venerdì 1 aprile 2011

Dopo la commissione. Cervelli più duri dei sassi?

L’incontro svoltosi il 23 marzo circa il confronto sui rischi dell’incenerimento dei rifiuti si presta a molteplici considerazioni, in questa nota ci si vuole soffermare sulle affermazioni rassicuranti circa gli esiti riproduttivi forniti dalla dott.ssa Paola Angelini, dipendente del Servizio Sanità Pubblica della Regione Emilia-Romagna, che ha presentato i dati e i risultati di una tranche del Progetto Moniter.
“Circa l´indagine epidemiologica sulla popolazione, sono stati presentati i primi risultati che riguardano la natalità nelle vicinanze di tutti gli otto inceneritori di rifiuti urbani nel periodo 2003-2006.



I risultati si riferiscono a quasi 10.000 nati da donne residenti durante la gravidanza nelle aree di ricaduta delle emissioni. Gli esiti indagati consentono un confronto con i nati nell´intero territorio regionale e con i risultati di indagini analoghe disponibili nella letteratura scientifica: rapporto tra maschi e femmine alla nascita, gemellarità, nati pretermine, piccoli per età gestazionale, basso peso nei nati a termine. I dati osservati non presentano differenze significative rispetto ai dati attesi secondo la media regionale per nessuno dei livelli di esposizione. Tuttavia, effettuando confronti interni al gruppo fra livelli di esposizione crescenti, si evidenzia un modesto effetto sulle nascite pretermine, pur essendo il numero complessivo riscontrato (599) inferiore a quello statisticamente atteso (637); il rischio di nascita pretermine presenta un aumento passando dalle zone meno esposte a quelle più esposte alle emissioni degli inceneritori.”
Desta sconcerto il fatto che si svolga un’indagine epidemiologica sulla natalità nella quale si analizzano solo i nati. Non i concepimenti, ma solo i fortunati che sono sopravvissuti, senza tener conto degli aborti. Di quelli spontanei e di quelli terapeutici per gravissime patologie del nascituro. Per inciso nulla è stato detto circa i nati da fecondazione assistita quasi che l’impossibilità al concepire naturalmente non avesse nulla a che fare con l’inquinamento ambientale.
Il fatto di aver indagato solo la natalità e non tutti gli effetti avversi sul prodotto del concepimento, quindi l’aver trascurato tanto gli aborti spontanei, che quelli terapeutici per gravi patologie del nascituro e le malformazioni fetali in genere, appare un limite grave di una indagine che è costata ben tre milioni di euro di denaro pubblico.
Non si capisce neanche se, tra i nati, sono state indagate le malformazioni, in particolare quelle urogenitali, che la letteratura anche recentissima associa all'esposizione ad inquinanti tipici degli inceneritori, quali le diossine: tra gli effetti riportati nella presentazione, infatti, le malformazioni alla nascita, non vengono citate.
Va segnalato che lo studio francese di S. Cordier “Maternal resisidence near municipal waste incinerators and the risk of urinary tract birth defects” Occup. Environ Med 2010 67:493-499, ha confermato tali rischi e l’indagine è stata condotto per un raggio di 10 km e per 21 impianti, nel Moniter per 8 inceneritori e per un raggio di soli 4 km.
Oltretutto dai dati dello studio Enhance Health, effettuato in un area di 3,5 km attorno ai due impianti di incenerimento esistenti a Forlì nel quartiere di Coriano, emerge un aumento statisticamente significativo del 44% di abortività spontanea nel livello di esposizione submassimale, che è anche quello più densamente popolato: un dato che avrebbe dovuto far riflettere ed indurre a farne specifico oggetto di indagine nello studio Moniter, nato, per l'appunto, sull'onda delle reazioni suscitate dalla diffusione dei risultati di Enhance Health.
Si può aggiungere che, indipendentemente dall'esito indagato, è metodologicamente scorretto il confronto tra una popolazione esposta ed un'altra popolazione che include al suo interno quella oggetto di indagine: i confronti andrebbero fatti tra la popolazione esposta ed una popolazione non esposta, includendo la popolazione esposta all'interno del gruppo di controllo, il confronto avviene con una popolazione anch'essa esposta.
Della popolazione dell'Emilia Romagna, poi, tutto si potrà dire meno che si tratti di una popolazione non esposta: la regione Emilia Romagna, infatti, non solo ha, su 9 province, 8 inceneritori per rifiuti solidi urbani (senza contare quelli per rifiuti speciali, industriali ed ospedalieri), ma ha anche, in aggiunta, diverse centrali termoelettriche, impianti petrolchimici, industrie ceramiche e numerosi altri impianti con rilevanti emissioni dovute a combustioni industriali: tutto questo, per di più, in un contesto ambientale che ostacola il ricambio delle masse d'aria e favorisce il ristagno degli inquinanti.
Non per nulla il satellite evidenzia che per gli NO2 siamo una delle 5 aree più inquinate del pianeta.
Pertanto non solo non c'è da stupirsi se i dati osservati non presentano differenze significative rispetto ai dati attesi, ma ci sarebbe anzi da stupirsi del contrario. Gli unici confronti da cui si può sperare di ottenere risultati sono quelli fatti tra diversi livelli di esposizione: ma, anche a questo proposito, dobbiamo notare che considerare un'area di soli 4 km attorno agli impianti appare molto limitativo e tale da determinare una sottostima niente affatto trascurabile del rischio.
Studi recenti che hanno messo in evidenza effetti significativi sulla salute di soggetti esposti alle emissioni di inceneritori hanno considerato territori ben più estesi, da 10 fino a 15 km, a seconda di quanto indicato dal modello di dispersione degli inquinanti utilizzato.
Il lavoro francese – già citato- che ha studiato le malformazioni urogenitali intorno a 21 inceneritori, ad esempio, ha esteso l'indagine fino a 10 km dagli impianti; quello dell'Institut de Veille Sanitaire, anch'esso effettuato in Francia, che ha indagato l'incidenza di diversi tipi di cancro intorno a 16 inceneritori, ha esteso la propria ricerca fino anche a distanze di 15 km. Lo studio caso-controllo della Zambon, che ha indagato il rischio di sarcoma per esposizione a diossine da emissioni di inceneritori in Veneto, ha considerato l'esposizione in ciascun punto di residenza dei soggetti esaminati come somma degli effetti prodotti da tutti gli impianti esistenti nel raggio di 50 km. Ciascuno degli studi citati ha potuto trovare effetti statisticamente significativi associati al livello di esposizione stimato.
Ciò dimostra che se si vogliono realmente ricercare le ricadute sanitarie, occorre impiegare metodi di indagine rigorosi ed adeguati all'obiettivo prefissato; con un budget di spesa quale quello messo in campo per lo studio Moniter, a carico, oltretutto, della collettività, potevano tranquillamente essere messe in campo metodologie di indagine ben più adeguate rispetto a quelle utilizzate: se non lo si è fatto, significa solo che si voleva evitare di trovare risultati tali da mettere in discussione le scelte operate dalla Regione - finanziatrice del progetto - in tema di gestione dei rifiuti.
Vogliamo infine segnalare che proprio in questi giorni sui giornali di Brescia è comparso un dato sconcertante: 60 nuove diagnosi di cancro fra bambini ed adolescenti con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente, possibile che neanche questi dati riescano a farci riflettere?
Dal momento che ormai anche i sassi hanno capito che si può assolutamente evitare di bruciare i rifiuti, come è possibile perseverare in scelte che non possono fare altro che peggiorare la qualità dell’ambiente in cui viviamo ed in cui – soprattutto- facciamo vivere i nostri figli?
Forse che cervelli e cuori umani possono essere ancor più duri dei sassi?

