giovedì 12 gennaio 2012

Bardi e il pericolo amianto

Questa mattina a Bardi il consiglio comunale guidato dal sindaco Giuseppe Conti discute il nuovo piano delle attività estrattive del territorio.
Sul tavolo la questione delle cave ofiolitiche, grande emergenza ambientale delle Valli Taro e Ceno, che in questi giorni è tornato alla ribalta proprio per l'imminenza di questa scelta locale che avrà importante incidenza su tutto il territorio provinciale.



L'amianto, si sa, è fuorilegge dal 1992, dopo che con ritardi decennali si giunse alla determinazione della sua pericolosità e del rischio sanitario, che ancora oggi si fa sentire con il lungo strascico di morti e malati nelle zone che furono dedicate alla sua produzione.
Dal 1992, visto l'enorme diffusione di questa fibra, molto utilizzata per tanti anni, si è cercato di ridurne l'impatto andando a sostituire mano a mano i manufatti.
La cave ofiolitiche sono invece sfuggite in un certo senso all'azione di bonifica ed hanno continuato ad essere utilizzate nonostante contengano rocce ricche di fibre pericolose.
La coltivazione delle cave, l'estrazione, il trasporto, la lavorazione delle rocce, tutte queste attività continuano nel tempo a disperdere in atmosfere quantità non indifferenti di amianto.
Nonostante un studio delle regione Emilia Romagna, Pietre Verdi (2004), avesse già messo le mani avanti indicando la pericolosità e l'estrema cautela da adottare nei confronti di queste cave, ancora oggi assistiamo ad una incresciosa indifferenza e a discussioni come quella di oggi a Bardi, dove si antepone l'interesse economico alla salute dei cittadini.
Le comunità di Valtaro e Valceno sono le aree più contaminate in regione, dove cave spesso anche inattive non sono state messe in sicurezza ne bonificate, con i materiali che giacciono all'aperto, causando una ulteriore dispersione dei terribili inquinanti.
Anche le cave in discussione a Bardi, quella di Pietranera e del Groppo di Gora, risultano tra i siti regionali contaminati e bisognosi di bonifica, non certo di nuove autorizzazioni.
C'è il rischio invece di rivedere autocarri uscire da queste cave con 20 tonnellate di materiali, che disperdono in ambiente 200 grammi di fibre, che saranno forse inalate dagli ignari cittadini che abitano in prossimità o vivono lungo le strade utilizzate dai mezzi.
O ancora saranno respirate dai bambini nei vialetti ricoperti dal ghiaiato ottenuto dalla lavorazione della pietra verde. Un utilizzo dettato dalla economicità del materiale, tenero e facile da frantumare.
Ma i rischi sono altissimi. Nell’aprile 2011 l’Associazione Medici per l’Ambiente - Isde Italia - Sezione Parma, ha dichiarato che dal registro nazionale Mesoteliomi (Renam) risulta che a Parma il tasso nel sesso femminile, nell’ambito di una preoccupante tendenza alla crescita dell’incidenza, sia attualmente il più alto della regione Emilia Romagna, con un +75% dei casi attesi, secondo un calcolo che si basa sui dati nazionali.
Sempre secondo l’Associazione, oltre ai “comuni ofiolitici”, quelli interessati dalle cave, il problema riguarda anche tutti quei comuni che pur non avendo una cava nel proprio territorio ricevono quei materiali, come nel caso di Bologna che ha ricevuto a lungo le “pietre verdi” delle cave.
Il problema delle cave ofiolitiche riguarda a macchia di leopardo tutto il nostro territorio.
A Borgotaro la cava Le Predelle vanta un minerale particolarmente aggressivo, perché contiene tremolite, una fibra letale dalla forma arricciata. A Fornovo c’è una delle più grandi cave del territorio con in itinere il rilascio di nuove concessioni. A Varano de’ Melegari la cava è attiva, mentre quella di Varsi, nonostante non sia stata rinnovata la concessione, resta senza un piano di recupero ambientale.
Il censimento della regione del 2004 ha individuato 30 siti di estrazione localizzati nelle province di Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, di cui 14 esauriti e 16 attivi.
Solo in provincia di Parma ne sono stati censiti 10, di cui 8 attivi.
E' una vera e propria emergenza sanitaria sottaciuta, negata, disattesa.
La fibre di amianto hanno una giacenza anche di oltre 20 anni, e possono incubare la malattia addirittura per 40 anni.
E' ora di mettere la parola fine a questa triste storia. Anche a Bardi.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 12 gennaio 2012

Sono passati
591 giorni
dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Mancherebbero
115 giorni
all'accensione del forno, se ancora lo si farà

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