sabato 21 maggio 2011

Il co-inceneritore di Rubbiano

impatto sanitario ed ambientale

Venerdì 27 maggio alle ore 21, presso la sala della biblioteca del Foro 2000 di Fornovo Taro, si terrà un importante incontro pubblico organizzato da Rete Ambiente Parma.
Prestigiosi relatori informeranno la popolazione sui rischi sanitari ed ambientali causati dalle emissioni inquinanti di impianti di co-incenerimento, come quello della ditta Laterlite di Rubbiano. Gli ospiti, coordinati da Gianluca Ori, del locale comitato “Rubbiano per la Vita”, saranno Patrizia Gentilini, oncologa dell’ISDE (Associazione Internazionale Medici per l’Ambiente), Manrico Guerra (medico ISDE) , Aldo Caffagnini (Associazione Gestione Corretta Rifiuti Parma), e Matteo Incerti (giornalista free lance esperto di temi ambientali).



Laterlite è l'azienda autorizzata a bruciare ogni anno 65 mila tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi che emette in atmosfera 100 mila metri cubi di gas ogni ora, fra cui sostanze molto pericolose per la salute umana.
La combustione di oli esausti ed emulsioni oleose genera composti nocivi e cancerogeni (diossine, furani, IPA, metalli pesanti, ecc.) che attraverso i fumi vengono rilasciati nell’ambiente ed entrano nella catena alimentare, oltre all’emissione di grandi quantità di ossidi di azoto, ossidi di zolfo, anidride carbonica.
Il comitato Rubbiano per la Vita e Rete Ambiente Parma si pongono l’obiettivo di dialogare con i cittadini e le istituzioni affinché le autorità competenti comprendano la necessità della riduzione dell’impatto ambientale e delle emissioni inquinanti di Laterlite.
Il primo impegno dei decisori politici deve infatti andare verso la tutela della salute pubblica e ambientale, specie nel caso di Rubbiano, dove insiste un’area vocata alle produzioni agroalimentari di qualità, posta alla confluenza tra due valli di grande pregio naturalistica in adiacenza al Parco del Taro, zona ZPS e Natura 2000.


Gianluca Ori
Comitato Rubbiano per la Vita

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venerdì 20 maggio 2011

La nostra montagna, le rinnovabili, le centrali a biomassa

“Benchè per la legislazione italiana ed europea la biomassa venga assimilata alle altre rinnovabili, non può essere considerata una fonte a basso impatto ambientale, come il solare e l'eolico, in quanto produce emissioni inquinanti a seguito della combustione”. (Ines Palena - WWF)
“L'uso delle biomasse per alimentare un biodigestore anaerobico-aerobico e produrre metano sarebbe funzionale all'allevamento dei bovini e alla produzione agricola di qualità e a carattere biologico. Vantaggi che verrebbero meno con l'introduzione di una centrale termica a biomasse
del tutto avulsa dalla vocazione agroalimentare del territorio che dovrebbe ospitarla”. ( Federico Valerio – chimico ambientale, istituto tumori genova)
Le biomasse sono un combustibile povero, economicamente ed energeticamente conveniente solo in quei paesi dove l'industria del legno produce grandi quantità di scarti e dove la morfologia del
territorio permette la facilità dei tagli.



Il continuo prelievo di biomasse destabilizza l'equilibrio nutrizionale dei suoli nei terreni agricoli e forestali. La quantità di ceneri da incenerimento di cippato di legna è circa lo 0,8% in peso della biomassa bruciata. Il contenuto in cromo, cadmio, mercurio, piombo e rame delle ceneri volanti derivate dalla combustione di quercia e faggio è superiore al contenuto di quelle da combustione di carbone.
La pericolosità di tali composti di metalli pesanti non è dovuta tanto alla loro concentrazione nell'aria inalata, quanto alla concentrazione, destinata ad aumentare nel tempo, nelle diverse matrici ambientali presenti nella zona di deposizione, comprese le falde acquifere.