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 31 marzo 2011
-402 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+304 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Venlo e la nuova speranza Cradle to Cradle

Venlo è una cittadina di 100.000 abitanti circa, nel Sud dell’Olanda. Già dal 2005 a causa della crisi, si cominciò a porsi domande sul futuro dell'economia. L’Olanda non è un paese con enormi risorse (il gas naturale estratto dal mare è la loro unica fonte di materie prime), e quindi si decise che era giunto il momento di invertire la rotta ed avviare una politica di risparmio delle risorse. Contemporaneamente a questa riflessione, un documentario di Michael Braungart e William Mcdonough, che si chiamava Waste=Food (rifiuti=cibo), fu trasmesso su un canale molto seguito, e aprì definitivamente gli occhi di industriali, politici e amministratori. William McDonough e Michael Braungart hanno proposto attraverso il loro saggio Cradle to Cradle (2006) un nuovo approccio al design industriale, capace di combinare la produzione di beni di massa con la salvaguardia dell’ambiente.


Nicoletta Paci ed Erik Van Munster durante la conferenza stampa

In natura un rifiuto viene riutilizzato da altre specie, McDonough e Braungart ripropongono la stessa metodologia per gli oggetti realizzati dall’uomo e distribuiti su larga scala. Se la fase di progettazione industriale venisse modificata includendo anche i il riciclo, si potrebbe attuare il ciclo “Dalla Culla alla Culla” (“From Cradle to Cradle”), ossia gli oggetti terminata una prima fase di utilizzo potrebbero avere una seconda funzione e cioè una rinascita (imballaggi eco-compatibili/fertilizzanti).

[url=http://gestionecorrettarifiuti.it/pdf/Venlo-culla_ita.pdf]Il programma della visita a Venlo[/url]

Proprio il contrario di quell che succede oggi, dove la maggior parte dei prodotti sul mercato sono pensati per avere una nascita, un utilizzo ed una morte (dalla culla alla tomba). Da allora gli amministratori di Venlo insieme al mondo industriale, economico e alla società civile, hanno studiato un programma per trasformare l’intera economia della città e della regione secondo i principi del Cradle to cradle o meglio C2C. Oggi tutta l’Olanda si sta progressivamente riconvertendo secondo i principi “dalla Culla alla Culla. Sono stati stanziati 40 milardi di euro per favorire questa riconversione, istituendo anche cattedre in 3 Università olandesi. L'associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma ha preso contatto con la realtà di Venlo e dal 3 al 5 aprile si recherà in visita in quel territorio. Lo scopo è quello di studiare nei dettagli il caso di una intera città che è riuscita ad applicare questo metodo, quali vantaggi ne hanno ottenuto, quali problemi hanno dovuto affrontare e come li hanno risolti. Tra gli incontri fissati anche quello con il Sindaco della città di Venlo, per capire come potrebbero essere messe in opera delle collaborazioni con Parma. Visiteremo e parleremo con i dirigenti della van Ganselwinkeln, (corrispondente “maggiorata” di Iren in Olanda), presente anche in Belgio e paesi dell’est. Questa società sta trasformando completamente la propria attività nell’ottica del C2C. Incontreremo anche il vice Sindaco, che è anche Presidente del primo partito olandese, il Liberal Party, e che attualmente riveste anche il ruolo di responsabile di Floriade 2012, un’importante fiera dell’orticoltura che si svolge ogni 10 anni in Olanda, che è stata progettata secondo la logica Creadle to Cradle. E' auspicabile che anche gli amministratori di Parma fossero presenti per raccogliere spunti e riflessioni su come è possibile trasformare anche la nostra città in un centro di eccellenza e all’avanguardia nella progettazione di un futuro sostenibile, un esempio che porterebbe Parma all'attenzione di tutto il Paese.
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 30 marzo 2011
-403 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+303 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai

martedì 29 marzo 2011

C'è speranza per il futuro di Parma

La battaglia contro l’inceneritore di Ugozzolo è lunga e sfibrante.
Anche impari, per noi del GCR, che ogni giorno ci troviamo a fronteggiare critiche da destra e da sinistra, con un quadro delle forze in campo sostanzialmente in sovrannumero dalla parte avversa.
Ci stiamo confrontando con un avversario compatto che include, tra decisamente contrari ed indifferenti, larga parte dei partiti, delle istituzioni e del mondo industriale di Parma.
Una battaglia che vede al nostro fianco i cittadini, che ogni volta che invitiamo per manifestazioni e convegni si riversano a migliaia per le strade e riempiono gli auditorium.



