martedì 3 agosto 2010

La grande bufala dell'inceneritore di Parma

Abbiamo capito. L'inceneritore è un affare solo per Enia, un danno per tutti gli altri, cittadini, imprese, ambiente. Un danno molteplice e duraturo, che tocca l'ambito sanitario ed economico. Con un unico soggetto che guadagna alle spalle di tutti gli altri, fingendo di farci un piacere. Si parte dal piano provinciale dei rifiuti (Ppgr) che determina una necessità impiantistica (dimensione dell'impianto di incenerimento) di 56 mila tonnellate e si arriva ad un Pai (Polo Ambientale Integrato) che propone invece un inceneritore da 130 mila tonnellate, più del doppio.
I numeri non si possono interpretare.
Per giustificare questa moltiplicazione dei pani e dei pesci Enia si appoggia all'esigenza di trattare i rifiuti speciali (industriali e commerciali), che però l'ente pubblico non è chiamato a gestire, un'altra forzatura pro domo sua. Rifiuti che comunque si possono anch'essi differenziare e non gettare tout court nel forno.
Rifiuti speciali che poi scopriamo essere anche i fanghi da depurazione, che ossono essere, come sempre è stato, utilizzati come fertilizzante in agricoltura, oppure per produrre biogas, oppure per produrre sabbia (come fanno 37 comuni della provincia di Milano), ma che Enia vuole inspiegabilmente bruciare. Semplicemente perché ben pagati?
Il nuovo mega inceneritore, dotato delle migliori tecnologie, brucerà plastica, la sostanza che produce diossina, visto che contiene cloro, una materia che invece potrebbe essere riciclata come fanno da anni a Vedelago (certificato a norma Iso 14000), ottenendo un granulato a normato Uni con il quale si producono panchine, tegole, mattoni. Troppo facile e soprattutto troppo poco costoso, un impianto di 1,5 milioni contro uno da 180, per poterlo anche solo valutare.
La verità sale piano piano a galla. Scopriamo così che anche la necessità impiantistica sbandierata da Enia sia in realtà un'enorme bufala. Abbiamo fatto i conti della serva nella serie infinita di cifre che a quanto pare nessuno si è preso la briga di sbrogliare. Sono i numeri contenuti nel piano definitivo presentato dall'ente e poi approvato dalla Provincia.
A fronte di una raccolta differenziata del 75%, una quota sbandierata dalla stessa Enia per farsi bella, i rifiuti indifferenziati residui da trattare sono, nella provincia di Parma, 20 mila tonnellate, inclusi gli speciali previsti dall'ex municipalizzata.
Il risultato è clamoroso, ma finora i tecnici a cui abbiamo sottoposto la cifra non hanno potuto che fare un cenno di assenso, anzi forse saranno anche meno. Non parliamo di nostri tecnici, parliamo di Paolo Contò, direttore del consorzio Priula, parliamo di Mario Grosso, docente del politecnico di Milano, convinto sostenitore dell'incenerimento.
Una cifra che ovviamente non giustifica alcun inceneritore, con i costi relativi.
E infine la difesa dell'indifendibile: gli inceneritori non fanno male. Enia sale a Bolzano a vedere l'ottava meraviglia di un impianto tra meli e vigne, dove nessuno dice “bà”, e si porta appresso imprenditori e consorzi parmigiani,per tranquillizzarli. Ci siamo andati anche noi, a Bolzano,scoprendo con un semplice giro in città che la verità è un po' più complessa di quella mostrata. Ci
sono agguerriti comitati “contro” di lingua italiana e tedesca, un produttore di mele che ha acquistato un complicato macchinario per togliere la patina di polvere che immancabilmente ricopre i suoi frutti, ad un agricoltore il tribunale non riconosce un giusto prezzo per le sue terre espropriate anni fa per far posto all'inceneritore, “perché ormai talmente inquinate dalle emissioni da non valere
nulla”. E poi le circoscrizioni che 3 su 5 hanno deliberato contro l'impianto ed una diffida verrà presentata oggi contro il sindaco e il presidente della provincia di Bolzano, sottoscritta da WWF, Legambiente, comitati locali italiani e di lingua tedesca.
Alla luce di tutto ciò, la cosa più ragionevole da fare a Parma sarebbe rivedere proprio quel piano provinciale dei rifiuti che viste le percentuali di raccolta differenziata raggiungibili è oggi inadeguato.
Riconsiderare la gestione dei rifiuti anche di fronte alle tecnologie messe in campo negli ultimi anni, che diversi territori italiani, da Prato a Sassari, da Taranto a Roma, stanno prendendo in seria considerazione per capovolgere il concetto del rifiuto, da problema a risorsa, semplicemente introducendo un concetto elementare: dentro i rifiuti ci sono tantissime materie che possono essere utilizzate di nuovo senza dover ricorrere alle materie vergini.
Rifiuti come soldi.
E in momenti di crisi come quella attuale, possiamo ancora sprecare?
Abbiamo davanti a noi una occasione straordinaria per ripensare il futuro del nostro territorio, un'occasione anche di largo consenso da parte dell'opinione pubblica e delle aziende, pronte entrambe a fare la loro parte in questa sfida. Il beneficio anche in termini di immagine di Parma sarebbe notevole e durevole in campo nazionale e oltre e pare di capire che tante aziende, importanti, all'immagine sono affezionate.
In sintesi con una corretta raccolta differenziata semplicemente non c'è materia sufficiente a valle
per poter giustificare un impianto di incenerimento. Questo vale a Parma come a Reggio e Piacenza.
Si tratta soltanto di aprire gli occhi e mettersi a ragionare. Per il bene comune.

Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti e Risorse

Parma, 14 maggio 2010
-723 giorni all'avviamento dell'inceneritore di Parma. Possiamo ancora fermarlo!
P

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