venerdì 30 novembre 2012

SmemorIren



La multiutility colpita dalla Fata Smemorina

Iren tenta lo slalom con la clamorosa notizia bolognese, che ha rivelato come il contratto con Ato Parma sia scaduto da un anno e la gestione attuale sia portata avanti in proroga.
Iren cerca di ribaltare a suo favore il ragionamento del direttore generale della regione Emilia Romagna, che afferma che l'inceneritore non ha attinenza con il contratto del 2004.
Così annuncia che il progetto del Paip ne esce riabilitato, dato che il direttore generale distingue i due processi, raccolta e smaltimento, come separati e indipendenti tra loro.
Ma questa è una notizia nefasta, non buona come la vuol fare intendere Iren.



La regione, affermando che il contatto del 2004 non riguardava la fase dello smaltimento, ha di fatto tagliato alla radice il progetto dell'inceneritore, disconoscendone la paternità.
Nel 2006 Iren si presentò ad Ato ed al Comune di Parma con una premessa molto puntuale e indispensabile per dare il via al progetto del Paip: “Siamo la società incaricata da Ato per lo smaltimento dei rifiuti dell'intera provincia”.
Come fa Iren a sostenere oggi il contrario, affermando che quella convenzione non c'entrasse nulla con la fase dello smaltimento?
Hanno tutti preso lucciole per lanterne?


La delibera 45/11 recita che “Enìa S.p.A. è una società a totale capitale pubblico, derivante dalla fusione per unione delle tre società Amps S.p.a di Parma, Tesa S.p.A. di Piacenza ed Agac S.p.A. di
Reggio Emilia, dedicata allo svolgimento di pubblici servizi anche in materia ambientale; che, ai sensi degli artt. 15 e 16 della sopracitata L.R. n. 25/1999, e s.m.i., l’allora Amps S.p.A. (ora Enìa S.p.A.) ha siglato, in data 27 dicembre 2004, la convenzione con l’Agenzia d’Ambito Territoriale 2 (Parma) dell’Emilia-Romagna, nella quale si individua in Enìa S.p.A. (Amps S.p.A.) il soggetto gestore del servizio pubblico di raccolta, trasporto, recupero e/o smaltimento della totalità dei rifiuti urbani e speciali non pericolosi assimilati agli urbani conferiti per un periodo di dieci anni; che nella predetta convenzione è stato precisato che lo smaltimento venga effettuato preferibilmente con strutture proprie”
Tra due versioni contrastanti non si può sceglierne una nei giorni pari e l'altra nei giorni dispari.
Da notare anche che l'aggettivo “preferibilmente” (che da una spintarella benevola al gestore) è un termine che non esiste nella convenzione del 2004.
Iren afferma poi che le tariffe di smaltimento sono state approvate da Ato e poi dai piani finanziari dei comuni.
E ci mancherebbe altro che le tariffe le decidesse Iren!
Il problema è che le tariffe applicate, che spesso sforano del 50% e anche del 100% la media regionale del periodo, non sono mai state messe in discussione ne autorizzate come prevedeva la norma regionale.
Una dimenticanza che potrebbe essere costata ai cittadini molte decine di milioni di euro.
Recita l'articolo 18 comma 2 della legge regionale 25/99: “La tariffa applicata all'utenza ai sensi dell'articolo 49 del decreto legislativo n. 22 del 1997 assicura la copertura integrale dei costi del servizio ivi compresi quelli per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti presso impianti di eventuali soggetti terzi. A tal fine i gestori dello smaltimento concordano con l'Agenzia il prezzo del recupero e dello smaltimento articolato per tipologia e caratteristiche degli impianti. Qualora quest'ultimo si discosti più del 20 per cento da quello medio regionale, determinato periodicamente dall'Autorità di cui all'articolo 20 della presente legge, dello scostamento deve essere data apposita motivazione e la medesima è sottoposta al parere dell'Autorità”.
Dove sono le motivazioni e l'approvazione da parte di Ato2 Parma?
Infine.
Se davvero fosse come afferma Iren, cioè che lo smaltimento dei rifiuti non riguarda la convenzione del 2004 con Ato, ma un rapporto diretto con i comuni, con piani finanziari che hanno validità di un anno, sarebbe scattato l'obbligo dei comuni a conferire i loro rifiuti dove costa meno, preferendo a Iren tutti quegli impianti e gestori che trattano l'indifferenziato residuo sotto i 100 euro la tonnellata come Brescia.
Quale motivo avrebbero infatti gli enti locali di spendere di più per lo stesso servizio quando a pagare sono le tasche dei contribuenti?
Non è forse una materia da Corte dei Conti?
Iren ha proprio un rapporto difficile la fata smemorina.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 30 novembre 2012

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