Siamo però orgogliosi di aver riacceso un dibattito sui rifiuti e sulla qualità dell’ambiente nella nostra città e nel nostro territorio provinciale, un dibattito rimasto fino a ieri talmente sopito da far intendere che si volesse far passare sotto silenzio la costruzione di un impianto altamente impattante sul nostro territorio.
La nostra associazione, nonostante da più parti sia definita talebana e intransigente, ha infatti investito molto nello sforzo di informare ed educare cittadini sulle buone pratiche di raccolta differenziata, sull’importanza di ridurre i rifiuti e sulle tecnologie di gestione a freddo disponibili nello scenario nazionale ed internazionale.
Si dice spesso che le nuove generazioni sono disattente e superficiali sulle tematiche ambientali, ma siamo veramente felici di essere smentiti dalle tante assemblee a cui siamo stati invitati nelle scuole di Parma (Toschi, ITIS di Parma e San Secondo, IPSIA, Romagnosi, Marconi, Sanvitale).
Ragazzi attenti e svegli, pieni di curiosità per un tema che attiene al loro quotidiano, con tante domande e tanta voglia di dare il loro contributo al progresso della città.
Una nuova generazione di cittadini attivi che oltre che ascoltare e chiedere, oggi prende in mano la situazione e agisce.
Proprio dove le amministrazioni locali sono clamorosamente mancate sono loro oggi a proporre un convegno di 2 giorni sul tema, con una qualità e quantità di interventi che lo rende veramente un modello ai livello nazionale ed un evento di indubbia rilevanza.
La classe 5°I dell’Istituto Tecnico per Geometri “C. Rondani”, coordinata dagli insegnanti Antonio Freddi e Giovanna Rossi, organizza infatti per le giornate di giovedì 31 marzo e venerdì 1 aprile (con orario 9.00-18.00 circa) un convegno sulla gestione dei rifiuti dal titolo "Non gettiamo il futuro con i rifiuti. Diminuiamoli e sfruttiamo il loro valore come risorsa" presso il Centro Congressi Cavagnari in via La Spezia.
http://www.convegnorifiuti.org/
Al convegno ci saranno esperti che parleranno del tema rifiuti analizzandolo sotto tutti i punti di vista: ambientale, sociologico, economico, nell'ottica del marketing territoriale
Interverranno esperti di gestione dei rifiuti, biologi, medici, ingegneri, sociologi, avvocati, amministratori locali, imprenditori, associazioni, comuni cittadini e soprattutto... studenti!
I nomi di richiamo sono tanti e con opinioni a volte diametralmente opposte sul tema.
Ci sarà Carla Poli, della società Centro Riciclo Vedelago, Alessio Ciacci, assessore all’ambiente del comune di Capannori (40.000 abitanti, precursore in Italia della strategia Rifiuti Zero), l’ing. Massimo Cerani, esperto di Brescia che ha avviato progetti di raccolta differenziata in diversi comuni lombardi e che ha presentato un progetto di gestione alternativa all’incenerimento per la città di Trento, Giorgio Triani, sociologo dell’Università di Verona, Mario Schianchi della Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli di Parma, poi il GCR, ISDE, Legambiente, il WWF, il Consorzio del Parmigiano-Reggiano, ARPA, ATO, Carbognani Metalli e tanti altri.
Ci saranno anche i nostri assessori all’ambiente di comune e provincia Sassi e Castellani e pure il sindaco Vignali, che aprirà con un saluto iniziale i lavori della conferenza.
Insomma un lavoro veramente esemplare in cui si cerca di far chiarezza ospitando pareri diversi con il solo scopo di far crescere la consapevolezza su un tema così sentito senza nessun intento di privilegiare interessi di parte.
Ci sono praticamente tutti al Convegno sui Rifiuti del Rondani; tutti tranne un soggetto fondamentale nel tassello della gestione rifiuti di Parma: Iren.
Iren, che già in passato, in altre occasioni, si era sottratta al confronto con le associazioni e con i cittadini, anche questa volta sembra che, nonostante ripetuti inviti, non manderà nessun rappresentante ad esprimere il suo punto di vista.
Una Iren ormai completamente scollata dal territorio che risponde solo al sindaco (parzialmente in verità) e solo dopo ripetuti solleciti sulla stampa locale.
Ma oggi non vogliamo chiudere con una nota polemica il nostro quotidiano comunicato, ma con un grazie agli studenti della 5I del Rondani e simbolicamente a tutti gli studenti di Parma, che ci danno speranza che comunque andranno le cose, forse il nostro modesto contributo aiuterà a far crescere in loro uno spirito critico e una curiosità che farà del bene alla nostra città.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 29 marzo 2011
-404 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+302 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

lunedì 28 marzo 2011

Parma raccolga la sfida

Giuseppe Masera ha occupato ruoli di primo piano nel settore oncologico, prima di dedicarsi interamente all'oncologia pediatrica come professore del Dipartimento di Medicina Clinica e Prevenzione dell'Università di Milano-Bicocca e come direttore della clinica pediatrica dell'ospedale San Gerardo di Monza.
Grande impegno in campo oncologico, pioniere della collaborazione scientifica e medica con i Paesi dell'America Latina. E' stato lui, infatti, a dar vita a una ultra ventennale collaborazione con l'ospedale "La Mascota" in Nicaragua, promuovendo la creazione e lo sviluppo di un Centro di Oncologia Pediatrica anche in questo paese così lontano.