In sostanza è l'acqua piovana e quella di superficie il principale veicolo dei veleni emessi e le falde acquifere ne sono il principale ricettacolo e questo indipendentemente dal fatto, ad esempio, che le
diossine non siano solubili in acqua.
"L'inquinamento ambientale indotto dai tanti impianti a biomasse che si propongono in Italia, pur nel rispetto delle norme vigenti, peggiora la qualità dell'aria dei territori che dovrebbero ospitarle e peggiora anche la qualità del suolo e dei prodotti agricoli di questi stessi suoli con le ricadute e l'accumulo di diossine, furani, idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti." (Federico Valerio)
C'è un ritornello falso e folle da parte delle amministrazioni che tende a presentare lo sfruttamento forestale come utile e necessario all'ambiente, considerando i boschi e il legname come una risorsa abbandonata ed estremamente abbondante.
Mentre il legno dei boschi è raro, necessario alla traspirazione ed alla produzione di ossigeno, indispensabile al terreno, anche dopo la morte delle piante, per la formazione dell'humus.
Altro ritornello fasullo è quello della pretesa disponibilità dovuta alla pulizia del bosco. Questa esisteva ed era una fonte importante di energia per le famiglie, ma con lo spopolamento della montagna è cessata. Ora per pulizia del bosco si intende solo il diradamento effettuato col taglio industriale, mirato principalmente ai boschi di castagni, come espressamente dichiarato nel documento dell'amministrazione.
Gli impianti termici a biomasse, se non collegati agli scarti dell'industria del legno, come nella fascia alpina, sono antieconomici. Il costo della centrale e l'installazione del
teleriscaldamento per una centrale appena al di sotto del Mw è elevato: intorno al milione di euro.
Il costo del cippato è di 6- 6,5 euro al quintale e perché sia efficiente dal punto di vista calorico non deve avere un tenore di umidità superiore al 20%.
Solo il taglio industriale del bosco, il cosiddetto esbosco a pianta intera, può garantire un rifornimento non occasionale di cippato pur a quel prezzo già di per sé elevato.
Ma per il taglio industriale del bosco occorrono macchinari costosi e finanziamenti elevati.
L'avvio del taglio industriale produrrà, poi, inevitabilmente una diminuzione dell'occupazione nel settore artigianale del taglio, tra i tagliaboschi.
Al di là dei lavori di scavo iniziali per il sito e le condotte del teleriscaldamento, la centrale non crea occupazione. La combustione industriale della legna, con il solo filtro a ciclone di abbattimento
della fuliggine, ha emissioni 10 volte superiori a quelle di una stufa a pellet ( pellet = 4/5 mg/m3; cippato = 50 mg/m3 sempre che non superi il 20% di umidità).
Quest'inverno a Berceto, in un appartamento di 140 m2, una stufa a pellet a condensazione da 12 Kw (costo 2250 euro, detraibili dalle tasse in tre anni al 55%), anche con punte di freddo fino a -8°, ha mantenuto una temperatura costante di 23° dalle 5 alle 22, consumando un sacco da 15 Kg al giorno (costo 3,50 euro), per un totale di spesa nei sette mesi di 700 euro.
Come poter, quindi, essere d'accordo con il piano di centrali a cippato della Provincia per il nostro Appennino?
Si tratta di un progetto costoso ed inquinante che non può che alimentare la già pericolosa speculazione sulla legna da ardere.
I tagli massicci e dissennati dei boschi hanno già sforato la sostenibilità e sono davanti a gli occhi di tutti, allarmando gli stessi amministratori.
Ci sono due esempi virtuosi da seguire sulle rinnovabili.
Il primo è quello del comune di Monchio.
Non certo per la centrale a cippato, ma per l'uso intelligente che intende fare dei soldi ricavati
dagli incentivi dell'impianto fotovoltaico di cui si è dotato in modo autonomo e di cui è proprietario. Con quelli intende finanziare ed incentivare la ristrutturazione delle case del paese per l'isolamento
termico e il risparmio energetico.
Ma a quel punto la consistente spesa per l'allacciamento del resto del paese al teleriscaldamento non sarebbe più necessaria, basterebbero delle piccole stufe a pellet!
Il secondo esempio di comune virtuoso è Fornovo che ha fondato una ESco (energy service company) per coinvolgere i cittadini, i loro tetti e gli artigiani della zona per dotarsi a sua volta di un impianto fotovoltaico. Così da dividere con la gente i proventi degli incentivi pubblici ( le nostre bollette ) e nello stesso tempo creare occupazione con l'installazione e la manutenzione dell'impianto.
La Provincia ha promosso "Fotovoltaico insieme" per dotare ogni comune di un campo fotovoltaico. Ma a quanto si evince dai casi di Roccabianca e Varsi, cui pare spettino rispettivamente solo 80.000 e 40.000 euro, non sembra proprio che gli incentivi pubblici vadano ai municipi e quindi ritornino a noi.
Pare che la gran massa dei soldi finisca ai privati, alle finanziarie, alle aziende costruttrici.
Certo, sappiamo che molti comuni sono indebitati e che potrebbero avere difficoltà con le banche ad ottenere dei mutui, anche se con la garanzia degli incentivi il mutuo si pagherebbe da solo. Proprio per questo, allora, perché non seguire l'esempio di Fornovo e aiutare ogni comune a dotarsi di una ESco?
Una volta costituita la società, ogni municipio potrebbe capitalizzarla intestandole immobili o aree di sua proprietà riuscendo in tal modo ad ottemperare alle condizioni per un mutuo bancario.
Le rinnovabili sono oggetto di una speculazione forsennata per accaparrarsi i soldi delle nostre bollette.
Sono, però, anche una straordinaria occasione per i piccoli centri e le aree marginali di dotarsi di un'autonomia energetica e finanziaria in grado di ridare sviluppo all'economia minuta, all'imprenditoria artigianale.
Attraverso il fotovoltaico, il solare termico, il microidrolelettrico della turbinazione degli acquedotti e i biodigestori anaerobici di piccoli comprensori la montagna può cominciare a riscattarsi ed attirare
investimenti e lavoro.
Oggi, invece, stiamo assistendo al saccheggio dei boschi, presto a quello dell'acqua con la turbinazione di interi tratti di torrenti ed in progetto c'è già quello delle cime, cementificate per l'installazione del cosiddetto minieolico, cioè torri alte 30 metri.
Le energie rinnovabili sono una grande opportunità.
Non devono essere la scusa per il saccheggio della montagna e delle sue risorse.

Giuliano Serioli

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martedì 17 maggio 2011

In Veneto una legge anti inceneritori

A San Martino Buon Albergo il Consiglio comunale ha approvato una mozione per portare in Regione lo stop al progetto di inceneritore di Ca' del Bue.
La svolta veneta è capitanata dai 3 sindaci che guidano la lotta contro gli impianti di incenerimento: Avesani, Zerman, Lorenzoni, primi cittadini dei territori che risentirebbero degli inquinanti emessi.
Ora sarà sufficiente che altri 4 consigli comunali votino la stessa delibera perché in Consiglio regionale possa essere assunto un progetto di legge non solo per lo stop a Ca' del Bue ma addirittura per lo smantellamento degli inceneritori attivi in Veneto.
La proposta è stata presentata come mozione nel consiglio comunale sanmartinese da Marco Braggion e accolta all'unanimità dopo alcuni aggiustamenti.
Sono solo 3 gli articoli previsti dal testo: nel primo si afferma che “la Regione vieta la costruzione di nuovi inceneritori, il potenziamento di quelli esistenti in Veneto e riconverte quegli funzionanti fino alla loro definitiva chiusura”. Il secondo articolo abroga le norme contenute nella legge regionale e nella delibera di Consiglio che fanno riferimento “alla realizzazione di nuovi inceneritori, al potenziamento e al mantenimento di quelli esistenti”.



