle cronache che l'inceneritore di Parma, sempre autorizzato dalla Provincia, deve versare ogni anno ai comuni ricadenti sotto il cono delle emissioni un importo economico importante come compensazione per l'impatto ambientale.
Si tratta di oltre un milione e seicentomila euro all'anno.
E' un ristoro ambientale che gli enti devono utilizzare per la riduzione dell'inquinamento sul territorio.
Nei confronti di Laterlite invece il concetto di ristoro ambientale è totalmente sconosciuto, nonostante le emissioni fra i due impianti siano del tutto paragonabili.
E' innegabile l'impatto di Laterlite sull'area circostante, basti considerare le quantità di inquinanti emessi ogni anno dal camino, i cui dati sono visibili sul sito di Arpa. (http://www.arpa.emr.it/monitorem/azienda.php?ul=5).
Da oltre dieci anni le emissioni derivanti dal co-incenerimento dei rifiuti (diossine, metalli pesanti, ossidi di azoto, furani, polveri sottili, ecc.) vengono rilasciate copiosamente all'incrocio tra Valtaro e Valceno, senza che l'Azienda privata debba corrispondere alcun risarcimento al territorio. Emissioni pubbliche, profitti privati.
Abbiamo con forza richiesto l'esecuzione di una indagine epidemiologica per capire lo stato di salute del territorio a livello sanitario, così come previsto dal Piano di zona dell'AUSL.
Abbiamo proposto la partecipazione al team sanitario di un medico e di un oncologo di riconosciuta professionalità al fine di approfondire un tema molto sentito, con contributo esterno rispetto gli enti preposti.
Rimaniamo in attesa di segnali positivi, la questione sanitaria è centrale nel dibattito.
Vogliamo trasparenza, vedere i dati, conoscere morti e malattie, loro cause e tendenze statistiche. E' un nostro diritto conoscere la salute del nostro territorio.
Attendiamo numerosi i cittadini, anche la nostra voce dev'essere ascoltata.


Comitato Rubbiano per la Vita

martedì 12 novembre 2013

Tagli Boschivi e Biomasse: rischio ambientale

Incontro dibattito sabato a Langhirano

Comune di Langhirano
Rete Ambiente Parma

Tagli della legna in montagna e biomasse



Il paesaggio della nostra montagna sta cambiando: frane; interruzioni di strade; sempre meno gente nei paesi; pochi turisti e di contro un rinnovato utilizzo e sfruttamento dei boschi.
Autoconsumo o speculazione del mercato sulla legna da ardere?
Soldi che, restano in montagna; che generano reddito locale?
La legge non basta, non frena la speculazione. Occorre una pianificazione dei tagli in modo che non intacchino la rinnovabilità e non accrescano il degrado di versanti e strade.
E poi centrali, centrali a biomassa.
Bruciare biomasse per produrre calore ed elettricità è ammesso dalle normative vigenti ed è diventato un mantra intoccabile per i governi che si succedono nel nostro paese.
Quali possibilità hanno i cittadini per incidere sulle scelte energetiche dei territori come gli stessi PAES prevedono.
Cittadini preoccupati per le emissioni nocive come lo è la stessa Comunità Europea con la sua Direttiva Aria: "che prevede che ogni nuovo impianto non accresca l'inquinamento esistente, anzi lo abbassi”.

Ne parliamo:
sabato 16 novembre ore 17:00 presso il Centro Culturale di Langhirano

Sono gradite adesioni di amministrazioni, comitati di cittadini, associazioni ambientali.
Hanno già dato la loro adesione :
Comitato Giarola-Vaestano (Palanzano)
Comitato Pro Val Parma (Corniglio)
Libera
WWF
GCR Parma
Legambiente Alta Val Taro

lunedì 11 novembre 2013

Rifiutiamoci

di Alex Zanotelli

La Campania è una terra avvelenata e violentata.

Perché la gente sta reagendo?
A partire dai primi anni ’90 – quando l’Italia non ha più potuto esportare e seppellire i propri rifiuti tossici in Somalia (a causa della caduta del regime di Siad Barre, con il quale intratteneva fruttuosi rapporti) – è stato deciso che l’industria del centro-nord poteva smaltire materiali tossici in Campania.



Interessate soprattutto tre aree, il cosiddetto “triangolo della morte”.
La prima è la zona di Nola, Acerra e Marigliano, dove sono tante le persone stanno morendo di tumore a causa dei rifiuti.
Il secondo è l’agro Aversano, in provincia di Caserta dove sono stati sversati anche i rifiuti tossici di Marghera, in virtù di un “contratto” siglato tra industria del nord e camorra. Nella partita c’è anche l’industria campana.
La terza area è la “terra dei fuochi”, al nord di Napoli. Un territorio che comprende Giugliano, Villaricca, Frattamaggiore fino a Casal di Principe e oltre. Qui si è continuato a bruciare di tutto con quello che ne consegue per la salute pubblica. E qui, a Giugliano, si vuole costruire un inceneritore da 480 milioni di euro. Siamo al paradosso.
I commissari straordinari che si sono occupati della questione dei rifiuti nella regione hanno fatto la scelta degli inceneritori e delle megadiscariche. Per costruire quello di Acerra ci sono voluti otto anni. Nel frattempo hanno impacchettato i rifiuti, 8 milioni di tonnellate di “eco-balle” (così definite per spacciarle come ecologiche), e li hanno stivati in un’area fuori Giugliano. Con un costo di almeno 2 miliardi di euro.
Il movimento che si occupa dei rifiuti si è opposto a questo scempio, ma non c’è stato nulla da fare. Ora il governo vuole costruire un inceneritore a Giugliano per smaltire le eco-balle.
Da qui nasce la rabbia della gente contro fuochi e sversamenti: manifestazioni, incontri e appelli. Un punto di riferimento è don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, che ha dato una grossa mano per far partire questo movimento popolare che vede anche la partecipazione di parrocchie e comunità cristiane.
Manifestazioni si sono tenute l’11 settembre a Giugliano: mi ha impressionato vedere mobilitarsi una “città-morta” come questa; il 12 settembre a Capua per dire no al biogassificatore (una tecnologia che trae energia dalle biomasse); l’8 di ottobre, con una marcia da Aversa a Giugliano; poi si è manifestato anche a Napoli, per contestare la gara d’appalto per la costruzione dell’inceneritore di Giugliano.
È molto bello sentire la presenza del popolo. Certo c’è il rischio che queste mobilitazioni siano utilizzate da taluni politici per rilanciarsi. Del resto ci sono altri pericoli, soprattutto quello di indignarsi senza proporre qualcosa di nuovo, altre vie percorribili.
Il governo vuole bonificare le aree inondate di rifiuti. Ma la camorra potrebbe infiltrarsi anche qui e trarre soldi dalle bonifiche come li ha tratti dallo sversamento dei rifiuti.
Il 16 di novembre c’è un’altra manifestazione a Napoli.
Quello che si chiede per affrontare il problema rifiuti è di puntare al riciclo totale.
Il governo Berlusconi ha indicato 4 inceneritori e 12 megadiscariche per la Campania.

Noi puntiamo sul riciclo come unica maniera per evitare che la Campania si avveleni ulteriormente. Come missionario, credo nel Dio della vita e sento che Lui mi porta all’impegno concreto in difesa della vita e della Madre Terra che non sopporta più l’“homo demens”.