Giuseppe Masera mercoledì scorso è intervenuto alla Commissione Salute Ambiente in consiglio comunale.
“Ho lavorato 45 anni come pediatra nella cura delle leucemie. Morivano quasi tutti allora, ora guarisce circa l' 80% dei bimbi. Ho avviato progetti in Italia, in Europa e in Nicaragua. Purtroppo oggi vi è un aumento preoccupante, in Italia più che in Europa, di tumori infantili, soprattutto nel primo anno di vita. Dobbiamo a questo punto comprendere quali siano i fattori scatenanti. Un ambiente sempre più degradato è motivo di forte preoccupazione. Vengo da Monza e oggi ho assistito a un dibattito estremamente interessante e civile, con una cittadinanza (qui rappresentata da questa associazione) molto impegnata. L'Amministrazione che ascolta i cittadini è un patrimonio importante. Cittadini che esprimono una preoccupazione e che si impegnano a fare, non solo a dar suggerimenti o a criticare.
Credo che la strada uscita oggi sia abbastanza chiara: l' inceneritore non è la soluzione. La differenziata è una strada virtuosa e se andiamo ad esempio a Portici, non lontano da Napoli, vediamo che è possibile promuoverla in modo eccellente nonostante le molteplici difficoltà.
Ciò accade in molte altre sedi in Italia dove hanno sviluppato progetti davvero encomiabili.
Credo che il Comune di Parma abbia un'occasione straordinaria se sposa questa riflessione sulla preoccupazione per la salute e sui costi. La differenziata all'inizio costa un po' di più ma poi rende, con la cittadinanza partecipe a un progetto virtuoso.
Avrò il piacere di seguire quale sarà l'evoluzione del vostro percorso e se posso lasciare un suggerimento, come pediatra e oncologo, vi invito a raccogliere questa sfida perché Parma potrebbe diventare un esempio in tutta Italia e, conseguentemente, in tutto il mondo.
Parma potrebbe divenire esempio di riflessione su un atteggiamento favorevole alla salute e ai costi che, una volta a regime, sono sicuramente più convenienti.
Come pediatra e come uomo, spero che Parma raccolga questa sfida dedicata al futuro e alle future generazioni”.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 28 marzo 2011
-405 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+301 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

domenica 27 marzo 2011

Noi, i talebani della salute

Ieri il nostro comunicato stampa sul consigliere comunale Carla Mantelli, che chiama l'inceneritore termovalorizzatore, pensando di indorare la pillola.
Poco dopo un fitto dibattito si è scatenato su Parma Repubblica On Line, dopo che Pantalone ci ha dato dei talebani, senza dar modo ai lettori di valutare loro stessi lo scritto.
Comunque per noi è positivo quando si discute, lo scambio di commenti e analisi porta sempre con sé un approfondimento dei temi che è e rimane il nostro principale scopo.
Non sarebbe però male che Repubblica avesse pubblicato anche il nostro comunicato stampa che commentava un'intervista di Carla Mantelli a Zerosette.
Oltre al commento di Pantalone, i lettori avrebbero il diritto di esprimere la loro posizione sulla scorta di uno sguardo complessivo e non basandosi solo sull'opinione del giornalista.
Tornando al comunicato che ha suscitato questo acceso e fitto rincorrersi di commenti, confermiamo qui la nostra posizione e il nostro indirizzo.



Sì, siamo talebani, ma talebani della salute, talebani del bene del nostro territorio, talebani di un principio cardine, che noi non abbiamo mai abbandonato.
Quando si tratta di affrontare temi come quello della salute, non c'è bandiera che possa sventolare sulle nostre teste, perché questo valore non può che essere da tutti condiviso e perseguito, aldilà di qualunque convinzione politica.
Eppure ci ritroviamo tutti i giorni a scontrarci con il contrario di quanto andiamo affermando.
All'Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse vengono mosse accuse alternate di essere di sinistra o di essere di destra, a seconda dell'occhio che osserva.
Il tema dell'inceneritore, fino a un paio di anni fa costretto nel sottoscala da un vuoto pneumatico di notizie, è finalmente ritornato al posto che meritava, il primo, nelle questioni strategiche del nostro territorio.
La nostra associazione si trova tutti i giorni ad affrontare una difficile sfida, anche con i media, che spesso e volentieri cercano di riportare in seconda linea la vicenda dell'impianto di Ugozzolo targato Iren, con tutti i mezzi a disposizione.
Conosciamo bene da che parte stanno i poteri forti della città, che individuano in questo progetto una occasione di incrementare ulteriormente i loro bilanci, senza impegnarsi in una analisi di bilancio un po' più allargata rispetto a una nota di cassa.
L'aver accettato di buon grado di far costruire a due passi da Barilla, da Chiesi, da Greci, un impianto di incenerimento delle dimensioni di quello di Parma, che di fatto è doppio rispetto alle necessità di trattamento dei rifiuti solidi urbani del nostro territorio, è stato un clamoroso autogol, che nessuna moviola oggi riesce a cancellare.
L'imbarazzo è evidente. Un impianto lungo l'autostrada non è un biglietto da visita ottimale per Parma, città del buon cibo e della buona tavola, culla della salubrità degli alimenti, crogiolo della food valley.
L'inceneritore a pochi passi dallo spaghetto più conosciuto al mondo è una iperbolica cantonata per gli eredi di Pietro Barilla, che di certo non si sarebbe fatta sfuggire la situazione senza reagire con l'autorevolezza di cui era capace, della quale probabilmente mancano i figli.
I talebani della salute, titolo di cui andiamo molto fieri, hanno presente forse più di altri gli scenari del dopo accensione, perché hanno seguito in giro per l'Italia e anche fuori dal nostro Paese, tutte le vicende che sono accadute e accadono quando si ha a che fare con impianti di questa natura.
Non sono particolari doti di intelligenza che ci hanno consentito di vedere oltre la cortina di finti slogan cosa sta dietro il business dei rifiuti.
E' da una semplice “non soddisfazione” che siamo andati oltre i comunicati ufficiali pomposi e falsi che accompagnavano dalla nascita il forno, scoprendone via via le beghe e i sotterfugi, le furbizie e i calcoli.
E non solo abbiamo scoperto i furbetti del camino ma anche ci siamo resi conto che la soluzione tecnologica che permette di trattare i rifiuti senza incenerirli è già presente ed efficace, ed anche a Parma potrebbe essere implementata. Se qualche amministratore avesse il coraggio di togliere la benda dagli occhi.
Eppure siamo ancora alle tesi cospirative, che viste dal nostro fronte sono davvero fantasmagoriche e ci fanno sorridere. Davvero credete che siamo così potenti?
Ma tutto si potrà dire di noi fuorché accusarci di oscure manovre a favore di chicchessia.
Lo sanno bene i partiti che ci rimproverano il non poter esporre bandiera nelle manifestazioni.
Lo sa bene il partito democratico con il quale non abbiamo mancato di fornire informazioni che a nessuno abbiamo negato.
Lo sa la stessa maggioranza in comune che subisce i filmati contro l'assessore alle grigliate Sassi.
Lo sanno bene i cittadini che si sono presi la briga di venirci a conoscere, perché solo in questa maniera è possibile comporre un quadro utile a tirare somme e bilanci.
E noi non abbiamo porte chiuse, falsi indirizzi, silenzi stampa e documenti da tenere nascosti.
Abbiamo nomi, cognomi, luoghi di ritrovo.
Mille volte abbiamo incontrato mille interlocutori, senza dire no a nessuno.
Di fatto abbiamo e stiamo tentando di far comprendere a tutti che cosa significa nel quotidiano l'accensione di un forno inceneritore e tutte le conseguenze che ci saranno sul territorio e sulla popolazione.
Non possiamo allineare la questione dell'impianto di Ugozzolo ad un comune tema di dibattito sul quale ognuno può discutere senza entrare nel merito delle questioni.
Non un dibattito di idee filosofiche e di visioni della vita è questo.
Stiamo parlando della salute di noi tutti, e della qualità dell'aria che respireremo, e della qualità del mondo che lasceremo in eredità ai nostri figli, poco dopo domani.
Noi abbiamo cercato nel possibile di dare strumenti di approfondimento, alcune volte sono stati colti da molti, altre volte no, ma di seri strumenti di approfondimento si trattava.
E neanche abbiamo una regia occulta che dalle retrovie detta la linea e paga i convitati.
La nostra unica fonte di sostegno sono i versamenti liberi che la popolazione della provincia ha voluto donarci. Ovviamente chi più, chi meno.
Abbiamo la fortuna di avere tra noi persone che più di tutti gli altri ci hanno creduto con passione e ritengono talmente importante la questione da dare tutto se stesso alla causa.
Possiamo affermare senza smentite di aver portato a Parma alcuni tra i massini esperti a livello mondiale di questi temi così importanti per il nostro vivere presente e futuro.
Per concludere tutti ci accusano di accusare, nessuno entra nel merito della questione.
Noi di quello vogliamo discutere.
La città avrebbe diritto a sapere tutto di questo inceneritore, una informazione libera da aziende che finanziano enti di ricerca per ottenere risultati stranamente favorevoli alle aziende finanziatrici.
A volte ci viene da pensare che ci sia una sorta di autolesionismo che porta a non affrontare mai i nodi del problemi. Tutti se ne tirano fuori, passano il cerino in continuazione, mentre il cantiere avanza. Nessuno, nemmeno quella stampa che dovrebbe vivere di inchieste e approfondimenti, che ci mostri in quale contratto è scritto che Iren ha diritto a risarcimenti in caso di stop.
Nessuno ci dice come stanno le cose.
Intanto possiamo solo registrare che gli amministratori vivono di piccolo cabotaggio, sfruttando in modo irresponsabili la nostra terra, invece che proteggerla e sostenerla, migliorarla per migliorare il futuro. Ultima fra tutte le sciocchezze il voler trasformare i nostri boschi in un grande allegro rogo, per produrre poca energia e tante emissioni, con le centrali a biomassa, che non sono altro che inceneritori camuffati.
Intanto nessuno interviene a Rubbiano dove Laterlite dal 2000 brucia rifiuti tossici a norma di legge, con emissioni doppie di quelle del prossimo camino, in via del Mulino Nero numero 1.
Che follia l'uomo.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 27 marzo 2011
-406 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+300 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