Infine nel terzo articolo si invitano la giunta e il Consiglio regionale a operare affinché entro 180 giorni dalla pubblicazione della nuova legge siano modificate le normative del piano regionale dei rifiuti, “prevedendo la tipologia e la quantità degli impianti sostitutivi degli inceneritori previsti e di quelli funzionanti”.
La mozione ha aperto la discussione affinché tutto il Consiglio potesse esprimersi al di là dell'appartenenza politica. Il sindaco Valerio Avesani ha ribadito “la contrarietà sua e dell'intera giunta al progetto di Ca' del Bue”, ma ha fatto osservare, giustamente, “che non basta dire no, occorre affrontare il problema con delle soluzioni propositive. Il 19 maggio ci sarà in quinto incontro fra sindaci dei tre paesi più direttamente coinvolti (San Giovanni, San Martino e Zevio) assieme a un'altra decina di sindaci, in modo da formalizzare un accordo sul Piano ambientale integrato, perché non resti più nulla da portare all'inceneritore dopo una severa selezione dei rifiuti. Per questo accetto il testo della mozione, ma propongo di integrarlo con il riferimento al piano ambientale integrato”, è stato il senso del suo intervento.
Giovanni Galvani (Forza delle libertà) ha chiesto che ci sia anche da parte della Regione l'impegno a far produrre in modo più ecologico, contribuendo a ridurre o a eliminare la necessità di smaltire rifiuti non riciclabili. Si tratta insomma dell'eco design, che davvero consentirebbe la svolta verde reale della società.
Dopo un confronto fra i capigruppo ha preso corpo la mozione votata all'unanimità, che inserisce alla fine del terzo articolo del progetto di legge l'aggiunta della trasformazione degli inceneritori previsti e di quelli funzionanti “in poli ambientali integrati per migliorare ulteriormente la differenziazione dei rifiuti raccolti, affinché non ci sia nessuna forma di conferimento per l'incenerimento o il trasferimento in discarica. Inoltre la Regione si impegna a sensibilizzare le aziende a produrre in modo ecologico, riconvertendo gli imballaggi non riciclabili in riciclabili”.
“Sono soddisfatto perché la votazione è un esempio di quello che potrebbe essere la politica del futuro, quando si agisce in sintonia con tutti”, ha commentato Braggion ricordando che già il Comune di San Zeno di Montagna si è espresso a favore di questo progetto di legge regionale e che nella riunione dei sindaci la proposta può essere estesa ad altri Comuni”. “L'ambiente non ha colore politico e mi batterò per cercare condizioni di vita migliori per tutti”, ha aggiunto Galvani.
Positiva anche la riflessione del sindaco: “Su questo tema la maggioranza ha dimostrato di aver sempre cercato dialogo e massima apertura al confronto, perché l'obiettivo resta il bene di tutti i cittadini”.
Il nuovo formidabile attacco agli inceneritori, eliminati addirittura per legge, viene da una regione dove ci sono punte d'eccellenza del riciclo come il consorzio Priula Treviso, 78,73%, Belluno, 62,2%.
Vittorio Zambaldo ce ne ha parlato su larena.it
http://www.larena.it/stories/Provincia/251627__s_alla_legge_anti_inceneritori/

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 17 maggio 2011

-355 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.

+351 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

+29 giorni dal lancio di Boicottiren: http://tinyurl.com/boicottiren
Aderisci anche tu: boicotta Iren, digli che non finanzierai un euro dell'inceneritore di Parma

sabato 14 maggio 2011

Fuoco incrociato sugli inceneritori

E' ormai un fuoco incrociato contro gli inceneritori.
Spesso si tratta anche di fuoco amico, visto che molte dichiarazioni arrivano da esponenti dello stesso partito, il Pd, che a Parma sostiene a spada tratta l'inceneritore targato Iren.
Ma si tratta anche di “terzi”, che irrompono inaspettati sulla scena e scompigliano le carte.



Ieri ad esempio il cecchino era interpretato da Cristina Gabetti, volto noto di Striscia la notizia ed esperta di ecologia. Come se fosse stata indottrinata da Gcr, ha imbracciato il mitragliatore, lasciando senza parole l’assessore all'Ambiente del comune di Parma Cristina Sassi. Le due "Cristine" si erano trovate faccia a faccia alla Corale Verdi per l'incontro: “Economia domestica-Occhio allo spreco”. Si parlava di economia domestica con un occhio all’ambiente e l’appuntamento è stato l'occasione per presentare “Occhio allo Spreco”, una sorta di diario di buone pratiche rivolto alle famiglie e ai single, in cui la giornalista consiglia come risparmiare, vivere una vita sana e proteggere l’ambiente.
Naturalmente non sono mancati gli accenni alla realtà di Parma. La Gabetti ha parlato della raccolta dell’umido, dei “termovalorizzatori” e degli investimenti fatti per questi sistemi considerati inutili. “Il compost - ha detto la Gabetti - è importantissimo da fare. Per farlo è necessaria la raccolta differenziata dell’umido”.
E ancora: “I termovalorizzatori, credetemi, non fanno bene alla salute. Sono stati costruiti questi “stomaci” in tante città italiane che poi ci si chiede perché faccia fatica a partire la raccolta differenziata. Hanno investito in questi impianti enormi che hanno bisogno di mangiare, mangiare, i nostri rifiuti, che vengono bruciati e, producono si energia, ma soprattutto scorie e ceneri”.
La Sassi non ha proferito parola, ha scelto la strada del silenzio su un tema che diventa ogni giorno più scottante.
Vincenzo De Luca si è ricandidato a Salerno come sindaco della città, con le liste “Progressisti per Salerno”, “Salerno per i Giovani”, “Campania Libera”, “Sinistra Ecologia Libertà”, “Partito Socialista italiano”: “E’ obiettivamente superata l’ipotesi di un termovalorizzatore, perché con l’entrata in funzione dell’impianto di compostaggio abbiamo completato la filiera dello smaltimento e siamo autonomi. L’impianto di compostaggio è l’unico realizzato in Campania in diciassette anni di emergenza rifiuti. E’ un impianto-gioiello concepito sia per il trattamento della frazione organica dei rifiuti da trasformare in compost, sia per la produzione di biogas da commutare in energia elettrica pulita. Avendo inoltre raggiunto straordinari livelli nella raccolta differenziata (il 72%, primo capoluogo di provincia d’Italia), grazie anche all’impegno delle famiglie salernitane, non ha alcun senso correre rischi purtroppo evidenti in assenza delle garanzie di controllo, monitoraggio e vigilanza pubblica a tutela della comunità salernitana”.
Ed ecco il turno di Raffaele Lombardo, presidente della regione Sicilia.
“Il ministro Stefania Prestigiacomo è troppo affezionata ai termovalorizzatori e non ci vuole proprio rinunciare. O termovalorizzatori o morte. Deve rassegnarsi. La grande schifezza dei quattro termovalorizzatori l’abbiamo archiviata irreversibilmente. Una storia che dobbiamo lasciarci alle spalle. Nel nostro piano è previsto, tra le altre cose, più del 60% di raccolta differenziata. Perché a Treviso ci devono riuscire e noi no? Quando ci renderemo conto che è meglio per noi, per le condizioni igienico-ambientali e anche per il nostro portafoglio, i nostri cittadini faranno il loro dovere. Adesso si consenta ai siciliani e a questo governo di avere determinato una svolta e nessuno pensi di imporci di tornare indietro. Fin quando sarò commissario per l’emergenza rifiuti, oltre che presidente della Regione, non mi si parli assolutamente di termovalorizzatori. Magari si organizza di tutto per mandarmi a casa in maniera tale che un minuto dopo vedremo costruire questi schifosissimi mostri. Ma fin quando sono qui, di termovalorizzatori non ne voglio sentire più parlare”.
Ogni commento è superfluo, gli schifosissimi mostri a Parma ce li dovremmo sorbire. Per alcuni amministratori sono una meraviglia della tecnica, maghi che fanno sparire i rifiuti come d'incanto.
Noi invece alle favole abbiamo smesso di credere un po' di tempo fa...

