domenica 23 giugno 2013

Ispra e rifiuti, la lotta agli inceneritori continua

di Rossano Ercolini

Sarebbe bene che ISPRA fosse più sintetica nel descrivere i trends della gestione dei rifiuti.
Quello che c’è da dire lo dicono le cifre, quindi occorrerebbe far parlare quelle anziché riempire di diagrammi e di commenti peraltro semplificatori (i rifiuti a sentire ISPRA calerebbero solo per effetto della crisi).
Ecco le cifre: i rifiuti calano (rispetto al 2010) del 7,7% scendendo al di sotto dei 30.000.000 di tonnellate. E’ come se una intera regione della dimensione della Toscana avesse azzerato i rifiuti. Questi calano di 2.500.000 tonnellate ritornando a livelli di 10 anni fa.



Certamente la crisi ha il suo peso in questo ma anche la buone pratiche del porta a porta, della tariffazione puntuale e delle iniziative volte ad azzerare i rifiuti riducendoli alla fonte cominciano a lasciare il segno.
Infatti la RD arriva ormai al 40% (39,9%) e nel nord supera il 50% con punte (Veneto, Friuli e Trentino AA) oltre il 62%. Ma forse le performance più efficaci arrivano da regioni come la Sardegna, Le Marche e dalla vituperata Campania. Nelle prime due si sfiora o si va oltre il 50% mentre nella popolosissima Campania province come Salerno, Benevento, Avellino e la stessa provincia di Napoli portano ad un buon 41,5% il risultato, denotando un dinamismo che vede nelle pressioni della cittadinanza il motore principale.
I quadri più stagnanti li osserviamo nel Lazio, in Toscana e in Liguria. Qualche segnale anche dalla Calabria (che pure è in una crisi della gestione dei rifiuti spaventosa) e dalla Sicilia che seppure a (poche) macchie di leopardo cominciano ad esprimere delle “eccellenze”.
Nello smaltimento calano le discariche (40% è lo smaltimento che ancora vi finisce ma ormai sotto nettamente la fatidica soglia del 50%) e gli inceneritori (-3,9%) lasciando sul tappeto quello che fu l’aggressiva pretesa della truffa della “termovalorizzazione”.
Gli inceneritori dichiarati attivi scendono a 45 (ma tale cifra è discutibile perché nel computo vengono considerati anche 3 inceneritori toscani che sono ormai chiusi).
Per la prima volta tornano sotto la soglia dei 50 e se non fosse per i 13 messi a segno alla fine degli anni ‘90 in Lombardia rischierebbero di apparire per quello che sono: una tecnologia residuale ancora più obsoleta a fronte della crisi dell’inciviltà dell’usa e getta.
Certo, lo ripetiamo: la battaglia è tutt'altro che vinta e le “Stalingrado” di Firenze, Parma, Torino a cui va aggiunta la foggiana Borgo Tressanti dell’inceneritore Marcegaglia sono lì a testimoniarlo.
Ma che la “trippa” stia scarseggiando è ormai evidente. Se a tutto ciò aggiungiamo che i trend dell’anno in corso confermano riduzioni di un altro 4% (anche se il dato è ovviamente provvisorio) nella produzione dei rifiuti capiamo perché il partito trasversale dell’incenerimento stia dando segni di aggressivo nervosismo come in Toscana e nelle “Stalingrado” di cui sopra.
Il prossimo anno ci attendiamo che decollino in modo irreversibile le RD nel Centro e nel sud a partire dall’importante comune di Napoli che rappresentano le cartine di tornasole di questo durissimo braccio di ferro fra lobbies dell’incenerimento (e dei cementieri / pirogassificatori vari) e il movimento italiano Rifiuti Zero (Spreco Zero).
Avanti allora con le vertenze locali, con i comuni/comunità rifiuti zero, con la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare detta “legge rifiuti zero”.
Rossano Ercolini
Presidente ZW Europe

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR


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