sabato 26 marzo 2011

La coscienza di Carla Mantelli

Tutti coloro che, in un passato nemmeno tanto remoto, hanno avuto l’occasione di condividere importanti battaglie di civiltà con Carla Mantelli, non possono non ricordare l’amore disinteressato per la cosa pubblica, la consapevolezza del senso alto della politica che sempre animavano l’impegno personale del consigliere del Pd.
Leggendo i commenti sul tema inceneritore, nell’intervista rilasciata dalla stessa al settimanale “Zerosette”, sembra che quella costante tensione morale, quel valore aggiunto senza il quale l’agire politico si svuota di ogni prospettiva di cambiamento, sia stato accuratamente riposto in un remoto cassetto della coscienza, chiuso a doppia mandata con i chiavistelli della fedeltà alla linea del partito.


Due cuori un camino

“Sono scelte già fatte ed il PD oggi ritiene che questo impianto sia necessario”.
Questo impianto s’ha da fare! Ipse dixit. Punto a capo!
Sconcerta soprattutto la leggerezza con la quale la Mantelli dichiara di nutrire piena fiducia in “quello che dicono i tecnici”.
Quali tecnici, consigliere Mantelli, si ergono a garanzia del suo solido argumentum ad verecundiam?

Esperti quali il prof. Veronesi, il cui gruppo di lavoro tempo fa compì il miracolo linguistico di trasformare - grazie alla poetica aggiunta di un avverbio di negazione- gli allarmanti risultati di uno studio inglese sulla correlazione statistica tra aumento di tumori e vicinanza agli inceneritori in un atto di piena assoluzione degli impianti?
Scrissero “NON esiste una relazione statisticamente significativa fra aumento di tumori e vicinanza all’impianto” e con un “non” davanti alla frase vera salutarono per sempre la verità.
O la strana eminenza grigia, quel prof. Massarutto che dalle vette del monte Elicone, nella Beozia bocconiana, discese l’anno scorso nelle terre del Ducato per denunciare - un articoletto pubblicato su Polisquotidiano - i nemici della “modernità” che ostacolano l’avvento delle magnifiche sorti e progressive del gioiello di Iren.
Chissà come avrà fatto a trovare il tempo, il prof. Massarutto, impegnato a dirigere il centro ricerche dello IEFE, istituto tra i cui associati figurano colossi quali Hera, Eni, Iride, ora Iren.
Oppure i tecnici dell’ARPA, la cui azione di monitoraggio sembra tranquillizzare la Mantelli (“i dati non sono allarmanti”), mentre il direttore dell’agenzia, Dallara, afferma candidamente che dai camini degli inceneritori esce solo vapore acqueo.
Strano che la Mantelli finga di ignorare la pletora di tecnici veri, medici di fama internazionale, autori di studi epidemiologici che dimostrano un'incontrovertibile verità: di inceneritori ci si ammala, di inceneritori si muore.
Infine, complimenti alla Mantelli per la stupefacente puntualizzazione lessicale: “Preferisco chiamarlo termovalorizzatore”, termine che non esiste nella normativa europea ne in quella italiana, e per il quale l'Italia è stata richiamata dalla Comunità Europea a non confondere le idee ai cittadini e a dire pane al pane e vino al vino.
Chissà se fra qualche anno chiamerà chemiovalorizzati coloro che, non avendo la fortuna di beneficiare del “trasparente” “continuo” e non allarmante “monitoraggio” attuato dall’ARPA attraverso il sito MONITER, si saranno ammalati di cancro.
Forse anche loro apprezzeranno la conversione del consigliere Pd al linguaggio del Grande Fratello. Quello di George Orwell, non quello del reality show televisivo.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

N.B. Questo comunicato stampa non critica l'intero Partito Democratico, all'interno del quale ci sono persone convinte dei rischi sanitari connessi al costruendo inceneritore e contrarie alla sua realizzazione, ma gli atti compiuti da un suo esponente di spicco, nella sua veste consigliere comunale di Parma.