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 14 maggio 2011

-358 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.

+348 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

+26 giorni dal lancio di Boicottiren: http://tinyurl.com/boicottiren
Aderisci anche tu: boicotta Iren, digli che non finanzierai un euro dell'inceneritore di Parma

Una corretta gestione dei rifiuti

Una corretta gestione dei materiali post consumo (fino ad oggi impropriamente definiti rifiuti) deve seguire pedissequamente, e senza derive, le norme dettate dall'Europa.
Con la revisione delle regole comunitarie, la nuova direttiva 98/2008, recepita dal nostro Paese lo scorso dicembre, finalmente ha aggiornato il quadro generale di approccio al tema, introducendo importanti novità, specie dal punto di vista gestionale.



Tra le innovazioni introdotte ricordiamo la responsabilità estesa del produttore, che ora si deve occupare di tutto il ciclo vita dei prodotti messi in commercio e ne è appunto responsabile, la corretta impostazione delle priorità di gestione dei materiali, mettendo in evidenza la questione fondamentale della riduzione (prevenzione).
In questo senso una corretta impostazione della necessità impiantistica di un qualsiasi territorio dovrebbe, o meglio “deve” passare attraverso alcuni step che non è possibile “saltare” o “invertire”.
Seguendo quindi con puntualità la normativa, anche nella considerazione dei “numeri” va seguito con precisione la scala di importanza indicata, la gerarchia definita, quindi prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo per esempio di energia (non è specificato il tipo di recupero energetico da impiegare).
Vanno di conseguenza messe in campo tutte le pratiche che portano a sviluppare senza sconti questa scala di valori, e solo alla fine di questo percorso, individuati i quantitativi da smaltire, dedicarsi alla scelta degli impianti.
Va da sé che il piano provinciale gestione rifiuti di Parma, appesantito dalla sua ormai vecchia datazione (2002-2005), è oggi inadatto e incapace di affrontare la tematica degli scarti in ottemperanza alla normativa europea più recente ed andrebbe al più presto messo in revisione, tra l'altro una evenienza prevista dalla stessa legislazione che mette i piani revisionabili dopo 5 anni.
Il PPGR parmense infatti aveva impostato “al contrario” la costruzione dello schema di approccio, come si dice partendo dal tetto e non dalle fondamenta.
Si è definito un impianto termico di trattamento degli scarti considerando lo stato di fatto e delle stime previsionali che non tenevano conto dello sviluppo della raccolta differenziata domiciliare, uno degli step indispensabili per favorire la prevenzione dei rifiuti.
L'attenzione quindi si è spostata al fondo della scala valoriale, discuisendo sulla taratura del forno e non sulle migliori tecniche per ridurre la quantità di scarti.
Il risultato lo abbiamo davanti ai nostri occhi in quel di Ugozzolo.
Se il piano provinciale aveva stimato una necessità di trattamento di 65 mila tonnellate/anno di rifiuti solidi urbano residui, l'impianto è stato poi autorizzato con una portata doppia, adducendo come motivazione una non meglio precisata sensibilità da crocerossina nei confronti dei rifiuti speciali, esclusi dalla gestione pubblica fin dal Decreto Ronchi del 1997.
Le crepe evidenti di questo modo di procedere sono molteplici.
Oggi nessuno è capace di individuare il firmatario del raddoppio del forno, chi ha autorizzato cosa.
Già dal punto zero del Pai lo stesso Osservatorio Provinciale scrive nero su bianco il sovradimensionamento dell'inceneritore Iren, andando addirittura ad ipotizzare un input all'impianto derivante dalle vecchie discariche dismesse e bisognose di bonifica.
Il rischio emissivo di una operazione di questo genere è evidente, considerando che stiamo parlando di rifiuti indifferenziati riferiti a tempi in cui nel bidone finiva di tutto, pile, medicinali, ed altri materiali eterogenei e pericolosi.
Il prode gesto di Iren che si accolla i rifiuti speciali del nostro territorio è facile da irridere.
La produzione di rifiuti speciali nella provincia di Parma si attesta a 600 mila tonnellate all'anno per cui gestirne un decimo non ha alcun effetto evidente.
Nella quota di speciali sono inclusi materiali come i fanghi da depurazione, che possono trovare facilmente altri sbocchi di trattamento come la biodigestione, l'ossidazione a umido, l'utilizzo in agricoltura per recuperarne i preziosi fosfati. In questo senso la normativa europea in via di aggiornamento conferma la valenza positiva dei fanghi, per sostenere la ricchezza dei terreni e sollecita il “miglioramento” qualitativo di questi prodotti, per scongiurare un insensato spargimento di metalli pesanti nei nostri terreni.
Ma il fango viene bruciato, l'assurdità di bruciare acqua salta all'occhio, perché il gestore raccoglierà gli incentivi statali che promuovono l'incenerimento di materiale organico ed ha già previsto un introito annuo di 7,5 milioni di euro. Del resto proprio dagli incentivi Iren ricaverà il 75% dei guadagni dell'inceneritore, trasformando una ipotetica azione per la gestione dei rifiuti in una evidente operazione di business d'impresa.
Gli stessi flussi di rifiuti speciali provenienti dal comparto artigianale e industriale sono in larga parte costituiti da plastiche e residui organici che potrebbero essere altrimenti recuperati per mantenere il loro valore energetico intrinseco.
