domenica 18 dicembre 2011

Diossina nel latte materno

A Ravenna l'inquinante è 4 volte sopra i limiti, una quantità sufficiente a creare patologie

Diossina nel latte materno.
Ora tocca a Ravenna confrontarsi con questo allarme.
Il livello riscontrato è talmente elevato che se si trattasse di latte vaccino, sarebbe ritirato dal mercato, i valori superano infatti anche di quattro volte i limiti di legge.
A lanciare l’allarme è il Movimento 5 stelle, che un anno fa ha chiesto al laboratorio Inca di Marghera (uno dei migliori in Italia) di analizzare due campioni di latte materno, provenienti da due donne di Savarna e di Porto Corsini, non fumatrici e residenti nelle località da più di cinque anni.



I risultati — per quanto privi di valore statistico, dal momento che riguardano solo due soggetti — impressionano: sulla prima donatrice, quella di Savarna, la presenza di diossina ammonta a 23,435 picogrammi per ogni grammo di massa grassa.
Sull’altra, il dato è di 15,704 picogrammi per grammo. In pratica, quasi tre e quattro volte il limite di legge stabilito per il latte di mucca, che è pari a 6 picogrammi (il picogrammo equivale a un miliardesimo di milligrammo).
Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità indica, come limite di riferimento per l’uomo, una dose giornaliera che va da uno a quattro picogrammi. “Le due località scelte — sottolinea Pietro Vandini, capogruppo dei grillini in consiglio comunale — si trovano entrambe all’interno dell’area di ricaduta delle diossine prodotte dall’inceneritore di Hera. Inoltre risentono dell’influenza del polo chimico. Con queste analisi vogliamo mostrare che, anche se le emissioni di un impianto rispettano i limiti di legge, questo non significa che determinate sostanze ‘spariscano’: al contrario, si accumulano ed entrano nella catena alimentare”.
Secondo i Cinque stelle, manca del tutto un monitoraggio della presenza di diossina nelle matrici biologiche: “Lo studio Moniter della Regione — dice Vandini — è costato tre milioni e mezzo, ma è incompleto, perché non include un biomonitoraggio, pur avendo comunque reso noto che il principio di precauzione è sempre da applicare quando si parla di incenerimento dei rifiuti. La diossina è il più pericoloso tra i veleni, ed è per questo che diremo sempre no alla costruzione di nuovi impianti di combustione. Chiediamo inoltre la chiusura degli inceneritori a favore di una gestione dei rifiuti alternativa: non pretendiamo che il cambiamento avvenga in un giorno, ma dobbiamo iniziare a costruire un nuovo modello”.
Il consigliere del Movimento 5 stelle ricorda che già nel 2006 “l’Ordine dei medici provinciale aveva espresso le nostre stesse preoccupazioni, sulla base di studi scientifici”.
“I dati non lasciano spazio a dubbi — aggiunge Pietro Massaroli, responsabile salute del Movimento 5 stelle — la quantità di diossina è sufficiente a causare patologie”.
Per questo, in un ordine del giorno in consiglio comunale, i grillini chiedono al sindaco di disporre un biomonitoraggio su larga scala, affidando ad Ausl e Arpa gli approfondimenti del caso: “È assurdo — conclude Vandini — che con i soldi pubblici si presentino ricorsi (il riferimento è a quello contro la sospensiva del Tar per la centrale a biomasse di Russi, ndr), ma non si facciano controlli per tutelare la salute dei cittadini”.
La battaglia contro gli inceneritori (supportata da Associazione naturista, Ravenna viva, Legambiente circolo Matelda, comitato Articolo 32) ha un precedente recente.
Prende infatti le mosse dall’analoga esperienza di Forlì, dove l’associazione Medici per l’ambiente — guidata da Patrizia Gentilini — mesi fa ha sottoposto allo stesso consorzio Inca una serie di campioni biologici: polli allevati a breve distanza dagli inceneritori di Hera e di Mengozzi rifiuti sanitari, uova di galline e — anche in quel caso — latte materno. I valori relativi alle madri forlivesi, anch’essi superiori ai limiti di riferimento per il latte animale, erano comunque più bassi di quelli rilevati nel latte delle due donne di Savarna e Porto Corsini.

http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/2011/12/18/639314-tracce_diossina.shtml

Anche a Parma Gcr sta facendo analizzare campioni di latte materno.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 18 dicembre 2011

Sono passati
566 giorni
dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Mancherebbero
140 giorni
all'accensione del forno, se ancora lo si farà

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