Parma, 26 marzo 2011
-407 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+299 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

venerdì 25 marzo 2011

L'incauta cautela di Ardizzoni

Abbiamo letto con attenzione l'intervista rilasciata a Parma Repubblica online da Andrea Ardizzoni, direttore dell'Oncologia Medica e non ci sentiamo affatto rassicurate dai toni utilizzati, in special modo quando si accusa di terrorismo psicologico una delle studiose intervenute in un dibattito che ospitava pareri diversi e variegati.
Come mamme non ci rassicura essere al decimo piuttosto che al primo posto nella classifica dei tumori causati da fattori ambientali.


La relazione di Paola Zambon alla Commissione Consiliare
(Foto di Franco Saccò - Archimmagine)

Mettiamo invece al primo posto delle priorità il benessere dei nostri figli e delle nostre famiglie.
Il fatto che nessun rappresentante dell’ordine dei medici di Parma abbia assistito alla commissione consiliare, seppur invitati ufficialmente, ci dispiace particolarmente perché oltre che apprendere stralci delle dichiarazioni dai giornali avrebbero potuto ascoltare tutti i pareri esplicitati da 8 esperti in oltre 5 ore di seduta.
Voi medici avreste potuto ribattere direttamente in un confronto civile, ed obiettare a quei dati se vi risultavano distorti o non veritieri.
Avreste potuto esserci, ma le vostre sedie erano vuote.
Come mamme abbiamo preso permessi dal nostro lavoro, abbiamo lasciato i nostri figli dalle nonne, siamo rimaste in piedi 5 ore per capire se sia giusto aggiungere un'ulteriore fonte di inquinamento in una delle 5 aree più inquinate al mondo, quando ci dicono che abbiamo alternative meno impattanti.
Purtroppo non ci rassicura sentirle dire che i dati sono da interpretare, anzi ci mette ancora più in una situazione di sconforto sapere che nulla di quanto fate o analizzate sia oggettivo, ma tutto sia relativo, come guardare uno specchio da un lato piuttosto che da un altro.
Allora se i dati vanno interpretati quando danno un risultato negativo, vanno interpretati anche quando questo risultato sembra positivo, quindi nulla è vero, tutto è parziale e “interpretabile” a seconda di chi parla, a favore o contro una certa cosa?
La realtà che ci circonda parla da sola e quella non è “interpretabile”.
Noi ci basiamo su dati che sono davanti ai nostri occhi tutti i giorni.
Quante nostre amiche o conoscenti si ritrovano a convivere con tumori, loro o i loro bambini.
Non sono casi isolati, ognuno di noi ne ha presenti più di uno nella cerchia delle proprie relazioni.
I dati della dottoressa Zambon non hanno fatto altro che dare voce ad una realtà che noi sperimentiamo sulla nostra pelle quotidianamente.
Lei cita Verbania come paradiso naturale, dove inspiegabilmente la percentuale di tumori è più alta che a Parma. Ignora cosa c'è a Verbania. Un inceneritore, un gassificatore di rifiuti tossici, chiuso dai Carabinieri, a 30 km il sito chimico di Pieve Vergonte, uno dei luoghi più inquinati d'Italia, responsabile di inquinamento da DDT della falda acquifera dichiarato “Sito di interesse nazionale” per la pericolosità dell’inquinamento provocato. Un inquinamento pesante che scende nel Toce ed arriva al lago Maggiore.
Noi vogliamo crescere i nostri figli a Parma in un ambiente sano e chiediamo ai nostri amministratori ed alla comunità scientifica uno sforzo in più, per cambiare le cose, invece che accettare passivamente quello che sta succedendo.

Le mamme del GCR

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 25 marzo 2011
-408 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+298 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

martedì 22 marzo 2011

L'inceneritore in commissione salute e ambiente

Mercoledì 23 marzo alle ore 14.30 si riuniranno le commissioni Ambiente e Salute del comune di Parma sul tema dell'impatto sanitario dell'inceneritore. Saranno presenti otto studiosi, di cui quattro indicati dal GCR. Si tratta di esperti di fama nazionale che si sono resi disponibili a venire a relazionare relativamente ai rischi sanitari connessi all’incenerimento dei rifiuti ed alle possibilità che moderne tecnologie e buone pratiche di raccolta differenziata, offrono al territorio di Parma per una soluzione corretta al problema.



Avranno modo di relazionare davanti ai componenti della commissione l'ing. Massimo Cerani (Esperto di piani di gestione rifiuti a livello nazionale), il dott. Marco Caldiroli (Medicina Democratica), la dr.ssa Paola Zambon (Responsabile Registro Tumori Veneto), il dott. Ernesto Burgio (Pediatra e coordinatore Comitato Scientifico Isde).
Altri 4 esperti convocati dalla commissione saranno Vanes Poluzzi e Paolo Angelini (Moniter) con Giovanni Marsili e Gaetano Settimo (Istituto Superiore di Sanità).
Sono stati invitati tutti i consiglieri comunali, gli assessori del comune di Parma, il presidente della Provincia di Parma, il direttore dell'AUSL di Parma, il direttore dell'ARPA, il direttore generale di Iren, il presidente dell'ordine dei medici di Parma. La seduta è pubblica e quindi la cittadinanza e gli organi di stampa sono invitati ad assistere.
La commissione si terrà mercoledì 23 marzo alle ore 14.30 presso l’aula consiliare del Comune di Parma (piazza Garibaldi).
La conclusione delle relazioni è prevista per le 17. Seguirà dibattito tra Consiglieri comunali, amministrazione e istituzioni invitate con possibilità per loro di rivolgere domande agli esperti. La chiusura dei lavori è prevista per le 18.
Auspichiamo che il dibattito sia il più possibile imperniato su temi scientifici ed oggettivi per dare modo ai decisori politici di valutare se insistere o meno su un progetto che noi riteniamo sorpassato dai tempi e sicuramente nocivo per la salute dei cittadini e per le aziende del territorio.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 22 marzo 2011
-411 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+295 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