Le plastiche che Iren intende bruciare nell'impianto sono l'83% della raccolta differenziata delle stesse, una specie di schiaffo all'impegno dei cittadini che vedono i materiali che hanno con impegno separato finire nel calderone, e nonostante il PPGR imponesse un tasso di riciclo del 59,7% (viene da chiedersi chi decide le politiche di gestione, l'ente pubblico o il gestore?).
Invece che incenerirle, emettendo diossina, queste plastiche, estruse, potrebbe riprendere il loro posto come prodotti, panchine, pali, mattonelle, mattoni.
L'inceneritore è un impianto molto rigido che richiede materia costante nella quantità e nella qualità per circa 20 anni. Impensabile quindi che una raccolta differenziata domiciliare conviva con questo sistema, visto che uno affama l'altro.
Osservando il nostro territorio complessivamente ci sono alcune azioni che andrebbero come detto messe in opera per calcolare in modo corretto le necessità di trattamento.
Una raccolta domiciliare spinta applicata a tutti gli utenti, l'eliminazione dei cassonetti stradali, la tariffazione puntuale, la separazione netta dei flussi di rifiuti urbani e rifiuti aziendali, la gestione separata tra chi tratta la differenziata e chi tratta l'indifferenziato, l'incremento delle frazioni differenziate (tessuti, calzature, pannolini), la realizzazione di linee di estrusione a valle del riciclo del multimateriale per recuperare il 100% di tutte le plastiche e non solo di quelle Corepla, la costruzione di impianti di compostaggio di area (2 in pianura, 2 in montagna), l'incremento della fontane pubbliche in città, alleno ai 4 punti cardinali, l'eliminazione delle bottiglie di plastica dalle mense pubbliche, dalle scuole, dai dispenser automatici, adottando acqua in caraffa, l'obbligo di Green Public Procurement in tutte le pubbliche amministrazioni, lo sviluppo del compostaggio domestico incentivato (chi lo fa non paga la quota variabile), l'ampliamento sistematico della raccolta differenziata spinta a tutto il comparto artigianale, commerciale, industriale, la gestione autonoma degli scarti in ogni plesso scolastico attribuendo agli studenti responsabilità e gestione operativa.
Come è evidente siamo lontani anni luce dalla realizzazione di tutti quegli strumenti che ci consentono prima di tutto una forte riduzione della produzione di scarti.
Oggi siamo a 600 kg pro capite annui, mentre il valore dovrebbe per lo meno dimezzarsi.
Lo scarto indifferenziato non dovrebbe poi superate con una corretta impostazione gli 80 kg pro capite che ci porta ad un risultato finale di 34 mila tonnellate, di materiali che sono ancora da ridurre ad esempio con il trattamento meccanico biologico, che ossidando i rifiuti, li riduce di una ulteriore percentuale che va dal 40% al 50%.
Ci chiediamo, retoricamente, se tutte queste azioni siano state messe in campo ed affinate, per poi procedere alla valutazione reale del residuo da trattare.
L'articolo 13 delle direttiva europea 98/2008 è chiaro: gestire i rifiuti “senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, la flora o la fauna”.
Entro il 2011 una relazione sull'attuazione della normativa andrà inviata alla Comunità Europea.
Gestire ancora gli scarti con una modalità così arcaica come l'incenerimento preclude ogni spazio di manovra per poter migliorare le performance.
L'Olanda investe quest'anno 40 miliardi di euro per la riconversione della gestione degli scarti ad una pratica Cradle to Cradle, dalla culla alla culla, l'Iren olandese, www.vangansewinkel.nl/, spegnerà nei prossimi anni gli ultimi tre inceneritori in funzione, per manifesta scarsità di materia (uno già quest’anno è stato chiuso).
I rifiuti sono cibo e il cibo non va gettato.
I rifiuti sono ricchezza e chi brucerebbe banconote?
Il 60% dei materiali post consumo è biodegradabile, il 90% è compostabile e riciclabile.
L'incenerimento immette in ambiente 9 volte in più composti tossici rispetto al riciclo.
Ed anche la comparazione energetica non teme confronti.
Gestendo una tonnellata di materiali post consumo abbiamo con l'incenerimento un risparmio di 1.193.000 kcal, che diventano 4.234.000 con il riciclaggio.
Ma a monte servono le scelte, quelle che indirizzano le gestione dei MPC da una parte o dall'altra, o smaltimento, o riciclaggio.
Due vie che non si toccano mai.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 13 maggio 2011

-359 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.

+347 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

+25 giorni dal lancio di Boicottiren: http://tinyurl.com/boicottiren
Aderisci anche tu: boicotta Iren, digli che non finanzierai un euro dell'inceneritore di Parma

giovedì 12 maggio 2011

Sdegnamoci

Ogni giorno, davanti a noi, si ripete uno spettacolo indecente.
Per una volta nessuna gonna corta o gluteo al vento, ma una lunga schiera di personaggi che finge di amministrare per il bene comune, mentre invece progetta con acutezza il guadagno per sé e la distruzione per tutti gli altri.
Un alto muro è stato eretto tra cittadini e decisori, tra amministratori e gente comune, un muro robusto, invalicabile, impenetrabile, a meno che non si diventi come loro.
Da una parte del separé c'è chi lavora e si ingegna, conduce la vita con fatica e sudore, sul lato B si accomoda chi arriva alla poltrona, e trova soffice il cuscino.


