sabato 12 gennaio 2013

Mamme di Felino contro Citterio


In piazza Garibaldi, sotto i portici del grano, mercoledì pomeriggio c'erano anche alcune mamme del comitato del Poggio di Felino, nato contro l'inceneritore della Citterio.
Mamme arrivate con i loro bambini e con i cartelli della loro denuncia al collo, che nessun giornale cartaceo ha riportato, tranne i quotidiani on line "Il Mattino di Parma" e "Parmaonline".



Un silenzio sul cogeneratore a grasso animale del Poggio di S.Ilario Baganza che stride con la realtà di una protesta dei cittadini che ha raccolto già diverse centinaia di firme e che ha visto più di cento persone presenti all'assemblea costitutiva.
Una protesta che si sta allargando a Felino e che ha visto l'associazione ambientale locale “Natura e vita” dare la sua adesione e mostrarsi molto preoccupata per le conseguenze sulla salute dei cittadini e per la possibilità che l'intento speculativo della Citterio si allarghi ad altri grossi prosciuttifici della pedemontana.
La gravità dell'iniziativa non è solo per chi ci abita e deve respirare aria inquinata, ma anche per l'immagine del Consorzio del prosciutto e per l'indotto alimentare di eccellenza di tutta la zona.
Arpa, Ausl, Provincia e Comune di Felino, in Conferenza dei servizi, a novembre hanno dato il benestare a bruciare grasso animale per produrre energia elettrica, accettando per buone le rassicurazioni del proponente sul fatto che le emissioni del cogeneratore rientreranno nei range da loro fissati.
Ma il rispetto di detti range è solo formale e per di più auto certificato dall'azienda medesima.
La realtà dei fatti è molto diversa.
La pubblicistica scientifica in merito afferma che il grasso animale ha una viscosità molto maggiore dello stesso gasolio e che nel motore che lo brucerà e si creeranno concrezioni carboniose che accresceranno esponenzialmente le emissioni di ossidi di azoto e di particolato.
Per filtrare l'azoto occorrerebbero tanti riduttori catalitici selettivi in serie.
Ma l'azienda ne prevede uno solo, visto che sono molto costosi.
Per catturare il particolato serve poco o niente uno scrubber, una torre di lavaggio e sarebbe necessario alternare la combustione del grasso con quella di olio di colza diluito con acqua.
Preoccuparsi della reale portata delle emissioni non interessa certo all'azienda, mentre dovrebbero essere le amministrazioni pubbliche a tenerne conto. E il Comune di Felino dovrebbe essere il primo.
Come sempre tocca ai cittadini.
Una fonte di energia cosiddetta rinnovabile è sostenibile per la salute e l'ambiente?
Diamo voce ai cittadini, apriamo un dibattito serio.

Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma
12 gennaio 2013

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