domenica 20 marzo 2011

Un Jumbo Jet per andare a Pannocchia

Incenerire plastica,
soprattutto anti economico

Si racconta spesso delle meraviglie tecnologiche di un impianto di incenerimento, delle famose BAT (Best Available Technics), che ci dovrebbero garantire impatti ambientali prossimi alla zero.
Di pari passo va il sostenere all'idea che con l'inceneritore le tariffe dei rifiuti si abbassino.
Oltre ad essere falsa la prima affermazione, visti i tanti impianti di incenerimento sequestrati in giro per l'Italia a causa dell'inquinamento causato (l'inceneritore di Pietrasanta non è lontano per una istruttiva gita fuori porta), è falsa anche la seconda affermazione, quella della supposta opportunità economica dell'incenerire.
Prendiamo come esempio la frazione plastica, al centro del dibattito sulla opportunità o meno di incenerirla, visto che dalla sua combustione si genera diossina ed altre molecole non proprio commestibili.
Un kg di plastica incenerito porta alla produzione di 1,5 kw di energia elettrica, negli impianti attrezzati in tal senso per la cogenerazione.
Per produrre un kg di plastica a partire dalla materia prima, il petrolio, occorrono 15 kw di energia.


I manufatti plastici di Vedelago

Lo scarto è evidente e incolmabile, l'energia impiegata viene irrimediabilmente persa nel processo di combustione, che è scarsamente efficiente.
Un kg di plastica riciclato invece ci costa, per produrlo, 2 kw di energia.
Il risparmio quindi tra i due metodi di trattamento della plastica è di 13 kw, una differenza che non da adito ad alcuna discussione su quale sia il metodo di trattamento preferibile.
Ovviamente portare plastica ad un impianto di incenerimento ha un costo, il costo cioè del trattamento di questa plastica come rifiuto, il costo che ogni cittadino si sobbarca con la tariffa dei rifiuti che viene calcolata in base al rifiuti indifferenziato che l'ente locale è costretto a smaltire.
Portare invece questa plastica ad un centro di riciclo ha un costo zero o, meglio, porta addirittura il bilancio in positivo.
Il circuito Conai raccoglie in particolare gli imballaggi (bottiglie e flaconi in massima parte), mentre non tratta quelle plastiche composite che costituiscono altri manufatti come i giocattoli, i piatti e bicchieri usa e getta, oggetti di arredo, custodie cd, etc.
Ma anche questi materiali, che il gestore di Parma consiglia ai cittadini di mettere nell'indifferenziato, non conviene bruciarli.
Abbiamo infatti visto con i nostri occhi quello che fa il centro riciclo di Vedelago. Esattamente questo, riciclare la plastica che altrimenti finirebbe in discarica o all'incenerimento, con gli impatti ambientali che ne derivano, trasformandola in materiale utilizzabile dall'industria dello stampaggio plastico (panchine, dissuasori di velocità, palificazioni) e dal settore dell'edilizia, per alleggerire i calcestruzzi e migliorarne le performance.
In pratica un materiale che verrebbe bruciato, è utile per costruire altri oggetti.
Non ci pare una cosa da poco.
Ma al gestore ovviamente conviene smaltire queste plastiche piuttosto che riciclarle, perché semplicemente ci guadagna di più.
Ma noi ci domandiamo. Chi decide le politiche dei rifiuti? L'ente pubblico o le multiutilies?
Una corretta gestione dei materiali di scarto (oggi purtroppo ancora definiti rifiuti) non dovrebbe consentire l'incenerimento delle plastiche, semplicemente perché è un procedimento troppo costoso, che va a sottrarre soldi alle famiglie.
Una corretta gestione dei rifiuti, che passa attraverso l'ovvia eliminazione dei cassonetti stradali indifferenziati, per passare ad una gestione domiciliare, porta con sé una decisa diminuzione del secco residuo da trattare, che passa dagli attuali 350 kg pro capite annui a 80 kg.
I conti sono presto fatti. 80 kg pro capite nella nostra provincia equivalgono ad una necessità di trattamento di 35 mila tonnellate di rifiuti all'anno, ben lontane ovviamente dall'impianto in costruzione a Ugozzolo, che avrà una capacità di trattamento di 130 mila tonnellate.
Teniamo anche conto che queste 35 mila tonnellate non sono state ancora trattate per la loro ulteriore differenziazione e stabilizzazione prevista anche dal progetto del Pai.
Significa che andranno ulteriormente ad abbassarsi in volume e peso, portando il secco residuo a quantità irrisorie che non giustificano la costruzione di un inceneritore.
Non sta in piedi nemmeno la tesi dei tempi necessari a raggiungere questi quantitativi di riciclo, come spesso l'assessore all'inceneritore Castellani mugugna come montagna insormontabile.
Un piano di gestione dei rifiuti domiciliare progettato con i giusti requisiti porta già nella prima settimana di attuazione la percentuale di riciclo oltre il 70%.
Certamente che se oggi vediamo per le strade della città questi enormi cassoni per i rifiuti indifferenziati, il messaggio rivolto ai cittadini è molto chiaro.
Chiaro nelle intenzioni di gestire gli scarti in modo raffazzonato e obsoleto.
Un chiaro tentativo di mantenere delle quantità di rifiuto “sporco” da poter conferire all'inceneritore, che senza un apporto costante, non può funzionare.
I cassonetti sono una “istigazione a delinquere”, perché invitano i cittadini a conferire nel mucchio anche i materiali che sono facilmente riciclabili come la carta, la plastica, il legno, il cartone, che è un delitto bruciare.
Fino a che non sarà operativo un pianto corretto di gestione non potremo sapere qual'è l'effettiva necessità di trattamento per il nostro territorio.
Come progettare un mezzo di trasporto senza prima sapere quanti km dobbiamo fare.
Stiamo così costruendo un Jumbo Jet per andare a Pannocchia.
Il costo al km è un tantino alto, per così poca strada da fare.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 20 marzo 2011
-413 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+293 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