La bandiera GCR a New York

Inutili i richiami accorati e gli appelli sinceri, di là dal muro non arriva nulla, sigillati come sono nel mondo indorato da gettoni e progetti inutili ai più, che però corroborano il loro status.
Essi credono di poter fare e disfare senza mai presentare bilanci. E ci sono sempre riusciti.
Abbiamo i piedi stanchi, ma non vogliamo spegnere la luce della verità, non vogliamo arrenderci senza lottare, non siamo soli, se spegniamo il televisore e scendiamo nel cortile, la strada è piena di persone come noi, che condividono le nostre identiche sensazioni.
Smettiamo di fare quello che ci viene sempre detto di fare, come se fosse ineluttabile.
Approfondiamo le cose, liberiamo la mente da cose futili, che ci fanno perdere tempo ed energie.
Il mondo è là fuori, duttile e accogliente, non facciamo imprimere ad altri la nostra impronta.
Quando ci incontriamo scopriamo la stessa disillusione, lo stesso mancamento, la stessa sensazione di impotenza.
Come oggi con l'inceneritore, che nessuno ricorda più perché vada fatto, ma ormai si va avanti per inerzia, tanto a chi toccheranno i danni dell'inquinamento futuro?
Di fronte a certi guadagni inconfessabili, ma sicuri, di oggi, nessuno più interviene, si lascia correre, in attesa che tutto sia pronto per inaugurare il camino e cominciare a registrare gli incassi.
Ci deve essere per forza qualche sordido sotterfugio che costringe a proseguire in una strada sbarrata dal tempo e dall'Europa.
Costruire un impianto già sorpassato, che ha dimostrato le sue rughe in altri territori, oggi è davvero un obsoleto piano da antenati, da età del ferro.
Hanno costruito questo muro. E noi abbiamo delegato la nostra vita, addirittura la gestione della nostra salute, ad altri, che oggi scopriamo sconosciuti e silenti alle nostre pressanti richieste.
Quale errore è mai stato.
Questo scheletro inutile e dannoso lo dobbiamo smontare mattone per mattone, ora, oggi, noi stessi.
Noi siamo il nostro destino, costruiamo il futuro nei momenti del presente, nei minuti spesi nel correre diurno, nel riposo e nelle parole che ci scambiamo, nelle amicizie che stringiamo.
Quante cose importanti abbiamo tralasciato per rincorrere sciocchezze, per poi lamentarci degli errori e delle nefandezze che abbiamo lasciato correre.
Ormai, quando votiamo, non sappiamo più per chi, davanti alla scheda i simboli si stemperano in macchie di colore, che potrebbero scambiarsi senza creare discrepanze.
Oggi lo sdegno grande per questa massa di politicanti inutili si deve trasformare in azione concreta, facendo finire questa pratica aberrante della delega in bianco, della fiducia totale, delle teste chinate ai comandi dei vertici, del tacere nonostante la coscienza morda le viscere.
Se non saremo capaci di rialzare la testa, allora ci meriteremo l'inceneritore.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 12 maggio 2011
-360 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+346 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

mercoledì 11 maggio 2011

Rubin-Iren, togliere ai poveri per dare ai ricchi

Venerdì scorso l'assemblea degli azionisti di Iren ha brindato ai dividendi milionari, primi della fila i comuni di Parma e Reggio Emilia, che godono dei contributi cospicui elargiti dalla multi-utility piemontese-ligure-emiliana.
I nostri attivisti-azionisti Iren hanno partecipato all'assemblea della Spa, intervenendo per sottolineare il passo falso della società nell'insistere con il progetto dell'inceneritore di Parma, contributi che sono passati sotto un ovattato silenzio, e un cestino del buffet pieno di plastica, carta e organico, tutto mischiato assieme, un bell'esempio da dare agli azionisti.
Ma non solo i comuni beneficiano dei guadagni a multi cifra, ma anche le poltrone soffici godono di benefit che neanche Barak Obama si permette. Stipendi con lunghe file di zero per incarichi praticamente di rappresentanza e magari anche senza alcuna delega operativa.
Si potrebbe pensare che tutto quest'oro luccichi anche per i clienti utenti.



Sbagliato! Una analisi proprio errata. Come fate a pensare che ad un'azienda florida corrisponda un trattamento altrettanto equanime per coloro che con le loro bollette arricchiscono l'azienda?
Noi da tempo andiamo denunciando le tante zone oscure sull'inceneritore ma anche i rincari che colpiscono i nuovi clienti del teleriscaldamento, che si sta rivelando un'arma a doppio taglio, perché tutto si può dire di questo servizio fuorché il fatto che sia conveniente per gli utenti.
Ora sono i cugini reggiani a uscire con una denuncia importante all'opinione pubblica, che in sintesi racconta di un 40% di rincaro del servizio del teleriscaldamento, anche a fronte di una riduzione dei consumi. Le bollette parlano da sole. E non ci sono telefonate, raccomandate, levate di scudi che smuovano l'azienda verso una spiegazione, una risposta, un tentativo di anteporre ai numeri uno straccio di rendiconto comprensibile.
Le bollette pazze stanno infilandosi in questi giorni nelle cassette postali di molti reggiani, suscitando dopo il prevedibile stupore un moto di rabbia che sta venendo a galla e provoca non poche proteste e indignazione.
Saranno le associazioni dei consumatori a prendere in mano ora la situazione ma intanto l'avvocato Dino Felisetti, decano degli avvocati reggiani, intervistato da “L'Informazione il Domani”, chiede un accertamento tecnico, giudiziario e contabile per fare finalmente chiarezza su tutta la vicenda.
Già in quel di Piacenza era partito lo scorso anno un ricorso per denunciare insostenibili aumenti nel servizio e il monopolio che si viene creando con questo servizio che ha un solo attore protagonista e tante comparse di alcun potere e visibilità come sono i clienti utenti di Iren.
Seguiremo la vicenda ma ci chiediamo cosa stia succedendo nella nostra città, dove il teleriscaldamento è attivo in alcuni quartiere da qualche tempo.
Invitiamo i cittadini a segnalare le anomalie e i rincari al nostro indirizzo di posta elettronica gestionecorrettarifiuti@gmail.com.
Ci stiamo seriamente domandando, si sta cercando di togliere ai poveri per dare ai ricchi?

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 11 maggio 2011

-361 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+345 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

+23 giorni dal lancio di Boicottiren: http://tinyurl.com/boicottiren
Aderisci anche tu: boicotta Iren, digli che non finanzierai un euro dell'inceneritore di Parma

martedì 10 maggio 2011

Omicidio volontario

Stiamo uccidendo il Pianeta, con precisa e puntuale volontà. Una morte lenta, iniziata quando l'uomo è giunto sulla Terra, quando era un fardello impercettibile, mentre oggi è divenuto un macigno soffocante per il globo terrestre.
La Terra calcola il tempo in miliardi di anni. 4 miliardi di anni ci sono voluti per creare gli alberi, creature perfette che guardano al sole, e attraverso il sole nascono, crescono, muoiono, ridonano se stesse alla terra.
Siamo noi l'elemento dispari.
Conosciamo un centesimo delle specie della terra, nulla dei legami che le uniscono.
La terra è un miracolo, la vita resta un mistero, ma l'uomo è indifferente.
Ogni specie ha il suo ruolo, ogni specie ha il suo compito, tutte lavorano per l'equilibrio.
L'uomo raccoglie l'eredità di 4 miliardi di anni di vita sulla terra, solo 200 mila anni ha l'uomo.
Dopo 180 mila anni di nomadismo, l'uomo si ferma, nelle zone umide della terra, luoghi di armonia, di perfetta simbiosi.
Ancora oggi la maggior parte della specie umana abita lungo le coste, sulle rive dei laghi.
E ancora oggi una persona su 4 vive come i suoi simili, migliaia di anni fa.



Il miracolo dell'uomo è stato la coscienza della sua debolezza. La sua insufficiente forza fisica l'ha portato a sfruttare gli animali per percorrere nuove strade, per migliorare il suo lavoro nei campi.
10 mila anni fa l'agricoltura rivoluzionò il nostro mondo. I primi scambi commerciali, le città, la civilizzazione, i cereali sono diventati la nostra fonte di vita.
L'uomo ha modellato il suolo, l'agricoltura è ancora l'attività più diffusa, metà della popolazione mondiale coltiva la terra, per i ¾ in modo manuale.
Dopo aver contato solo sulle sue forze, l'uomo scoprì l'energia dentro la terra, energia che era legno, milioni di anni fa, fattosi ora petrolio, gas, carbone.
L'era dell'uomo libero è iniziata con il petrolio, un litro di petrolio corrisponde al lavoro di cento paia di braccia in 24 ore.
Una potenza, mal sfruttata, mal governata, una potenza impressionante che ha travolto il suo scopritore, l'homo sapiens, incauto e cieco di fronte ai rovesci delle medaglie.
In 50 anni la terra è cambiata più radicalmente che in tutte le ere precedenti. Negli ultimi 60 anni la popolazione è triplicata, oggi più della metà della popolazione vive nei centri urbani
Negli Stati Uniti 3 milioni di agricoltori bastano per sfamare 2 miliardi di persone.
Ma la grande produzione agricola statunitense, come nei paesi progrediti, non è fatta per l'uomo. Nella sua maggioranza diventa foraggio per gli animali e biocarburante.
Ma il costo è enorme per il Pianeta, il 70% dell'acqua è consumato dall'agricoltura.
E i ¾ delle varietà agricole sono scomparse.
Gli allevamenti animali sono i moderni campi di concentramento, nessun filo d'erba, solo crescita spasmodica e mattanza.
100 litri di acqua per un kg di patate, 4000 litri per un kg di riso, 13000 litri per un kg di carne, non c'è equilibrio e la scelta su cosa mangiare dovrebbe essere ovvia.
Stiamo terminando le risorse, entro il secolo la maggior parte dei minerali sarà esaurita.
Dal 1950 la pesca è cresciuta di 20 volte, da 18 milioni di tonnellate a 100 milioni, mentre ¾ delle aree di pesca sono esaurite o in fase di grave sofferenza.
La terra non può resistere
La mancanza d'acqua potrebbe colpire 2 miliardi di persone prima del 2025.
Le zone umide sono il 6% dell'area del pianeta, le paludi sono ambienti indispensabili alla rigenerazione dell'acqua, ma noi abbiamo bonificato la paludi, per costruire.
Nel secolo scorso metà delle paludi sono state prosciugate.
Negli ultimi 40 anni il 20% della foresta amazzonica è stata distrutta per fare spazio all'agricoltura ed all'allevamento e il 95% della soia prodotta qui prende la strada dell'alimentazione animale, diventa carne.
Ma spesso la deforestazione è sopravvivenza, 2 miliardi di persone dipendono dal carbone di legna.
La metà dei poveri vive in paesi ricchi, metà della ricchezza mondiale è in mano al 2% della popolazione più agiata, può durare una tale disparità?
A Lagos erano 700 mila persone nel 1960, nel 2025 saranno 16 milioni, persone che dalle campagne fuggono in città per la povertà e la disperazione. La disparità è la causa delle migrazioni.
Ogni settimana 1 milione di persone si aggiunge alla popolazione delle città.
La fame si sta diffondendo, colpisce oggi un miliardo di persone.
Ma il nostro modello non sta cambiando, è un assalto alle ultime riserve.
Gli inceneritori sono uno dei modelli di riferimento di questa modernità impazzita.
Mentre le popolazioni povere del mondo frugano nei rifiuti, noi li bruciamo, li trasformiamo in materia impalpabile e irrecuperabile, sottraiamo queste risorse.
Il carbonio nell'aria sta crescendo, l'equilibrio climatico è sconvolto, il surriscaldamento globale è ormai visibile, ai poli l'evidenza è lampante: negli ultimi 40 anni la calotta ha perso il 40% del suo spessore, nel 2030 potrebbe sparire.
L'uomo non ha mai vissuto in una atmosfera come quella di oggi.
E lo sfruttamento senza riserve minaccia tutte le specie. Produciamo per comprare, usare e gettare, bruciando ciò che resta.
Nel 2050 ¼ delle specie è a rischio di estinzione.
Nelle regioni polari il ritmo naturale è già infranto.
Al Polo Nord la calotta polare ha perso il 30% della sua superficie in 30 anni, i ghiacci della Groenlandia contengono il 20% della acqua dolce del mondo, se si sciogliessero il mare aumenterebbe il suo livello di 7 metri.
In Groenlandia non ci sono industrie, lì si sta subendo il surriscaldamento globale. Siamo interdipendenti, uno con l'altro, ogni azione, ogni respiro, ha una ripercussione globale.
La barriera corallina è scomparsa per il 30%, il ciclo della piogge è alterato.
L'80% dei ghiacciai del Kilimangiaro è scomparso, anche sull'Himalaya i ghiacciai arretrano.
Abbiamo dieci anni, dieci anni di tempo per invertire la rotta
L'inceneritore brucerà per 20-30 anni, troppi.
Siamo sull'orlo della catastrofe, davanti ad un baratro sconosciuto.
Oggi dobbiamo guardare in faccia alla realtà, abbiamo cambiato il volto del mondo, ci resta poco tempo per rimediare, partendo dai piccoli passi di ogni comunità, come la gestione dei nostri scarti, che va fatta in modo virtuoso.
Ogni anno 13 milioni di ettari di foreste scompaiono, fra poco scomparirà l'uomo.
Ma dobbiamo essere ottimisti, guardare avanti con fiducia, i popoli sono più importanti delle nazioni.
Cosa stiamo aspettando a cambiare la storia?
Cosa stiamo aspettando a spegnere l'inceneritore di Parma?
Ogni piccolo tassello influenza il mondo intero, la nostra città farebbe la sua parte.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 10 maggio 2011
-362 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+344 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