sabato 19 marzo 2011

Trecasali, la filiera verde(?) di Eridania

La globalizzazione dei mercati e delle merci è la conseguenza logica della globalizzazione della finanza. Una volta innescata è inarrestabile. Ormai è arrivata a far saltare i meccanismi stessi della comunità europea che hanno garantito finora l'agricoltura attraverso le sovvenzioni. Il WTO ha imposto la liberalizzazione del mercato dello zucchero e la comunità ha deciso di sospendere le sovvenzioni agli zuccherifici non competitivi e anzi di finanziare la loro dismissione.
L'unico rimasto dei 7 dell'Eridania è quello di S.Quirico. La Maccaferri, proprietaria degli stabilimenti, ha incassato decine di milioni di euro per chiudere gli altri sei, trasformandoli in centrali di produzione elettrica da biomasse. A Russi (provincia di Ravenna), ad esempio, sta impiantando una centrale da 30 MWe che brucerà pioppi piantati dove prima c'erano le bietole; produrrà 200/240.000 Mwh e introiterà certificati verdi per un valore di 180 euro per ogni Mwh (36/40 milioni annui), direttamente dalle nostre bollette.



Altro che zucchero e bietole!
Perché, allora, ha deciso di mantenere quello di S. Quirico, rinunciando a 85 milioni di euro europei per dismetterlo?
Per prendere due piccioni con una fava.
Da una parte, farsi finanziare la ristrutturazione degli impianti portando lo stabilimento ad un livello di produttività europeo ( 140.000 t. annue), garantendo, come affermato dalla proprietà, un
approvvigionamento certo all'Italia e ottemperando così alle pressioni dei poteri forti.
Dall'altra, con il mantenimento dei livelli occupazionali, garantirsi la tacita approvazione da parte di amministratori e sindacati del progetto di polo energetico da affiancare allo stabilimento.
In altri termini fare man bassa dei certificati verdi dalle energie rinnovabili, accampando la necessità di rientrare dai costi rendendosi autonoma a livello energetico.
Il progetto della proprietà prevede una centrale a biomassa da 60 Mw termici per l'autonomia energetica dello stabilimento Sadam-Eridania nel trattamento delle bietole e 15 MWe per la produzione di energia elettrica da cui ricavare certificati verdi ( 100/120.000 MWe a 180 euro
l'uno). La centrale dovrebbe alimentarsi con cippato da pioppi triennali da impiantare nei campi di barbabietole in soprannumero, ma soprattutto con cippato proveniente da fuori( scarti da deforestazione).
Prevede inoltre la costruzione di un impianto a biogas per produrre altra energia elettrica. Si tratta di un biodigestore da circa 1 MWe che produrrà 8.000 MWh annui alla tariffa onnicomprensiva di 220 euro a MW, trattando scarti di bietole(colletti e foglie), polpe surpressate e insilato di mais.
La proprietà sottolinea che gli agricoltori avranno un ritorno economico da quell'ulteriore conferimento. Una piccola mancia a fronte di 1.700.000 euro che l'azienda ricaverà dalla tariffa
onnicomprensiva del GSE.
E infine la costruzione di un parco fotovoltaico su un'area di 10 ettari (100.000 m2) a fianco dello stabilimento su vasche di lavaggio delle bietole dismesse. Si tratta di un impianto da 14 MWe da cui l'azienda ricaverà certificati verdi per altri 8 milioni di euro.
Tale polo energetico frutterà all'azienda più di 40 milioni di euro all'anno, tolti i consumi di energia e le altre spese. Tutti soldi prelevati direttamente dalle nostre bollette. E agli agricoltori solo le
briciole. Per tutti gli abitanti dei centri limitrofi, già gravati da una quantità di monossido di carbonio e PM10 paragonabile a quella della città secondo la stessa ARPA, solo un ulteriore accrescimento delle emissioni nocive che una centrale a biomassa di quelle proporzioni
comporta. Infatti oltre al monossido di carbonio e agli ossidi di azoto in quantità industriali, la combustione delle biomasse legnose produce pluriclorati aromatici direttamente dalla cellulosa e dalla lignina, in altre parole, diossina.
Il comitato di Trecasali, diventato associazione ambientale, ha già raccolto migliaia di firme tra la gente per opporsi ad un simile scempio del territorio e della salute, mettendo il sindaco e le altre autorità (regione e provincia) di fronte alle loro responsabilità. Il comitato ha il completo sostegno dell'associazione GCR e di Rete Ambiente Parma, unitamente a quello dell'associazione
ambientale di San Secondo.
La necessità di ricavare energia da fonti rinnovabili, oltre a contemperare la sua sostenibilità per il territorio e la salute, deve fare in modo che il denaro degli incentivi, ricavato dalle nostre
bollette, possa essere utilizzato per la pubblica utilità e per lo sviluppo dell'occupazione. Non certo elargito alle iniziative speculative di chicchessia, tanto meno dei grandi gruppi industriali e
finanziari. Per questo riteniamo che ogni comune debba provvedere a fondare la sua ESco con cui progettare l'uso delle rinnovabili assieme ai cittadini e alle piccole aziende artigiane disponibili a portare avanti i lavori.
In tal modo ogni municipalità può sviluppare la democrazia energetica e d'impresa.
Il fotovoltaico direttamente sui tetti delle case e gli incentivi divisi tra le famiglie, come vuol fare il comune di Fornovo con la sua ESco, dando il lavoro di impianto agli artigiani del luogo.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma (RAP)

Aria Acqua Suolo Risorse Energie
Comitati Uniti per la Salvaguardia del Territorio Parmense
comitato pro valparma - circolo valbaganza - comitato ecologicamente - comitato rubbiano per la vita - comitato cave all’amianto no grazie - associazione gestione corretta rifiuti e risorse – no cava le predelle