lunedì 9 maggio 2011

Buzzy Lightyear

Il vice sindaco Buzzi stigmatizza la partecipazione del GCR all’assemblea dei soci Iren, dicendo che di tratta soltanto di campagna elettorale, e ovviamente astenendosi dall'entrare nel merito degli argomenti proposti.
Lui deve mantenere l'ordine nell'Alleanza Galattica, e rimettere al loro posto i rivoltosi.



Certo concordiamo con il vice-sindaco vice-sceriffo, quando dice che Gcr non rappresenta tutta la cittadinanza, come del resto nemmeno lui, ma rileviamo come siamo di fronte alla classica risposta che va bene per tutte le occasioni, specie quando non si sa cosa dire e si è a corto di argomenti.
E’ un giudizio insolente di una persona che ignora, a cui non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di approfondire l'argomento e tentare uno scambio di opinioni.
Il vicesindaco ha sempre disertato ogni qualsivoglia occasione di discussione e di confronto, ma soprattutto, ha evitato di conoscere e di sapere, al limite suggerendo ai cittadini di mettersi il cuore in pace.
Tutto questo è utile per astenersi dall'ammettere la statura e la levatura culturale di tutti quei medici, scienziati, biologi, imprenditori, chimici, fisici, filosofi, che il GCR ha portato a Parma in questi anni, testimoniando con la loro presenza la serietà della discussione in atto.
Ci troviamo al cospetto di un amministratore deputato a tutelare i cittadini e a garantirne il benessere e la salute, lo stato dell’ambiente, la sostenibilità in funzione delle generazioni future.
Come tale si sente invece di dover liquidare l’argomento riducendo il tutto ad una semplice campagna elettorale.
Immaginiamo che la campagna elettorale prossima ventura, anche la sua quindi, dovrà per forza confrontarsi con queste tematiche.
In quel caso si entrerà nel merito?
Oppure in campagna elettorale si pensa di tralasciare come d'incanto il tema dell'ambiente, così sentito dai parmigiani elettori, specie in questo ultimo periodo?
Chissà chi avrà inteso sia il tiranno Zurg il nostro Buzzi: noi del Gcr?
E' a noi che va richiesto ordine, chiarezza, trasparenza, rispetto per le delibere comunali?
O avrà il mirino annebbiato?

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 9 maggio 2011

-363 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+343 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

+21 giorni dal lancio di Boicottiren: http://tinyurl.com/boicottiren
Aderisci anche tu: boicotta Iren, digli che non finanzierai un euro dell'inceneritore di Parma

domenica 8 maggio 2011

Rifiuti Zero fa il Giro d'Italia

Quando la carovana del giro è arrivata in città, a salutarla sventolava in via Gramsci lo striscione del GCR: No Inceneritore, Sì alla salute.
Perché la salute è di tutti, anche dei ciclisti che hanno attraversato il Piemonte e l'Emilia per giungere sullo stradone, dove Petacchi ha tagliato per primo il traguardo in volata.



Quando il serpentone si è presentato in città, è stato issato lo striscione storico che ha accompagnato tutte le manifestazioni popolose e popolari, come il Giro, organizzate in città dal Gcr per affermare una volta di più che la scelta prioritaria di una città deve essere quella che salvaguarda la salute dei suoi abitanti e non quella di arricchire le tasche di qualche Spa bisognosa di utili, ma scarsa nell'attitudine a prendersi cura dell'ambiente.
Uno striscione di lotta e di protesta, ma anche uno striscione di proposta, quel piano alternativo di gestione dei rifiuti che è stato infilato in un cassetto e chiuso a chiave da Provincia e Comune, nessuno dei due enti intenzionati a prendere sul serio le proposte elaborate da ingegneri e chimici.
A nulla serve dimostrare la concretezza di una alternativa se tutto è stato definito nei minimi particolari e i legami si sono saldati tempo addietro, con chissà quali compensi.
Così il prossimo incontro di Parma con il giro avverrà con un'aria differente, molto peggiore rispetto a quella che oggi hanno respirato i corridori, i vari Cavendish, Belletti, il fuggitivo Sebastian Lang, un'aria con ad esempio molto più Pm10 di prima, oltre 3 tonnellate in più per la precisione, un'atmosfera peggiorata dai 144 mila metri cubi di aria sporca che il mostro di Ugozzolo tra non molto comincerà ad eruttare.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 8 maggio 2011
-364 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+342 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

+20 giorni dal lancio di Boicottiren: http://tinyurl.com/boicottiren
Aderisci anche tu: boicotta Iren, digli che non finanzierai un euro dell'inceneritore di Parma